Storia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 ottobre 2016
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viaggiomem3Il fiorire, al giorno d’oggi, di sempre nuove iniziative legate alla memoria della Shoah può apparire, alternativamente, appagante ma anche pleonastico. Questa duplice sensazione diviene più acuta all’avvicinarsi della Giornata della memoria, le cui iniziative peraltro si estendono ormai per diverse settimane.

Non è sempre stato così. Al contrario, fino circa alla metà degli anni ottanta la memoria della Shoah non aveva il posto che oggi occupa nell’opinione pubblica; talvolta veniva persino riassorbita nella vicenda della Resistenza al nazifascismo – con un’operazione a dir poco discutibile che poneva in terz’ordine la specificità del programma di sterminio industriale degli ebrei e di cui è esempio il Memoriale italiano ad Auschwitz voluto nel 1980 dall’Aned. Anche nell’ambito della ricerca scientifica l’attenzione era molto ridotta rispetto a quella che negli ultimi trent’anni ha portato a un’esplosione di studi, ricerche e progetti. La memoria, insomma, vive fasi di maggiore o minore popolarità. In anni recenti, coerentemente con quanto accaduto per la memoria della Shoah, assistiamo da più parti e in innumerevoli ambienti a una insistente rivendicazione di memoria, grimaldello che apre la porta all’era della commemorazione. Dimenticando che la commemorazione può servire il ricordo esattamente come l’oblio: si commemora per dimenticare almeno altrettanto spesso che per ricordare.

viaggiomem2Fin qui la memoria. Si tratta ora di porgere orecchio alle ragioni della storia, di cui la memoria dovrebbe essere al servizio – quella stessa memoria che invece sempre più spesso tende a occuparne il posto. La Shoah è un crimine unico, frutto certamente di una lunga tradizione europea di antisemitismo e di una più recente di antiilluminismo e razzismo, ma anche dello Stato burocratico moderno e della tecnologia industriale, indispensabili a innescare la fabbrica per la produzione del cadavere. Tuttavia, se anche la Shoah non ha eguali non nego che lo sforzo comparativo possa dare frutti: con la consapevolezza, però, che se forse – forse – tutte le vittime si equivalgono di certo non si equivalgono i crimini. Nello stesso mondo ebraico, però, l’idea di Shoah come evento unico non è unanimemente accettata ed esistono significative correnti che, in ossequio a una secolare tradizione, interpretano ogni tragedia della storia degli ebrei come la ripetizione di una medesima sventura. Non stupisce, per converso, che al di fuori degli ambienti ebraici ci si avvicini alla Shoah per lo più come a un crimine tra i molti, magari emblematico delle tragedie della storia ma non eccezionale in tutti i sensi.

viaggiomemRibadisco: memoria e storia sono cose da tenere ben distinte, con la prima ancella della seconda e non il contrario. Eppure la memoria ha anche un punto in comune con la storia: il fatto che, piaccia o no, non educa, non insegna, tantomeno protegge o garantisce che in futuro verranno evitati i cosiddetti “errori” del passato.

Perché dunque, se la memoria non “serve” a niente, organizzare un Viaggio della memoria nei luoghi dello sterminio per i giovani ebrei italiani? La risposta è semplice ma, credo, non banale: perché vogliamo farlo. Vogliamo parlare con gli ultimi sopravvissuti e comprendere il loro messaggio, consapevoli che non potremo dire quello che solo i testimoni possono dire. Ci piacerebbe ascoltare, conoscere, apprendere per essere in grado, in un domani sempre più vicino, di dire altro, qualcosa di nostro, eppure non solo; non fungere da meri trasmettitori ma diventare parte attiva della memoria e del suo sempre cangiante processo. Vogliamo raccogliere il testimone della memoria e imparare a correre con le nostre gambe.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 novembre 2012
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“Le camere a gas non sono mai esistite, lo sterminio non ha avuto luogo. La Shoah sarebbe una “favola” che gli ebrei vanno raccontando da decenni“.

Questo è ciò che i cosiddetti negazionisti affermano.

I primi negazionisti sono stati proprio i nazisti, i quali hanno tentato di occultare i loro crimini nascondendo ogni prova. Come si legge nel libro di Donatella Di Cesare che verte proprio sul negazionismo, i nazisti, sulla base del loro motto “Nacht und Nebel”, ovvero “Notte e Nebbia”, si adoperarono per garantire la sparizione, rigorosamente senza tracce, delle vittime.

