Matteo Renzi

Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 aprile 2017
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votoL’anno che si è da alcuni mesi concluso, dal punto di vista politico, ha avuto dei risvolti negativi storici. Ci riferiamo, su tutti, al risultato del referendum sulla Brexit a giugno, che, sovvertendo i sondaggi, ha sancito il divorzio tra il Regno Unito (o Londra, come dicono i media) e l’Unione Europea, e alle elezioni negli Stati Uniti d’America, che anch’esse hanno riservato una sorpresa, ossia la vittoria della controversa e ambigua figura del miliardario Donald Trump. Da ultimo, in Italia, possiamo annoverare anche il referendum costituzionale promosso da Matteo Renzi, che è naufragato nel no, sancendo anche la fine del governo dello stesso Renzi. Non si tratta però di tre eventi isolati: sono già alcuni anni che i partiti populisti, razzisti e xenofobi stanno ottenendo facilmente consensi nella maggioranza della popolazione, in nazioni come la Francia (quella più emblematica), ma anche in Ungheria, Polonia, Slovacchia, Austria. Ne sono la dimostrazione le elezioni europee del 2014 e le elezioni politiche e amministrative di questi stati.

Come si lega a tutto ciò la questione del suffragio universale? Con un concetto molto semplice: se qualcuno sale al potere, significa che c’è chi l’ha liberamente eletto (ci si riferisce a paesi che sulla carta sono democratici e lasciano a ciascuno la libertà di scegliere, tra cui i paesi europei o Israele). E chi è che è andato a votare? Tutti i cittadini maggiorenni, senza alcuna distinzione! Per guidare un’automobile è necessaria una patente, per esercitare un certo tipo di professione è necessario un determinato titolo di studio, ma per recarsi all’urna non è necessario nulla, se non aver compiuto diciotto anni. Il diritto di voto quindi non viene negato a nessuno, e a noi che viviamo nel XXI secolo sembra normale e logico, ma pensiamo a quanti decenni e secoli sono stati necessari per arrivare a una simile conquista. Prima le classi nobiliari, poi via via fino a estendere tale diritto a tutti i cittadini di sesso maschile, e infine, nel 1946, anche alle donne. Davvero una grande conquista.

voto1Dove sta il però? Il però arriva nel momento in cui abusiamo o non facciamo un buon utilizzo di un dono che ci viene dato. E se non sappiamo come si può godere del dono ricevuto, questo dono si trasforma in un boomerang, in un’arma contro di noi. Spieghiamo meglio che cosa significa tutto ciò: nel mondo dei social network in cui tutti si espongono indistintamente a un pubblico vastissimo e sconfinato, non è difficile capire quale sia il livello delle conoscenze anche di base che molte persone hanno. Capita spesso su Facebook di imbattersi in pagine come ad esempio “Adotta anche tu un analfabeta funzionale”, che raccoglie commenti che denotano un’ignoranza fuori dall’immaginabile appunto dei cosiddetti analfabeti funzionali, o nell’ancor più eloquente “Abolizione del suffragio universale”, che raccoglie commenti, video, fotografie, screenshot che testimoniano lacune storiche, geografiche, politiche, linguistiche davvero imbarazzanti. Esempio emblematico fu una puntata del telequiz di Rai1 “L’eredità” resa celebre dal web, in cui ben tre concorrenti riuscirono nell’impresa di collocare figure come Hitler e Mussolini nel 1948, addirittura spingendosi al 1979 (le opzioni di risposta erano quattro e solo una, il 1933, era compatibile con il periodo storico dei due dittatori). La domanda che sorge è: ma queste persone dove hanno studiato la storia? Chi l’ha insegnata? Su quali libri hanno letto per dare risposte del genere? Ma certamente non sono gli unici esempi di colossale ignoranza di cui il nostro paese è ricolmo.

voto2Di fronte a tali scempi, il commento ormai ricorrente è: queste persone hanno diritto di voto come noi, queste persone vanno a votare. Dove sta il rovescio della medaglia del suffragio universale? Nel fatto che i partiti populisti e xenofobi fanno leva proprio sull’ignoranza delle persone, formulando frasi e slogan molto facilmente comprensibili, con parole semplici, trascinanti e coinvolgenti, che inducono l’elettore che non sa e che non conosce a sposare immediatamente la loro causa, e a fare la propria scelta non più di testa, ma di pancia, seguendo la moda del momento.

