Hashomer Hatzair

Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 aprile 2016
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25aprileSu una cosa non si può che essere d’accordo: era importante esserci per celebrare il 25 aprile. Bisognava esserci tutti, ognuno col proprio cappello, con la propria diversità, ma uniti dallo stesso intento. Purtroppo però c’è qualcuno che a Milano, ieri (e negli anni passati), era appositamente in piazza per altri motivi. I soliti gruppi di violenti dei movimenti per la Palestina, pronti a far partire insulti antisionisti al passaggio della Brigata Ebraica, tralasciando completamente il senso di ciò che si stava celebrando. Da qui la necessità, anche da parte dell’UGEI di dover prendere una posizione, quella di sfilare con lo striscione “con la Brigata ebraica, contro ogni fascismo”. Lo abbiamo fatto convinti del pieno sostegno e della tutela di tutte le forze dell’ordine, ma sicuramente in un clima che non è quello che ci si vorrebbe attendere in una giornata del genere. Voleva essere una festa, e in parte lo è stata, ma la ferita resta, anche se è alleviata dai molti applausi che hanno accompagnato il passaggio della Brigata stessa, del nostro striscione e di quelli delle altre sigle che accompagnavano la Brigata.

Ci ritroviamo ancora nella festa di Pesach, ma già in quel periodo, l’omer, che lega idealmente la festa dell’uscita dall’Egitto con Shavuot, la festa che celebra la concessione delle tavole del patto. Durante l’omer quindi possiamo osservare l’evoluzione di Am Israel, che da schiavo in terra d’Egitto si ritrova popolo libero con le proprie leggi. Non possiamo fare altro che pensare che finirà questo periodo in cui siamo costretti a subire la logica imposta da quei facinorosi di Milano, che ci vogliono portare sul campo della sfida sionista/antisionista, e che un giorno potremo essere ebrei liberi di festeggiare il nostro 25 aprile in serenità, per ricordare e celebrare tutti coloro i quali si sono sacrificati per renderci italiani democratici.

Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei
Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei

Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 novembre 2012
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Da giorni pensavo a quale sarebbe stato l’argomento più giusto sul quale scrivere dopo il mio arrivo a Tel Aviv. Ho pensato di descrivere l’arrivo e ad i primi giorni di ambientamento; ho pensato di parlare delle varie pratiche burocratiche e cose nuove attraverso le quali un oleh chadash deve passare nel suo primo mese; e ovviamente avevo pensato di raccontare le prime esperienze da studente dell’Univeristà di Tel Aviv.

Come potrete immaginare, quattro giorni fa la mia attenzione si è concentrata su ciò che sta succedendo qui dall’inizio dell’operazione militare “Amud Anan – Pillar of Defense”: l’operazione partita quattro giorni fa per mettere fine al continuo lancio di missili sulle città del sud cominciato ben prima di quattro giorni fa. Non era ancora chiaro se sarebbero veramente riusciti a lanciare dei missili fino a Tel Aviv, ma era qualcosa di cui si cominciava a parlare. E’ successo. Le sirene di Tel Aviv hanno risuonato già 3 volte, come non accadeva dal 1991. Proprio mentre mi trovavo a scrivere questo articolo è suonata per la terza volta; ho dovuto lasciare il computer per qualche minuto per trovare riparo per poi continuare ad allarme ultimato. Dopo 4 anni dalla loro installazione, per la prima volta sono entrate in azione anche le sirene anti-missile di Gerusalemme.

Non voglio addentrarmi nelle questioni politiche e militari, né di come Israele sta gestendo l’operazione a Gaza. Sicuramente però il fatto che Israele si sappia difendere dagli attacchi non sminuisce il fatto che da Gaza stiano deliberatamente sparando missili su un territorio che complessivamente ha più abitanti della città di Roma, con l’unico intento di procurare quanti più danni possibili a persone e cose. È recente la notizia del dispiegamento, nella zona di Tel Aviv, di una nuova batteria di “Iron Dome”, il sofisticatissimo sistema di difesa anti-missile che sta limitando di gran lunga quelle che potevano essere le vittime dei quasi mille razzi che sono stati lanciati diretti in territorio Israeliano dall’inizio dell’operazione. Il sistema individua il missile, calcola la traiettoria e prova ad intercettarlo se diretto verso centri abitati. Fortunatamente ha una percentuale di successo vicina al 90% e, se non fosse ora presente sul territorio, il numero di danni e vittime sarebbe notevolmente più alto.

