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Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 aprile 2017
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Le recenti notizie di concentramento e tortura di omosessuali in Cecenia, Repubblica della Federazione russa, non possono lasciarci indifferenti né come cittadini italiani né come ebrei. Per questo ci uniamo alla protesta del movimento LGBT e di larghi strati della società civile contro quello che in Cecenia è quotidianità, e contro la diffusione della propaganda omofobica ovunque: anche in Italia, dove pure è ben lontana dalle conseguenze estreme che vediamo realizzarsi in altre regioni del mondo.

Di seguito il comunicato di Magen David Keshet Italia, il primo gruppo ebraico LGBT nel nostro Paese (di cui Hatikwà ha già scritto qui).


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 maggio 2016
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convegno2La conferenza tenutasi giovedì 28 gennaio presso il Senato dal titolo “Le ragioni del silenzio”, e replicata presso il centro ebraico Il Pitigliani di Roma il 14 aprile, si apre con un inevitabile sguardo sulla contingente situazione politica italiana e il ddl Cirinnà.

A prendere parola per primo è Luigi Manconi, presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, che ricorda come lo stato debba garantire la tutela completa di ogni individuo, sul piano morale e sociale, prima ancora che su quello economico-materiale. Sottolinea come il disprezzo possa insidiarsi dietro il velo ipocrita della tolleranza, intesa come concessione di parte dei propri diritti a chi è diverso, senza arrivare però a porre l’altro davvero sullo stesso piano. Dello stesso parere sono i due oratori successivi, il senatore Lo Giudice e Patrizio Gonnella (presidente Cild).

A prendere parola sono poi Marco Fiammelli e Raffaele Sabbadini, esponenti di Magen David Keshet – Italia, prima associazione Lgbt ebraica italiana; emerge da subito il loro vissuto di membri di una doppia minoranza, e tengono a ricordare come nella storia, antisemitismo e omofobia siano spesso andati di pari passo. Citano con orgoglio il tiqqun olam, il correggere le ingiustizie del mondo, e portare luce sulle persecuzioni naziste è sentito da loro come un dovere fondamentale sia come ebrei sia come omosessuali. convegno

Interviene poi Anna Segre, psicoterapeuta, che sposta l’attenzione sulla tragedia della Shoah nei suoi più crudeli dettagli. Cita il paragrafo 175, la legge tedesca che vieta i rapporti omosessuali, mettendoli sullo stesso piano dei rapporti fra uomini e animali, tenendo a specificare che abbia origini antecedenti al nazismo: emanato nel 1879, rimarrà in vigore in Germania fino al 1994. Questo paragrafo è emblematico di tutta la storia degli omosessuali, che fino ai tempi più recenti continueranno a essere additati come criminali. Nel 1935 il paragrafo 175 viene ampliato, rendendo possibile la condanna senza processo. Nel solo 1940 sono 10.000 gli arresti. Ma più forti delle parole di Anna Segre, sono le testimonianze dirette dei superstiti. Solo cinque persone, in tutta la Germania, si sono rese disponibili a rilasciare un’intervista, ma sotto falso nome, per rimanere nell’anonimato. Assistiamo alle loro agghiaccianti storie, proiettate nella sala. Storie raccontate a metà, rievocate con molto dolore, ma soprattutto vergogna, una vergogna che non li hai mai abbandonati da 60 anni a questa parte. Hanno taciuto persino con i famigliari, non trovando nessuno con cui metabolizzare il trauma, perché gli stessi genitori non riuscivano ad accettare l’omosessualità dei figli. Così come la legge dello stato fino ai tempi più recenti: come se non bastasse, alcuni di loro sono stati arrestati altre decine di volte, dopo esser usciti dai campi di concentramento, sempre per la stessa “colpa”. pink-triangle-armband

Ultimo a prendere la parola è Franco Goretti, laureato in storia contemporanea con una tesi sul confino degli omosessuali. Ci racconta la sua storia personale di omosessuale, che insieme ad altri ha cercato di compiere l’immenso sforzo di portare alla luce quello che è stato il triangolo rosa della Shoah. Sfata il mito degli “italiani brava gente”, racconta di come in Italia, la mancanza di norme contro l’omosessualità non derivasse da un sentimento di tolleranza, ma dalla volontà di rimanere nel silenzio, non creare scandalo, fare finta di niente, come se l’esistenza di omosessuali fosse una favola. Il confino è stato l’arma usata dal potere. Allontanare, esiliare il diverso, il problema. E anche in Italia, con la fine della guerra non sono finiti i problemi. Racconta Goretti di come, quand’era ragazzo, gli stessi omosessuali seguissero la linea della discrezione, non si rivelassero al mondo, per non turbare la quiete pubblica. “Ma io mi rifiuto di assumere il punto di vista del persecutore”, sentenzia, reclamando il proprio diritto ad avere pari dignità fra gli uomini, e ricordando il nostro dovere di cittadini di portare avanti la memoria. La conferenza si chiude con un appello alla nostra coscienza civile per rompere questo silenzio, che in parte è ancora rimasto.

