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Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 luglio 2017
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Da alcuni anni si fa un gran parlare, nelle comunità ebraiche e in Ucei, di come frenare il grande nemico: l’assimilazione dei famigerati “ebrei lontani”. Già l’uso di questa espressione a me sembra una pessima forma con cui porre la questione, distribuendo patenti di lontananza e vicinanza in modo arbitrario e tendenzialmente unidirezionale. Che se ne parli è peraltro fondamentale, anche se l’auspicio è che prima o poi alle parole seguano politiche concrete di ampio respiro. C’è però anche una piccola minoranza di ebrei italiani, molto presente nell’organizzazione e gestione delle comunità e dalla notevole influenza, che è convinta che “pochi ma buoni” sia meglio. E pazienza se con “buoni” costoro intendono nientemeno che se stessi. E pazienza se i pochi sono sempre meno. Ma quello che a me sembra più importante, e che talvolta ancora dimentichiamo, è che a fronte di un abbandono il problema, in fondo, può essere anche di chi va via, ma è soprattutto di chi resta.

Giorgio Berruto

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI4 aprile 2017
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Pubblichiamo di seguito il discorso di apertura con cui Ariel Nacamulli, presidente Ugei, si è rivolto ai partecipanti di Irua, il grande evento per giovani ebrei che si è svolto vicino a Firenze dal 30 marzo al 2 aprile.
Ciao a tutti, e benvenuti a Irua. Per me è sempre una grande emozione parlare a nome dei giovani ebrei d’Italia, ma riunire  più di un centinaio di ragazzi, di diverse organizzazioni e diverse comunità, sotto un unico cappello a questo evento che siamo riusciti ad organizzare con tanto sforzo, è un’emozione ancora più grande. Un unico cappello, un comune luogo di incontro, è necessario, se non vogliamo ritrovarci tra qualche anno come succede nelle comunità “dei grandi”, spaccate e troppo spesso incapaci di dialogare. Certo, la discussione e il dibattito è fondamentale, ma ancora più lo è trovare un punto di incontro e stare insieme, perché è ciò che è alla base di una comunità.
Quindi, perché stare insieme? Innanzitutto per festeggiare e divertirci, siamo giovani ed è giusto così. Non dimentichiamoci però che siamo giovani adulti, e come tali abbiamo delle responsabilità. Abbiamo delle responsabilità in quanto ebrei e in quanto minoranza. Abbiamo il dovere di portare avanti i valori di uguaglianza, di rispetto delle minoranze, ma anche di lottare contro antisemitismo e ogni tipo di razzismo. Possiamo farlo efficacemente solo in un modo: insieme, in coro, sotto l’unico cappello che può rappresentarci tutti.
Il messaggio che voglio portarvi è questo: stiamo insieme, organizziamoci, ma autorganizziamoci. Per quanto grato possa essere all’Unione delle Comunità Ebraiche, ai suoi consiglieri, assessori, dipendenti, ma anche a tutti i volontari, per i grandissimi sforzi profusi nella realizzazione di questo evento, ricordiamoci che siamo noi la comunità del futuro, siamo noi giovani che siamo oggi in questa sala. Siamo noi che decidiamo come dovranno essere le comunità tra venti o trent’anni, siamo noi che dobbiamo, fin da oggi, interrogarci sul significato della nostra identità ebraica, su cosa vorrà dire essere ebreo domani, su come dovrà essere la comunità in cui vorremo vivere.
Irua non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Dobbiamo usare questa forza che ci tiene uniti oggi per continuare a incontrarci, discutere, confrontarci, festeggiare. Tutto questo possiamo e dobbiamo farlo in autonomia. Noi rappresentiamo noi stessi, e siamo artefici del nostro futuro.
Grazie,
Ariel Nacamulli, Presidente UGEI

Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 marzo 2017
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Nel contesto della prevista proiezione di un filmato che diffonde odio contro Israele rifacendosi ai più grotteschi stereotipi antisemiti presso una scuola di Biella l’Ugei si è mobilitata immediatamente, contemporaneamente all’Ucei, ad associazioni e a privati, ottenendo la revoca della concessione degli spazi. Abbiamo seguito la vicenda su Hatikwà ieri.

Di seguito l’articolo pubblicato da Moked.it con gli sviluppi odierni.

“Ritengo che le manifestazioni di disprezzo e di odio non servano mai a nessuna causa e tanto meno a quella della pace e della civile convivenza dei popoli. Confido di riuscire a far prevalere, anche in questo caso, la forza della ragione; e conto di mettere in atto, a livello nazionale, strumenti efficaci di prevenzione”.