Non è stata la prima volta che mi sono ritrovato in una situazione di questo tipo. Qualche anno fa ero nel Kibbutz Holit (piccolo Kibbutz molto vicino alla striscia di Gaza) come rappresentante ad un convegno dell’Hashomer Hatzair. Improvvisamente risuonò lo “Tzeva Adom” e ci fermammo per qualche istante senza saper bene come comportarci. In quel caso però mi trovavo in Israele per pochi giorni, e forse la sensazione era come di ritrovarmi proiettato in mezzo a questa situazione per caso. Ora è diverso. Mi trovo qui a Tel Aviv, dove non mi sarei mai aspettato di dover andare a cercare il rifugio anti-missile più vicino, e non ho nessun biglietto aereo per tornare a Roma tra qualche giorno. Ora non sento di trovarmi qui per caso.

La situazione tra gli abitanti di Tel Aviv è più tranquilla di quello che si potrebbe immaginare. Forse ci sono meno persone in giro per le strade ma l’università domani (oggi, ndr), a meno di evoluzioni dell’ultimo minuto, resterà aperta regolarmente e probabilmente neanche sentirò troppo parlare dell’argomento. Anche subito dopo le sirene la vita continua. Che ci si possa abituare al fatto che, in qualsiasi momento della giornata, possa esserci il pericolo che un missile colpisca la propria casa e che si debba quindi trovare un riparo, è qualcosa che in Italia nessuno potrebbe concepire. Nei telegiornali si parla solo della situazione generale e di ogni missile che viene lanciato ma con una calma che posso immaginare non sarebbe propria di nessun telegiornale in Italia.

In televisione uno dei tanti esperti diceva la propria opinione riguardo una possibile soluzione momentanea della questione, aggiungendo che sono 60 anni che Israele si trova sempre in una situazione “momentanea”, non potendo mai sapere quando potrebbe succedere qualcosa di questo tipo. Forse l’impatto più difficile da assorbire è stato proprio quello di capire che in questo paese ci si può ritrovare in situazioni del genere in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo. Io l’ho scoperto 3 giorni fa quando ho sentito la sirena anti-missile mentre ero tranquillo dentro le mura di casa mia.

Daniele Di Nepi

(Twitter @danieledinepi)

 

(suggerisco a chiunque voglia seguire l’evolversi della situazione di avvalersi dell’aiuto di Twitter, con il quale, seguendo determinati profili, è possibile avere sempre un quadro in tempo reale di ciò che sta succedendo sui vari fronti)


Consiglio UGEIConsiglio UGEI27 luglio 2011
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Siamo lieti di annunciare che il nostro Simone Mortara è stato eletto Segretario del Consiglio dell’European Council of Jewish Communities (ECJC), l’associazione rifondata quest’anno che si propone di riunire le comunità ebraiche europee, favorire progetti congiunti e promuovere attività sulla cultura, l’identità, l’educazione ebraica e nel sociale.

Simone è un pilastro dei movimenti ebraici in Italia, inizia con la militanza nell’Hashomer Hatzair, proseguendo con l’Ugei. La sua vocazione internazionale lo porta a rappresentare l’Italia dal 2006 al 2008 nel Presidium (il parlamentino) della EUJS.

Di recente si è presentato ed è stato eletto nel Consiglio della Comunità Ebraica di Milano.

Non contento figura nel consiglio direttivo dell’Associazione di Cultura Ebraica Hans Jonas, dove tenta di contagiare con la sua energia i ragazzi che partecipano ai corsi di formazione per leader comunitari. Chi avesse avuto la fortuna di conoscerlo sarà sicuramente rimasto colpito dalla gentilezza, dai modi garbati e dalla generosità di Simone. Nella vita reale è laureato in ingegneria gestionale, lavora all’Eni, dove si occupa di health care management vagando per il mondo impegnato in progetti di sostenibilità sul territorio.

L’orgoglio di avere Simone Mortara sul tetto d’Europa è grande, il suo è l’esempio dell’importanza del contributo che possono dare i giovani a plasmare l’identità e la società ebraica. L’augurio che il Consiglio e tutto l’Ugei vorrebbero rivolgergli è di conquistare tutti all’estero come ha già fatto con noi qui.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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