profughi

Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 settembre 2017
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Don’t call me white, cantavano i NOFX – una band punk-rock statunitense composta in gran parte da ragazzi ebrei che ascoltavo nella mia adolescenza – ovvero, non applicare su di me questo stereotipo, perché non mi appartiene. I miei gusti musicali sono un po’ cambiati da allora, ma quando sento parlare di suprematismo bianco, o anche solo più da vicino continuamente di “prima gli italiani” e i “nostri confini”, questo ritornello mi sovviene nuovamente, e mi chiedo chi siano i bianchi, e poi gli italiani, e se anche io appartenga a questo gruppo privilegiato o se qualcun altro vi appartenga realmente. Sì perché cosa occorre per esserlo, il sangue, la religione, la lingua, la provenienza geografica? E dove saranno nati i miei antenati, e i vostri, i loro? Il passaporto può bastare?

Ma le differenziazioni non sono solo locali, e si applicano arbitrariamente anche agli stranieri e alle loro tragedie, vi sono categorie etnico-religiose di profughi “buoni” degni di commiserazione, come i cristiani, gli ezidi e a volte anche i siriani – anche se dubito che i più li abbiano realmente incontrati e saprebbero sul momento distinguerli, per esempio alcuni di quelli di Gorino erano cristiani ma furono ugualmente cacciati con le barricate, e un buon numero di ezidi sono ancora intrappolati in Grecia o in Turchia con buona pace di tutti – e profughi che in realtà sono solo “migranti economici” e non meritano neppure un pasto o un tetto sotto il quale dormire, nei loro confronti è preferibile la tanto paventata “ruspa” salviniana. Allora pensando a qualche artista sicuramente superiore ai NOFX concludo con queste celebri parole di Bob Dylan: “How many roads must a man walk down Before you call him a man?”.

Francesco Moisés Bassano

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 luglio 2016
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profughiGiornalmente sento commenti razzisti e intolleranti nei confronti dei migranti, alle volte, purtroppo, pure da persone della nostra comunità. Mi sono quindi chiesto, da ebreo, quali siano i ragionamenti da fare prima di arrivare ad attaccarli così aspramente.

Primo su tutti è il discorso sul razzismo; la domanda più banale che mi sono posto è: un ebreo può essere razzista? No, ovviamente!

L’errore che alcune volte si fa (ahimè) è quello di essere contro il razzismo solo quando ci riguarda direttamente, e non quando riguarda altre minoranze. L’insegnamento che dovremmo cogliere dalla storia è che non bisogna mai generalizzare, ma piuttosto valutare la singola persona per come si esprime e per come agisce. A questo proposito mi sento di affermare con tranquillità e sicuro di ciò che segue che buona parte dei migranti arriva nel nostro paese in buona fede, fuggendo da dittature terrificanti e integraliste, nelle quali queste persone sarebbero state, in alcuni casi, incarcerate o giustiziate. È purtroppo una possibilità il fatto che alcuni non aventi effettivo diritto di arrivare in Italia come profughi politici, approfittino delle agevolazioni (ma c’è anche chi lo fa per le agevolazioni destinate ai disabili, non per questo mi sento di dire che vadano abolite).

profughiebreiUn secondo punto da prendere in considerazione è il motivo della loro fuga, che dovrebbe farci riflettere sulle analogie con la nostra storia, per esempio agli ebrei che sono dovuti fuggire durante le persecuzioni della seconda guerra mondiale. Dobbiamo quindi tenere ben presente che i migranti fuggono da tirannie e morte probabile, dovute a una situazione politica a dir poco instabile e problematica. In ogni caso credo sia importante evitare qualunque forma di razzismo nei confronti di chi migra alla ricerca di un futuro migliore per se stesso e per le generazioni a venire.

Due versetti della parashà Kedoshim, che abbiamo letto sabato 14 aprile (6 Iyar 5776) danno un fondamento ebraico ai concetti espressi finora: “E quando un forestiero faccia dimora con voi nel vostro paese, non dovete fargli sopruso. Il forestiero dimorante con voi dev’essere per voi uguale ad un vostro indigeno, ed amerai per lui quel che ami per te; poiché (anche voi) siete stati forestieri nella terra d’Egitto. Sono io, il Signore, Dio vostro”.

In conclusione, credo sia importante affermare che di fronte agli accadimenti degli ultimi anni riguardanti questi flussi migratori provenienti dal mare, come ebrei non possiamo star fermi a guardare, e tantomeno scegliere il razzismo come risposta.

Gad Nacamulli, di Roma, frequenta il liceo scientifico
Gad Nacamulli, di Roma, frequenta il liceo scientifico


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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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