Allora torniamo alla Brexit: il 23 giugno 2016 i cittadini britannici erano chiamati a decidere se uscire dall’Unione Europea o rimanerci dentro. Sono stati documentati da numerose fonti (il “Financial Times”, “Internazionale”, il “Sole 24 Ore”) molteplici casi di persone che dopo l’esito del referendum sono andate a vedere che cosa fosse l’Unione Europea. Ebbene sì, stiamo parlando di persone che hanno votato senza neanche sapere per cosa. Tuttavia votare era un loro imprescindibile diritto. In fin dei conti anche in Italia quante persone si lasciano travolgere dallo slogan che Berlusconi è stato l’ultimo Presidente del Consiglio eletto dal popolo, senza nemmeno sapere che non è il popolo a nominare il Primo Ministro, bensì il Presidente della Repubblica? Non è questa la sede per fare una lista di scandali e scempi che si leggono sul web, qui riportiamo solo gli esempi più significativi che tutti conosciamo.

voto3E allora, possiamo dire che lo status quo non può funzionare. Ci sono tre elementi che, diversamente declinati, lo compongono: le scelte dei politici, la preparazione culturale dei singoli cittadini e il suffragio universale. Se non si vuole toccare il suffragio universale (e se ciò mai dovesse avvenire sarebbe la peggiore sconfitta per qualunque sistema politico), bisogna necessariamente intervenire sugli altri due fattori. È strettamente necessario far decidere a una massa impreparata di persone il destino europeo dell’intera nazione del Regno Unito? Non è obbligatorio, anzi, in Italia è pure proibito (la Costituzione vieta esplicitamente i referendum sui trattati internazionali). Si può fare promozione e “marketing” di come funziona una determinata tornata elettorale (elezioni politiche, amministrative, referendum) sui canali di massa accessibili “culturalmente” a tutti (es. TV e riviste)? Sì, si può. Già ogni volta che si vota abbiamo lo spot pubblicitario del governo che spiega le “istruzioni per l’uso”. Ma è possibile approfondire e spiegare a tutti in modo elementare le leggi e le norme specifiche in materia? Forse sì, e può servire come aiuto a tutti per capire meglio dal punto di vista sostanziale cosa si sta andando a fare. Ma la soluzione più efficace e allo stesso tempo utopistica sarebbe rivedere il suffragio universale: non abolirlo, rivederlo. Potrebbe essere ad esempio l’istituzione di una “patente elettorale”, e con questa scusa, mandare adulti e meno adulti a scuola di educazione civica, per imparare come funziona il sistema di governo del nostro paese e con esso le relazioni con gli altri paesi, e perché no, stimolarne l’interesse per approfondire poi in futuro. Ma guai a dirlo, è pura utopia, e solo pensare una cosa del genere ci farebbe passare dalla parte dei dittatori.

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Simone Bedarida

Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 agosto 2016
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Dopo il portale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Moked, anche ANSA ha ripreso e diffuso la lettera inviata dall’Ugei, che ha coinvolto altre importanti associazioni giovanili nazionali, al Ministro Paolo Gentiloni per il ripristino della legalità piena in Turchia. 

Ecco il testo pubblicato da ANSA:

Turchia: gruppi giovani a Gentiloni, difendiamo diritti umani

(ANSAmed) – ROMA, 3 AGO – Numerose organizzazioni giovanili italiane – Unione Giovani Ebrei d’Italia (Ugei), Giovani delle Acli, Federazione Giovanile Evangelica Italiana (Fgei), Rete Arcigay Giovani, Associazione Treno della Memoria – hanno scritto una lettera al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni per chiedere la difesa dei diritti umani in Turchia, dopo l’ondata di epurazioni che ha seguito il fallito colpo di stato. “Noi, giovani cittadini uniti dall’avere a cuore i principi democratici su cui si fonda la nostra cultura – si legge nella lettera – sentiamo il dovere morale di farci promotori affinché cessino le violazioni dei diritti umani che si stanno verificando in questi giorni in Turchia”.

