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Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 luglio 2018
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Nelle ultime settimane si è molto parlato, sia nei mass media che sui social, delle prese di posizione del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, in particolare per quanto riguarda i rom e i barconi che portano i migranti. Posizioni che hanno suscitato prese di posizione contrarie da parte dell’UCEI, oltre che della senatrice Liliana Segre. Ma siamo sicuri che attaccare Salvini sia la cosa giusta? Qui sotto proviamo a elencare 4 motivi per cui osteggiarne le azioni può essere un errore:

  • Nonostante tutti gli attacchi che la Lega ha ricevuto da più direzioni, i sondaggi parlano chiaro: secondo l’istituto Swg, il Carroccio è passato dal 17% delle elezioni politiche al 29,2% come gradimento. Inoltre, il centrodestra è riuscito a prendere città e province dove dalla fine della Guerra erano stati eletti sempre e solo politici di sinistra (come Genova, Siena e Sesto San Giovanni). Ma il dato che più fa pensare riguarda un sondaggio Ipsos realizzato per il Corriere della Sera: infatti, è emerso che il modo in cui Salvini ha gestito l’affare Aquarius non ha ricevuto consenso solo dagli elettori di destra o 5 Stelle, ma anche da un terzo degli elettori del PD. In altre parole, prendendo posizione contro chi ha dalla sua parte la maggioranza degli italiani, l’UCEI rischia di suscitare reazioni ostili verso gli ebrei.
  • Qui devo passare a parlare di esperienze dirette: infatti, chi ha frequentato licei di provincia, e ha conosciuto i giovani che votano la Lega o i 5 Stelle, sa bene che etichettare come “fasciste” determinate posizioni non porta alcun risultato; anche quando parlavo con i miei compagni di classe delle posizioni di Grillo sugli ebrei e Israele, nella maggior parte dei casi a loro non importava. E questo non perché fossero antisemiti: la maggior parte di loro non aveva mai visto prima un ebreo, e quando lo scoprono le prime reazioni sono di stupore o indifferenza, ma mai di odio.
  • Prendere posizione contro una determinata fazione politica può essere divisivo anche per gli stessi ebrei italiani: infatti, è risaputo che da anni una parte consistente di essi è politicamente vicina a Berlusconi, tanto che il 4 marzo il 44% degli italiani residenti in Israele ha votato per lui, e che nel 2008 tale percentuale saliva al 73%. Inoltre, anche tra gli ebrei c’è chi teme l’immigrazione islamica, a causa della quale in Francia gli atti antisemiti sono in costante aumento. Una preoccupazione tale che persino il presidente UCEI Noemi Di Segni, nel settembre 2017, parlando dei migranti ha detto che non dobbiamo essere indifferenti, ma neanche “coprirci di buonismo”.
  • Infine, e questa è forse la ragione più importante, perché la Lega ha catalizzato voti che, se essa non esistesse, andrebbero a partiti veramente neofascisti come CasaPound e Forza Nuova. E forse è anche grazie al fatto che il Carroccio non è più un partito solo del nord che alle Regionali del Lazio CasaPound si è fermata al 2%. In questo caso, chi non ama la Lega dovrebbe perlomeno ricorrere alla logica del “meno peggio”.

Nathan Greppi

Su HaTikwa la risposta all’opinione di Nathan Greppi da parte di Giorgio Berruto a questa pagina [NdR]


Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 aprile 2018
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Il Good Deeds Day è un’iniziativa nata in Israele nel 2007, grazie all’imprenditrice e filantropa Shari Arison, ed è stato promosso e organizzato dall’associazione Ruach Tovà. Fin dagli esordi, il Good Deeds Day si è espanso il tutto il mondo, trasmettendo l’importanza e il valore della zedakà, tanto che nel 2015 ha visto la partecipazione di ben 930.000 persone di 61 paesi diversi, ciascuno con il proprio progetto benefico.

Quest’anno l’associazione giovanile ebraica JEvents ha deciso di aderire all’iniziativa con due particolari eventi. Il primo si è svolto domenica 8 aprile con la Fun Run, la stracittadina di Roma: una corsa non competitiva di 4,5 km con partenza dai Fori Imperiali e  arrivo al Circo Massimo. Un evento aperto a tutti: chiunque volesse partecipare poteva iscriversi, acquistando il kit con la maglietta e la pettorina. Una giornata diversa dalle altre, all’insegna dello sport e della beneficenza; un ottimo modo per tenersi in forma dopo la settimana di Pesach, correndo per le strade di Roma, per arrivare poi al Circo Massimo, dove i runners hanno potuto riprendere fiato, visitando gli stand delle altre associazioni che hanno aderito al Good Deeds Day, tra cui quello dell’Ospedale Israelitico, che in collaborazione con l’Ugei e Onlus Mariposa ha offerto un test sulla celiachia per ragazzi.

Con il ricavato della Fun Run e il contributo 8×1000 dell’UCEI, JEvents ha deciso di rimboschire la Pineta di Castel Fusano di Ostia, colpita dall’incendio della scorsa estate, con l’evento “100 alberi per Ostia”, domenica 15 aprile. Circa 30 persone hanno aderito con entusiasmo e hanno riempito il sito “Cammino della Signora” con nuovi alberi che hanno preso il posto dei pini bruciati. Da sempre il popolo ebraico ha avuto un forte legame con gli alberi, come simbolo di vita. “Con questa iniziativa l’associazione ha voluto  portare un messaggio di speranza e vicinanza ai cittadini di Ostia, contribuendo a far rinascere un parco vicino a dove è sorta più di 2000 anni fa la prima sinagoga della diaspora” commenta il presidente dell’Associazione Giulio Sestieri.

