israele

Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 luglio 2017
taglit4-500x375.jpg

4min1220

Quarto giorno di Taglit: dopo giorni di attesa, arrivano finalmente i nuovi elementi del gruppo: studenti e soldati israeliani, con lo scopo di mostrarci il modo di vivere dei nostri coetanei in questo paese. Ci siamo presentati l’un l’altro nei pressi di Piazza Rabin, così denominata in onore dell’omonimo primo ministro ivi ucciso da un oppositore israeliano, contrario al suo spirito pacifista e alla sua idea di convivenza duratura tra palestinesi e israeliani. La nostra guida, Nama, ci ha fatto riflettere molto su come questo evento abbia rappresentato una grande ferita per la popolazione israeliana, a prescindere dall’opinione o dall’orientamento politico.

Da lì ci siamo poi spostati al Tel Aviv Stock Exchange per affrontare il tema delle “start-up”, settore in cui Israele rappresenta uno dei leader mondiali, e poter quindi sperimentare un percorso immersi nei vari settori tecnologici che questo paese ha sviluppato e continua a sviluppare, tra cui ad esempio: scienza, sicurezza, clima e medicina.
L’ultima tappa a Tel Aviv è stata una perlustrazione del quartiere Florentine, caratteristico per via della ricchezza di street art e graffiti. Ciò che ci ha colpito di più è il fatto che nessuno di noi si aspettava di poter osservare e discutere di graffiti esattamente come si fa in genere con le opere d’arte nei musei. Molto particolare è stata la storia del writer Kislev, che tratta temi sociali usando semplici immagini, simboli famosi della società. La mostra si è conclusa con suggestivi graffiti su cui era inoltre sovrascritta la relativa traduzione in  linguaggio Brail, e la guida ha fatto quindi riflettere su quanto spesso ognuno di noi sia  “cieco” rispetto ad alcuni aspetti della vita o nei confronti della propria comunità. Da ciò è scaturito un dibattito sull’ambiente in cui questi artisti si trovano: quartieri poveri che sono destinati a sparire travolti dal progresso urbanistico.

Si parte dunque da Tel Aviv per andare nel deserto e passare la notte tutti insieme in tenda in un villaggio beduino. Raggiunto il luogo, abbiamo fatto un giro nel deserto sui cammelli condotti da alcuni beduini. Nonostante le idee che si potrebbero avere su un gruppo di persone che decide di vivere in un contesto isolato, la popolazione locale si è rivelata molto simpatica e cordiale, qualità che ha reso ancora più piacevole il soggiorno. In seguito abbiamo conversato e bevuto con un beduino, che ci ha introdotto alla sua cultura. La preparazione del caffè tipico è stata particolarmente coinvolgente, in quanto, essendo italiani, è stato ancora più interessante conoscere un metodo differente per la produzione di questa bevanda ottenendo un sapore molto simile al nostro. La parte più bella della serata è giunta durante la cena, dove ci è stata offerto il tipico pasto beduino servito solitamente agli ospiti che giungono nel villaggio e che è stato particolarmente apprezzato nonostante le nostre differenti abitudini.
L’esperienza nel villaggio è stata forse una delle più emozionanti finora in quanto al di là del nuovo contesto, ha permesso di unificare ancora di più il gruppo, permettendo anche ai più riservati di aprirsi maggiormente, offrendo nuovi spunti di dialogo.

Alfie Mimun, Samuele Lombardi, Gresia Bernardini e Inna Likhovyd

Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 luglio 2017
20170726_120125_011-500x281.jpg

2min1060

Terzo giorno di Taglit: arrivati a Tel Aviv ci siamo recati all’ambasciata italiana dove abbiamo avuto un incontro con il vice ambasciatore per discutere delle relazioni politiche ed economico-sociali tra Italia e Israele. Da lì ci siamo spostati allo Shuk Hacarmel, mercato di Tel Aviv, dove si possono trovare i prodotti tipici israeliani. Ci siamo immersi nella varietà di colori, odori e suoni che rendono unico questo mercato.

L’ultima tappa della giornata è stato il Beit Hatfutsot, il museo della diaspora, dove siamo stati accolti da una giovane guida che è riuscita a coinvolgerci così tanto da non farci perdere mai l’attenzione. È stato incredibile potersi immaginare in diverse parti del mondo e in diverse epoche storiche visitando solo poche sale del museo. Siamo rimasti tutti entusiasti e colpiti dai dettagli e dalla competenza con cui è stata illustrata la storia della nostra diaspora.

