terrorismo

Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 settembre 2016
salvini-500x320.jpg

5min1230
Bertolt Brecht
Bertolt Brecht

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non era rimasto nessuno a protestare”.

Questi versi sono attribuiti dalla cultura di massa al poeta Bertolt Brecht, seppure abbiano origini più remote. Ad ogni modo, concentriamoci sul significato di queste parole: una forte condanna dell’indifferenza. Il narratore, che scrive in prima persona, è stato indifferente di fronte alla barbarie nazista nei confronti dei gruppi umani a cui non apparteneva, senza rendersi conto che la ferocia e la crudeltà nazista non facevano distinzioni.

Gian Mattia D'Alberto / LaPresse 18-10-2014 Milano cronaca Manifestazione Lega Nord contro l'immigrazione clandestina nella foto: Matteo Salvini Gian Mattia D'Alberto/LaPresse 18-10-2014 Milan Lega Nord demonstration against illegal immigration in the picture: Matteo Salvini
Matteo Salvini, il più popolare leader dell’estrema destra in Italia

Questo aforisma torna prepotentemente d’attualità, questa volta applicato ai terroristi fedeli al Daesh, il sedicente Stato Islamico. In effetti, se ci pensiamo, una volta compirono una strage in un giornale satirico che, a detta loro, aveva offeso Maometto. E, seppure ci sia stata una reazione globale di condanna, si è subito aggiunto che Charlie Hebdo ci era andato pesante con la satira. Persino il Pontefice intervenne con una controversa frase: “Se qualcuno offende mia madre, gli do un pugno”. Dopo il giornale satirico (e anche prima!) è la volta delle sinagoghe e in generale dei luoghi ebraici: Copenaghen, Bruxelles, chi più ne ha più ne metta. L’opinione generale ha dato poco spazio alla cosa, sono ebrei d’altra parte, sicuramente c’è chi ha pensato che odiare e fare del male al popolo ebraico ormai è normale, non fa più scalpore, non fa notizia. E poi? Poi è la volta del Bataclan, una sala da concerto in cui non c’è alcuna distinzione di religione, etnia, orientamento sessuale tra gli spettatori. I terroristi entrano e sparano a caso, con il solo obiettivo di uccidere. E poi il copione si ripete a Bruxelles, a Dacca, a Nizza.

isisVeniamo al punto nodale: perché il terrorismo e l’estrema destra vanno a braccetto? Già il fatto che l’aforisma attribuito a Brecht venga utilizzato per entrambi è una prima risposta. Ma a mio avviso il punto focale è un altro: l’ideologia radicale e fondamentalista dei terroristi islamici è da collocarsi anch’essa all’estrema destra del loro scenario politico.

L’estrema destra europea invece non è interessata alla sicurezza dei cittadini, vuole far leva sulla pancia di questi (e non più sul loro cervello), sulla psicosi, il tutto al fine di guadagnare consenso. Il grande rischio è che possa intensificarsi sempre più una escalation di violenza indistinta nei confronti dei musulmani, ritenuti tutti quanti terroristi. Una estrema destra al potere potrebbe portare un giorno all’espulsione di tutti i musulmani dagli stati europei. Cosa vi ricorda questo? Ottant’anni fa forse? Pensiamo alla Notte dei cristalli: escalation di violenza con distruzione di tutte le sinagoghe e negozi ebraici. Poi, lo sterminio.

Simone Bedarida
Simone Bedarida

Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 maggio 2016
destra.jpg

5min230

destraNon è un mistero che l’Europa,  e in particolare paesi come la Francia e il Belgio, siano obiettivo e bersaglio di attentati di stampo estremista islamico, che negli ultimi tempi ne hanno minato la sicurezza e la stabilità. La gente, nei giorni immediatamente successivi, ha paura a uscire di casa, a girare per le strade, non si sente tranquilla. Obiettivi potenzialmente sensibili come teatri, stadi sportivi e grandi manifestazioni hanno visto introdurre o incrementare le misure di sicurezza, come i controlli degli oggetti che si portano e più generalmente l’aumento delle unità di forze armate a protezione.

In un quadro come quello appena descritto, l’estremismo di destra trova un terreno molto ben impregnato, giocando sulla paura e la non tranquillità della maggior parte delle persone.

La campagna elettorale da parte di politici appartenenti a movimenti nazionalisti e xenofobi inizia da una semplice equazione: “I terroristi sono musulmani, perciò i musulmani sono terroristi”. La massa delle persone, specialmente di coloro il cui interesse per la politica è sempre stato superficiale e basato sulle promesse “personali”, viene così fomentata innanzitutto all’islamofobia e al considerare ostile l’individuo di religione musulmana, semplicemente in quanto tale.

muslimtIl secondo step si collega al fenomeno dell’immigrazione, e alle innumerevoli e abusate citazioni delle parole di Oriana Fallaci. Poiché spesso gli attentatori sono individui nati in Europa e con cittadinanza europea, ma figli o nipoti di immigrati da paesi islamici (soprattutto nordafricani), lo slogan che divampa a macchia d’olio nella mentalità comune è: “Vedete? Li abbiamo fatti crescere qui! Li abbiamo accolti e ora guardate cosa succede! Sono una minaccia per la nostra sicurezza!”. Peggio ancora c’è chi dice: “Se tu sei nato in Italia ma i tuoi genitori sono marocchini, tu per me sarai sempre marocchino!”.

