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Consiglio UGEIConsiglio UGEI22 marzo 2016
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raccah1Aiutare quanti soffrono di presbiopia a mettere meglio a fuoco i caratteri e a usare meno gli occhiali?

È possibile grazie all’applicazione israeliana  GlassesOff che oggi lancia una nuova versione. Vi lavora anche un giovane ebreo romano trasferito in Israele, Samuel Raccah.

Sviluppata in Israele, il paese con il maggior numero di start-up pro capite al mondo,  GlassesOff è fra le più promettenti dell’ultimo quinquennio. Si tratta di una rivoluzionaria applicazione che permette di eliminare la dipendenza dagli occhiali da lettura oltre che di migliorare altri parametri legati alla vista come il tempo di reazione agli stimoli, messa a fuoco, nitidezza delle immagini, riduzioni di mal di testa e riduzione di sensazione di affaticamento dell’occhio. Questi parametri sono ben apprezzati da vari enti come squadre sportive e dell’aeronautica israeliana che ha cominciato a interessarsene. L’applicazione è disponibile al download gratuitamente sull’App Store e sul Play Store, e offre un test gratuito della vista per predire i benefici che l’app è in grado di apportare.

È sufficiente scaricare l’applicazione, eseguire alcuni esercizi della durata di 12 minuti per tre volte a settimana e nell’arco di due mesi l’occhio riacquisterà la capacità di leggere e focalizzare immagini a breve distanza.  GlassesOff sfrutta tecnologie sviluppate dal neuroscienziato della Tel Aviv University Uri Polat. Il principio alla base dell’applicazione è semplice: proprio come la qualità delle immagini scattate da una macchina fotografica dipende da due fattori – la lente e il processore dell’immagine – similmente la nostra visione dipende da due fattori: l’occhio e il cervello.  GlassesOff migliora l’elaborazione cerebrale dell’immagine e garantisce in media un ringiovanimento dell’occhio di 8,6 anni.

raccah3L’applicazione ha ricevuto diversi riconoscimenti in riviste specializzate di oculistica a livello internazionale ed è stata testata con successo nei laboratori dell’Università di Berkeley della California.

GlassesOff ha i propri uffici a Tel Aviv dove attualmente lavora Samuel Raccah, un giovane ebreo romano di 23 anni. Laureato a Roma in Ingegneria gestionale, Samuel ha deciso di ultimare la propria carriera accademica e di intraprendere quella lavorativa in Israele. Ispirato dagli ideali del sionismo e dal desiderio di seguire l’“Israeli Dream”, Samuel oggi fa eco a molti giovani ebrei che abbandonano l’Italia per stabilirsi in Israele e ristabilire il continuum con la loro terra d’origine.

Per capire meglio come si inserisce un giovane italiano in una start-up di successo israeliana abbiamo visitato la start-up dove abbiamo incontrato Samuel e il suo CEO, Nimrod Madar, e abbiamo fatto loro alcune domande.

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Nimrod Madar – CEO di GlassesOff

Qual è il contributo di un giovane ragazzo italiano come Samuel?

“Una delle cose fondamentali nella nostra azienda che ha sicuramente contribuito al nostro successo è il Team Working. Quando parlo di Team Working non parlo di una semplice collaborazione come in ogni azienda ma di un vero impegno e lavoro di squadra di tutti i dipendenti oltre il loro ruolo. Abbiamo altre persone da paesi diversi e questo aiuta molto per il fatto che anche il nostro mercato è un mercato globale. L’applicazione viene usata da persone di tutto il mondo”.

Quali sono i competitors e quali gli investors di GlassesOff?

“GlassesOff ha ricevuto diversi finanziamenti in diversi round, attualmente il contributo totale versato dagli investitori si aggira attorno ai 15 milioni di dollari. E’ una cifra molto alta che è stata spesa quasi interamente per la prima fase di ricerca e sviluppo, per affinare l’algoritmo e perfezionare la tecnologia. Gli investitori provengono da diverse nazioni, alcuni sono israeliani, altri europei e altri ancora americani. Sono arrivati anche investimenti da istituzioni e da centri di ricerca. Oggi GlassesOff è una società quotata alla Borsa di New York.