“Abbiamo seguito con crescente apprensione la notizia di migliaia di arresti e decine di migliaia di epurazioni e dimissioni forzate – prosegue la lettera – Misure che hanno colpito esponenti della magistratura e dell’esercito, tra cui 99 generali, giornalisti, dipendenti della scuola pubblica e professori universitari, tra cui i 1577 rettori delle università turche, migliaia di funzionari ministeriali di ogni grado, 492 docenti di religione e imam; il Ministero dell’Educazione ha annunciato di aver sospeso 15.200 dipendenti e revocato la licenza d’insegnamento a 21 mila docenti che lavorano in scuole private, mentre a 24 emittenti radio e tv sono state ritirate le licenze e a 34 giornalisti gli accrediti stampa. Amnesty International riferisce di torture diffuse”.

“Di fronte a simili fatti – concludono – sentiamo il dovere morale di prendere posizione, denunciando le violazioni tutt’ora in corso in Turchia e schierandoci senza ambiguità contro i provvedimenti liberticidi di cui è responsabile l’attuale governo turco. Vogliamo esprimere la nostra vicinanza al popolo turco e in particolare ai giovani studenti e ai professori che sono stati presi di mira, e altresì chiedere alla Sua persona e al Governo di fare quanto in Vostro potere affinché venga ristabilito in Turchia il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici”.

La lettera è firmata da Ariel Nacamulli (Presidente Unione Giovani Ebrei d’Italia, Ugei), Matteo Bracciali (Coordinatore Nazionale Giovani delle Acli), Francesca Litigio (Segretaria Federazione Giovanile Evangelica Italiana, Fgei) Shamar Droghetti (Coordinatore Rete Arcigay Giovani) e Paolo Paticchio (Presidente Associazione Treno della Memoria).

(ANSAmed)


Consiglio UGEIConsiglio UGEI22 novembre 2012
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La rottamazione proposta da Renzi sembra essere l’unica via d’uscita dalla stasi della politica italiana.

Il cambiamento di rotta deve avvenire partendo dai militanti delle retrovie, dai più stazionari ed agitati,  ma soprattutto dai giovani  ai quali gli over del parlamento hanno promesso attenzioni e potere futuro. E’ chiaro che il ristagno economico e
parlamentare sia deludente. Proprio per arginare questo fenomeno i nuovi imprenditori e professionisti si fanno portavoce di una svolta decisiva da loro preannunciata come necessaria.

Da banali spettatori i giovani vogliono diventare protagonisti della rinascita del paese.

Anche all’interno della nostra comunità si promette spesso spazio ai giovani, e con il passare del tempo la nostra voce è sempre più incisiva e determinata nell’affermare ideali frutto di accurate riflessioni e ricerche e sicuramente non febbrili impulsi dovuti ad agitazioni post adolescenziali.

L’Ugei ne è l’esempio più lampante. Significativa è stata anche in questo senso la presenza di Matteo Renzi al diciottesimo congresso ugei.

Un cambio generazionale è forse l’unica proposta plausibile per cambiare rotta a partire dallo stravolgimento dei piloti delle istituzioni.

Accanto alla questione giovanile, deve  però  essere sottolineato che il concetto di rottamazione non deve essere appiatito solo su una questione anagrafica. Si tratta invece di un auspicio di mobilità politica, da non confondere con rigurgiti di politica del trasformismo o clientelismo, capace di garantire idee innovative e significativi e positivi cambiamenti.

Nella ristretta cerchia di dirigenti politici sono ammessi tutti gli intraprendenti indipendentemente dalla loro età purchè armati di buona volontà ed idee decisive, pragmatiche e realizzabili.

L’intento è quello di porre un freno alle ideologie utopiche creando un connubio tra giovani e veterani capace di giovare in maniera concreta alla società.

Carlotta Livoli



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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