razzismo

Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 ottobre 2016
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extracomQuante volte, in tempi moderni, ci sarà capitato di sentire la parola extracomunitario? Forse abbiamo perso il conto, data l’attualità e la grande frequenza dei fenomeni che hanno a che fare con questo termine. E’ bene allora soffermarci sul significato reale di questa parola: se la scindiamo in due parti la vediamo composta di “extra” e “comunitario”, dunque esterno alla comunità, dove per comunità si intende l’allora Comunità Europea, oggi denominata Unione Europea.

Ebbene sì, abbiamo capito correttamente: uno statunitense, un canadese, un russo, un giapponese o un australiano hanno tutti una cosa che li lega, ovvero che sono extracomunitari. Eppure, se per le strade di Roma incontrassimo questo allegro gruppetto internazionale non ci passerebbe mai per la testa di dire: “Toh guarda, ecco cinque extracomunitari”. Domandiamoci il perché di tutto questo, l’origine dell’accezione che diamo a questa parola.

Si tratta della commistione di tre aspetti: il fenomeno dell’immigrazione, la politica dei partiti razzisti e xenofobi e la distorsione mediatica.

leganordIl fenomeno migratorio è noto da anni per aver interessato e interessare in modo massiccio il nostro paese, facilmente accessibile dal Nord Africa, così come dai paesi balcanici, tra tutti l’Albania. Perciò, essendo gli individui nordafricani o balcanici (eccezion fatta per sloveni e croati) extracomunitari, il termine ha iniziato a definire coloro che immigrano in Italia e nell’UE, sia che poi si regolarizzino ottenendo il permesso di soggiorno, sia a maggior ragione che ciò non avvenga.

A dare ossigeno al fuoco, ci pensano i leader dei partiti di estrema destra, su tutti la Lega Nord. Gli slogan che vengono più frequentemente proposti, a partire dai vertici del partito fino ai cittadini comuni, sempre più spesso tramite i social network, sono: “Gli extracomunitari ci rubano il lavoro” o “Gli extracomunitari sono ladri e spacciatori”, dove per extracomunitari si intende in realtà una stretta cerchia degli stessi: nordafricani (marocchini, algerini e tunisini su tutti) e albanesi. Paradossalmente nella mente dei più razzisti vi sono anche i rumeni, dal momento che la Romania dal 2007 è parte dell’Unione Europea e la definizione di extracomunitari nei confronti dei suoi cittadini non vale più. In misura minore il termine viene utilizzato anche per indicare cittadini stranieri di altre nazionalità come senegalesi o filippini.

A completare l’opera provvedono i media nel riportare una notizia. Faccio un esempio: qualora avvenga un incidente automobilistico, e alla guida ci sia stato un italiano, un francese, un tedesco oppure un canadese, di solito non viene specificata la nazionalità di colui che ha causato l’incidente. Tutto cambia però se il conducente del veicolo è marocchino o albanese: in questo caso viene esplicitata la provenienza. Ma, onestamente, c’è un motivo specifico per cui è necessario? Cambia qualcosa se l’incidente è provocato da un italiano o da un marocchino? In un caso è un reato di serie B e in un caso è un reato di serie A? Assolutamente no, non c’è alcuna differenza. Il reato è esattamente lo stesso. Si deduce che l’unica spiegazione possibile è che ormai nel rapporto tra il mezzo di informazione e colui che riceve la notizia ci sia sempre la necessità di mettere sotto i riflettori della cattiva luce il cittadino non italiano che commette un reato. Si dà a colui che ascolta la notizia una ragione in più per odiare, per ripudiare. E questo che cos’è se non razzismo? È molto importante interrogarsi al giorno d’oggi sul potere che hanno i media, specialmente la televisione.

ukpassportÈ tempo di tornare a riflettere sul significato corretto delle parole, specialmente su una parola delicata come questa. D’altra parte dopo che il 51% dei britannici ha scelto di lasciare l’Unione Europea, anche l’intero popolo del Regno Unito sarà presto nel novero degli extracomunitari, con buona pace dei vari leader di destra.