Ponendo sullo stesso piano l’immigrazione di individui di religione islamica in Europa nei decenni passati (con la conseguente integrazione e radicamento nella società europea) ed il fenomeno migratorio attuale, viene volutamente indotto nella gente il timore dei nuovi immigrati, con la convinzione che essi siano i terroristi del futuro (oltre a “rubare il lavoro”), e il desiderio a questo punto diventa quello di espellere tutti gli immigrati. “Rimandandoli tutti a casa – pensa una persona in modo superficiale e semplicistico – ci sarebbero solo italiani, e noi saremmo sicuri dagli attacchi terroristici”.

salviniSi arriva quindi alla fase finale del progetto dell’estrema destra: ormai la moltitudine è stata plagiata e il terreno è fertile. L’obiettivo è chiudere le frontiere, tornare ai vecchi stati che fanno ognuno per sé, cancellare l’Europa come istituzione e l’Unione Europea (e a questo punto abolire la moneta unica e la libera circolazione delle persone, faticosamente conquistata con il trattato di Schengen). L’estrema destra che prende il potere, a questo punto sarebbe libera di attuare i provvedimenti più restrittivi. Oggi vengono espulsi i musulmani, domani gli omosessuali, dopodomani gli ebrei, e comunque tutti quelli che sono percepiti come diversi. Il confine tra un quadro del genere e quello che accadde ottant’anni fa è molto sfumato.

E’ sempre bene ricordare che l’Unione Europea non è un male e un danno, come alcuni vorrebbero farci credere, ma è ciò che ha permesso di mantenere la pace e la stabilità nel Vecchio Continente per ormai più di settant’anni: un risultato senza alcun precedente storico.

Ed è altrettanto fondamentale non farsi ingannare quando alcuni individui strumentalizzano a proprio favore eventi drammatici e conseguentemente formulano promesse facili di gradimento popolare: l’estremismo non può mai abbinarsi con sicurezza, stabilità e tranquillità. L’estremismo non ha nulla a che vedere con gli ideali di democrazia, perché lo dice la parola stessa: ponendosi all’estremo, rifiuta il compromesso e la mediazione.

Simone Bedarida, di Firenze, è laureato in Economia Aziendale
Simone Bedarida, di Firenze, è laureato in Economia Aziendale

Consiglio UGEIConsiglio UGEI1 settembre 2012
one-minute.jpeg

3min200

Ilaria Romano e Ankie Spitzer. Sono i nomi delle vedove di due degli undici atleti assassinati a Monaco durante i giochi Olimpici del ’72, per mano del gruppo terroristico Settembre Nero. Il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha rifiutato il loro appello di ricordare le vittime in un minuto di silenzio alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi a Londra. Jacques Rogge, presidente del CIO, ha detto di avere “le mani legate” dai 46 paesi arabi e musulmani partecipanti ai giochi Olimpici, e che questa occasione non era il momento opportuno per ricordare gli atleti. “Le mani di mio marito erano legate, non le vostre” – ha risposto Ankie Spitzer, aggiungendo che questo rifiuto è “pura discriminazione”.

La cerimonia d’apertura dei Giochi il 27 luglio è stata grandiosa. Una celebrazione della cultura brittannica che va dai Beatles a Mr. Bean, da Daniel Craig alla Regina portata in elicottero. I paesi hanno sfilato uno a uno. Israeliani, ebrei, e ogni sostenitore della causa sono rimasti col fiato sospeso in attesa di un qualsiasi riferimento a quella strage che 40 anni fa sconvolse il mondo, ma non abbastanza il CIO da far interrompere le gare. Come previsto, non c’è stato nessun minuto di silenzio. Davanti a questo rifiuto, l’Italia è stata uno dei paesi che ha mostrato maggior solidarietà: alla Camera dei Deputati è stato rispettato un minuto di silenzio in onore degli atleti Israeliani, e la nazionale Italiana si è unita a quella Israeliana nel ricordare le vittime. Anche la Rai ha commentato negtivamente il mancato minuto di silenzio. Persino Mitt Romney, Barack Obama, e Hillary Clinton si sono fermamente opposti alla decisione di Rogge, mentre Bob Costas, reporter della NBC, ha sottolineato quanto sia doveroso ricordare gli atleti in questa occasione, ed è stato in silenzio in diretta.

Sono 40 anni che le vedove di Monaco chiedono senza successo che sia celebrata la memoria dei loro cari. Il silenzio è una lingua comprensibile a tutti, e va ben oltre una mera mossa politica. A Monaco non furono solo uccisi 11 israeliani o 11 ebrei. Furono uccisi 11 atleti, 11 papà, mariti, fratelli, fidanzati. Di qualsiasi religione o nazionalità fossero stati, o qualunque fosse lo squallido motivo per cui sono stati brutalmente uccisi, un minuto di silenzio sarebbe stato il minimo per onorarli e per preservare quella sportività che il CIO sembra ormai aver perso.

 Sonia Hason


Consiglio UGEIConsiglio UGEI20 maggio 2012
BrindisiCover.jpg

1min130

Come giovani desideriamo esprimere il nostro dolore per quanto accaduto ieri a Brindisi presso l’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Sociali, ‘Francesca Laura Morvillo Falcone’. Manifestiamo la nostra vicinanza a tutti i ragazzi coinvolti nell’attentato e alle loro famiglie, giovani che stanno lottando per la vita”. Così in una nota Daniele M. Regard, presidente Ugei.

“Il nostro pensiero va soprattutto alla famiglia di Melissa Bassi che entrando a scuola come tutte le mattine, ha perso la vita a soli sedici anni. Ciò che più ci fa inorridire è che nel 2012 possano verificarsi ancora atti di terrorismo nei confronti di vittime innocenti, ancor più vili perchè mirati a colpire una scuola, luogo in cui prende vita il futuro della nostra società.

Daniele Regard



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci