Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 novembre 2016
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leoneginzburgL’atletismo come atteggiamento, il coraggio. La dirittura morale, abito da indossare ogni giorno. La capacità di leadership intellettuale e organizzativa. Lo sforzo di essere costantemente severissimo verso se stesso e indulgente verso gli altri. Tutto questo era Leone Ginzburg, il grande intellettuale ebreo antifascista, odessita di origini ma torinese per scelta, assassinato dai nazifascisti a Roma nel 1944 a 35 anni.

Ho visto “La scelta di Leone”, coproduzione francoitaliana diretta dalla regista Florence Mauro, in anteprima a Torino il 20 settembre scorso. Il documentario ricostruisce la vita e il lascito intellettuale e morale di Leone Ginzburg con soluzioni artistiche relativamente convenzionali ma una encomiabile compostezza formale; riesce inoltre efficacemente a sfocare la Torino dei nostri tempi, che sfuma naturalmente in quella degli anni Venti e Trenta saldando il legame tra oggi e ieri. Il film ha ambizioni dichiaratamente pedagogiche, e nei primi minuti il lirismo scivola a tratti sul terreno sdrucciolevole della retorica, ha però la forza di risollevarsi dopo ogni inciampo. Con il procedere dei minuti la pellicola si fa più asciutta, fedele a uno dei principi cardinali che hanno informato l’opera di Ginzburg: recuperare un illuminismo disseccato da decenni di romanticismo. Dal punto di vista strettamente materiale la pecca più evidente è l’assenza di un personaggio, Ginzburg l’ebreo, tratteggiato solo – come sarebbe stato possibile ometterlo? – a proposito delle Leggi razziste del 1938. Vero è che nell’ambiente in cui Ginzburg si muove l’ebraismo diviene oggetto da questionare solo dopo il 1945, ma porlo in terz’ordine nel film è scelta discutibile, tanto più che larga parte degli amici e dei compagni d’intenti di Ginzburg, di cui pure la pellicola non tace, si chiamano Levi, Segre, Treves, Foa.

lginzLeone Ginzburg è una figura insolita, soprattutto in Italia, un Paese dove è raro che impegno culturale e politico si saldino. Forti della lezione di Augusto Monti, capaci di elaborare in direzioni differenti quella “religione della libertà” appresa sui banchi del Liceo D’Azeglio, Ginzburg e gli altri giovani del gruppo torinese di “Giustizia e Libertà” esprimono un antifascismo esistenziale, che si sviluppa cioè da un modo di pensare, di agire, di vivere. Questa “cospirazione alla luce del sole” – secondo la fortunata definizione dello storico Giovanni De Luna – ha in Ginzburg il proprio vertice. Innanzitutto perché questi esprime un rifiuto fermissimo e totale del fascismo, ma continua a sfruttare gli spazi che pure la censura del regime lascia; inoltre perché è il principale promotore di quella impresa, la casa editrice Einaudi fondata da Giulio nel 1933, che si propone di fare politica con la cultura.

einaudiMa non basta. Leone Ginzburg è un filologo, nel senso che filologia è il suo modo di fare cultura e dunque politica, politica e perciò cultura. La filologia è resistenza negli anni in cui il fascismo gode del massimo consenso, gli anni in cui è Ginzburg a guidare lo struzzo di Giulio Einaudi (“spiritus durissima coquit”) sulle sabbie roventi della censura di regime fino a Cechov e Puskin, Melville e Steinbeck. Il testo al centro, il pensiero limpido.

Ginzburg nasce nella Russia degli zar, a dieci anni è a Torino ma diventa italiano non per accidente, ma per scelta. Una scelta difficile e, ancora una volta, insolita, in anni in cui Palazzo Venezia tuonava il verbo nazionalista dell’Italia che “farà da sé”. La scelta dell’Italia, voluta fino in fondo da Ginzburg, non contraddice la vocazione cosmopolita; al contrario, la rafforza, la amplifica. Nel 1931 finalmente ottiene la cittadinanza italiana: è questo un gradino verso la militanza e la cospirazione, un passo verso la lotta contro la feroce dittatura fascista. E quando dopo il 1938 insieme a migliaia di altri ebrei apolidi perde ogni diritto di cittadinanza, continua a scegliere di restare in Italia. E dopo il 1943, ancora, fino alla fine.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 luglio 2016
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Pubblichiamo di seguito la dichiarazione a seguito del convegno internazionale “L’insegnamento della materia ‘Storia delle religioni e del libero pensiero’ nella scuola”, svoltosi a Torino il 2 aprile 2016. L’Ugei ha partecipato al convegno con un comunicato pubblicato a suo tempo su Hatikwà.

                                               Scuola Religioni Laicità

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Introduzione

Nelle nostre società Europee sempre più complesse e sempre più plurali, la diversità religiosa in cui siamo immersi può divenire fonte di pregiudizi, stereotipi e discriminazioni. Non sembra, infatti, che la religione sia destinata a scomparire dalla scena pubblica, nonostante il processo di secolarizzazione in corso. Di fronte a questo scenario, le politiche nazionali e sovranazionali sono chiamate a tracciare prospettive d’intervento per confermare e rinnovare alcuni principi fondamentali quali la difesa dell’uguaglianza e della libertà in rapporto alle scelte personali di aderire o non aderire a una religione o ad altro sistema di pensiero.

Conoscere e comprendere la diversità religiosa del mondo attuale e passato può essere uno strumento importante per porre basi più solide all’affermazione dell’uguaglianza, della tolleranza, del dialogo, nella prospettiva di costruire una laicità rispettosa di tutte le istanze culturali.

In questa direzione si sono espresse alcune raccomandazioni da parte delle istituzioni europee che sollecitano gli stati membri a predisporre politiche educative più attente alla diversità religiosa e di pensiero.

Ne sono esempio il «Libro bianco sul dialogo interculturale», del 2008, che sostiene con forza, a nome dei governi dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, che l’avvenire comune dipende dalla nostra capacità di tutelare e sviluppare i diritti umani sanciti dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, quali la democrazia e il primato del diritto, promuovendo la comprensione reciproca attraverso  l’educazione interculturale; «I Principi di Toledo. Linee guida sull’insegnamento delle religioni e delle credenze nelle scuole pubbliche», pubblicati nel 2007, dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa; e più recentemente, nel 2014, un documento del Consiglio d’Europa, «Signposts – Policy and practice for teaching about religions and non-religious world views in intercultural education», un lavoro che offre a insegnanti e politici consigli di lavoro per mettere in pratica le raccomandazioni citate riguardo l’insegnamento delle religioni e delle credenze.

Questi documenti pongono l’attenzione sull’evidenza che l’analfabetismo religioso rende difficile comprendere aspetti importanti della storia, dell’arte, della letteratura, rappresentando una penuria nel bagaglio culturale dei cittadini, e più importante, tale analfabetismo di conoscenze e competenze costituisce il terreno fertile per discriminazioni, intolleranze, e radicalismi politici e religiosi.

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Dichiarazione

Ciò considerato, i movimenti religiosi e le associazioni del mondo della scuola che oggi sono qui intervenute, si sono espressi in maniera concorde nel giudicare positivamente l’impegno per introdurre nei curricula scolastici i contenuti e gli strumenti di un insegnamento laico e non confessionale che descriva le religioni nella loro complessità e pluralità storica;

Alieno da intenti confessionali o di conversione, tale insegnamento dovrebbe completare la formazione culturale degli studenti in merito ai fondamenti etici e storici delle differenti religioni.

All’unanimità indichiamo come orizzonte ideale, da conseguirsi a medio termine, il superamento in Italia dell’attuale insegnamento facoltativo di religione cattolica, così come garantito dalle leggi, sollecitando una riforma strutturale e una proposta complessiva che tenga conto dei principi di uguaglianza, libertà religiosa e laicità, nel quadro dei mutamenti sociologici e politici attuali.

Consapevoli delle difficoltà giuridiche ed economiche che rendono complessa una tale riforma, chiediamo alla comunità dei giuristi e dei politici di lavorare per studiare ed avviare in tempi rapidi un iter di riforma adatto alla peculiarità della questione;

Per l’immediato futuro prospettiamo alcune raccomandazioni di lavoro:

– sfruttare le risorse e le potenzialità garantite dal contenitore dell’ora alternativa all’IRC per inserire la materia di “Storia delle religioni”, consapevoli che questa soluzione presenta alcune parziali criticità quali la separazione del gruppo classe secondo criteri di “identità” (peraltro già determinate dall’attuale normativa, tra avvalentisi e non avvalentisi) e la difficoltà di reperire docenti strutturati formatisi in tali discipline;

– promuovere percorsi di formazione di docenti di materie affini come la storia della filosofia, la storia, la letteratura, la storia dell’arte.

Questi contenitori provvisori dovrebbero essere l’occasione per mettere a punto e sperimentare i contenuti, i metodi, gli strumenti didattici dell’insegnamento di “storia delle religioni”. Questa fase dovrebbe vedere la collaborazione del mondo accademico, in merito ai contenuti e il coinvolgimento delle comunità religiose e delle altre associazioni interessate, nella fase divulgativa.

