Italia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 maggio 2017
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Circa un anno fa mi sono trasferito a New York. Ciò che mi ha colpito maggiormente della Grande Mela non è stata la grandiosità dei suoi grattacieli né l’oceano di persone che la affolla, bensì la naturalezza con cui residenti di tutte le etnie, religioni e provenienze coesistono. Certo, New York ha i suoi grossi problemi, dalla gentrification al vertiginoso divario socio-economico. Ma la convivenza tra persone differenti è una lezione che a molte altre città non farebbe male emulare.

Sono nato e cresciuto in Italia, sono di religione ebraica e la mia famiglia è un miscuglio di origini italiane, polacche e irachene. La mia città natale è Torino ma ho vissuto in tre continenti diversi.

Fin da piccolo, ho notato quanto fosse difficile per molti italiani accettare l’esistenza di connazionali che uscissero dagli schemi. Ogni volta che dico di essere ebreo in Italia, mi capita di imbattermi in reazioni stupite, del tipo: “Ma allora non sei nato in Italia!” o “Come mai parli l’italiano così bene?”

La comunità ebraica italiana non è particolarmente grande, ma la sua storia è lunga duemila anni. Chi fatica a interiorizzare l’esistenza del binomio italiano/ebreo ignora la storia del suo stesso paese.

Qui a New York ogni persona che incontro per strada ha un’identità differente. Non puoi presumere nulla: dalla città natale al Dio in cui crede. Devi chiedere per sapere, perché guardare non basta. Non a caso, anche se spesso i tratti fisionomici suggeriscono una provenienza specifica, il newyorchese medio — molto politically correct — chiede per educazione: “Di dove sei, originally?”

Qualche mese fa, ho deciso, quasi per gioco, di chiedere su Facebook ai miei amici italiani di religione ebraica: “Quali sono le domande più fastidiose e le affermazioni più ignoranti che vi rivolgono le persone quando dite di essere ebrei?” Mai mi sarei immaginato quante persone mi avrebbero risposto. Sono stato inondato da una miriade di testimonianze, alcune ridicole altre pietose, molte imbarazzanti.

Dal “Sei ebraico?” si è passati al “Se ti do carta e matita, mi disegni la differenza tra un pisello dei vostri e uno dei nostri” fino al “Quindi di sabato voi non tirate lo sciacquone?” Le testimonianze che ho ricevuto hanno fatto luce sull’abissale ignoranza che caratterizza una grossa fetta del popolo italiano, che spesso confonde religioni e nazionalità sfornando un polpettone di chiusura mentale e disinteresse nel conoscere l’altro.

Il video che ho girato in seguito a quel post su Facebook vuole ridicolizzare ma anche sensibilizzare. Perché se l’ignoranza può scaturire solo odio, la consapevolezza invece può portare al rispetto e all’armonia tra le persone.

Simone Somekh studia giornalismo presso la New York University. Il suo primo romanzo sarà pubblicato in autunno dalla casa editrice Giuntina

Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 ottobre 2012
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La questione fondamentale che un individuo possa trovarsi ad affrontare durante la propria esistenza è quella identitaria. Crescere in un ambiente con tradizioni e origini diverse da quelle familiari può significare ritrovarsi a non identificarsi in nessun gruppo o insieme di persone, nella fattispecie a non sentirsi né ebreo, né italiano. Quale può essere la causa effettiva di questa mancanza di identificazione? Alla base dell’identità ebraica c’è la conoscenza della cultura, delle tradizioni, e soprattutto delle persone (essere ebrei per conto proprio è praticamente impossibile). L’assenza di qualcuno con cui condividere il processo conoscitivo risulta nella sensazione di non avere veramente un legame diretto con le proprie origini, se non quello familiare (ovvero con le origini stesse, quindi un legame tautologico). Nel contempo la consapevolezza di non condividere le origini con le persone che ci circondano porta ad un inevitabile distacco dal senso di nazione, e di qui la mancanza di identificazione come italiano.

Quando un notiziario italiano diffonde la notizia della morte di un connazionale non provo più dispiacere di quanto ne proverei per un qualsiasi altro ‘cittadino del mondo’. Questa visione cosmopolita, con i suoi pregi e i suoi difetti, è un effetto collaterale dell’essere ebreo in un ambiente estraneo, e se da una parte riflette un ragionamento razionale, dall’altra non corrisponde alla realtà, perché la natura umana non funziona in questo modo: essere liberi da qualsiasi precetto e tradizione ci rende prigionieri di noi stessi. La vera importanza del processo conoscitivo delle proprie origini sta nel potersi sentire parte di qualcosa che riceviamo come una sorta di eredità spirituale e che si traduce con una complicità precondizionata con le persone che condividono questa eredità. Nella città di Zefat, dove ha avuto origine la qabbalah, abbiamo ascoltato la storia dell’albero di carruba, i cui frutti potranno essere assaporati solo dalle generazioni successive a quelle di chi ha piantato l’albero.