Conclusa la visita ci siamo spostati in un hotel a Netanya dove abbiamo avuto un incontro con un ragazzo americano sulla situazione geopolitica dello stato d’Israele partendo dalla sua fondazione ed arrivando a oggi, affrontando anche le motivazioni del conflitto arabo-israeliano. Abbiamo concluso la giornata con un’uscita in un locale di Tel Aviv dove abbiamo incontrato ragazzi sudamericani che partecipano al Taglit.

Keren Perugia
Joshua Bonfante
Nicole Alcantara


Consiglio UGEIConsiglio UGEI27 luglio 2017
tzfat-500x375.jpg

2min970

La giornata è iniziata molto presto, quando siamo partiti con il nostro fidato bolide in direzione di Tzfat, una delle quattro città sante.
Un tempo a maggioranza araba, è rinomata ancora oggi per i suoi miracoli. Come il fatto che nonostante il caldo di oggi non siamo morti tutti. Dopo un tipico pranzo a base di street food mediorientale, abbiamo proseguito la giornata con una piacevole degustazione di liquori ricavati da 15 diversi frutti, prodotti e coltivati localmente. Abbiamo assaggiato un liquore al melograno, uno al frutto della passione, uno al dulce de leche, e un ultimo al cioccolato fondente. Tutti buonissimi! Di Tzfat colpiscono la forte spiritualità e la differenza architettonica e decorativa delle sinagoghe rispetto a quelle italiane. Una ragazza del gruppo riporta: “è raro trovare vini liquorosi fatti con frutta al di fuori dell’uva o a gusti particolari come cioccolato e dulche de leche.”
Sulla strada del ritorno abbiamo fatto una pausa didattica sulla storia di Israele guardando il panorama da un belvedere sul lago di Tiberiade. Daniel, studente di scienze politiche, commenta: “Mi è interessato molto sentire la storia del nostro paese e di come Israele è arrivato a essere quello che è oggi”.
La giornata è stata caratterizzata da una combinazione tra atmosfere religiose e goliardiche che l’hanno resa molto particolare.

Lucrezia Levi Morenos, Gil Kaufman, Giulia Cavallaro


Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 luglio 2017
20170724_120334-500x281.jpg

3min1080
Primo giorno ufficiale del Taglit: partenza la mattina presto dal kibbutz Tirat Tzvi per raggiungere la prima meta, la riserva naturale che si trova nell’area chiamata Banias. Questo nome deriva dalla pronuncia araba di “Panias”, ovvero i templi dedicati al dio Pan, dio degli animali, del vino e dell’amore. Nella zona sono rimaste poche nicchie di questi templi oltre alle rovine romane risalenti a un periodo successivo. La presenza di tali civiltà era giustificata dalla gran presenza d’acqua, generalmente rara da trovare in quei luoghi e per questo motivo usata molto anche oggi.

Spaventati dal caldo, abbiamo cominciato la camminata sostenuti dalla speranza di trovare un angolo d’ombra e dalla possibilità di alleviare lo sforzo condividendolo con gli altri partecipanti tra risate e foto, circondati da un paesaggio pervaso da un’atmosfera spirituale. Dopo un’oretta di camminata  abbiamo finalmente raggiunto la meta tanto aspettata: la suggestiva cascata del luogo. L’atmosfera pacifica che si avvertiva, il fascino della forza rigeneratrice dell’acqua, in grado di plasmare il paesaggio tendenzialmente arido, ha impressionato tutti noi, nonostante i bellissimi scenari che spesso vediamo in Italia.

Da lì ci siamo avviati verso la seconda tappa: il fiume Snir, su cui abbiamo fatto rafting, un’attività che si potrebbe dire d’obbligo per ogni israeliano. Divisi in gruppi misti, abbiamo cominciato a remare, rinfrescati dall’acqua, andando inevitabilmente a scontrarci l’uno contro l’altro. Ancora una volta le difficoltà del percorso ci hanno portati a collaborare e conoscerci. Possiamo quindi dire che il leitmotif dello scroscio dell’acqua ci ha accompagnati nel corso di tutta la giornata, sottolineando la sua importanza come fonte di vita.

