HaTikwa

Consiglio UGEIConsiglio UGEI1 settembre 2017
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“Qui comincia l’avventura / del signor Bonaventura…” Così, per decenni, sul “Corriere dei piccoli” si avviavano le strampalate gesta del personaggio in marsina e bombetta rosse e larghi pantaloni bianchi conosciuto da generazioni di giovani lettori. Squattrinato all’inizio, Bonaventura finiva regolarmente per diventare milionario (negli anni cinquanta, a causa dell’adeguamento all’inflazione, addirittura miliardario).

Forse perché anche il giornale dell’Ugei, Hatikwà, parte dal basso e si fa forte unicamente della collaborazione volontaria di chi decide di scrivervi, o forse per la magia semplice dei numeri, è a Bonaventura che penso mentre il sito di Ugei/Hatikwà tocca il milione di visualizzazioni. Hatikwà, nei decenni passati, ha esercitato una certa influenza sull’ebraismo italiano, prima di rinunciare alla diffusione cartacea (rimane, oggi, una piccola selezione del nostro lavoro ospite dell’inserto di Pagine ebraiche). Nel 2011, dopo anni travagliati, è stato varato il sito Ugei.it, di cui Hatikwà è oggi finalmente la sezione più vivace e ricca di contenuti. In questi giorni il sito ha raggiunto e superato il milione di visualizzazioni di pagina: un risultato modesto se paragonato a quello dei quotidiani più importanti, ma degno di nota considerando le dimensioni dell’Ugei e la scelta di non finanziare in alcun modo il giornale. Tanto più che oltre il 90% delle visite ricevute dalla fondazione del sito è degli ultimi 18 mesi, con una crescita che è andata ben oltre le più ottimiste aspettative mie e di quanti, e sono decine, per Hatikwà si sono spesi in questo periodo di tempo. Un piccolo grande traguardo che sarebbe stato impossibile, credo, se il nostro giornale in questo anno e mezzo non avesse cercato davvero di essere quello che è: un giornale aperto al libero confronto delle idee, come recita il catenaccio sotto la testata. Ed è confortante che i margini di crescita siano ancora enormi.

Cento anni fa, nel 1917, nasceva sul “Corriere dei piccoli” l’umile e un po’ svagato signor Bonaventura, che alla fine di ogni avventura otteneva il suo milione. Al milione siamo arrivati anche noi, anche se c’è voluto un po’ più di tempo e lavoro, e in redazione, ora, c’è chi dice che non ci resta che puntare ai cento anni. Sappiamo, d’altronde, che anche dietro le difficoltà possono celarsi opportunità. Ce lo ha insegnato il signor Bonaventura.

Giorgio Berruto

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 aprile 2017
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“Due ebrei, tre opinioni”, così recitava un vecchio detto. E se sono giovani si scambiano le opinioni su Hatikwà.

Non è un caso che il giornale sia ospitato sul sito ufficiale dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, è perfetta rappresentazione della nostra realtà, caratterizzata dalla pluralità di idee. E tutti sono invitati e liberi di contribuire, specie chi ogni giorno ha a che fare con l’ebraismo. L’unica cosa che ci deve frenare è la mancata voglia di mettere davanti agli occhi del pubblico la nostra idea, e di prenderci le responsabilità di ciò che scriviamo.

Chi ricopre ruoli importanti all’interno dell’UGEI questo lo sa bene, si prende la responsabilità personale di ciò che scrive, specie prendendo particolari posizioni. Come ogni altro scrive per se stesso, e non per il ruolo che ricopre. Per quanto chiaro possa essere per chi gli è vicino, non sempre lo è per tutti.

Invito chi legge a ragionare su quanto detto, e chi scrive a pensare a fondo su quel che scrive, prendendosi ancor più la responsabilità a livello personale, se necessario anche in modo palese. Hatikwà è uno spazio aperto al libero confronto delle idee, e vuole rimanere tale. Senza censure né strumentali prese di posizione.