Giorgia Calò


Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 aprile 2018
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Quattro giornate con seminari gratuiti di formazione e orientamento, con esperti e professionisti che aiuteranno i giovani a valorizzare le loro competenze e a renderle maggiormente compatibili con le reali offerte del mondo del lavoro. Prenderà il via domenica 22 aprile a Roma, con un incontro dedicato alla comunicazione – dal “public speaking” al colloquio di assunzione – la parte operativa di Chance 2 Work. Il progetto rivolto a ragazze e ragazzi dai 18 ai 35 anni, organizzato da Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Unione Giovani Ebrei d’Italia, inizia dalla Capitale con l’obiettivo di offrire sin da subito un supporto concreto nel percorso di crescita e inserimento professionale dei partecipanti.

Le attività programmate, al centro oggi di una riunione nei locali della Comunità ebraica fiorentina insieme a una valutazione dei profili che hanno fatto richiesta di partecipazione al progetto, saranno rese operative attraverso le seguenti strutture e attività. Una equipe tecnica, con il compito di coordinare tutte le fasi di lavoro. Una banca dati, in cui raccogliere normativa, indirizzari, informazioni relative ai social network, indicazioni sui giovani appartenenti alle Comunità ebraiche, in ragione delle qualifiche professionali. Una Commissione nazionale di sostegno e accompagnamento, con il compito di sostenere il progetto, valutarne le attività, proporne i possibili sviluppi. Sessioni formative dedicate alla preparazione di giovani alle modalità idonee per la ricerca del primo inserimento nel mondo del lavoro. Comitati locali nelle quattro città di sperimentazione.

Il secondo appuntamento di Chance 2 Work si svolgerà il 3 giugno a Milano, con tema la “Digital reputation”: come si costruisce e si salvaguarda la propria reputazione sul web; seguirà quindi una sessione dedicata al curriculum vitae: come si costruisce in forma efficace, quali sono le priorità da evidenziare ​in ragione dei ​destinatari, il 16 settembre a Ferrara; ultimo appuntamento, il 18 novembre a Firenze, focalizzato sulle competenze. E cioè di cosa parliamo, in che modo si autovalutano, come si presentano agli altri.

“Per la Comunità ebraica italiana – scrivono Meghnagi e Di Castro nello studio di fattibilità del progetto, presentato una prima volta a Firenze a metà febbraio – è importante agire, estendendo il proprio ambito di intervento socio educativo a favore dei giovani: la loro condizione riflette il desiderio di comprendere ciò che sta mutando, percepito come incerto e preoccupante, ma soprattutto, di trovare delle soluzioni concrete alle difficoltà di entrata nella vita attiva. Le istituzioni ebraiche non possono non tenerne conto”.
Nell’ebraismo stesso, nel Talmud, viene inoltre ricordato, grande dignità è attribuita al lavoro e l’identità non è mai qualcosa di astratto o scontato che semplicemente si eredita, “ma connesso alle condizioni sociali e storiche concrete, sempre da ricostruire contestualmente, in modo individuale e collettivo”.

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI31 gennaio 2018
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Domenica 28 gennaio a Bologna si è svolta la seconda edizione della Run for Mem, la corsa per la Memoria organizzata dall’Ucei, e per il secondo anno anche l’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia (Ugei) parteciperà alla manifestazione. Quest’anno, però, oltre ai ragazzi disposti a collaborare con lo staff, ci sono stati ugeini anche tra i corridori. Abbiamo così avuto la possibilità di conoscere Shaul Ladany, israeliano nato a Belgrado nel 1936 e marciatore professionista, che ha cominciato a correre nel 1944, quando sopravvisse al campo nazista di Bergen Belsen, e ha continuato a farlo durante le Olimpiadi di Monaco del 1972, sfuggendo all’attentato compiuto dall’organizzazione terroristica araba palestinese “Settembre nero”. Una vita, la sua, che sembra epitome dell’intera parabola ebraica nel Novecento. Mi piace pensare che lo sforzo di breve durata di una corsa alluda a quello, prolungato, che è indispensabile fare per salvaguardare e far vivere la memoria. Nulla è acquisito, credo, una volta per tutte. Un piccolo sforzo, oggi, può forse aiutarci a ricordarlo.

Giorgio Berruto

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 luglio 2017
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Da alcuni anni si fa un gran parlare, nelle comunità ebraiche e in Ucei, di come frenare il grande nemico: l’assimilazione dei famigerati “ebrei lontani”. Già l’uso di questa espressione a me sembra una pessima forma con cui porre la questione, distribuendo patenti di lontananza e vicinanza in modo arbitrario e tendenzialmente unidirezionale. Che se ne parli è peraltro fondamentale, anche se l’auspicio è che prima o poi alle parole seguano politiche concrete di ampio respiro. C’è però anche una piccola minoranza di ebrei italiani, molto presente nell’organizzazione e gestione delle comunità e dalla notevole influenza, che è convinta che “pochi ma buoni” sia meglio. E pazienza se con “buoni” costoro intendono nientemeno che se stessi. E pazienza se i pochi sono sempre meno. Ma quello che a me sembra più importante, e che talvolta ancora dimentichiamo, è che a fronte di un abbandono il problema, in fondo, può essere anche di chi va via, ma è soprattutto di chi resta.

Giorgio Berruto

Da Moked.it



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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