Sarebbe sorprendente dire che non abbiamo competitors, anche se in realtà nel caso di GlassesOff veramente non ne abbiamo! La nostra tecnologia è protetta da brevetti e proprietà intellettuale. Se la chirurgia e gli occhiali da lettura possono essere considerati nostri competitors, allora ne abbiamo. Altrimenti, posso garantirti che non esista alcuna altra tecnologia al mondo che sia in grado di eliminare la dipendenza dagli occhiali da lettura semplicemente attraverso un app. Esistono programmi simili che migliorano la memoria o le capacita cognitive, ma non sono nostri competitors. Noi utilizziamo la neuroscienza in un campo completamente diverso, la vista”.

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raccah2Samuel

Cosa avresti voluto fare da grande quando eri bambino?

“Ho sempre vissuto ogni attimo della mia esistenza con la consapevolezza che a ciascuno è concesso lo spazio di una sola vita, e secondo questo principio ho cercato sempre di distinguermi e di eccellere. Il mio desiderio è realizzare un prodotto tecnologico che migliori drasticamente la vita quotidiana delle persone e di cui, per motivi di riservatezza, non parlo pubblicamente”.

Qual era il tuo legame con Israele (e con il mondo ebraico in generale) prima di trasferirti?

“Ho frequentato le medie e il liceo ebraico. Oltre a ciò ho partecipato ai campeggi del Bene Akiva e ho sempre frequentato il tempio assieme alla mia famiglia. Credo che il maggior contributo al mio sentimento sionista sia da ricercare in un viaggio che ho compiuto in seconda liceo insieme ai miei compagni di classe: abbiamo visitato Israele attraverso un itinerario durato tre settimane e che mi ha permesso di conoscerne le aree meno perlustrate e più peculiari come il Negev o le basi militari presso il confine”.

Oggi vivi in Israele? Hai ottenuto la cittadinanza israeliana?

“La politica di immigrazione israeliana è uno dei fattori più rilevanti che hanno alimentato le aliyot di massa dell’ultimo quinquennio. Israele è molto favorevole all’insediamento di giovani ebrei provenienti dall’estero, e per tale motivo eroga contributi e benefici di cui tutti gli ebrei della diaspora possono godere, tra cui appunto la cittadinanza”.

Quando sei venuto per la prima volta in Israele qual è stata la tua impressione? Raccontaci dell’esperienza…

“Ho sempre visitato Israele con buona assiduità, almeno due volte l’anno. È difficile descrivere la mia prima esperienza in Israele perché risale a più di venti anni fa. Ricordo però alcune esperienze successive, come la visita alle gallerie del Kotel, un’esperienza ancora viva nella mia memoria”.

raccah4Si sente parlare spesso di “intelligenza ebraica” e si dice che “gli israeliani hanno idee innovative”. Cosa ne pensi?

“Il pragmatismo israeliano è da anni al centro di un dibattito mondiale, e non posso che abbracciare le tesi che sono state formulate a riguardo: Israele è una hub di innovazione a livello globale, il merito va ricercato in diversi fattori, ma il primo fra tutti è senz’altro la ricerca dell’utile: la precarietà dello stato israeliano ne giustifica la perpetua ricerca di sistemi per migliorare la vita”.

 Qual è il tuo titolo nella start-up e qual è il tuo ruolo all’interno dell’azienda? Di cosa ti occupi?

“Sono un business analyst, mi occupo di tutte le decisioni strategiche di GlassesOff: dalla pricing strategy, alla segmentation, alle previsioni finanziarie, fino alla go-to-market strategy. Il mio ruolo mi permette di intervenire su diversi fronti e contribuire a tutte le divisioni funzionali dell’azienda, un aspetto che amo moltissimo del lavoro in una start-up: il dinamismo e la multifocalizzazione su diverse aree di competenza che porta a lavorare con tutti i colleghi dinamicamente”.

 Quando hai deciso di lavorare per GlassesOff e come sei venuto a conoscenza di questa start-up? Ti hanno subito preso o hai dovuto superare degli esami?

“La storia che mi ha portato a lavorare per GlassesOff è curiosa: il teaching assistant del mio ultimo corso universitario rimase così impressionato dal mio rendimento accademico che mi offrì un lavoro presso GlassesOff. Perciò ho avuto la fortuna di avviare la mia carriera lavorativa subito dopo aver ultimato gli studi. La decisione finale è spettata al CEO che mi ha dimostrato da subito fiducia e calore”.