 

Arièl Nacamulli, Presidente UGEI

Consiglio UGEIConsiglio UGEI1 gennaio 2017
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giornale1Il “progetto Hatikwà” è cominciato esattamente un anno fa. Hatikwà esisteva già da decenni – prima organo della Fgei, poi dell’Ugei – ma veniva da anni poveri di progettualità e contenuti. Nel corso del 2016, dapprima con circospezione, poi con crescente consapevolezza, si è delineato un progetto per rilanciare la testata e favorire l’interesse e la partecipazione dei giovani ebrei italiani. La crescita, da subito geometrica, è andata molto oltre le mie attese più ottimistiche, tanto che ho molto riflettuto prima di vincere l’imbarazzo di scriverne. Le visualizzazioni sul sito da tempo superano costantemente le 30 000 al mese, cominciando ad avvicinarsi a 50 000. Per dare un’idea della crescita, dal 2010, anno di varo del sito, al 2015 le visualizzazioni complessive sono state circa 80 000, nell’ultimo anno 360 000. La diffusione costante su Facebook ha contribuito al cambio di passo, mentre lo spazio che Pagine ebraiche ci mette a disposizione ogni mese – la pagina che avete davanti – si dimostra sempre più angusto e riesce a ospitare solo una piccola selezione del nostro lavoro.

Il dato più importante riguarda però la partecipazione attiva, peraltro vero motivo della crescita tout court, concretizzata innanzitutto dalla scrittura. Voglio ringraziare qui i veri artefici del “laboratorio Hatikwà”: Marta Spizzichino, Michael Sierra, Ariel Nacamulli, Filippo Tedeschi, Simone Bedarida, Simone Foa, Benedetta Grasso, Miriam Sofia, Giulio Piperno, Gad Nacamulli, Daniel Recanati, Sara Salmonì, Elisa Steindler, Keren Perugia, Barbara Coen, Carlotta Jarach, Julian Saija, Fabrizio Anticoli, Barbara Zarfati, Eitan Della Rocca, htlogoGiuseppe Mallel, Maria Savigni, Gabriele Fiorentino. Hanno contribuito anche, scrivendo o con altro genere di contenuti, Simone Dell’Ariccia, Ruben Spizzichino, Debora Spizzichino, Samuel Raccah, Beniamino Parenzo, Elena Gai, Charlotte Eman, Yael Di Consiglio, Daniel Foà, David Giuili, Nathan Bendaud, Simone Somekh, Sabra Salvadori, Saleyha Hossain, Gabriele Ajò, Carola Disegni, Giulia Mastroeni, Benedetto Sacerdoti, Alexandra Halfon, Ruben Veneziani, Alice Fossati. A tutti loro, uno per uno, va la mia gratitudine: ciascuno sa di aver portato un contributo grande o piccolo, comunque importante. Viviamo in luoghi diversi – in tante comunità italiane, ma anche in Israele, Stati Uniti e Svizzera – proveniamo da ambienti diversi, abbiamo esigenze diverse e idee diverse di che cosa significhi essere ebrei. Quest’anno Hatikwà è stato davvero “un giornale aperto al libero confronto delle idee”, come dovrebbe essere. Grazie a loro e a numerosi altri che già si sono aggiunti al gruppo la libertà del confronto continuerà a essere l’unico caposaldo formale alla base del nostro lavoro, unita all’ovvio corollario del rispetto per le idee altrui e la capacità di esprimere le proprie.

laboratorioMa le possibilità di crescita, in ogni direzione, sono ancora enormi. Nell’anno che viene vorrei che una “commissione comunicazione”, già formatasi ma aperta al contributo di chi voglia collaborare, elabori modelli e strategie non solo per la pubblicizzazione delle iniziative Ugei, ma anche per la diffusione ragionata e capillare dei contenuti di Hatikwà. Mi piacerebbe che il gruppo si trasformasse sempre più in qualcosa di simile a una redazione. Discutere con la Presidente Noemi Di Segni e il direttore della comunicazione Ucei Guido Vitale la possibilità di ampliare i nostri spazi sia sul mensile che tenete in mano in questo momento, sia sul portale Moked e le newsletter ad esso collegate. Tessere relazioni di scambio fruttuoso con periodici ebraici locali molto letti come Shalom di Roma, il Bollettino della Comunità ebraica di Milano e Hakehillah di Torino. Stringere legami più saldi con gruppi locali e associazioni giovanili ebraiche, per esempio intervistando e coinvolgendo chi ne fa parte, e con il gruppo dei ragazzi italiani che vivono in Israele, alcuni dei quali già quest’anno hanno preso parte attiva al nostro lavoro. Potenziare il lavoro sulla rassegna stampa, in modo da riprendere e diffondere ogni menzione dell’Ugei e delle sue attività. Organizzare incontri con professionisti del giornalismo e della comunicazione, occasioni pensate per chi contribuisce a Hatikwà ma aperte a chiunque voglia partecipare. Tutto questo e molto altro è ancora da fare: il “laboratorio Hatikwà” è solo all’inizio.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 settembre 2016
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htidee“Un giornale aperto al libero confronto delle idee”. E’ la frase stampata subito sotto la testata di Hatikwà. Chi mi conosce sa quanto valore do a questa frase. Per decenni Hatikwà – organo della Fgei prima, dell’Ugei poi – uno spazio di libero confronto lo è stato davvero, anche a costo di assumere in alcuni frangenti posizioni oggi impensabili, per esempio su Israele; ma anche oggi lo vuole essere e di fatto lo è. Hatikwà ha un sito indipendente e viene mensilmente ospitata sulla pagina del mensile dell’Ucei Pagine ebraiche che state leggendo, uno spazio angusto che vorremmo poter ampliare, ma che tuttavia ci offre la possibilità di entrare in decine di migliaia di case. Poiché il materiale prodotto ogni mese supera largamente quello che una sola pagina può ospitare, soltanto una piccola selezione del lavoro fatto viene stampata anche su carta. Non da ultimo, poiché la responsabilità finale del pubblicato sul cartaceo è in ogni caso anche del direttore di Pagine ebraiche, i contenuti da noi proposti possono in questa sede subire limitazioni e di fatto le hanno subite in più di una circostanza. Sul sito, invece, Hatikwà gode di piena autonomia.

