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Consiglio UGEIConsiglio UGEI31 maggio 2018
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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia accoglie con piacere l’invito dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e il Vicepresidente Ruben Spizzichino, nella sua carica di Consigliere al Dialogo interreligioso, parteciperà alla conferenza stampa del 5 giugno “Appello per la pace”, formulato congiuntamente dal Premio Nobel per la Pace Adolfo Perez Esquivel, vicino a Papa Francesco e al leader buddista della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda.

Mercoledì 6 giugno inoltre Esquivel e il figlio di Ikeda, Hiromasa, in rappresentanza del padre, incontreranno i giovani per poter condividere e affidare loro l’appello.

L’evento è aperto a tutti.

Vi aspettiamo numerosi all’Ex Dogana, Viale dello Scalo S. Lorenzo 10, Roma dalle ore 19:30.

È gradita la conferma a info@ugei.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 maggio 2018
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Il primo fine settimana di maggio per Lag Baomer si è tenuto l’evento UGEI rinominato Spring Baomer, sponsorizzato da Masa e Junction. Di seguito il pensiero di uno dei partecipanti.

Non è facile fare un resoconto di quei quattro giorni così pieni di attività ed emozioni.
Si potrebbe provare a descrivere la location, la campagna toscana nei dintorni di Firenze, bella come un quadro, ma ovviamente non sarebbe abbastanza.
Si potrebbero elencare le attività del programma che, sebbene siano state in parte condizionate dalle nuvole, hanno reso la permanenza non solo divertente e piacevole ma anche interessante e stimolante, ma ovviamente non sarebbe abbastanza.
Anche elogiare l’organizzazione e gli organizzatori non sarebbe abbastanza, non darebbe mai pienamente merito alla passione e all’impegno che tutti loro hanno messo dentro questo evento.
L’unica cosa potrebbe essere descrivere le relazioni umane, che si sono formate durante questo fine settimana, e forse nemmeno quello sarebbe abbastanza. Qualcuno si conosceva già, qualcuno non conosceva nessuno e qualcuno conosceva solo qualcuno, ma questo breve periodo così intenso di convivenza ha fatto nascere delle amicizie, di quelle vere, e mi ha fatto provare delle emozioni, così intense, che mi porto dietro per il resto della vita. E quando poi ripenso alle risate e alle situazioni passate assieme, ovunque io sia, il mio viso si apre in un sorriso. Nessuno di quelli che ho attorno può capire: e anche provassi a spiegarglielo, non sarebbe abbastanza.
Lo Spring Baomer è stato pazzesco, e lo so che questo resoconto è illeggibile, semplicemente perché non è abbastanza.

Il nipote di Tevye il lattaio


Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 febbraio 2018
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Leggendo sui vari canali social del mondo giovanile ebraico molte interessanti discussioni attorno al problema della rappresentatività, mi era venuta voglia di scrivere due righe portando quella che è stata anche la mia esperienza di quattro anni di rappresentanza per la nostra unione. Sono entrato in carica per la prima volta ormai cinque anni fa forse nel momento più brutto della storia della nuova Ugei. Non che non ci siano sempre stati alti e bassi nei livelli di partecipazione, alti e bassi dovuti anche sicuramente al fisiologico ricambio generazionale, ma quello di cinque anni fa fu sicuramente il più brutto perché segnato da discussioni spesso violente e dolorose. Dolorose perché arrivavano a toccare le scelte personali delle vite delle persone, dolorose perché estremamente divisive al nostro interno. Quella spaccatura portò nel giro di davvero meno di due anni a un calo vertiginoso della partecipazione. Da quella spaccatura si è ripartiti piano piano, soprattutto grazie al fatto che i protagonisti di quei dibattiti si sono largamente resi conto che la nuova situazione imponeva di concentrarsi su altre priorità e mettere da parte l’ascia di guerra.