Questa semplice metafora riassume il senso dell’esperienza vissuta grazie a Taglit Italia, che è riuscita in qualche modo a trasmettere quell’eredità dimenticata. Vivendo la terra di Israele con l’intensissimo programma di Birthright, abbiamo avuto la possibilità di rivivere la storia vissuta dai nostri antenati e comprendere meglio la situazione attuale del popolo ebraico e dello Stato di Israele. Il processo conoscitivo mancato fino ad oggi, è ora cominciato con l’entusiasmo della Scoperta (che non a caso è proprio il significato di Taglit) ed ha consentito anche ai più secolarizzati di scoprire un forte legame con le proprie origini. Quand’ero bambino, un giorno portai alla scuola elementare alcuni oggetti caratteristici dell’ebraismo e quando mi chiesero come si fa a suonare lo shofar risposi con orgoglio genuino che solo gli ebrei lo sanno suonare. Grazie a questo viaggio sono riuscito a ritrovare quall’orgoglio perduto durante l’adolescenza, suonando – come dice una preghiera del mattino – il grande shofar per la nostra libertà.

Mario Davide Roffi


Consiglio UGEIConsiglio UGEI27 luglio 2011
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Cari amici e care amiche UGEI,

tira aria di test!

Qualche tempo fa, Moshè Polacco, il consigliere Ugei responsabile per le piccole Comunità, ha lanciato l’iniziativa, subito condivisa da noi tutti, di proporre ai giovani ebrei di Italia un questionario sulla nostra associazione che arriverà via mail a tutti gli iscritti all’indirizzario.

Si tratta di un test molto semplice e generale. L’idea è quella di fare un po’ il punto della situazione su quello che i giovani pensano sia o dovrebbe essere l’Ugei, in modo che si possano verificare, incrementare, meglio calibrare e ottimizzare le varie iniziative proposte.

Non si tratta, in primo luogo, di una verifica di quanto è finora stato fatto durante il mandato dell’attuale Consiglio, bensì di un’indagine generalissima su quello che negli ultimi anni avete avvertito e considerato riguardo ai servizi offerti. Vi siete sentiti coinvolti o no? Entusiasmati, depressi o completamente indifferenti? Ritenete azzeccate e utili le attività svolte? Cosa migliorare? Che critiche, anche scomode e dure, muovere? A che pubblico rivolgersi? Chi vi sembra non coinvolto? Cosa e come fare per coinvolgerlo?

Queste, insomma, le domande che vi chiediamo di porvi nel rispondere a questo breve questionario, la cui compilazione richiede davvero pochissimo tempo.

Considerando che ci stiamo progressivamente avvicinando al prossimo Congresso Ugei, a tutti noi è parso utile e significativo proporvelo con un ampio anticipo. E questo per almeno due motivi. Muovendoci così presto, dovremmo avere la possibilità di avviare iniziative -almeno della seconda parte del nostro mandato 😉 – che sentiate a voi più vicine e che si attaglino maggiormente ai vostri interessi e alle vostre aspettative. Lo strumento del questionario, in secondo luogo, ci permette di raggiungere molte più persone. E, in particolare, quelle tantissime ugeine e ugeini che non riescono a essere presenti, per infiniti motivi (lavoro e studio, mancanza di tempestiva e sufficiente comunicazione dell’evento da parte nostra o, ancora, perché non lo ritengono interessante o perché sono disillusi), al Congresso invernale.

A conclusione del questionario, c’è il classico riquadro per i “suggerimenti”. L’invito che vi facciamo è di cogliere l’occasione per scrivere suggerimenti, consigli, critiche: quello che pensate non è solo importante, ma realmente fondamentale ed essenziale!

Ancora una cosa. Come ogni “istituzione” che si rispetti, anche l’Ugei deve garantire un rinnovamento e una continuità al suo interno. C’è un po’ di ironia, forse, considerata la piccola realtà e l’esiguità numerica nostra e dell’ebraismo italiano in sé, ma c’è anche del vero. Come vedrete, vi chiediamo sin d’ora, di segnalarci chi di voi è interessato a collaborare, tanto in maniera continuativa e impegnata, come pure solo qualche ora saltuariamente.

Sperando che questa semplice iniziativa si riveli efficace, vi auguriamo un’ottima estate e vi chiediamo, se potete, di far girare questo questionario alle vostre amiche e ai vostri amici in età Ugei (18-32) che potrebbero essere coinvolti, ma che sono lontani mille miglia dai soliti circuiti giovanili e che forse non rientrano nei nostri indirizzari.

I Consiglieri UGEI


Consiglio UGEIConsiglio UGEI31 agosto 2010

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L’UGEI, come da tradizione, parteciperà attivamente alla Giornata Europea della Cultura Ebraica del 5 Settembre 2010.

Sarà infatti presente a Verona non solo con volontari che assisteranno la Comunità nella guida alla Sinagoga, ma anche con un dibattito dal titolo “L’ Ebraismo, i giovani e l’arte”, curato dalla Commissione Cultura UGEI, presieduta da Simone Mortara.
Avrà luogo alle ore 14.00, in via Portici 3.
Siete tutti invitati caldamente a fare tappa a Verona durante questa importante giornata.
volontari cercasi!!

diverse Comunità hanno il piacere di accogliere giovani disponibili a fare da guide nei siti aperti al pubblico. Ciò che si richiede è ovviamente una conoscenza della cultura e delle tradizioni ebraiche, nonchè una preparazione minima sulla storia degli edifici di cui si farebbe da guide (di cui verrà  fornito del materiale).
Se siete interessati a sostenere questa iniziativa, scrivete un’email a eventi@ugei.it
(l’UGEI è disposta a coprire le spese di trasporto dei volontari)
Grazie, e arrivederci al 5 di settembre!

Il Consiglio UGEI



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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