Qual è il tuo contributo come italiano alla start-up?

“Stiamo lavorando per aprire un nuovo mercato in Italia, in cui crediamo fortemente. Attualmente collaboriamo con alcuni giornalisti delle maggiori testate italiane, e a breve verrà lanciata una campagna mediatica in Italia. Tra i miei vari compiti, mi occupo di coordinare gli sforzi del reparto marketing e di mediare le relazioni con la stampa italiana. È un impegno che onoro con orgoglio in quanto ebreo italiano”.

Michael Sierra vive a Gerusalemme. Sta svolgendo il servizio militare
Michael Sierra vive a Gerusalemme. Sta svolgendo il servizio militare

Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 ottobre 2012
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Chiunque vada in Israele può accorgersi della mostruosa crescita che il paese ha avuto in poche decine di anni. Sotto ogni punto di vista: culturale, economico, tecnologico, e scientifico. Palazzi vertiginosi crescono inesorabili su una terra che, in 60 anni, da arida è diventata fiorente come poche al mondo. I treni sfrecciano a tutta velocità sui binari da Haifa a Tel Aviv. Sulle strade i caffè e i ristoranti sono sempre stracolmi, e i giovani camerieri corrono all’impazzata urlando “Rega!”. Le vivaci donne anziane sono sedute ai bar di rechov Ben-Yehuda sorseggiando un caffè e fumando una sigaretta, commentando l’ultimo pettegolezzo dell’insegnante di yoga  (e anche piuttosto rumorosamente). Le persone corrono freneticamente per le strade, la maggior parte parlando al telefono (uno smartphone quasi sempre). L’autista dell’autobus litiga per l’ennesima volta con un passeggero che ha sbagliato fermata. I centri commerciali pullulano di famiglie numerosissime: papà, mamme, e tanti figli (e spesso la mamma è anche incinta).

Insomma, la sensazione che si prova stando in una grande metropoli quale Tel-Aviv e Yerushalaim è di grande movimento, ma soprattutto evoluzione e crescita. Le università di ottimo livello ricche di possibilità sfornano studenti freschi di laurea, che con la loro conoscenza regalano uno step in più alla crescita di questa macchina ben oliata che è Israele.

Ma ciò che rende Israele il vero “miracolo economico” è l’immenso numero di start-ups sviluppate da Israeliani nel corso degli anni. Ciò che lascia sbalorditi è come sia possibile che Israele, un paese neonato e della grandezza della Lombardia, costantemente in guerra, e che non dispone di risorse naturali, sia diventato il secondo Paese (dopo gli Stati Uniti) col maggior numero di start-ups.

Secondo Dan Senor e Saul Singer nell’ormai famoso libro “Start-up nation”, gli Israeliani avrebbero meno paura di rischiare e di fallire. Essendo un paese di immigranti, sono abituati a cominciare da zero. “Un paese di immigranti è un paese di imprenditori”. Il governo e la burocrazia sarebbero ciò che si dice “start-up friendly”, ovvero favorevoli a nuove idee e iniziative. Inoltre gli israeliani prediligono una buona dose di chutzpah (faccia tosta) rispetto alle buone maniere, e raggiungono più velocemente il loro obiettivo. Non esattamente in stile Silicon Valley.

Secondo gli autori un altro fattore a contribuire a questo successo è l’arruolamento al militare. In Zavah le regole non sono estremamente gerarchiche: anche i più giovani hanno la possibilità di insegnare qualcosa ad un ufficiale. Questo significa che in un ambiente simile c’è spazio per la creatività e l’intelligenza, anzi, queste doti vengono fortemente incoraggiate.

E mentre gli scenziati del Weizmann Institute e del Technion Institute of Technology lavorano su ogni ricerca nell’ambito della scienza e della medicina, numerosi imprenditori lanciano nuove applicazioni e high tech avanzatissime.

Il modello israeliano dovrebbe fungere da spunto ed incoraggiamento per tutti quei giovani che ancora non riescono a uscire da quella tana comoda che è la famiglia e concentrarsi sui loro progetti. Solo mettendosi finalmente in gioco e puntanto non sui finanziamenti (che mancano quasi sempre), ma sull’efficienza e la creatività delle loro idee, i giovani italiani possono realizzarsi come start uppers.

Sonia Hason



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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