È quanto assicura il Presidente nazionale dell’Anpi Carlo Smuraglia in un messaggio inviato alla Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, dopo che la stessa aveva portato all’attenzione del suo interlocutore una squallida iniziativa organizzata in una scuola di Biella da una nota attivista antisemita e antisionista, con il supporto di una sezione locale dell’Anpi.
“Il sostegno dell’Anpi a iniziative come quella che vi segnalo – aveva scritto Di Segni, coinvolgendo nella stesura la Presidente della Comunità ebraica vercellese Rossella Bottini Treves – rappresenta un fatto gravissimo e incomprensibile e duole ancor più nella considerazione che tale filmato divenga un’esperienza vissuta nella scuola, luogo nel quale esattamente al contrario, dovremmo coltivare i valori condivisi della tolleranza e del rispetto. L’odio è una materia facilmente infiammabile, basta davvero poco per divampare in incendio”.

Proprio al mondo della scuola si sono rivolti i rappresentanti dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, che negli stessi minuti hanno preso contatto con l’Ufficio Scolastico Provinciale e con Sostituto Provveditore. Iniziativa che si è rivelata molto preziosa per una sensibilizzazione in tal senso. “Gli Istituti Scolastici – si legge infatti in una successiva nota del Presidente della Provincia – non sono il luogo deputato ad ospitare eventi che possano rappresentare un pensiero di parte su argomenti di rilievo politico, che vanno affrontati in altre sedi, purché sia garantita la presentazione dei fatti e/o avvenimenti in modo oggettivo e super partes. Ho dunque ritenuto opportuno, oltreché corretto, revocare la concessione di utilizzo dell’aula scolastica concessa dal responsabile”.
L’iniziativa risulta adesso fissata per la sera di venerdì in un circolo Arci di Biella, come annuncia sulla sua pagina Facebook la curatrice del docufilm Samantha Comizzoli. Numerose gli enti e le associazioni che si stanno mobilitando. Tra gli altri, l’Osservatorio Solomon.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 marzo 2017
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La prevista proiezione di un filmato che diffonde odio contro Israele rifacendosi ai più grotteschi stereotipi antisemiti presso l’IIS Quintino Sella di Biella è fatto gravissimo di fronte a cui l’Ugei ha cercato di attivarsi subito, insieme al altre istituzioni (qui potete leggere la lettera della presidente Ucei Noemi Di Segni ai presidenti dell’Anpi Smuraglia e Cenati). Dopo aver contattato l’Ufficio Scolastico Provinciale abbiamo chiamato il Sostituto Provveditore, che si è dichiarato all’oscuro della vicenda si è attivato nei confronti della scuola.

E’ emerso che la provincia aveva concesso l’uso dei locali scolastici per la proiezione, senza che il preside fosse a conoscenza del materiale che sarebbe stato proiettato. Il preside e la provincia hanno provveduto alla revoca della concessione degli spazi nella giornata di oggi. 

Crediamo sia fondamentale favorire il dibattito e il confronto delle idee, non la diffusione di odio e antisemitismo. Inutile aggiungere a quale categoria appartenga il filmato di cui era prevista la proiezione.

Ecco l’articolo pubblicato da La Repubblica – Torino:

La Provincia di Biella revoca il premesso all’Anpi di proiettare un film intitolato ‘Israele, il cancro’ nelle scuole. In un primo tempo infatti l’associazione nazionale partigiani della Valle Elvo, aveva chiesto ospitalità negli istituti scolastici del territorio per la proiezione di “un documentario”, senza però specificare di cosa si trattasse.
“Solo dagli organi di stampa – spiegano dagli uffici provinciali – abbiamo avuto modo di prendere conoscenza della natura della proiezione: non un documentario come indicato da Anpi, ma un film di una regista (Samantha Comizzoli), che ha come caratteristica la narrazione di fatti e avvenimenti interpretati secondo il suo pensiero, e quindi in modo non oggettivo”.
“Gli istituti scolastici – afferma il presidente, Emanuele Ramella – non sono il luogo deputato a ospitare eventi che possano rappresentare un pensiero di parte su argomenti di rilievo politico, che vanno affrontati in altre sedi. Ho dunque ritenuto opportuno, oltreché corretto, revocare la concessione di utilizzo dell’aula scolastica concessa dal responsabile”.
Sulla vicenda interviene anche l’Unione delle comunità ebraiche italiane con la pesidente Noemi Di Segni che scrive al Presidente nazionale dell’Anpi Carlo Smuraglia e a quello per la Provincia di Milano Roberto Cenati per chiedere che l’Associazione degli ex Partigiani d’Italia impedisca ad una propria sezione di patrocinare la proiezione “di un film di una nota attivista antisionista ed antisemita” in una scuola.
“Gentili Presidenti Smuraglia e Cenati – scrive Di Segni – vi scrivo per portare doverosamente alla vostra attenzione l’aberrante iniziativa di una sezione dell’Associazione Nazionale Ex Partigiani d’Italia – la sezione Valle Elvo e Serra, attiva in Piemonte – che ha deciso di patrocinare la proiezione di un film di una nota attivista antisionista e antisemita prevista per questo venerdì a Biella, all’interno di un istituto scolastico.
I due promotori (Samantha Comizzoli e Diego Siragusa) cercano di riversare in rete e nel mondo dei social calunnie, odio e rancore. Il sostegno dell’Anpi a iniziative come quella che vi segnalo rappresenta quindi un fatto gravissimo e incomprensibile e duole ancor più nella considerazione che tale filmato divenga un’esperienza vissuta nella scuola, luogo nel quale esattamente al contrario, dovremmo coltivare i valori condivisi della