htvecchioQuest’anno un gruppo di giovani, che è divenuto sempre più folto con il passare dei mesi, ha cercato di fare sì che “un giornale aperto al libero confronto delle idee” non fosse, in apice alla pagina, soltanto un elegante periodo, ma un cardine programmatico del nostro lavoro. Anzi, il cardine: l’unico principio formale stabile condiviso, insieme con il mutuo rispetto che ne è immediato e inevitabile corollario. Perché, se ci trasferiamo invece nel campo dei contenuti, su Hatikwà trovano spazio riflessioni di persone con idee differenti talvolta in contrasto reciproco, ma ben decise a non sottrarsi al confronto delle idee, nel pieno rispetto di quelle altrui ma senza rinunciare alle proprie. Quello che cerchiamo di fare è continuare ad allargare il cerchio di chi è disposto a dare un contributo, di chi non teme di esprimersi, di chi ha voglia di partecipare al lavoro di un laboratorio in continuo divenire.

Hatikwà non riprende articoli già pubblicati altrove: non ci interessa riempire un numero sempre più grande di pagine. Non è questo l’obiettivo di un laboratorio, ma una naturale conseguenza del suo avvicinamento. L’obiettivo è stare insieme, fare insieme, conoscere, riflettere, discutere insieme.

htrecenteCredo che questa sia anche una risposta a due opinioni abbastanza tipiche che circondano talvolta l’attività dell’Ugei. Sbaglia di grosso, a mio modo di vedere, chi ritiene che l’Ugei sia un’agenzia matrimoniale. Non perché le agenzie di questo genere abbiano qualcosa di sbagliato per principio, ma perché si tratta di una semplificazione fuorviante. L’Ugei è uno spazio aperto ai giovani ebrei di tutta Italia, tutti idealmente qui raccolti. Aperto a che cosa? Alla condivisione di esperienze, attività, progetti organizzati e gestiti dai giovani per i giovani. Se ci saranno persone che, dopo essersi conosciute e frequentate, decideranno di vivere insieme si tratterà di una eventualità di cui saremo tutti felici, non un preambolo e men che meno un obiettivo, una possibilità ovvia quando si entra in contatto e in amicizia con nuove persone.