Nella fattispecie, il nazismo non solo ha smentito il crimine, ma è risultato così ambizioso da negare l’esistenza stessa delle vittime: distruggendo le prove di ciò che è stato, si sarebbe cancellata l’esistenza non solo nel presente ma anche nel ricordo del passato che sarebbe stato possibile nel futuro.

Rebus sic stantibus, la negazione della Shoà è sì una forma di propaganda antisemita che nega l’evidenza dei fatti storici per fini ideologici e politici, ma in particolar modo si identifica come mero proseguimento dell’annientamento stesso.

Attualmente i negazionisti appartengono a vari schieramenti, nazionali ed internazionali; dipingono la Shoà come una truffa e si basano sulla teoria di un presunto complotto: idea non nuova, in relazione all’ebraismo, se si tiene in considerazione l’esempio della diffusione dei Protocolli dei Savi di Sion, volta anch’essa ad una fallace dimostrazione circa la cospirazione ebraica funzionale al controllo sulle dinamiche mondiali.

Se è vero che l’analisi storica è ritenuta necessaria e insostituibile per approfondire tutti gli aspetti della Shoà nel contesto storico-culturale in cui si è realizzata, è ugualmente vero che il negazionismo non è ricerca scientifica! Conseguentemente, le condotte dei negazionisti non devono trovare alcune forma di legittimazione sulla base del diritto alla libera espressione del pensiero.

La manifestazione di opinioni negazioniste della Shoà integra un abuso del diritto di espressione previsto dall’art.10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo dal momento che, sostenendo la negazione o la revisione di fatti storici definitivamente stabiliti, rimette in causa i valori che fondano la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo e comporta inevitabilmente un pericolo per l’ordine pubblico. Pertanto, il suo perseguimento da parte della legislazione nazionale costituisce un’ingerenza legittima ad una misura necessaria in una società democratica.

Crescente è il numero di coloro che negano Auschwitz, non solo nell’ex territorio nazista, in Germania, bensì nel Medio Oriente, nelle Americhe e in molti Paesi europei.

In paesi come l’Austria, la Francia, il Belgio e la Germania negare la Shoà è ritenuto un reato, mentre viene sanzionato in paesi come Israele, Portogallo, Spagna e Svizzera.

Finalmente anche l’ Italia, benché con notevole ritardo, vuole uniformarsi alle normative degli altri paesi europei nel contrastare ogni forma di negazionismo del genocidio degli ebrei e delle altre minoranze etniche e favorire una maggiore cooperazione giudiziaria, tanto che nel 69° anniversario della deportazione degli ebrei romani nei lager nazisti è stato presentato in Senato un Disegno di Legge contenente “Modifiche all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale”.

L’iniziativa nasce dalla volontà di far sì che anche in Italia esista una norma di contrasto di quelle forme di negazionismo che costituiscono uno degli aspetti più odiosi delle pratiche razziste.

Alla presentazione del Disegno di Legge sono intervenuti il Presidente del Senato, Renato Schifani, la senatrice Silvana Amati (prima firmataria del ddl), Anna Finocchiaro (presidente del gruppo parlamentare PD), Lucio Malan (segretario alla Presidenza del Senato), la Professoressa Donatella Di Cesare, il presidente dell’UCEI Renzo Gattegna, il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.

Infine, anche nel corso della riunione di Consiglio dell’UCEI del 28 ottobre, cosi come è stato fatto precedentemente dalla Comunità Ebraica di Roma, è stato approvato all’unanimità un documento di sostegno all’approvazione da parte del Parlamento Italiano di una legge di contrasto all’apologia, negazione o minimizzazione della Shoà, dei crimini di genocidio, dei crimini di guerra o dei crimini contro l’umanità, anche quando gli stessi vengono compiuti attraverso la diffusione di materiale per via telematica, così come previsto dal Protocollo addizionale di Budapest del 2003 per una legge che renda reati sanzionabili il negazionismo ed il cyber-crime.

Si auspica che sia approvato al più presto il Disegno di Legge presentato al Senato per introdurre il reato di negazionismo in quanto la memoria condivisa e la conoscenza e il rispetto della Storia sono un pilastro per costruire la società di oggi. L’augurio, pertanto, è quello che l’Italia, come altri Paesi europei, si opponga fermamente e legalmente contro questa ideologia che mina i fondamenti e i principi della democrazia europea risorta dalle ceneri di Auschwitz.

 Sarah Shirley Di Veroli



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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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