Perché vi dico questo? Perché oggi vedendo discussioni e interventi che qualcuno potrebbe definire “rompiscatole”, io vedo comunque che si sta ricreando un clima “frizzante”di dibattito e che sta interessando persone che comunque fino a poco fa della rappresentanza giovanile ebraica non si interessavano. È evidente che questo non è un problema puramente dell’Ugei (dove comunque la cosa è ancora più macroscopica) ma tocca tutto l’ebraismo italiano e tutte le comunità. Un esempio? La Comunità ebraica di Roma, la comunità più grande dove alle ultime elezioni l’affluenza si è fermata poco sopra il 35%. Ed in quel 35% degli ebrei romani stanno dentro tutte “le anime e le correnti” della Comunità. Talvolta estremamente contrapposte. E percentuali e divisioni simili sono riscontrabili anche nelle altre medie e grandi Comunità. Quel simbolico 35% è quella parte “viva” delle nostre comunità, quella “che ci tiene” e al cui interno, volendo, potremmo anche fare un sondaggio su cosa pensano di quello che esce da queste colonne. Ed è anche vero che, questa volta veramente in particolare a Roma, la maggioranza di quel 35% potrebbe non condividerne talvolta i contenuti, talvolta la forma, talvolta l’opportunità. Ma, di nuovo generalizzando, la maggioranza degli iscritti alle nostre comunità (e discorso analogo vale in proporzione anche per i giovani) è invece composto da quel 65% di persone che seppur facendone parte sulla carta, fisicamente e moralmente ne risulta assente. Gente che spesso non solo non si interessa minimamente di quello di cui noi (giovani e grandi) come ebraismo, discutiamo, ma se proprio riuscissimo a interrogarli su, ad esempio, cosa pensino degli articoli di questa testata, sono convinto che spesso non ci vedrebbero tutto il male che ci vede parte di noi.

Questo giornale ha sempre voluto essere una piattaforma di dibattito per tutte le anime del nostro ebraismo e non unicamente un organo di diffusione dei comunicati del Consiglio (il che effettivamente imporrebbe dei vincoli dovuti alla rappresentatività del ruolo). Rappresentante è il Consiglio, non il giornale. E comunque, se anche si volesse che fosse un organo di rappresentanza, bisognerebbe sempre fare i conti con il famoso 65%. Con questo non dico di condividere tutto ciò che il direttore di questo giornale ha scritto in questi anni, anzi, quante discussioni ci siamo fatti, ma ci tengo a precisare che chi fa più rumore non è per forza la maggioranza (anche se pensa di esserlo). Le critiche al nostro Statuto, alla struttura del Congresso e delle elezioni sono importanti e vanno affrontate.

C’è chi dice che è ingiusto doversi prendere dei giorni di ferie e pagarsi un biglietto ferroviario e un albergo per poter esprimere il proprio pensiero. Eppure uno degli obiettivi principali dell’Ugei deve essere proprio quello di far muovere i ragazzi. Far sì che i ragazzi di tutta Italia si possano incontrare anche venendo da città lontane, in modo tale che tutti ci si renda conto di qual è la realtà ebraica al di fuori del proprio Tempio. Perché ricordiamoci non c’è solo la politica, ma c’è anche il lato aggregativo e centinaia e centinaia di famiglie ebraiche sono nate proprio grazie all’Ugei e alla precedente Fgei.

Quali soluzioni? La mia modestissima proposta e di tornare al modello del Congresso a delegati. In cui a Roma si eleggono in una assemblea locale, ad esempio, 8 delegati, a Milano 5, a Torino e Firenze 2 a testa e 2 in rappresentanza di tutte le altre. Ogni delegato poi, in sede di elezione di un consiglio da 7 propone un massimo di 3 nomi tra i delegati. Insomma, rendere il Congresso un atto conclusivo di una discussione a base locale garantendo così la possibilità di una partecipazione più ampia dei ragazzi a livello decisionale, sperando che si riproponga poi negli eventi nazionali. È una proposta che cerca di unire criteri di proporzionalità territoriale e di garanzia di una dovuta rappresentanza anche degli ebrei delle comunità minori. Tutto si può migliorare, ma almeno discutiamone.

Filippo Tedeschi, torinese

Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 gennaio 2018
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Cari Ugeini ed Ugeine,

Alzi la mano chi conosce tutti e sette. Come pensavamo, ecco quindi una piccola presentazione personale dei vostri consiglieri.

“Mi chiamo Alessandro Lovisolo, ho 20 anni, sono di Torino e studio architettura. Ho scelto di candidarmi e poi di far parte di questo consiglio UGEI perché credo che si debba migliorare il senso di comunità dei giovani ebrei italiani, in primis con una maggiore partecipazione e un maggior interesse agli eventi organizzati, per creare un gruppo unito di dibattito e scambio culturale; per questo motivo ho deciso di assumere il ruolo di consigliere addetto alla comunicazione con gli enti giovanili per far conoscere l’UGEI anche alle nuove generazioni.”

