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Consiglio UGEIConsiglio UGEI9 marzo 2017
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“Assuero, Haman e Esther”, di Rembrandt H. van Rijn

Quello di Esther, che precede la festa di Purim, non è certamente il digiuno più noto dell’ebraismo né il più sentito oggi dalla maggior parte degli ebrei. Tra i criptogiudei in Spagna, Portogallo e in America latina, invece, il digiuno di Esther è stato spesso tramandato a lungo, di generazione in generazione, a volte persino prolungato per tre giorni. Per molti ebrei nascosti era di fatto impossibile osservare il Sabato o Kippur senza andare incontro alla longa manus dell’Inquisizione. Ma il motivo primo della persistenza ostinata, nel mondo sommerso dei convertiti giudaizzanti, di questo digiuno è un altro: il legame di identificazione che i criptogiudei tessevano con la regina di Persia. Come Esther, vivevano nel nascondimento, nell’assimilazione. E poco importa se l’assimilazione è imposta con la violenza oppure dalle circostanze in cui ci si trova a vivere, pur rimanendo formalmente una scelta libera. Ma soprattutto: poco importa per coloro per cui conta davvero: non chi va via, ma chi resta.

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“La regina Esther”, di Edwin Long

Esiste almeno una “Cansoun d’Esther” composta nella Francia meridionale in giudeo-provenzale, e non mancano notizie di una “Santa Esther”, punto d’incontro tra un ebraismo voluto ma nascosto e la necessità ad adeguarsi ai moduli del culto cristiano, insieme alla inevitabile influenza dei suoi modelli. Non stupisce, allora, la popolarità della regina Esther e del digiuno presso i criptogiudei, ben più della ritualità legata a Purim, che non sopravvisse alla generazione dei convertiti o al massimo a quella dei loro figli. Digiunare era un modo per affermare privatamente la propria identità. Non di meno, un modo per espiare la “colpa” della conversione, dell’allontanamento coatto dalla tradizione dei padri.

Oggi molto è cambiato, ma Esther è ancora un personaggio centrale. E’ bello pensare che la sua storia richiami altre mille storie, storie vere dei nostri tempi. Esther l’assimilata che salva il suo popolo, ma anche Mardocheo che cerca Esther, conta su di lei suggerendole il silenzio sulle proprie origini, conosce il contributo che la giovane può dare al suo popolo. E’ probabile che Mardocheo non consideri l’adesione a un concorso di bellezza, e a maggior ragione il matrimonio di convenienza con un non ebreo ricco e potente, il coronamento di una vita ebraica. Eppure parla a Esther, non la dimentica, non la ignora. La considera davvero, non solo in teoria ma anche di fatto, una ebrea parte del popolo ebraico. Come finirebbe la storia se Mardocheo considerasse Esther ormai perduta all’ebraismo, lapsa, contaminata da una alterità apparentemente irriducibile? Esther può fare molto – e infatti lo fa – ma quanto è importante la mano tesa dell’ebreo osservante Mardocheo?

"La regina Esther", di Andrea Del Castagno
“La regina Esther”, di Andrea Del Castagno
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, giornale Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, giornale Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 marzo 2017
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ravviterbo“Eli ata veodeka… ecco qua una bistecca”. Ti devo molto rav Achille Viterbo. Ti dobbiamo molto tutti noi. Quando eravamo piccoli ci radunavi per il talmud torah del mercoledì, ci traslitteravi le principali preghiere e ce le facevi imparare. Io, Beniamino, Giulia, Isak e Ruben eravamo delle pesti, ma tu ci volevi bene, e ti dedicavi a noi con passione. Per farci imparare a memoria lo Shemà ci avevi promesso una tavoletta di cioccolata per ogni brano, una ricompensa ghiotta per dei bambini alle elementari: una piccola per il primo brano, una grande per il secondo e un’altra piccola per il terzo. Venivi a casa nostra quando non eravamo noi a venire da te. Con un registratore e un audio cassetta ci hai registrato le nostre prime teffilot e aftarot. Io dissi la mia prima a dieci anni, il secondo giorno di Pesach; Beniamino invece ne aveva undici e lesse l’aftarà di Shabbat chol hamoed. L’anno dopo ci facesti fare a cambio. Ognuno aveva la propria parte del seder di Pesach da dire, anche se quella della Giulia era più lunga, perché lei la leggeva senza cantarla.

Ci radunavi, da più piccoli, a Purim, per fare il pozzo. Ognuno portava dei regalini incartati e venivano messi nel “pozzo”, da cui a turno li pescavamo. Ognuno tornava a casa con dei nuovi regali. A ogni festa facevi in modo che noi fossimo coinvolti: le favette a Simchat Torah, le bische clandestine di cioccolatini giocati al sevivon a Chanukkà e gli schiaffetti alla benedizione dei bambini.

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La sinagoga di Padova

Mi ricordo quando venivi dalla nonna, lei ci teneva molto che tu mi insegnassi l’Allelujà dell’Allel. L’ultima preghiera che mi hai insegnato è stato Musaf. Con il tuo fare gentile venivi a casa per registrarmi una nuova parte e per sentire come avessi imparato quelle registrate la settimana precedente. Conserverò per sempre con grande affetto quelle audiocassette. Mi ricordo quando mi dicesti di farmi insegnare da rav Locci la parte della kedushà, perché lui la cantava meglio. Ti ho pensato molto questo Shabbat, quando l’ho recitato, così come ieri sera, quando ti ho ricordato durante una cena di Shabbat per ragazzi che ho organizzato.

Ci siamo visti l’ultima volta alcuni anni fa al tempio a Trieste. Eri così orgoglioso di presentarmi come un tuo allievo, e ricordo l’affetto con cui mi desti la berachà.

Grazie mille di tutto rav, veglia su noi tutti.

Benedetto Sacerdoti


Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 aprile 2016
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purimCorre veloce sulla Ferrovia Leopolda il treno che mi porta a Firenze, dove per il fine settimana è previsto l’oramai storico shabbaton di Purim targato UGEI. Sembrano passati secoli dal congresso nefasto di fine 2014, svoltosi proprio nel capoluogo toscano, quando sembrava che L’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia fosse arrivata alla fine dei suoi giorni; la settantina di partecipanti all’evento mostra al contrario un’UGEI nuova e in grande spolvero.

Dopo le celebrazioni dello Shabbat e l’ottima cena presso i locali della comunità (solo i disgraziati mangiano male a Firenze) il piatto forte dello shabbaton è rappresentato dalla giornata di sabato. Infatti il giorno seguente, dopo la tefillà della mattina e il pranzo, sono previste due particolari attività preparate dai consiglieri. Si comincia con il “Caffè dilemma”, una sorta di dibattito culturale sui temi di attualità che ci circondano: le unioni civili e i diritti delle coppie omosessuali, l’aliyah, l’assimilazione ebraica, l’informazione su Israele (hasbarà); a seguire un gioco a quiz goliardico, organizzato a squadre. Ma forse l’evento apicale dello shabbaton è rappresentato dalla festa a tema del sabato sera, vera e propria liturgia imprescindibile del Purim ugeino. Quest’anno il tema è incentrato sull’esposizione internazionale fieristica conclusasi a Milano qualche mese fa: in un noto locale serale del centro cittadino si possono così ammirare zampognari scozzesi, geishe, berberi e tante altre maschere dalle più classiche alle più boccacesche.

Il giorno seguente per i superstiti giunge il momento del commiato, non prima però di un giro turistico breve ma peculiare che parte dai simulacri della Firenze più nota fino a toccare i luoghi più particolari, come le antiche vestigia della prima sinagoga della città.

Un ringraziamento speciale va alla Comunità ebraica di Firenze per la calorosa accoglienza, senza però dimenticare l’encomiabile lavoro del Consiglio UGEI che si è prodigato per offrirci un fine settimana diverso dalla solita minestra.

Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l'hockey su ghiaccio; il resto e' noia
Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito a una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l’hockey su ghiaccio; il resto è noia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI25 marzo 2012
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Due settimane prima avevamo festeggiato Purim a Roma con più di 1000 persone per un grande weekend internazionale. Non sarebbe stato facile proporre il tradizionale evento casalingo “UGEI style” solo due settimane dopo. Lo sapevamo, ma non per questo abbiamo deciso di desistere. Ed infatti, con tutte le sue particolarità, l’evento si è dimostrato un successo. 200 ragazzi alla cena di Shabbat venerdì sera, molti nuovi volti, specialmente milanesi, che ci auguriamo di rivedere ai prossimi eventi targati UGEI. Alla festa di sabato sera abbiamo varcato la soglia dei 300: un locale di fronte al Castello Sforzesco, tanta musica tamarra-zarra-burina ( a seconda di come preferite), luci al neon, vestiti fluorescenti e, chiaramente l’alcool, ne hanno fatto da cornice. Finita la festa intorno alle cinque per i più ostinati, la mattina dopo abbiamo provato a tornare seri. Così molti di noi hanno partecipato all’incontro “Un secolo di gioventù ebraica in Italia” organizzato dall’Associazione culturale Hans Jonas e dalla Comunità Ebraica di Milano che, insieme a noi, ha organizzato e dato vita a tutto il weekend. Così si è concluso il mese di Marzo per l’UGEI, con la riuscita di due grandi eventi che hanno visto il lavoro assiduo dei membri del Consiglio, la maggior parte dei quali catapultati per la prima volta nell’organizzazione di eventi di questa portata.

Per chi non avesse potuto partecipare all’evento di Milano o per chi avesse voglia di riguardare le foto della festa questo è il link giusto e senza aspettare Purim dell’anno prossimo, partecipate al prossimo evento dell’UGEI! Noi vi aspettiamo!

Alessandra


Manuel Kanahmanuel2 maggio 2011
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Mercoledì 23 Marzo

Dopo alcune ore di lezione all’università, questa mattina sono corso alla stazione a prendere il treno che mi ha portato a Padova. Sistemerò qui gli ultimi dettagli per il weekend di Purim a Venezia, così da potermi muovere facilmente, cosa non così scontata per la città lagunare. Salito sulla freccia argento inizia ufficialmente l’ultima fase della pianificazione di Purim, iniziata ormai più di due mesi fa con la ricerca degli alberghi, della location per la festa e l’organizzazione di tutti gli altri aspetti, dai pasti all’impianto audio e luci per la sala del sabato sera. In viaggio gran parte del lavoro è stata dedicata al suddividere le persone negli alberghi. Sembra semplice, ma quando si ha a che fare con più di una struttura alberghiera non basta tener conto delle preferenze riguardo i compagni di stanza, ma bisogna anche mettere nello stesso albergo gli amici. Arrivato a Padova e recuperata una macchina abbastanza capiente sono andato a far la spesa per le colazioni. Fra succhi, bicchieri, biscotti e piatti ho riempito interamente il bagagliaio con i cinque scatoloni di spesa. Speriamo di riuscire a convincere Davide a portare queste scatole in macchina a Venezia, altrimenti bisognerà portarle in treno.

Giovedì 24 Marzo

Ieri ho dimenticato di comprare la Vodka per il venerdì sera! Quindi sveglia presto al mattino e di corsa al supermercato a comprarne almeno 10 bottiglie e poi subito in stazione per prendere il treno per Venezia, ho appuntamento con la comunità e con il responsabile sicurezza per aggiustare gli ultimi aspetti.

In mattinata arrivano i consiglieri: Yohanan, Moshe, Debora, Sharon e Leone e ovviamente il presidente Billy. Con loro iniziamo a predisporre i tavoli e le sedie nella sala dove mangeremo, cercando di farci stare almeno 150 persone.

