HaTikwa

Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 marzo 2016
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ghettoIl giorno 7 febbraio al Teatro Eliseo di Roma è stato rappresentato “Ghetto”, uno spettacolo di danza portato in scena dal coreografo e regista Mario Piazza con gli studenti dell’Accademia Nazionale di Danza. Questo è, come già assunto da un articolo di Pagine Ebraiche del mese scorso, uno schiaffo a un razzismo e antisemitismo oramai sempre più dilaganti. Siamo soliti considerare strumenti di divulgazione o conoscenza solo testi scritti o documentari televisivi ma questa volta abbiamo di fronte  un ballo che si rende militante e che tenta di esprimere come può le sofferenze di una vita.

Le tematiche affrontate spaziano dalla persecuzione razziale a quella sessuale e religiosa e al conseguente stato di emarginazione e discriminazione che procurano a chi ne è vittima. Con un sincretismo musicale che vede il compositore serbo Goran Bregović accompagnato da motivi kletzmer l’opera si rende portavoce di una forza vitale profonda e ancestrale. L’intensità dell’ebraismo prorompe in tutta la sua essenza fin dalle prime scene in cui i due ballerini, guidati dall’Hatikwà, si lasciano andare sul palcoscenico.

Mario Piazza
Mario Piazza

Mia intenzione è accennare quel poco che basta sulla struttura e sul messaggio dell’opera, già ben affrontati su Pagine Ebraiche, soffermandomi invece su quali possano essere le ragioni che hanno reso il pubblico così coinvolto. Parte del merito va ai temi trattati in grado di suscitare interesse per un passato che si presenta sempre dietro l’angolo e che mostra radici ben piantate.  Ma al contenuto si unisce la forma che agli occhi risulta spesso gradita. Le gonne colorate delle ballerine, unite al suono della musica, si completano creando perfetta armonia. Le luci proiettano sul muro sagome ben definite creando una strana corrispondenza con i corpi su un palco privo di scenografia.

Ciò che conta è la danza, i colori e il ritmo. Lo spettatore capisce che ciò che ha davanti agli occhi gli appartiene, accomunandolo a colui che gli siede accanto o forse a tutto il pubblico in sala perché, per quanto un’opera possa parlare diverse lingue, ve ne è una capace di dialogare con tutti, indistintamente.

Hatikwà, ovvero la Speranza, è il messaggio che l’opera intende esprimere, valicando ogni confine spaziale o limite temporale. Questa è rappresentata da una ragazza di celeste vestita che si mostra all’inizio e alla chiusura dell’opera, conferendole circolarità. Dove finiscono le parole inizia la musica e dove non arriva questa c’è il ballo. Il tutto termina con ripetuti applausi che fanno ben intendere che il messaggio è stato colto.

Marta Spizzichino, di Roma, studia filosofia alla Sapienza
Marta Spizzichino, di Roma, studia filosofia alla Sapienza

Manuel Kanahmanuel1 maggio 2011
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Ci risiamo, Hatikwa torna e questa volta si sdoppia con un sito e con una pagina mensile ospitata Pagine Ebraiche.

Questa nuova soluzione editoriale offre all’Ugei la possibilità di comunicare le proprie attività e di mostrare le capacità dei giovani ebrei italiani.Un sito che si pone come nuovo spazio di comunicazione dinamico e speriamo ricco di spunti. Dopo l’importante esperienza dello scorso anno sotto la guida di Daniel Funaro il giornale si propone di continuare a stimolare interesse verso le iniziative ugeine e di ospitare voci ed espressioni di quei giovani ebrei che vorranno arricchire i nostri spazi. HaTikwa infatti nasce per mostrare a tutti che non è il futuro ad essere dei giovani ma il presente. Che è già oggi il momento di influire sul mondo. Il momento di cambiare, esprimersi, giudicare e lavorare. L’Ugei dimostra ad ogni nuovo consiglio che i giovani – noi giovani- siamo capaci e vogliamo fare. Questo mese giunge sull’onda del successo di Purim a Venezia, il primo tradizionale momento di incontro per i ragazzi che da tutta Italia partecipano alle nostre iniziative, un’onda che vorrebbe proseguire il suo viaggio portando i partecipanti alla Festa del Libro Ebraico di Ferrara, città che ospiterà con il Meis una riflessione e una ridefinizione dell’identità ebraica italiana a cui noi giovani vogliamo e dobbiamo partecipare. Noi figli della tradizione e dei vagabondaggi, delle unità e delle divisioni, delle idee e dei fatti, noi che siamo il presente.

Sharon Reichel

direttrice HaTikwa


Manuel Kanahmanuel13 aprile 2011
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Dopo alcuni mesi di intensa pianificazione sta per riprendere la regolare uscita di HaTikwa, il periodico di attualità e cultura dell’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia, un giornale aperto al libero confronto delle idee.

Molte sono le novità previste per quest’anno che renderanno il nostro giornale ancora più fruibile e vicino ai nostri lettori.

Sei interessato a dare il tuo contributo per questo progetto? Hai la passione per la scrittura e per il mondo del giornalismo? Contatta la redazione, il team di HaTikwa è sempre alla ricerca di nuove penne!

per info scrivi a hatikwa@ugei.it



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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