 

Simone Bedarida
Simone Bedarida

Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 luglio 2016
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profughiGiornalmente sento commenti razzisti e intolleranti nei confronti dei migranti, alle volte, purtroppo, pure da persone della nostra comunità. Mi sono quindi chiesto, da ebreo, quali siano i ragionamenti da fare prima di arrivare ad attaccarli così aspramente.

Primo su tutti è il discorso sul razzismo; la domanda più banale che mi sono posto è: un ebreo può essere razzista? No, ovviamente!

L’errore che alcune volte si fa (ahimè) è quello di essere contro il razzismo solo quando ci riguarda direttamente, e non quando riguarda altre minoranze. L’insegnamento che dovremmo cogliere dalla storia è che non bisogna mai generalizzare, ma piuttosto valutare la singola persona per come si esprime e per come agisce. A questo proposito mi sento di affermare con tranquillità e sicuro di ciò che segue che buona parte dei migranti arriva nel nostro paese in buona fede, fuggendo da dittature terrificanti e integraliste, nelle quali queste persone sarebbero state, in alcuni casi, incarcerate o giustiziate. È purtroppo una possibilità il fatto che alcuni non aventi effettivo diritto di arrivare in Italia come profughi politici, approfittino delle agevolazioni (ma c’è anche chi lo fa per le agevolazioni destinate ai disabili, non per questo mi sento di dire che vadano abolite).

profughiebreiUn secondo punto da prendere in considerazione è il motivo della loro fuga, che dovrebbe farci riflettere sulle analogie con la nostra storia, per esempio agli ebrei che sono dovuti fuggire durante le persecuzioni della seconda guerra mondiale. Dobbiamo quindi tenere ben presente che i migranti fuggono da tirannie e morte probabile, dovute a una situazione politica a dir poco instabile e problematica. In ogni caso credo sia importante evitare qualunque forma di razzismo nei confronti di chi migra alla ricerca di un futuro migliore per se stesso e per le generazioni a venire.

Due versetti della parashà Kedoshim, che abbiamo letto sabato 14 aprile (6 Iyar 5776) danno un fondamento ebraico ai concetti espressi finora: “E quando un forestiero faccia dimora con voi nel vostro paese, non dovete fargli sopruso. Il forestiero dimorante con voi dev’essere per voi uguale ad un vostro indigeno, ed amerai per lui quel che ami per te; poiché (anche voi) siete stati forestieri nella terra d’Egitto. Sono io, il Signore, Dio vostro”.

In conclusione, credo sia importante affermare che di fronte agli accadimenti degli ultimi anni riguardanti questi flussi migratori provenienti dal mare, come ebrei non possiamo star fermi a guardare, e tantomeno scegliere il razzismo come risposta.

Gad Nacamulli, di Roma, frequenta il liceo scientifico
Gad Nacamulli, di Roma, frequenta il liceo scientifico

Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 maggio 2016
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Sadiq Khan con la moglie
Sadiq Khan con la moglie

Il 6 maggio scorso dalle elezioni amministrative a sindaco di Londra è uscito vincitore Sadiq Khan, appartenente al partito laburista. È il primo musulmano nella storia della città.

Sui social ci si è espressi ponendo l’accento su quest’ultimo punto. Di base le reazioni sono state di due tipi: chi ha esaltato la grande apertura mentale degli inglesi che ha reso possibile questo evento storico e chi invece, tra odio e paura, ha condannato gli ingenui londinesi pronti a essere sottomessi all’islam del terrore, nemico dell’Europa e di Israele.

