israele

Manuel Kanahmanuel26 agosto 2011
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Oggi Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano da 5 anni nelle mani di Hamas, senza che la Croce Rossa Internazionale possa visitarlo, compie 25 anni. Un quinto della sua vita l’ha trascorso rinchiuso a Gaza, senza poter riabbracciare i propri genitori, vedendosi sfuggire fra le mani la propria vita.

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI27 luglio 2011
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In seguito alle gravi dichiarazioni rilasciate dal Presidente del GMI Omar Jibril su Israele, in occasione della manifestazione Unexpected Israel, tenutasi a Milano, si è subito levata la voce di condanna dell’Ugei.

La risposta del Presidente Daniele Massimo Regard ha sollevato un vivace dibattito all’interno dell’ebraismo italiano.

Qui di seguito riportiamo l’intervista all’On. Fiamma Nirenstein, che ha accettato di rispondere ad alcune domande sulla questione e sui rapporti tra Israele, ebraismo ed Europa.


 

Cosa ne pensa delle ultime affermazioni da parte degli esponenti del gruppo Giovani Musulmani Italiani,riguardo Unexpected Israel ?

Ciò che colpisce di più è il linguaggio. Un linguaggio carico di menzogne, così aggressive e piene di cultura dell’odio. Una cultura quasi omicida nei confronti  d’Israele. Si capisce che questi ragazzi non sanno niente, penso che siano stati indottrinati, che sia colpa di adulti irresponsabili che li hanno riempiti di false informazioni, di bugie e che, quindi, loro s’immaginino gli ebrei e Israele secondo gli stilemi più classici dell’antisemitismo. Come ad esempio, il Blood Libel(“Oltraggio del sangue”,  l’accusa rivolta agli ebrei di praticare omicidi allo scopo di utilizzare il sangue per i riti, NdA) che vede in Israele e negli ebrei degli assassini di bambini e innocenti. Assassini che non cercano altro che la loro morte. Credo quindi che siano antisemiti inconsapevoli, che siano stati strumentalizzati da una cultura dell’odio che ne ha fatto degli ignoranti e delle persone pronte a tutto. Ciò che mi fa impressione di questa vicenda è la possibilità che dei ragazzi possano essere  privi di curiosità e pieni di odio.

Attraverso un’ordinanza  la Scozia è diventato il primo stato europeo a bandire libri israeliani nelle biblioteche pubbliche. Cosa rappresenta questa scelta?

E’ l’orribile costume antidemocratico del boicottaggio, che cancella invece che discutere, condanna gli ebrei a una morte culturale, economica o scientifica. Dico gli ebrei perché, in questo caso, non possiamo dire gli israeliani. Loro cosa ne sanno degli scrittori israeliani apprezzati da tutto il mondo. Perché li devono bandire? Perché ciò significa: condannare i prodotti alla non esistenza. Un gesto di cancellazione dello stato d’Israele. Se veramente volessero fare sparire ciò che Israele produce, dovrebbero privarsi dei telefonini, far sparire vaccini, medicine e cure indispensabili per malattie quali Alzheimer o il cancro. Inoltre dovrebbero far sparire il sistema d’irrigazione a goccia, grazie al quale si ciba l’Africa. Quindi queste persone dovrebbero avere il coraggio di privarsi di un milione di cose che giudica indispensabili.

Perché tale decisione non ha destato scalpore nell’opinione pubblica europea?

Non ha destato scalpore perché l’Europa è intessuta di antisemitismo. Basta pensare a quando il giornale svedese “Aftonbladet” ha scritto che i soldati israeliani uccidevano per poi vendere gli organi. L’Europa è piena di antisemitismo. Ma anche l’Italia non scherza. Ritengo che i dati del CDEC parlino chiaro, dai quali  risulta che l’84% della popolazione non conosce personalmente alcun ebreo, che il 15% circa dichiara di averne conosciuti alcuni e che solo lo 0,9% sostiene di conoscerne molti. Per il 26% “gli ebrei sono più leali verso Israele che verso il loro paese”, per oltre il 26% “gli ebrei si sono trasformati da un popolo di vittime in un popolo di aggressori”. E ancora “gli ebrei non sono italiani fino in fondo” per il 23,1% del campione mentre “gira e rigira i soldi sono sempre in mano agli ebrei” è un’affermazione condivisa dal 24,5% degli intervistati. Senza dimenticare il difficile tema dell’antisemitismo d’importazione araba.

Il 25 giugno del 2006 è stato rapito Gilad Shalit. Sono passati 5 lunghi anni. Ritiene sia stato fatto abbastanza per la sua liberazione?