La seconda vulgata da sfatare è che l’Ugei si preoccupi essenzialmente di “coca-cola e patatine”. Spesso in realtà questa obiezione viene, in modo solo apparentemente paradossale, proprio da coloro che vorrebbero che ci si occupasse soltanto di coca-cola e patatine. A me la coca-cola non piace, le patatine sì, ma il punto è che la realtà, anche in questo caso, è più complessa e non serve certamente che ripeta perché. E ben vengano le patatine, insieme a uno shabbat in compagnia, una conferenza sui diritti civili o un pomeriggio con giovani musulmani e cristiani. Oppure con Hatikwà, da scrittori o da lettori.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 maggio 2016
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fgeiPremessa E’ giunto il momento, come tutti gli anni di tirare le somme, tirare le somme non solo dell’attività fatta, ma anche della situazione attuale della FGEI [ndr. Federazione Giovani Ebrei d’Italia]. Non ci si può nascondere, e sarebbe pericoloso farlo, in che stato versi oggi la base dei CGE [ndr. Centri Giovanili Ebraici]: essi sono, con poche lodevoli eccezioni, quasi tutti chiusi per mancanza di persone e di idee. La FGEI è ormai federazione solo di nome, si è ridotta in pratica ad un vertice, il consiglio Esecutivo, che organizza l’attività comune, nazionale, ma che non può evidentemente supplire alla mancanza di un’attività locale nei vari centri […] E’ quindi probabile che si debba giungere in un futuro ormai vicino ad una evoluzione che consenta la continuità dell’attività nazionale; evoluzione che potrebbe consistere sul piano formale nel passaggio da federazione di centri ad associazione di singoli, e sul piano sostanziale, più importante, nell’assunzione di una persona (fieldworker) che, dietro compenso, si faccia carico di quel lavoro organizzativo, che attualmente ruba ai consiglieri il tempo per dedicarsi maggiormente all’impegno politico-culturale. Ed è su questi temi, a nostro parere fondamentali per il futuro della FGEI, che invitiamo il presente Consiglio a pronunciarsi.

Politica L’anno appena trascorso è stato forse uno dei più drammatici nella recente storia del popolo ebraico, sia sotto il profilo dell’antisemitismo che in riferimento alla situazione mediorientale. Per quanto riguarda il primo punto, ricordiamo i numerosi attentati antisemiti di Parigi e Bruxelles, tutti duramente condannati dalla FGEI […] Questi episodi si inseriscono in una attività in costante crescendo già da alcuni anni, e non solo all’estero: da noi, accanto alle periodiche deturpazioni di sinagoghe e cimiteri, vanno ricordati con crescente timore atti razziali discriminatori ai danni dei singoli ebrei, nonché, per la loro gravità, la gazzarra antisemita avvenuta davanti alla sinagoga di Roma, durante una manifestazione e l’ultimo recente attentato dinamitardo contro la Comunità di Milano […]

Cultura È giunto adesso il momento di parlare un po’ del riflusso, della difficoltà di fare discorsi seri in un ambiente che non è preparato, della scomparsa di vecchi modelli culturali a vantaggio di nuovi importati ma di minor valore, e via di questo passo. Ma ve lo risparmiamo. Sono discorsi già fatti altre volte, e la cui validità è ancora da verificare. Con questo non si vuole certo negare che sotto questo profilo attualmente alla FGEI si vivacchi ad un livello notevolmente inferiore a quello esistente in tempi ormai lontani, ma questo potrebbe essere molto più semplicemente dovuto al calo demografico dell’ebraismo italiano (con contemporanea paurosa diminuzione della base giovanile) e all’emigrazione, specialmente verso Israele, di buona parte delle menti migliori […]

fil1HaTikwà Quest’anno sono usciti solo tre numeri del giornale, rispetto ai cinque o sei abituali. Le ragioni vanno ricercate nel trasferimento della redazione da Roma a Firenze. Il nuovo gruppo infatti, sia pur animato da buona volontà, difettava di esperienza e soprattutto di coesione al suo interno, e si è peraltro sciolto dopo aver realizzato due soli numeri […] Urge soprattutto un rilancio del giornale in termini di diffusione e contenuto […] Ci appelliamo pertanto a questo Congresso affinché il problema di H.T. venga affrontato e discusso con la dovuta serietà, in modo da pervenire ad una soluzione che assicuri la continuità all’organo ufficiale della FGEI.

Rapporti con l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane Al momento attuale l’UCII, nonostante i ripetuti solleciti non ha ancora fornito alla FGEI, se non in minima parte il contributo previsto dal suo bilancio, che costituisce per la FGEI un indispensabile sostegno finanziario [ndr. Meno male che almeno qui le cose sono cambiate!] […]

Proposte del Consiglio uscente al XXXV congresso FGEI Sulla base dell’esperienza maturata in questi ultimi anni ed in particolare durante il proprio mandato, il Consiglio raccomanda al Congresso di preannunciarsi favorevolmente sulla proposta di assumere (eventualmente per un prefissato periodo di tempo) una persona (fieldworker)  che attenda al lavoro organizzativo necessario all’attività della FGEI […]

CORREVA L’ANNO 1982… ma a pensarci bene non è cambiato molto.

Cosa possiamo imparare da tutto questo? Che forse questo, per noi, è solo un momento passeggero, un ricambio generazionale fisiologico che va comunque guidato nel modo meno traumatico possibile.

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Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei
Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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