Verso le cinque Davide ci chiama, è quasi arrivato al Tronchetto, dove abbiamo appuntamento con i ragazzi del Club della Talpa, che ci stanno aiutando ad organizzare questo evento, specialmente per la festa e per i trasporti. Ci mettiamo quindi in marcia raggiungendo il Tronchetto a piedi, dove trasferiamo le scatole con i pasti su una barca che li porterà poi in comunità. Arrivati in comunità scopriamo però un altro imprevisto: i frigoriferi non bastano. Alla fine occuperemo: i due frigoriferi della cucina, quello delle bibite, quello del centro giovanile e quello della cucina del vice rabbino per riuscire a far entrare tutto.

Una cena veloce e poi in riunione per assegnare i ruoli per domani.

Venerdì 25 Marzo

Arriviamo a Venezia dove subito si inizia a lavorare. Chi apparecchia e sistema la sala, chi compera le ultime cose chi inizia ad accogliere i primi ugeini in albergo. Nemmeno oggi però mancano gli imprevisti e i colpi di scena. Il vino, che doveva essere consegnato già due giorni fa ancora non è arrivato e non è ben chiaro quando lo consegneranno (arriverà finalmente oggi pomeriggio alle tre), Vittorio è ammalato e non arriverà con i braccialetti per la sicurezza e i pasti, tirati fuori dal frigo, sono ancora congelati. Mentre da una parte di Venezia si litiga al telefono con gli spedizionieri, in cucina Debora, Sharon, Yohanan e Susanna (la dama della Laguna)  cercano disperatamente di scongelare le portate del venerdì sera, Leone, Billy, Moshe e Davide gestiscono il check in di ben cinque alberghi e qualcuno ancora cerca di capire come far arrivare i braccialetti da Milano.

Fortunatamente però, entro l’entrata di Shabbat, in un modo o nell’altro, ogni cosa si è risolta.

Dopo la tefillà al tempio, caratterizzata da  caratteristiche note lagunari, quasi 200 persone si sono sedute a tavola, dove rav Ghili Benyamin ha fatto il kiddush. Sarà stato lo stare gomito a gomito, il vino e il buon cibo o forse la vodka, o tutte queste cose insieme, l’atmosfera è subito esplosa in lechaim, balli in giardino e canzoni. Ora però bisogna sistemare, poi una breve riunione e poi a dormire; oggi è stata una giornata davvero intensa.

Sabato 26 Marzo

Finalmente è arrivato Shabbat. Dopo la tefillà al tempio eccoci a tavola. A pranzo saremo circa un centinaio e l’atmosfera è davvero bella. Un saluto del presidente della Comunità di Venezia in cui ci invita ad imparare l’ebraico, ottimo cibo e birchat a mazon tutti insieme. Ad aspettarci appena finito di pranzare c’è Riccardo Calimani con cui chiacchieriamo sul ruolo degli ebrei nella storia e sulla nostra identità. Ora finalmente non c’è più molto da organizzare, e ci si può permettere una passeggiata con gli amici per Venezia, fra Rialto e San Marco.

Finito Shabbat ci si prepara per la festa. Il tema Balli a Corte sarà difficile, ma il risultato è davvero incredibile! Già dalle dieci si vedono le prime dame e nobiluomini attraversare piazza San Marco per poi raggiungere il Teatro San Gallo per la festa. A breve arriveranno tutti e la festa può iniziare.

Domenica 27 Marzo

Dopo la nottata fin oltre le cinque di ieri sera davvero non ho la forza per alzarmi, eppure alle undici e mezzo devo trovarmi per fare riunione con gli altri consiglieri UGEI e tirare le fila di questo weekend. Lo stress e le preoccupazioni dei giorni scorsi ormai sono passate, lasciando il posto solo a stanchezza e soddisfazione, binomio necessario se un evento è davvero riuscito. Ora salutiamo gli amici e godiamoci le ultime ore a Venezia, le ultime ore di questo fantastico evento.

Benedetto Sacerdoti



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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