Quella di Gilad è una tragedia che mi perseguita e angoscia quotidianamente. Lo stato d’Israele fa di tutto per aver indietro Gilad, non dobbiamo dare la colpa a noi stessi. La colpa è di chi lo ha rapito: Hamas. Un’organizzazione  terroristica che scrive nella sua carta di fondazione che gli ebrei devono essere odiati e uccisi e che, più di una volta, ha dichiarato di voler distruggere Israele. Un’organizzazione che non ha nessun riguardo nei confronti dei diritti dell’uomo. Israele ha fatto di tutto ma certo con delle cautele, per non mettere in pericolo la vita dei suoi cittadini. Pensare che quel ragazzo è rinchiuso da 5 anni fa rabbrividire qualsiasi persona normale. Il problema è che Hamas  non è composta da persone normali ma da terroristi.

Cosa significa la Primavera Araba per Israele?

In breve penso che se la “Primavera Araba” dimostrerà  di volgersi verso la democrazia, sarà per Israele un dono meraviglioso. Perché queste smetterebbero di propagandare l’odio verso lo stato d’Israele che in passato i dittatori di queste nazioni hanno strumentalizzato per mantenersi al potere. Per adesso ci sono buoni segnali. Fra questi l’Egitto, che spero voglia mantenere il  patto di pace con Israele e dove mi auguro che i fratelli musulmani non prendano potere.

In qualità di Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, potrebbe illustrarci la posizione italiana riguardo la partenza della Freedom Flotilla 2- Stay Human?

Mi sono spesa in prima persona a riguardo, tramite un’interrogazione al Governo Italiano per domandare come si volesse agire per sospendere il traffico Flotilla. Il Governo  Italiano s’impegna a fare il possibile per chiudere questa vicenda. L’ONU stesso ha dichiarato che questa Flotilla non deve partire, posizione condivisa dall’America. Persino il governo Turco, il più accanito sostenitore della Freedom Flotilla, si è tirato indietro e chiede alla nuova spedizione di non partire.

Benedetta Rubin


Manuel Kanahmanuel21 giugno 2011

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DA GIOVANI MUSULMANI D’ITALIA AFFERMAZIONI DENIGRATORIE E INFONDATE: SENZA SCUSE IMMEDIATE È IMPOSSIBILE PROSEGUIRE RAPPORTI.

Unexpected GMI

Dichiarazione di Daniele Regard, Presidente dell’UGEI – Unione Giovani Ebrei d’Italia.

Il 20 giugno , sul portale multimediale youtube è stato caricato un video da parte del GMI. Nel video che ha come oggetto la manifestazione “Unexpected Israel”, tuttora in corso a Milano , il presidente dei Giovani Musulmani d’Italia Omar Jibril non solo afferma che l’iniziativa sia “una kermesse per ricordare l’occupazione israeliana nei territori palestinesi”, ma si spinge a sostenere che Israele stia ponendo in essere “un bagno di sangue” e che sia solito commettere “operazioni trucidanti”.

Di fronte alla gravità e all’infondatezza di tali affermazioni denigratorie non è possibile tacere così come non si può restare indifferenti al fatto che il GMI inviti gli italiani a partire con la “Freedom Flotilla”, in aperta violazione delle leggi internazionali sul blocco marittimo.

Come presidente dell’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia mi corre l’obbligo di manifestare la mia profonda amarezza e la mia viva delusione per l’atteggiamento radicale che i giovani musulmani stanno assumendo nei confronti dello stato di Israele: un’amarezza e una delusione che non possono non condurre ad interrompere ogni tipo di rapporto con il GMI fintanto che quest’ultimo non avrà assunto posizioni più moderate e non avrà rettificato le sue gravissime affermazioni.

Maggiore sconcerto nasce poi dal fatto che una simile manifestazione culturale, estranea al conflitto, che ha visto coinvolti alcuni fra i maggiori esponenti della cultura della pace e del dialogo con il popolo palestinese, quali Noa, David Grossman e Idan Raichel, sia stata oggetto di bieca strumentalizzazione.

Mi auguro che le scuse arrivino il prima possibile, così da poter continuare il proficuo rapporto instaurato tra UGEI e GMI, rappresentanti di due minoranze italiane con simili radici culturali e da sempre impegnate nel dialogo tra le religioni.