Secondo questi ultimi, influenzati anche da false immagini fatte circolare ad arte, il prossimo sindaco sarebbe un integralista e un antisemita. Eppure alla sua prima uscita Khan ha partecipato a una commemorazione della Shoah, insieme al rabbino capo del Commonwealth; è stato sostenuto, durante la sua campagna elettorale, da molti ebrei; si è espresso contro il BDS, allontanandosi da un’ala del suo partito, e a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. All’apparenza, non proprio l’integralista dipinto da alcuni solo perché musulmano.

Da ebreo rifiuto in maniera più assoluta questo pensiero, colmo di razzismo.

Una foto ritoccata: quella cerchiata in rosso non è la moglie di Khan
Una foto ritoccata: quella cerchiata in rosso non è la moglie di Khan

Anche il pensiero volutamente opposto non mi convince in pieno. La sua religione non lo rende peggiore degli altri, ma neanche migliore. Dal punto di vista morale e fino a prova contraria Khan è esattamente alla pari di tutti: quella per l’uguaglianza religiosa è una sfida che l’Europa dovrebbe aver già superato da tempo. La sfida che ha davanti in questo momento è quella dell’integrazione dello straniero. Con Khan, “immigrato di seconda generazione”, sembra aver imboccato la strada giusta.

Alla luce di queste considerazioni, la mia posizione. È presto per stabilire se sarà o meno un buon sindaco, più o meno attento alla lotta contro l’antisemitismo e il razzismo, le premesse però mi sembrano buone. Per il momento osservo.

Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano, presidente Ugei 2016

Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 giugno 2012
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“Il sito Stormfront deve essere chiuso”

“Non possiamo più permettere che siano tollerati comportamenti come quelli di chi, nelle ultime ore sul sito Stormfront, a proposito di Mario Balotelli, giocatore della Nazionale Italiana e della visita di quest’ultima ad Auschwitz, pronuncia affermazioni razziste ed antisemite di estrema gravità”.

Così in una nota il presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, Daniele Regard.

“E’ vergognoso – continua Regard – che dichiarazioni di questo tipo, che istigano senza alcun dubbio all’odio razziale, possano essere diffuse in totale libertà. Per questo come ebrei, ma soprattutto come giovani, portatori dei valori dell’uguaglianza, della tolleranza e della nonviolenza, ci uniamo all’appello della Comunità Ebraica di Milano affinchè il sito venga chiuso e i responsabili rispondano delle loro azioni”.

Daniele


Consiglio UGEIConsiglio UGEI1 febbraio 2012
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Cari amici, anche quest’anno l’UGEI ha organizzato una serie di iniziative per la Giornata della Memoria. La prima sarà la proiezione del documentario “I volti di Auschwitz”, realizzato dall’UGEI durante il viaggio della memoria della Provincia di Roma, nel mese di aprile, dello scorso anno. Questa iniziativa si svolgerà il 24 gennaio nel liceo ebraico Renzo Levi di Roma.

Crediamo fortemente che rivolgersi alle nuove generazioni quando si parla di Shoah sia fondamentale e proprio per questo, abbiamo deciso di organizzare sia a Milano, che a Roma, due eventi rivolti proprio ai giovani. Partiremo dal ricordo terribile della Shoah, per arrivare a discutere sugli episodi di razzismo, di discriminazione ed antisemitismo nella socieità in cui viviamo. A Milano saremo al liceo Manzoni, a Roma al liceo Newton.

Tutto il consiglio crede profondamente che la memoria sia la testimonianza di un impegno, il vincolo che ci lega alla promessa che l’orrore dei campi di sterminio non si ripeta. Troppo spesso dimentichiamo ciò che è stato, più la Shoah diventa storia e più troviamo difficile comprendere ed accettare l’orrore, subentra un meccanismo di difesa, un distacco emotivo che a volte può portare al menefreghismo o, nel peggiore dei casi, a riproporre vecchi slogan ed idee fasciste e naziste. E noi vogliamo impegnarci affinchè non accada e per tramandare la memìoria ai cuori e alle teste future.

Daniele Regard



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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