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Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 giugno 2017
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Jean-Léon Gérome, “Il Muro del pianto” (1880)

“Il mio cuore è oriente, e io mi trovo alla fine dell’occidente” scriveva il poeta e rabbino spagnolo Yehuda Halevi (1085-1141). Halevi fu forse il primo sionista della storia, ma sebbene il suo nome ricorra continuamente nelle strade d’Israele, egli morì al Cairo prima di imbarcarsi per la Palestina, o secondo altri, alle porte di Gerusalemme senza però riuscire a varcarle. Il legame di Halevi con Sion era prevalentemente individuale e spirituale, egli riteneva che la Shekinah fosse più palpabile in Eretz Israel rispetto ad altrove. Quasi come Halevi, posso vantarmi in circa trent’anni di aver girato per quasi tutti i paesi del Mediterraneo ed aver visto questo mare da tutti e quattro i punti cardinali, ma mai fino ad adesso ero ancora giunto in Israele. Eppure questo paese ha sempre occupato parte della mia immaginazione e dei miei sogni, sin da quando da bambino ne studiavo i francobolli, le mappe e l’alfabeto, o quando più adulto iniziai a documentarmi sulla sua storia, a leggere i libri dei suoi scrittori, ascoltare le canzoni dei gruppi musicali più in voga o guardare i film dei suoi registi.

Mio nonno z”l era un convinto sionista, partecipava alle attività del KKL (Keren Kayemet LeIsrael) e del KH (Keren haYesod), come assessore comunale della giunta PCI fece parte della delegazione che nel 1961 firmò il gemellaggio tra la mia città e Bat Yam, e sosteneva al tempo che “Israele fosse l’unico paese veramente socialista al mondo”. Arrivato alle soglie dei vent’anni cominciai a frequentare un corso di ebraico con l’intenzione di fare un’esperienza di qualche anno in Israele, magari in un kibbutz, successivamente la mia vita prese inaspettatamente direzioni diverse, e ancora un’altra volta quando rinunciai ad un viaggio con Taglit-Birthright a causa di un impiego, dovetti rimandare la “salita” verso questa meta.

Alcune settimane fa sono riuscito finalmente a compiere questo viaggio partendo con solo uno zaino in spalla. Difficile raccontare l’emozione provata senza ricorrere a pure sensazioni o immagini mentali. Solo so che scoprendo Israele, nel mentre mi perdevo nella città vecchia in una mezzanotte spettrale, passavo senza accorgermene tra quartieri ortodossi, secolari, ebraici, arabi o russi, guardavo dal finestrino del treno un deserto verdeggiante ascoltando Shlomo Artzi, incontravo ragazzi israeliani che mi portavano a mangiare hummus in ristoranti arabi “perché lo fanno più buono”, sentivo parlare italiano al Minian Italkim nel cuore di Tel Aviv, o camminavo a fianco di altri coetanei ai quali non è importante avere il padre o la madre ebrea, perché qui come sei e da dovunque provieni sei comunque israeliano… per una volta non mi sono sentito un estraneo. Io che sempre in ogni luogo mi sento a casa e contemporaneamente fuori posto, che sono immune al fascino dei nazionalismi e delle bandiere, ho provato orgoglio nel trovarmi in un luogo che nonostante le sue contraddizioni, i suoi problemi, un governo in carica che non stimo particolarmente, è stato costruito anche grazie al contributo della mia famiglia, che vi abita qualcuno con il mio stesso cognome o qualcun altro, come l’autista del autobus, la ragazza scorbutica alla reception del mio ostello o il mendicante haredi per strada, che potrebbe avere qualche lontana ed ipotetica parentela con me. Strano averlo visto soltanto adesso per la prima volta, e percepire, che per quanto lontano e su un’altra sponda di questo stesso mare, è sempre stato e sempre sarà dentro la mia testa e il mio cuore.

Francesco Moisés Bassano

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 dicembre 2016
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Un bosco in Israele per Alisa, la raccolta fondi nel quartiere ebraico
di Gabriele Isman

Una raccolta fondi per intitolare un bosco in Israele ad Alisa Coen, la ragazza di 18 anni morta venerdì scorso in un incidente nella zona di Porta Portese. L’idea è della sezione italiana del Keren Kayemeth LeIsrael, che, dal 1901 (è la più antica organizzazione ambientalista al mondo) si occupa di sviluppare e tutelare il patrimonio ecologico e paesaggistico. Nel quartiere ebraico e non solo si è aperta una vera gara di solidarietà: nei bar, nei locali, nelle pasticcerie sono spuntati salvadanai e bussolotti per raccogliere i fondi e ricordare così una ragazza – “molto solare” come dice chi l’ha conosciuta bene – che era cara alla comunità ebraica romana.

“La sottoscrizione è partita in maniera spontanea dai ragazzi che la conoscevano e che lei aveva frequentato anche all’ultimo congresso dell’Unione giovani ebrei italiani. Il Kkl Italia ha un parco in Israele e la raccolta permetterà di realizzare una targa che ricordi Alisa anche con una porzione di bosco” dice Daniele Regard, 30 anni, uno dei promotori della sottoscrizione. Nella vicenda entra in gioco anche il cognome di Alisa: i Coen, sacerdoti della religione ebraica, secondo i dettami tradizionali non potrebbero andare nei cimiteri e quindi intitolare un bosco ad Alisa avrebbe un valore anche per i suoi familiari.

“Ci eravamo incontrati dieci giorni prima dell’incidente, a Bologna al congresso dell’Ugei” racconta Benedetto Sacerdoti, 27 anni, appena eletto negli organi direttivi dell’Unione. “Alisa era davvero solare, attiva, propositiva: proviene dai movimenti giovanili ebraici nell’età del liceo. La sua scomparsa prematura ci ha molto colpito: aver cenato e ballato con lei la settimana prima oggi sembra quasi una fortuna. Mi ha permesso di conoscere una persona speciale. Ma rimane un profondo senso di vuoto, quasi di dubbio e arrabbiatura: Alisa ci è stata strappata via a 18 anni quando aveva una vita davanti”

Da Repubblica.it/Roma


Consiglio UGEIConsiglio UGEI4 dicembre 2016
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Alisa Coen (1998-2016)

Profondo cordoglio ha suscitato in tutto l’ebraismo italiano la scomparsa a Roma della 18enne Alisa Coen, vittima nella giornata di venerdì di un tragico incidente stradale. Intervenendo a nome del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane la Presidente Noemi Di Segni ha espresso alla famiglia la più sentita vicinanza e partecipazione al lutto. Lo stesso ha fatto la segretaria generale Gloria Arbib a nome di tutti i dipendenti dell’ente. Messaggi di cordoglio sono stati inviati anche dal rabbino capo rav Riccardo Di Segni e dalla presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello oltre che dal Consiglio dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia.

Il Keren Kayemeth Le Israel ha aperto una sottoscrizione per piantare un bosco in sua memoria. La causale è “In ricordo di Alisa”, l’IBAN cui donare è invece IT05Y0335901600100000122860.
In questo momento di intenso dolore per tutti gli ebrei italiani, la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si stringe commossa attorno ai cari e agli amici di Alisa. L’indicibile sofferenza che segna questo luttuoso avvenimento sia di incitazione a tutti i giovani per raccogliere con determinazione lo slancio di vita e di amore che Alisa ha testimoniato.

Il nostro dolore, che trasmettiamo a tutti i lettori, giunga al cuore di chi ha avuto la fortuna di esserle accanto e di essere illuminato dalla sua luce. Il suo ricordo sia di perenne benedizione.

Da Moked.it



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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