Daniele M. Regard
Presidente UGEI

 

seguono link video:
http://www.youtube.com/watch?v=2iwLSCVr3FI&feature=relmfu
http://www.youtube.com/watch?v=6_Czdf03sR0&feature=relmfu

 


Manuel Kanahmanuel16 giugno 2011

2min700

“La possibibilità che lo stand israeliano debba essere spostato per motivi di sicurezza ci lascia davvero sconcertati”. Così commenta Daniele M. Regard, presidente dell’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia, la possibile decisione del Ministero degli Interni di spostare la sede dello stand israeliano da Piazza Duomo al Castello Sforzesco a Milano.
“Ci rattrista vedere – continua Regard – come anche una iniziativa di carattere culturale ed economico come quella di “L’Israele che non ti aspetti”, che nulla vuole avere a che fare con le questioni politiche legate al conflitto mediorientale, venga strumentalizzata per demonizzare, ancora una volta, lo Stato di Israele ed i suoi cittadini.”
“Dispiace che ad ora il neo eletto sindaco Giuliano Pisapia si sia limitato a dichiararsi esclusivamente a favore di una soluzione di due Stati per due popoli, questione del tutto estranea alla kermesse israeliana, non prendendo invece le distanze dalle gravi minacce per la sicurezza pubblica, cosa che speriamo voglia fare al più presto. Ci auguriamo – conclude Regard – che le istituzioni recepiscano l’appunto che spostare i padiglioni israeliani rappresenterebbe solamente un chiaro segnale di come l’odio e la violenza nei confronti di Israele siano in grado di sovrastare la libertà e la democrazia anche nel nostro paese.”


Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 giugno 2011
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In occasione della presentazione a Roma di una cattedra dedicata agli studi di italianistica presso la Hebrew University di Gerusalemme abbiamo avuto l’onore e il piacere di confrontarci con lo scrittore di fama internazionale A.B. Yeoshua su delicati temi di attualità.

Qui di seguito l’intervista integrale.
Professor Yehoshua, lei è da sempre molto coinvolto nella lotta per la pace in Israele. Come considera la possibilità di una dichiarazione di uno stato palestinese in settembre?

La dichiarazione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, incentrata sulla problematica della realizzazione di uno Stato Palestinese costituisce un passo positivo verso il suo riconoscimento da parte di tutte le Nazioni; progetto ampiamente discusso persino da Israele.

La cosa più importante è sicuramente interrompere la colonizzazione e riconoscere i confini del ’67, dopo si potranno anche avviare le trattative per scambiare i territori.

Non posso prevedere cosa succederà perchè questa è anche una decisione “morale” e molte comunità ebraiche all’estero, tra le quali anche quella italiana, si sono schierate contro questo provvedimento, avendo supportato in passato molti errori di Israele.

Esempi lampanti sono i progetti supportati dalle élites ebraiche, come le colonie nel Sinai, che adesso stiamo elimando, oppure l’inziale opposizione al riconoscimento della PLO.

La questione più importante dunque è: cosa farà Israele, se la decisione sarà presa e come porterà avanti le negoziazioni sulla base di una definitiva interruzione della colonizzazione, non dico che vadano smantellati, ma sicuramente fermati.

Riguardo il discorso di Obama di un mese fa, riguardante la possibilità di un ritorno da parte di Israele ai confini del ’67, crede che questa ipotesi possa trovare applicazione e quale realtà dovrà affrontare Israele?

Il problema non è “parlare” dei confini del ’67 ma di chiarire che queste sono le basi. Stiamo parlando di meno di un quarto della Palestina, questo è il minimo che i palestinesi possano ottenere e se io fossi palestinese concorderei con questa visione.

Come si verificheranno lo scambio dei territori, il compromesso per Gerusalemme e come sarà possibile il mantenimento dell’identità ebraica degli insediamenti in minoranza in uno Stato Palestinese sono le sfide che si presenteranno.

Israele dovrà evitare un’evacuazione di massa, dobbiamo accettare il fatto che quando in settembre le Nazioni Unite avranno preso la decisione, saranno organizzate immediatamente dimostrazioni da parte dei Palestinesi contro gli insediamenti nei territori occupati.

Dobbiamo respingere i rifugiati che stanno venendo verso i nostri confini, perchè non hanno alcun diritto in entrare in Israele, inoltre c’è il rischio che i Palestinesi imitino ciò che i loro “fratelli” stanno facendo nel mondo. Sono estremamente pericolosi per noi e sarebbe un disastro, in quanto non sono nostri cittadini ma si ispirano alle rivolte negli altri paesi arabi; le dimostrazioni ci saranno e noi saremo senza il supporto delle altre Nazioni.

Uno dei maggiori temi nei suoi libri è probabilmente il conflitto fra le diverse identità, la mia domanda è: come possono queste contribuire a rinforzare o accelererare il progresso della società e specialmente di quella israeliana, che effettivamente è basata sulla diversità?