Sottolineiamo inoltre con forza l’attenzione sulla necessità di unire a tale insegnamento anche la trattazione di sistemi di pensiero e pratiche che rientrano nell’orbita dell’ateismo, dell’agnosticismo, dell’umanismo e che possiamo, in attesa di una definizione migliore, chiamare “storia del libero pensiero”. In tal modo potrebbero trovare adeguato spazio tali forme di credenze e appartenenze, le quali pure sarebbero sottoposte al confronto e dialogo con quelle propriamente religiose.

Concordemente riteniamo, infine, che il quadro in cui inserire la trattazione delle diversità religiose e di pensiero debba essere, insostituibilmente, quello del nomos costituzionale, ovvero l’imprescindibile trasmissione della cultura della cittadinanza e della democrazia partecipativa quale tessuto di valori e istituzioni rappresentativi di tutti e tutte, indipendentemente dai credo e dalle appartenenze di ciascuno.

Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica “Piero Calamandrei”- Onlus
Fondazione Benvenuti in Italia
Ass. Universolaltro
Unione Giovani Ebrei d’Italia
Federazione Giovanile Evangelica in Italia
Coordinamento Genitori Democratici Nazionale
Centro Iniziativa Democratica Insegnanti di Torino


Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 aprile 2016
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Pubblichiamo di seguito il comunicato con cui l’UGEI ha partecipato al convegno “L’insegnamento della materia ‘Storia delle religioni e del libero pensiero’ nella scuola”.

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Torino, 2 aprile 2016

Gentili associazioni promotrici, gentili ospiti,

grazie per aver invitato anche l’UGEI – Unione Giovani Ebrei d’Italia a partecipare all’importante appuntamento internazionale di oggi. Ci rincresce non poter partecipare direttamente ai lavori del Convegno a causa della concomitanza con la festività dello Shabbat, ma siamo quanto mai vicini agli intenti dei promotori di questa manifestazione.

L’UGEI è l’associazione che raduna tutti i giovani ebrei residenti in Italia compresi tra i 18 ed i 35 anni. Quali giovani rappresentanti della più antica minoranza religiosa presente in questo Paese, e al contempo cittadini attivi e consapevoli della società italiana, siamo infatti particolarmente sensibili ai temi e alle problematiche al centro di questo Convegno.

In una società globale complessa e dinamica, in costante evoluzione ma difficilmente interpretabile senza le lenti della Storia e della comprensione delle diverse culture, ci appare essenziale portare al centro dei programmi di formazione degli studenti di oggi e di domani la conoscenza delle principali tradizioni religiose, della loro Storia e delle loro sfaccettature interne, quale fenomeno che ha rivestito e continua a rivestire un’importanza fondamentale nello sviluppo delle società umane.

Ciò risulta tanto più urgente nell’Europa di oggi, nuovamente gravata da pressanti minacce, tensioni etniche e sociali sempre pronte a riesplodere, e segnali ed episodi concreti di odio e intolleranza su base religiosa. In questo contesto, l’apprendimento strutturato e coerente della Storia delle religioni e del libero pensiero, unita alla riflessione critica che tale sapere genera in ogni giovane cittadino, ci appare – anche oltre il suo intrinseco valore di avanzamento culturale – quale strumento fondamentale di prevenzione e lotta all’insorgere di ogni germe d’odio o pregiudizio.

Per questo l’UGEI aderisce convintamente alle finalità di questo Convegno e intende sostenere ogni sforzo corale nel senso del superamento del modello vigente d’insegnamento della religione nel sistema d’istruzione italiano, che appare oggi inadeguato a rispondere compiutamente alle sfide e alle esigenze delineate.

Auspichiamo pertanto che da questo incontro possa emergere un rinnovato appello alle istituzioni pubbliche a incrementare la diffusione nelle scuole italiane d’ogni grado dell’insegnamento della Storia delle religioni e del libero pensiero. Una più capillare sperimentazione dovrebbe inserirsi nell’ottica di un complessivo rinnovamento dei programmi didattici, tale da portare quest’esperienza alla sua necessaria dimensione curricolare.

Restiamo disponibili per ulteriori iniziative di collaborazione in tal senso e, nel rinnovare il ringraziamento agli organizzatori, formuliamo a tutti i partecipanti i migliori auguri di buoni e produttivi lavori.