“Voglio raccontarvi una breve storiella yiddish. C’era una volta un uomo che, avvicinatosi ad un ebreo gli chiese: “Ma perché voi ebrei rispondete a una domanda con un’altra domanda?”. E l’ebreo: “Perché non dovremmo rispondere così?”. Per far fede al mio sottilissimo senso dell’umorismo, in effetti, a chiunque mi abbia chiesto il perché della mia candidatura a Torino ho risposto proprio “Perché no?”. Che in fondo è stato veramente così, naturale, quasi scontato, una battuta non cercata, che ho deciso di partecipare più attivamente alla vita dell’UGEI, di fare quel passo in avanti. Mi presento: sono Carlotta, 24enne, estremamente chiacchierona, scienziata o letterata, dipende a chi lo si chiede. Milano è la mia casa, anche se negli ultimi anni ho passato più tempo in aeroporto o stazione, valigia in mano, che tra le vie meneghine. Le mie attività ebraiche spaziano dalla Shomer durante il liceo, ad alcuni progetti dell’UCEI, e più assiduamente dal 2014 ad ora in CEM a Milano come giornalista per il Bollettino. Per questo anno ho moltissime idee, e soprattutto energia, essenziale per migliorare e rendere sempre più inclusiva la nostra Unione. Il sentimento propositivo e aperto che ho percepito a Torino spero rimanga non solo tra noi consiglieri, ma in generale tra tutti gli Ugeini e tutte le Ugeine. I protagonisti principi del nostro mandato.”

“Mi chiamo Luca Spizzichino, ho 22 anni, vivo a Roma e studio economia e finanza. Lavoro per il Dipartimento Educativo Ufficio Giovani e scrivo per il mensile Shalom della Comunità ebraica di Roma. Nella vita sono sempre stato molto introverso, ma da qualche anno sentivo la necessità di dover tirar fuori la mia voce e di rendermi parte attiva della nostra unione. In questo Congresso, il secondo a cui partecipo, mi è scattata la molla! Le riflessioni sulla situazione attuale dell’ebraismo giovanile italiano, e le mozioni che sono state discusse, hanno fatto sì che mi candidassi per entrare a far parte di questo consiglio. Se ho deciso di candidarmi é perché vorrei fare in modo che le idee uscite fuori durante questo congresso diventino qualcosa di concreto e non parole al vento. Quest’anno oltre a ricoprire il ruolo più consono con il mio percorso di studi, il tesoriere, sarò anche il responsabile per gli eventi a Roma, so già che sarà un lavoro difficile ed estenuante, ma cercherò in tutti i modi di portare avanti il mio compito, non creando conflitti con le diverse realtà locali, cercando, anzi, di creare un clima di collaborazione e coesione. L’energia e la forza di volontà in questo nuovo consiglio non mancano e sono sicuro che insieme ai miei compagni di viaggio riusciremo a fare grandi cose!”

“Mi chiamo Simone Israel, ho vent’anni e sono nato a Verona. Studio a Torino e sono al secondo anno di Ingegneria Biomedica. Ho deciso di candidarmi dopo aver intrapreso un progetto nel 2017 chiamato MiNYanim, volto a formare dei ragazzi europei su nozioni come ebraismo, Israele e la sua storia e soprattutto leadership. Ho partecipato attivamente all’UGEI dal congresso di Bologna nel novembre 2016, prima ho frequentato l’Hashomer Hatzair per 7 anni. Sono il consigliere che si occupa di tutta la parte che riguarda il sito ed i social network e svolgo anche il ruolo di Direttore esecutivo.”

“Il mio nome deriva dal nome ebraico ‘Alisa’, che significa gioia, nome ebraico che venne dato a mia madre alla sua nascita. I miei genitori, allora a Londra, decisero di renderlo più italiano aggiungendoci una ‘s’ in mezzo, rendendolo Alissa, confondendo tutti perché non è né Alessia, e nemmeno Elisa. Ho 25 anni e al momento lavoro a Bruxelles, dove ho intrapreso un percorso lavorativo volto a combattere il fenomeno della radicalizzazione violenta. Da più giovane, ho partecipato all’Hashomer Hazair a Milano e, durante la mia formazione universitaria, intrapresa alla Statale di Milano dove ho studiato Relazioni Internazionali, ero coinvolta in molte attività della CEM. Vorrei dare più voce ai giovani ebrei d’Italia e far conoscere loro le attività portate avanti da altri enti simili in Europa; per questo mi sono esposta come responsabile delle attività internazionali, oltre che come responsabile del giornale Hatikwà.”