Giulio Piperno
Giulio Piperno, di Roma, studia psicologia alla Sapienza

Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 maggio 2016
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mdk2L’esistenza dell’omosessualità e di coppie omosessuali non è un’ipotesi in attesa di dimostrazione. E’ un fatto, una realtà ormai solida che come tale meriterebbe non solo una maggiore tutela legislativa, ma anche crescente attenzione da parte di un ebraismo italiano che solo di recente e non senza difficoltà e timori ha cominciato a discuterne. Eppure siamo abituati a pensare che la centralità che l’ebraismo dà alla persona, al soggetto morale consapevole e capace di scegliere responsabilmente, vada di pari passo con la difesa dei diritti di coloro che ne sono privati.

Anche per partecipare al dibattito dall’interno, il primo luglio scorso si è costituito a Roma Magen David Keshet Italia (MDKI), una organizzazione indipendente che unisce ebrei Lgbt, per lo più iscritti alla comunità ebraica della capitale. Il gruppo vuole promuovere e sostenere le rivendicazioni della comunità Lgbt sia in generale sia in ambito precipuamente ebraico; si propone, al contempo, di organizzare attività sociali e conviviali legate alla cultura e alla tradizione ebraica e di offrire un supporto agli ebrei italiani Lgbt, in piena coerenza con il principio di tikkun haolam.

mdkiLa nascita ufficiale del gruppo è stata preceduta da una serie di attività, tra cui la partecipazione al Gay Pride di Roma il 13 giugno. Complice il successo riscosso in quella occasione, nell’arco di poche settimane è stato creato ufficialmente il gruppo, che ha già ricevuto l’affiliazione come associazione con diritto di voto al World Congress of Lgbt Jews (Keshet Ga’avah), il network che collega le più importanti realtà Lgbt attive in Europa, Nord e Sud America e Israele, e che si traduce in una piattaforma globale per informazioni, scambi e mutuo sostegno all’interno del mondo ebraico Lgbt. MDKI è la prima associazione italiana che entra a far parte di questa rete. “Come obiettivo principale – afferma Marco Fiammelli, tra i fondatori del gruppo e fresco di nomina a coordinatore responsabile delle associazioni Lgbt europee e israeliane al Keshet Ga’avah che si è tenuto il mese scorso a Washington – ci prefiggiamo quello di promuovere nella società ebraica, e non solo, la piena uguaglianza delle persone Lgbt e delle famiglie formate da persone dello stesso sesso, di aggregare gli ebrei e le ebree omosessuali che si sentono discriminati dalle loro comunità di appartenenza perché vogliono vivere in piena libertà la loro vita, senza dover rinunciare a nessuna delle due componenti della propria personalità”.

Negli Stati Uniti le associazioni sorelle di MDKI, alcune nate oltre trent’anni or sono, vengono spesso sostenute dalle comunità ebraiche riformate. In Italia, invece, il gruppo non ha finora legami né con la comunità ortodossa né con le piccole realtà riformate presenti in alcuni dei centri principali, e organizza dunque in piena autonomia le proprie attività. “Vogliamo recuperare in fretta questo ritardo – spiega ancora Fiammelli – aiutando i giovani nel processo di emancipazione personale e facendo capire loro che si può essere buoni ebrei e continuare a vivere con gioia la propria omosessualità”.

mdkiiObiettivo di MDKI, in ogni caso, non è soltanto la rivendicazione dell’identità ebraica di persone Lgbt e la costruzione di una rete di scambio e solidarietà interna; è anche la possibilità di vivere, cioè praticare, una vita ebraica. Per questo il gruppo ha organizzato un seder di Rosh HaShana, a Roma, che ha visto la partecipazione di 40 persone, e uno di Pesach, feste per Sukkot, Hanukka, Purim e un importante convegno in Senato in occasione della Giornata della Memoria, “Le ragioni del silenzio: il triangolo rosa e la Shoah”, replicato al centro ebraico “Il Pitigliani” il 14 aprile (ne rende conto nel dettaglio l’articolo sottostante di Giulio Piperno). Un successo, considerando che l’associazione sta muovendo i primi passi e che finora non ha goduto di visibilità alcuna sui mezzi di informazione ebraici italiani. Sono numeri che testimoniano un’esigenza che c’è e tenderà verosimilmente a crescere, e a cui MDKI cerca di dare risposta, tra le altre cose, anche con una pagina facebook, Magen David Keshet Italia – LGBT Jews Group, continuamente aggiornata con attività e discussioni su ebraismo e omosessualità. “E – assicura Fiammelli – non siamo che all’inizio”.

Per essere aggiornati sulle attività del gruppo è possibile consultare la pagina facebook, oppure scrivere a magen.david.keshet@gmail.com

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino


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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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