Il Consiglio Esecutivo UGEI


Consiglio UGEIConsiglio UGEI24 gennaio 2016
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svegliaitaliaIeri pomeriggio in numerose località italiane e in alcune grandi città estere si sono svolte manifestazioni a favore del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Un testo, a detta di molti, ancora insufficiente eppure, se superasse indenne le forche caudine dell’iter parlamentare, in grado di ridurre il gap legislativo che separa l’Italia da tutti i Paesi dell’Europa occidentale e da Israele.
Ho partecipato alla manifestazione organizzata dalle sigle Lgbt a Torino: una piazza Carignano traboccante di volti giovani che si sono stancati di essere il futuro e vorrebbero cominciare a essere il presente.

sentinelleA poche centinaia di metri si è svolta un’altra manifestazione, di segno opposto, quella delle “Sentinelle in piedi”. Ho approfittato della vicinanza per andare a dare un’occhiata, districandomi a stento tra i 10000 di piazza Carignano. Le ho viste, le “Sentinelle”: qualche decina di spettri grigi, gli occhi acquosi, stiliti senza colonna, servitori di una presunta giustizia che non ha più un mondo su cui venire calata.
Non lo ha più perché il mondo è cambiato ma loro no, giannizzeri tardivi di un’idea difesa con fanatico coraggio di fronte ai cori di scherno di alcuni manifestanti giunti dall’altra piazza, quella confusa, forse troppo, eppure colorata.

Non ho la pretesa di parlare a nome dell’ebraismo – non potrei farlo e non ne sarei in grado – ma mi piace pensare che la centralità che questo dà alla persona, al soggetto morale consapevole e capace di scegliere responsabilmente, vada di pari passo con la difesa dei diritti di coloro che ne sono privati. Come ha sostenuto recentemente Gadi Luzzatto Voghera su Moked, quello che il ddl Cirinnà dovrebbe sancire, non senza timidezza, è una realtà ormai solida. Una realtà di fronte a cui troppo a lungo abbiamo voltato la testa, e che oggi si presenta con sempre maggiore urgenza. Non oso avventurarmi per i difficili sentieri della halachà, rimando però con piacere all’importante intervista di Anna Segre a rav Haim Fabrizio Cipriani pubblicata alcuni mesi or sono da “Ha Kehillah”, una esplicita apertura alle unioni omosessuali che assume la Torah stessa come base, e alle riflessioni di rav Amedeo Spagnoletto in occasione di un evento organizzato dall’Ugei nel giugno 2014.

E’ tempo di decidere verso quale piazza dirigerci.

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Giorgio Berruto ha studiato filosofia a Pavia. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto ha studiato filosofia a Pavia. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 maggio 2012
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E’ tutto pronto per le grigliate, barbecue e pic-nic che domenica prossima 13 maggio segneranno la festa di Lag Baomer in molte città d’Italia. Ad un mese e tre giorni dall’inizio del conteggio dell’Omer – il periodo che intercorre tra la festa di Pesach e quella di Shavuot – Lag Baomer “spezza” infatti il periodo di lutto legato alla morte dei 24.000 studenti di Rabbi Akiva e segna l’inizio di una rinascita nello studio della Torà e nel rapporto verso gli altri, impersonato in particolare dalla figura di Rabbi Shimon Bar Yochai – il grande Maestro e autore dello Zohar fra i cinque allievi di Rabbi Akiva risparmiato dalla piaga e morto proprio in questo giorno.

Sul piano storico, molti associano pure questa festa alle gesta eroica del rivoltoso Bar Kokhba e dei suoi uomini contro i romani. E’ per tutti questi motivi che a Lag Baomer sono sospese le proibizioni tipiche dell’Omer – come quella di tagliarsi i capelli, di ascoltare musica o di celebrare matrimoni – ed è tradizione in particolare accendere fuochi e festeggiare all’aria aperta.

Come già sperimentato in passato in altre occasioni, quest’anno l’UGEI vuole quindi unire idealmente tutti i giovani ebrei italiani nei festeggiamenti di Lag Baomer, supportando l’organizzazione di eventi in molte città d’Italia da parte dei gruppi locali giovanili: un modo per fare sentire tutti partecipi allo stesso tempo del messaggio di gioia e, perché no, anche di dedizione alla Torà e al prossimo tipico di questo giorno. Da nord a sud, lancette puntate dunque sulle ore 12.30 di domenica prossima 13 maggio (a tre giorni dalla data effettiva di Lag Baomer, che cadrà, N.B., giovedi 10) per l’inizio dei festeggiamenti.

Ecco le principali iniziative previste sul territorio:

– A Roma, l’appuntamento sarà presso il centro Shirat HaYam di Ostia: carne a volontà, musica e divertimento garantito, grazie anche alla parete d’arrampicata che sarà montata per l’occasione dall’Associazione di Protezione Civile Gilad Shalit, partner dell’evento.

–  A Torino, una grande grigliata promossa dal GET si terrà invece nel giardino di una villa privata della collina. E per l’occasione, ecco rispolverato l’antico triangolo industriale GEMITO: oltre a torinesi doc e studenti israeliani sono infatti previsti ospiti pure da Genova e da Milano.

– A Padova infine il gruppo locale GEP organizza uno splendido pic-nic, anche in questo caso presso un grande giardino privato, a partire dalle ore 12.

E tu? Dove festeggerai Lag Baomer quest’anno?? Appuntamento a domenica prossima!

Simone



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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