“Ruben Spizzichino, ho 22 anni e sono nato e cresciuto a Roma. Appassionato di comunicazione pubblica e d’impresa, sono attivo nel volontariato, i primi passi nel movimento giovanile Benè Akiva. Oggi responsabile dell’Assessorato alle Politiche Giovanili over 18 della Comunità Ebraica di Roma e al secondo anno come Vice Presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, delega al dialogo interreligioso. Auspico in un consiglio equilibrato, unito e motivato.”

“Mi chiamo Giulio Piperno, romano di nascita padovano di adozione, sono salito in Veneto per intraprendere un corso di studi in neuroscienze. Sono sempre stato partecipe all’interno dei movimenti giovanili, e dopo il mio percorso alla Hashomer Hatzair sono passato all’UGEI per mantenere vivo il mio attivismo. Ho seguito il master Hans Jonas in leadership ebraica e sono stato consigliere UGEI nel 2016. Ho viaggiato molto, anche grazie agli eventi UGEI, e ho avuto modo di conoscere le diverse realtà giovanili ebraiche, realtà anche molto diverse da quella di mia provenienza. Credo sia molto importante il confronto fra i ragazzi di queste diverse realtà, ed è per questo che ho preso l’incarico di responsabile di piccole e medie comunità. Sono arrivato all’UGEI in un momento di transizione tra una generazione e un’altra, e c’era molta incertezza sul futuro. Oggi tale transizione è stata completata, e a Torino ho avuto modo di partecipare a un congresso vivo e pieno di proposte e voglia di realizzare. Sono molto fiducioso sulle potenzialità del nuovo consiglio, e spero che insieme ai miei compagni riusciremo a ottenere il massimo risultato”.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 gennaio 2018
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Il rinnovamento annuale del consiglio Ugei, che avviene di prassi alla fine dell’anno solare, in modo da consentire ai neoeletti di diventare operativi il 1° gennaio, è sempre un momento importante per l’unione giovanile ebraica. Per vari motivi, ma in primo luogo perché il cambiamento porta quasi sempre una ventata di entusiasmo, di voglia di fare proseguendo e migliorando l’operato del consiglio uscente. In questo momento vorrei sottolineare due scelte di impostazione, una del nuovo consiglio e una di quello in scadenza, che mi auguro possano costituire assi portanti per il lavoro dell’anno che viene, e contribuire a mantenere l’entusiasmo iniziale per i prossimi dodici mesi.

I neoeletti hanno scelto di diffondere online, cioè di rendere concretamente raggiungibile agli ugeini e non solo di pubblicare, il verbale dettagliato della prima riunione. Sono numerosi i progetti e le iniziative che compaiono e a fianco di ciascuno è evidenziato il nome del responsabile che si occuperà di seguirlo. È una scelta di pubblicità, perché facilita la discussione con la base, e di responsabilità, perché qualora ci sia qualcuno che non dia un seguito all’impegno preso, annoso e costante problema di ogni team reclutato su base volontaria, potrà essere messo a fronte delle proprie responsabilità senza possibilità di fraintendimenti. Sono certo che questa scelta sia programmatica, e che sia pensata per favorire quel lavoro di squadra che, come sa chiunque si sia impegnato in analoghi contesti ebraici, è reso particolarmente complesso dall’eterogeneità delle idee, dei riferimenti culturali, e soprattutto degli atteggiamenti.

Il secondo motivo di fondo che credo possa portare buoni frutti è ovvio apparentemente, ma non di fatto. Si tratta della disponibilità dei consiglieri uscenti a collaborare con i nuovi responsabili non solo nella fase del passaggio di consegne, come è dovuto, ma soprattutto in modo continuativo durante tutto il nuovo corso. Purtroppo spesso, in anni recenti, questo non si è verificato, contribuendo a provocare un continuo rinnovamento che si è però anche tradotto nell’abbandono dell’Ugei da parte di chi apparteneva alle fasce più alte di età. Capisco e condivido la stanchezza di chi, giunto a fine mandato, sente di aver speso molte energie, credo però che la sostanziale sparizione dagli orizzonti Ugei di non pochi consiglieri, e addirittura di alcuni presidenti, degli scorsi anni sia stato un problema grave per l’intera unione. Non vogliamo sia così quest’anno, mi fa dunque particolarmente piacere vedere fin da ora la disponibilità di chi è stato in consiglio negli ultimi due anni indirizzarsi verso progetti vecchi e nuovi: diverso il ruolo, non l’energia e l’entusiasmo.

Giorgio Berruto

Da Moked.it



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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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