tolleranza e del rispetto. L’odio è una materia facilmente infiammabile, basta davvero poco per divampare in incendio”.
“Mi auguro conclude – che possiate intervenire al più presto e nei modi più opportuni per impedire che tale iniziativa avvenga e, al contrario, assicurare che tutte le Sezioni assieme alle tante Istituzioni e collettività scelgano di comunicare ai nostri ragazzi un messaggio di partecipazione e fiducia”.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 gennaio 2017
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run1Una corsa per il ricordo. Run for Mem, la corsa come valore simbolico della vita che porta con sé la memoria di quanto è accaduto in Europa poco più di 70 anni fa, è stata organizzata dall’UCEI per ricordare le vittime della Shoah e si è tenuta domenica 22 gennaio nelle strade del centro di Roma. Ai due percorsi stabiliti ha preso parte circa un migliaio di persone, che si sono divise tra un tragitto più lungo, di dieci chilometri, per gli atleti e l’altro di tre, per tutti coloro interessati a prendere parte alla commemorazione.

Il percorso è stato articolato seguendo alcune tappe scelte come simbolo della Shoah: la corsa ha avuto inizio da Largo 16 ottobre 1943, proprio il luogo in cui all’alba di quel giorno gli ebrei vennero portati via dalle proprie case dai soldati tedeschi. La tappa successiva è stata in Via degli Zingari, dove vi è una targa (posta nel gennaio 2001), in memoria delle vittime sinti e rom che subirono deportazioni, violenze e omicidi; anche nella lingua romanì esiste un termine per definire la Shoah: Porrajmos, che significa distruzione.

run2La corsa avrebbe dovuto rendere omaggio anche presso il convento delle Suore Oblate del Santo Bambino Gesù in via Urbana, dove viveva don Pietro Pappagallo, che ospitò i perseguitati politici o razziali e i militari sbandati, offrendo loro ospitalità e documenti falsi, fino a quando, nel gennaio 1944, fu arrestato e torturato e condotto due mesi dopo presso le Fosse Ardeatine, dove fu ucciso. I partecipanti, invece, hanno deviato direttamente verso il Museo Storico della Liberazione in via Tasso, dove nei mesi dell’occupazione nazista erano stati stabiliti il comando tedesco e il comando di polizia e ancora oggi vi sono come testimonianza le anguste celle carcerarie, prive di fonti di luce e di finestre, dove sono stati detenuti i prigionieri in condizioni inumane, come l’ufficiale Giuseppe di Montezemolo, poi ucciso nella rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Ora il museo, gestito da personale volontario, conserva le memorie di quell’oscuro periodo. Piazza Santa Maria Liberatrice ha rappresentato l’ultima tappa, prima del ritorno in Largo 16 ottobre; i giardini lì situati sono intitolati ai Di Consiglio, famiglia di commercianti del quartiere di Testaccio, di cui 26 membri furono uccisi durante la Shoah.

Secondo da sinistra, Shaul Ladany
Secondo da sinistra, Shaul Ladany

Anche il percorso sviluppato sui tre chilometri è partito da Largo 16 ottobre, per poi però passare vicino alle sedi del carcere di Regina Coeli: una parte di esso (il terzo e il sesto braccio) fu occupato dal Comando tedesco per recludere le persone arrestate dai nazifascisti: i prigionieri furono poi costretti a partire per i campi di sterminio (di 335 persone, solo 22 sopravvissero). Dopo l’8 settembre del 1943, con l’armistizio firmato dal governo Badoglio e dagli Alleati, il carcere fu luogo della lotta al nazifascismo da parte della Resistenza romana. I partecipanti sono passati attraverso l’Isola Tiberina, dove vi è l’ospedale Fatebenefratelli, il cui personale medico e infermieristico, tra cui il direttore e dottore Giovanni Borromeo e l’infermiera Dora Focolari, contribuì al salvataggio della popolazione sfollata.

La manifestazione si è conclusa in Largo 16 ottobre 1943, dove i partecipanti sono stati accolti tra gli applausi di coloro che erano in attesa del loro arrivo. In particolare è stato tributato onore a un ospite e atleta d’eccezione, Shaul Ladany, professore alla Ben Gurion University del Negev, sopravvissuto al campo di concentramento di Bergen Belsen nel 1944 quando era solo un bambino e anche al massacro avvenuto durante le Olimpiadi estive di Monaco nel 1972, quando l’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero attaccò la delegazione israeliana all’interno del villaggio olimpico.

Susanna Winkler, romana, studia beni culturali
Susanna Winkler, romana, studia beni culturali


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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