memoria

Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 aprile 2018
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L’11 Aprile, in occasione di Yom Ha Shoah, nelle abitazioni romane si è svolto il progetto Zikaron ba salon: un’iniziativa nata in Israele nel 2010, in cui un sopravvissuto ai campi di sterminio racconta la sua testimonianza in un ambiente più confortevole, e può interagire con studenti e persone intorno a lui. In questa giornata sono stati aperti contemporaneamente altri cinque salotti in cui hanno testimoniato Sami Modiano, Piero Terracina, Edith Bruck e altri sopravvissuti.

Alberto Sed aveva 15 anni ed era già orfano di padre quando venne arrestato: fu portato all’orto botanico e picchiato dai tedeschi che volevano sapere dove si nascondessero i parenti di sua madre, che lui aveva visto solo poche volte. Fu deportato al campo di sterminio di Auschwitz con la madre e le tre sorelline, Angelica, Fatina ed Emma. Erano stati presi a Roma il 21 marzo 1944, furono caricati sul treno piombato che dal campo di raccolta di Fossoli portava ad Auschwitz il 16 maggio, nello stesso convoglio di Piero Terracina.

Da sinistra: Enrica Calò Sed, Angelica Sed, Emma Sed, Alberto Sed, Fatina Sed

Sua madre e la sorella minore Emma sono subito uccise nelle camere a gas. Alberto è immatricolato con il n. A-5491 ed inviato al blocco 29. Anche le sorelle Angelica e Fatina superano la selezione ed entrano nel campo. Durante la sua prigionia ha lavorato sulla Rampa: c’erano tre kommandi, secondo il racconto di Alberto: uno puliva i treni, uno prendeva le valigie e uno divideva gli uomini e le donne e selezionata chi doveva morire e chi sarebbe entrato a lavorare nel campo. Le persone deboli venivano mandate direttamente ai forni crematori. Alberto ha lavorato anche nei forni crematori, e conserva l’atroce immagine delle SS che  costringevano con le armi i prigionieri ebrei a lanciare in aria i bambini più piccoli appena arrivati con i convogli, prendevano la mira e sparavano loro in volo. «Amo immensamente i bambini, ma non sono più riuscito a prenderne uno in braccio. Se solo accenno al gesto, mi assale la paura che qualcuno mi gridi di lanciarlo». Racconta Alberto nel suo libro. Viene mandato via da Auschwitz e passa 6 mesi alle miniere di carbone (aveva 16 anni), ma non voleva lavorarci, quindi inizia a fare gli incontri di box per i tedeschi.

Dopo più di 10 mesi di prigionia, Alberto Sed fu liberato nell’aprile 1945 dagli americani. Appena le circostanze e le forze glielo consentono intraprese il viaggio di ritorno. A Roma Alberto ritrova la sorella Fatina, come lui sopravvissuta ad Auschwitz, sottoposta nel lager agli esperimenti del dottor Josef Mengele e apprende anche della morte della sorella Angelica avvenuta nel dicembre 1944.
Per anni Alberto non ha voluto raccontare la sua esperienza, nemmeno alla moglie Renata. Dopo un’intervista con il colonnello dei carabinieri Roberto Riccardi, che si è occupato di scrivere il  libro sulla sua esperienza, Alberto ha iniziato anche ad andare nelle scuole e interagire con gli studenti, diventando uno dei testimoni chiave della Shoà; la sua storia è rilevante per ricostruire l’esperienza dei bambini italiani deportati ad Auschwitz.

Giorgia Calò


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 marzo 2018
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Una domenica pomeriggio di marzo si è svolta al Centro Sociale della Comunità ebraica di Torino la presentazione del libro “Tullio e i Giusti del Canavese”, realizzato dalle classi V delle scuole elementari di Verolengo, Rondissone e Torrazza Piemonte. I bambini, dopo aver ascoltato la storia di Tullio Levi, ex presidente della Comunità ebraica di Torino, l’hanno riportata in un libro presentato al concorso del MIUR “I giovani ricordano la Shoà” vincendo il primo premio a livello regionale. Tullio e la sua famiglia sono stati nascosti da Pietro, Maria e Carlo Antoniono che sono stati riconosciuti Giusti delle Nazioni da Yad Vashem.

I bambini hanno compiuto un lungo percorso e hanno presentato il loro libro attraverso un piccolo spettacolo sincero e soprattutto pieno di consapevolezza rispetto all’importantissimo tema trattato.
Valore aggiunto di questo lavoro è stata la possibilità per i bambini di incontrare e conoscere i protagonisti della storia, oltre a Tullio Levi anche i discendenti della famiglia Antoniono.
Tutto ciò contribuirà a mantenere vivo in loro il ricordo di questa vicenda e della sua importanza.
Le maestre hannno voluto affrontare con particolare attenzione le motivazioni che hanno portato alle leggi razziste e alla Shoà focalizzandosi soprattutto sul tema dell’esclusione e sulle sue conseguenze.

La grande serietà che ha contraddistinto il lavoro svolto in queste classi merita un elogio nei confronti delle maestre, persone coscienti dell’importanza della memoria e dell’abituare fin da bambini al grande valore della diversità.

Chiara Levi

Consiglio UGEIConsiglio UGEI27 gennaio 2018
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Un paio di mesi fa ho avuto la possibilità di fare domanda per partecipare ad un viaggio della memoria e per farlo ho dovuto scrivere una lettera di presentazione in cui esporre i motivi che mi spingono a voler vivere un’esperienza simile.