Dopo essere tornati al kibbutz e aver cenato, abbiamo riflettuto insieme sui diversi valori che caratterizzano la cultura ebraica e sulla loro influenza nelle nostre vite. Molto interessante è stato vedere il confronto tra persone con vissuti ed esperienze religiose e culturali molto differenti, in quanto ci ha insegnato a trovare la forza di tali valori nel dialogo e nell’accettazione dell’opinione altrui. Ringraziamo Keren Hayesod per averci dato l’opportunità di conoscerci conoscendo Israele.

Diletta Sacerdoti, Tamar Levi e Alfie Mimun

Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 giugno 2017
gerome-411x500.jpg

5min1212
Jean-Léon Gérome, “Il Muro del pianto” (1880)

“Il mio cuore è oriente, e io mi trovo alla fine dell’occidente” scriveva il poeta e rabbino spagnolo Yehuda Halevi (1085-1141). Halevi fu forse il primo sionista della storia, ma sebbene il suo nome ricorra continuamente nelle strade d’Israele, egli morì al Cairo prima di imbarcarsi per la Palestina, o secondo altri, alle porte di Gerusalemme senza però riuscire a varcarle. Il legame di Halevi con Sion era prevalentemente individuale e spirituale, egli riteneva che la Shekinah fosse più palpabile in Eretz Israel rispetto ad altrove. Quasi come Halevi, posso vantarmi in circa trent’anni di aver girato per quasi tutti i paesi del Mediterraneo ed aver visto questo mare da tutti e quattro i punti cardinali, ma mai fino ad adesso ero ancora giunto in Israele. Eppure questo paese ha sempre occupato parte della mia immaginazione e dei miei sogni, sin da quando da bambino ne studiavo i francobolli, le mappe e l’alfabeto, o quando più adulto iniziai a documentarmi sulla sua storia, a leggere i libri dei suoi scrittori, ascoltare le canzoni dei gruppi musicali più in voga o guardare i film dei suoi registi.

Mio nonno z”l era un convinto sionista, partecipava alle attività del KKL (Keren Kayemet LeIsrael) e del KH (Keren haYesod), come assessore comunale della giunta PCI fece parte della delegazione che nel 1961 firmò il gemellaggio tra la mia città e Bat Yam, e sosteneva al tempo che “Israele fosse l’unico paese veramente socialista al mondo”. Arrivato alle soglie dei vent’anni cominciai a frequentare un corso di ebraico con l’intenzione di fare un’esperienza di qualche anno in Israele, magari in un kibbutz, successivamente la mia vita prese inaspettatamente direzioni diverse, e ancora un’altra volta quando rinunciai ad un viaggio con Taglit-Birthright a causa di un impiego, dovetti rimandare la “salita” verso questa meta.

Alcune settimane fa sono riuscito finalmente a compiere questo viaggio partendo con solo uno zaino in spalla. Difficile raccontare l’emozione provata senza ricorrere a pure sensazioni o immagini mentali. Solo so che scoprendo Israele, nel mentre mi perdevo nella città vecchia in una mezzanotte spettrale, passavo senza accorgermene tra quartieri ortodossi, secolari, ebraici, arabi o russi, guardavo dal finestrino del treno un deserto verdeggiante ascoltando Shlomo Artzi, incontravo ragazzi israeliani che mi portavano a mangiare hummus in ristoranti arabi “perché lo fanno più buono”, sentivo parlare italiano al Minian Italkim nel cuore di Tel Aviv, o camminavo a fianco di altri coetanei ai quali non è importante avere il padre o la madre ebrea, perché qui come sei e da dovunque provieni sei comunque israeliano… per una volta non mi sono sentito un estraneo. Io che sempre in ogni luogo mi sento a casa e contemporaneamente fuori posto, che sono immune al fascino dei nazionalismi e delle bandiere, ho provato orgoglio nel trovarmi in un luogo che nonostante le sue contraddizioni, i suoi problemi, un governo in carica che non stimo particolarmente, è stato costruito anche grazie al contributo della mia famiglia, che vi abita qualcuno con il mio stesso cognome o qualcun altro, come l’autista del autobus, la ragazza scorbutica alla reception del mio ostello o il mendicante haredi per strada, che potrebbe avere qualche lontana ed ipotetica parentela con me. Strano averlo visto soltanto adesso per la prima volta, e percepire, che per quanto lontano e su un’altra sponda di questo stesso mare, è sempre stato e sempre sarà dentro la mia testa e il mio cuore.

Francesco Moisés Bassano

Da Moked.it



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci