londra

Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 maggio 2016
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Sadiq Khan con la moglie
Sadiq Khan con la moglie

Il 6 maggio scorso dalle elezioni amministrative a sindaco di Londra è uscito vincitore Sadiq Khan, appartenente al partito laburista. È il primo musulmano nella storia della città.

Sui social ci si è espressi ponendo l’accento su quest’ultimo punto. Di base le reazioni sono state di due tipi: chi ha esaltato la grande apertura mentale degli inglesi che ha reso possibile questo evento storico e chi invece, tra odio e paura, ha condannato gli ingenui londinesi pronti a essere sottomessi all’islam del terrore, nemico dell’Europa e di Israele.

Secondo questi ultimi, influenzati anche da false immagini fatte circolare ad arte, il prossimo sindaco sarebbe un integralista e un antisemita. Eppure alla sua prima uscita Khan ha partecipato a una commemorazione della Shoah, insieme al rabbino capo del Commonwealth; è stato sostenuto, durante la sua campagna elettorale, da molti ebrei; si è espresso contro il BDS, allontanandosi da un’ala del suo partito, e a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. All’apparenza, non proprio l’integralista dipinto da alcuni solo perché musulmano.

Da ebreo rifiuto in maniera più assoluta questo pensiero, colmo di razzismo.

Una foto ritoccata: quella cerchiata in rosso non è la moglie di Khan
Una foto ritoccata: quella cerchiata in rosso non è la moglie di Khan

Anche il pensiero volutamente opposto non mi convince in pieno. La sua religione non lo rende peggiore degli altri, ma neanche migliore. Dal punto di vista morale e fino a prova contraria Khan è esattamente alla pari di tutti: quella per l’uguaglianza religiosa è una sfida che l’Europa dovrebbe aver già superato da tempo. La sfida che ha davanti in questo momento è quella dell’integrazione dello straniero. Con Khan, “immigrato di seconda generazione”, sembra aver imboccato la strada giusta.

Alla luce di queste considerazioni, la mia posizione. È presto per stabilire se sarà o meno un buon sindaco, più o meno attento alla lotta contro l’antisemitismo e il razzismo, le premesse però mi sembrano buone. Per il momento osservo.

Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano, presidente Ugei 2016

Consiglio UGEIConsiglio UGEI1 luglio 2012
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“Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire”. Così parlava della capitale inglese Samuel Johnson nel lontano 18esimo secolo, ma le cose non sono cambiate di molto: la vita londinese, con i suoi locali, ristoranti e spettacoli, con i continui spostamenti in metropolitana, i musei e le passeggiate nei parchi presenta talmente tante diverse opportunità che risulta davvero difficile stancarsene. La prima scelta obbligata per qualsiasi studente in arrivo, ovviamente, riguarda il luogo dove abitare. Londra, con i suoi 40 km di diametro, offre di tutto, dalle zone residenziali upper-class di Chelsea e South Kensington, a quelle più festaiole e trasandate di Camden Town, il tutto a prezzi per camera singola paragonabili a quelli di affitto di un bilocale in centro a Padova. La mia scelta si è quindi orientata per una camera in zona ebraica, a Hendon, sulla Northern Line, a circa mezz’ora di metropolitana dal centro. Ritrovarsi a vivere praticamente sopra ai negozi kasher, dai supermercati alle rosticcerie, dai ristoranti alla carta ai fast food, è una grande scoperta che, devo dire, influenzerà gravemente sul peso segnato dalla bilancia… Hendon offre poi l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda il Tempio dove andare a Shabbat. Essendo un po’ estraneo ai vari riti, così diversi da quello italiano, ho provato circa una decina di minyanim, tutti a pochi minuti a piedi da casa, per poi rimanere fedele alla sinagoga Ner Yisrael, dove vado per i chaggim e il venerdì sera, e a un minyan per studenti universitari organizzato da alcuni ragazzi di Ner il sabato mattina. Sarà stata l’esperienza del Bené Akiva, o forse le tonalità della tefillà più simile a quelle nostre, ma il rito askenazita mi ha ammaliato, convincendomi a non provare altrove (anche se continuo ad andare al Tempio ogni Shabbat con il mio siddur Bené Romì). Hendon è abitata principalmente da modern orthodox, ebrei religiosi, che si dedicano allo studio della Torah (e non solo) così come agli studi universitari. La maggior parte delle famiglie che ho conosciuto posseggono la raccolta del Talmud nelle proprie librerie, a fianco ai libri di finanza, medicina e legge. Le signore coprono i propri capelli, ovviamente niente strette di mano, ma case bellissime, figli (tanti) puliti e curati, e un giusto equilibrio fra una vita religiosa osservante e l’appartenenza alla società del 21esimo secolo. L’ospitalità di queste famiglie è qualcosa di straordinario, cui difficilmente avrei creduto prima di vederlo con i miei occhi.

Vivere una vita ebraica però non vuol dire solamente Tempio e Shabbat, ma anche eventi sociali. Dalle feste quasi mensili alle Jewish societies all’interno delle università, le opportunità per conoscere coetanei ebrei sono davvero moltissime, e per qualsiasi target, per cui non c’è il rischio di ritrovarsi in un ambiente eccessivamente religioso o a disagio.

Al di fuori della vita ebraica, poi, vale la pena riuscire a ritagliarsi del tempo, magari dopo gli ultimi esami, per passare qualche serata pazza al Fabric o al Ministry of Sound, scoprire qualcosa di carino ai mercatini di Portobello o Brick Lane, o lasciarsi sedurre dal fascino dello skyline al tramonto, sulla collina di Primrose Hill.

Benedetto Sacerdoti



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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