Inizialmente mi sono trovata spaesata e confusa davanti allo schermo del mio computer; mi veniva chiesto cosa secondo me dovrebbe spingere una persona ad andare in visita ad Auschwitz ed in generale a ricordare e a “fare memoria”. Riflettendo sulle mie motivazioni, avrei certamente potuto raccontare esperienze personali, ma ho poi deciso di partire sì da qualcosa che mi riguardasse, ma che fosse molto semplice, ovvero il mio corso di studi. Frequento il dipartimento di Fisica di Torino da due anni; in questo lasso di tempo mi sono stati presentati diversi lati della fisica, ma nella mia lettera ho deciso di partire da una relazione che bene o male tutti conosciamo e di servirmene per raccontare il mio pensiero a proposito della necessità di ricordare e “fare memoria”.

Mi preme avvisare eventuali lettori fisici o aspiranti fisici che da questo punto in poi sarò assolutamente poco rigorosa e che la mia interpretazione sarà più visiva che formale. La relazione cui ho accennato è l’espressione della forza gravitazionale di Newton, che rappresenta l’interazione tra due corpi; tale interazione dipende dal valore delle masse m e  dei due oggetti e dalla costante di gravitazione universale g ed è inversamente proporzionale al quadrato della distanza tra i due corpi R.

Vorrei concentrarmi proprio sulla distanza tra i due corpi e per farlo immagino di avere una “linea del tempo”, una retta, su cui fissare un punto iniziale, che in questo caso è rappresentato dal periodo che va dal 1935 al 1945, dalla promulgazione delle leggi di Norimberga alla fine della seconda guerra mondiale:  la distanza che unisce questo “punto zero” all’anno corrente è il raggio R, la distanza che ci separa da quegli avvenimenti.


L’interazione che esiste tra due punti di questa immaginaria linea del tempo non è costante, anzi dalla sua espressione osservo che se R aumenta F diminuisce velocemente: spostandomi dalla fisica alla storia, potrei dire analogamente che la forza di ciò che è accaduto in quegli anni, l’impatto che questa porzione di Storia ha avuto e avrà su di noi, dipendono da quanto siamo distanti, volenti o nolenti, da essa.

Basti pensare che la narrazione diretta dei sopravvissuti tra poco non sarà più possibile e sembrerebbe dunque che più ci allontaniamo da ciò che deve essere ricordato, meno siamo in grado di ricordarlo.  Per fortuna non deve essere per forza così ed un’espressione come quella di Newton non regola la nostra capacità di ricordare: se non possiamo accorciare la distanza che ci separa da quegli eventi per sentirne tutto il loro impatto, possiamo aumentare la volontà di ricordare nelle persone, far crescere ciò che nell’espressione sopracitata sta al numeratore della frazione, la massa, che molto simbolicamente siamo tutti noi. Per questo ogni iniziativa verso la Memoria sarà sempre da incoraggiare e l’interessamento di ogni singola persona, nel proprio piccolo, sarà di anno in anno più prezioso.

Isabella Sofia


Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 luglio 2017
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Per il secondo anno di fila l’Ugei organizza un Viaggio della Memoria per i giovani ebrei italiani. Dal 29 ottobre al 1° novembre visiteremo Dachau e Monaco, Salisburgo e Mauthausen (qui per ulteriori informazioni e per procedere all’iscrizione). Ma prima di partire, forse, può essere utile riflettere sul significato di questa esperienza. Perché la prassi del Viaggio della Memoria è sempre più diffusa, e non di rado l’impressione è che si trasformi in un pellegrinaggio alla ricerca di una contrizione forzosa e spesso generica, o addirittura nella migrazione vacanziera verso un luogo famoso da visitare: occhiali da sole, foto ricordo e via, il prossimo anno in Thailandia. L’obiettivo non è, credo, andare ad Auschwitz o in un altro campo di concentramento e sterminio per vedere un prato, un bosco di betulle, ruderi, recinzioni, qualche binario. Non è una questione di rigore o rispetto. E’, semplicemente, che questo non è Auschwitz.

Non sto dicendo che il viaggio, questo viaggio, non sia importante, ma solo che la destinazione è un’altra: non una tranquilla località della Slesia a poche decine di chilometri dalla bella Cracovia, ma un luogo molto più vicino e infinitamente più lontano. Visitare Auschwitz è il punto di partenza del viaggio, non l’arrivo. L’arrivo è quello che succedeva ad Auschwitz, quello che noi possiamo fare è conoscerlo un po’ meglio e ricordarlo. Auschwitz non è un prato verde, non tronchi bianchi di betulle luccicanti al sole. E’ destra e sinistra, è la lingua violentata, cani e stivali, urla nella notte, Sonderkommando, cenere, fumo, quell’odore sempre nell’aria, è l’Ulisse di Primo Levi, il dio appeso alla forca di Elie Wiesel, il piccolo Jona che giocando tra mucchi di cadaveri trova quello del padre, milioni di mani, milioni di volti, milioni di nomi. Questa è la meta del viaggio. L’altro, semmai, il punto di partenza.

Giorgio Berruto

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI31 gennaio 2017
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Il 27 gennaio il presidente Ugei Ariel Nacamulli, insieme alla presidente Ucei Noemi Di Segni, è stato ospite della trasmissione televisiva Unomattina, in onda su Rai Uno. Ariel ha parlato a nome dell’Ugei dell’importanza della Memoria e del passaggio del testimone del ricordo tra le generazioni.

Questa è la registrazione della trasmissione, l’intervista comincia al minuto 36.

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UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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