Sai, noi oggi viviamo in un mondo moderno e parliamo del pluralismo sociale. Questo è un elemento veramente positivo in tutte le società.
Noi abbiamo anche una società pluralistica, ma negli ultimi anni lo è diventata in modo eccessivo e in qualche modo questo mette in pericolo l’unificazione e la solidarietà degli abitanti di Israele, dove uno dei fattori più importanti è sempre stato la solidarietà fra le persone. Ma se adesso lo Stato si dividerà in enclavi etniche, tra le quali ci saranno: gli ultra-religiosi, che stanno diventando sempre più numerosi, gli arabi israeliani, i russi, che mantengono la propria identità anche grazie alla televisione, alle riviste russe, ci sono poi i coloni che costituiscono un gruppo a sè, poi ci sono gli ebrei orientali, che coltivano la propria cultura e poi ovviamente le persone che definiamo del nord (zfonim), i laici a Tel Aviv.
Dunque, questi gruppi non hanno relazioni fra di loro, stanno diventando sempre più chiusi e alienati. Questo è molto pericoloso per l’unificazione dello Stato, quindi abbiamo tutto il nostro rispetto per una società multiculturale e lo sviluppo che porta, ma dobbiamo creare più coesione fra i gruppi.

E come sarebbe possibile?

Prima di tutto forzando i gli ultra-religiosi (i haredim), quindi smettere di dare soldi per finanziare tutti questi studi religiosi e meccanici ai quali si dedicano tutto il tempo e obbligarli a studiare l’inglese, l’ebraico, la Bibbia, la letteratura e farli accedere alle maggiori professioni per aprirli all’identità nazionale.
Secondo, bisognerebbe forzare i coloni ad obbedire alla legge, perchè si considerano al di fuori della legge. Terzo, gli Zfonim dovrebbero essere più vicini alla storia di Israele e non considerarsi sempre parte di Los Angeles, Parigi, New York, ma sentirsi parte della società, della tradizione e della storia ebraica.

Forse lei sa della manifestazione che è stata inaugurata a Milano, chiamata “Unexpected Israel”, pensata per mostrare un’altra parte e una nuova prospettiva di Israele, oltre il conflitto. Quanto pensa sia importante un evento come questo, che presenta forse la vera anima di questo Stato? Che impatto può avere sulle società nel mondo?

Israele è molto attiva dal punto di vista culturale, nota e apprezzata per la letteratura, i film, i quadri, la musica e i balli in tutto il mondo, ma non è rispettata dal punto di vista politico. Molte persone sono interessate dalla cultura israeliana e dalle sue attività ad alto livello. Le persone sanno cosa sia Israele, ma il dovere di questo Stato è di terminare l’occupazione, non può continuare. Non è possibile che ogni indiano abbia diritto al passaporto indiano mentre i palestinesi siano gli unici che non abbiano la cittadinanza, nella loro terra: questo non può continuare!

Per concludere, vorrei sapere la sua posizione relativa agli ultimi eventi: la “primavera araba”, il “fantasma” di un’Iran nucleare, le prospettive di futuro un futuro Stato palestinese, che è anche il futuro di Israele.

La chiamano la “primavera araba”, è questo quello che dicono. E’ un pensiero bizzarro, non sappiamo cosa succederà. Poichè non c’è una classe media, non si può cambiare un regime autoritario in uno democratico, o almeno migliorare il livello di democrazia, non parlo di governi come quello norvegese o svedese. L’audacia delle masse popolari in Siria, che vengono fucilate, l’immagine delle persone che muoiono in queste manifestazioni vicine ai loro “fratelli” è molto spaventosa, perchè non sappiamo cosa succederà: si costituirà un nuovo regime? O di che entità sarà il massacro?
Tutti questi Paesi stanno diventando più deboli e sembra che questo possa giovare a Israele, specialmente nel caso della Siria.
La Siria si è indebolita e il fatto che sia alleata con l’Iran, indebolisce la stessa alleanza e costituisce una minaccia per lo Stato persiano, perchè potrebbero scoppiare delle rivolte popolari al suo interno. Questo fattore ha contribuito a fermare anche gli Hezbollah nelle “provocazioni” e ha moderato l’attività di Hamas, associatosi nel governo nazionale a Fatah.
Io sono favorevole e penso che cesseranno anche i lanci di missili provenienti da Gaza nelle prossime settimane.
Questo è positivo per adesso, ma potrebbe rivelarsi molto pericoloso se i regimi nei paesi limitrofi andassero in pezzi e Israele venisse coinvolto, attraverso disordini e attentati,
La cosa migliore in questa situazione è porre fine al problema dei palestinesi il prima possibile, creare uno Stato, cooperare con questo. Questo eviterà la strumentalizzazione dell’odio nei confronti di Israele da parte del mondo arabo.

Sarah Tagliacozzo
Benedetto Sacerdoti
Emily Roubini




UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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