giulio piperno

Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 giugno 2017
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Nel panorama degli emergenti scrittori italiani, un posto di rilievo va senza dubbio ad Alessandro Piperno, Premio Viareggio prima e Strega poi, attualmente docente di letteratura francese a Tor Vergata. Perché pubblicare un articolo a lui dedicato su Hatikwà? Perché Piperno non ha di ebraico solo il cognome, ma ha costruito la sua carriera intorno a una sorta di mito ebraico, sempre ricorrente nei suoi romanzi; ma più che di ebraismo, racconta di ebrei, romani di origine ma cittadini del mondo nello svilupparsi della trama, nel flusso della quale sono protagoniste più generazioni. Spregiudicati imprenditori, medici di successo, bocconiani in carriera o sionisti convinti, è ampio lo spettro dei suoi personaggi, che richiamando più realtà provengono però da una matrice comune.

Non si parla solo di ebrei, anzi, i vari intrecci romantici portano alla nascita dei così detti figli di matrimonio “misto”, spesso le voci narranti del romanzo; e se lo straniero interno, come è stato spesso l’ebreo nelle società europee, è quell’individuo che vive in una realtà diversa ma limitrofa alla maggioranza, che dire dei figli dell’incontro? Di chi nasce ai bordi del confine fra comunità e fuori? Lo sguardo disincantato e romanzato allo stesso tempo di Piperno riesce a dipingere la duplice prospettiva del confine. Scava nei mutui stereotipi, dipinge l’ebreo e il non ebreo, le aspettative e le credenze reciproche e l’effetto sugli altri. Uno specchio imparziale, che aiuta a comprendere sia noi sia l’altro. Emblematica la scena in cui il giovane protagonista di “Con le peggiori intenzioni” al funerale del nonno si propone come decimo uomo per la cerimonia rituale e viene respinto in quanto non “alachicamente” ebreo. Con tale gesto è respinto anche il suo orgoglio ebraico, ed emerge alla coscienza la sua maledizione,  che è allo stesso tempo la sua benedizione.

Ebreo fra i gentili e gentile fra gli ebrei. Il prezzo da pagare è un amaro senso di esclusione, ma in cambio, la sottrazione a qualsiasi retorica di parte e un’intellettualmente onesta visione del mondo. Interessante notare il retroscena che accompagna i suoi romanzi: un drastico tracollo finanziario, un amore non ricambiato o uno scandalo che manda in rovina la vita privata e professionale dei protagonisti. E non farò spoiler a possibili interessati: il dramma accompagna il lettore dall’inizio alla fine dei suoi libri, è un sottofondo che a momenti alterni riemerge nello svilupparsi della trama.

E’ questa inarrestabile decadenza, economica e morale, il vero protagonista. I personaggi sono solo le forme che assume. Vittime di un destino inevitabile. Non a caso Piperno è un esperto del decadentismo francese, autore di opere quali “Proust antiebreo” (2000) e  “Sulle tracce di Baudelaire e Sartre” (2007); E ritengo sia proprio questa la bellezza estetica dei suoi romanzi: la capacità di trasmettere il dramma del decadentismo francese attraverso i contorni intimi e familiari nei quali gli ebrei italiani si possono in qualche modo riconoscere.

Giulio Piperno

Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 novembre 2016
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Mosè rompe le tavole della Legge (Rembrandt, particolare)
Mosè rompe le tavole della Legge (Rembrandt, particolare)

Mi trovo a Edimburgo, in vacanza studio, e non essendo shomer shabat ho in programma di passare il weekend visitando il vallo di Adriano, nel sud del paese. Il caso vuole però che arrivi in ritardo alla stazione dei pullman. Non c’è niente da fare, la gita è saltata, ma non mi do per vinto, e leggendolo come un segno del destino mi incammino verso la sinagoga della città, che mi ero ripromesso di visitare.

Non è facile da trovare, ma riesco a raggiungerla a funzione appena iniziata. Incredibile la somiglianza di atmosfera che si ritrova in giro per il mondo (ahimè bisogna dirlo, a partire dagli uomini della sicurezza di fronte all’edificio). La sinagoga si presenta molto sobria, rispecchiando lo stile architettonico della città, semplice ma armonico e gradevole. I presenti si dimostrano sin da subito molto accoglienti e in men che non si dica mi riforniscono di kippah, siddur e talled. È interessante osservare il rito, che culmina con un solenne Lechà dodi: stessa melodia romana, ma con l’accento scozzese; ancor più interessante è il dvar Torah a seguire tenuto dal rav, ovviamente in inglese, che si rileva un ottimo esercizio, sia per la mente sia per la lingua. Riprende la parashà della settimana “Shelach Lekhà”, che narra delle problematiche fra Mosè e il popolo ebraico, poiché quest’ultimo, nato schiavo, non è pronto a intraprendere la colonizzazione di eretz Israel. Lo stesso esodo, ricorda il rav, sembra per il popolo un’imposizione proveniente dall’alto, da Mosè, da Aronne, dalle élites, e solo la generazione nata nel deserto, i figli del sogno, farà proprio il valore della libertà e potrà entrare a testa alta nella terra di Canaan.

brexitSulla scia di questo discorso, l’imposizione dall’alto e una generazione scettica, ci riporta immediatamente all’attualità del paese, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Tema molto sentito qui in Scozia, dove il 62 per cento dei votanti ha espresso dissenso. Anche qui, proseguendo con l’analogia, vi sarebbero forze esterne, provenienti da Bruxelles, percepite come invadenti e con le quali il paese non è riuscito a identificarsi. Anche qui c’è una generazione pronta e una ancorata al passato, riferendosi alla distribuzione anagrafica dei voti.

Il rav ricorda poi l’importanza dell’istruzione, e come non a caso sia stato il voto delle campagne decisivo per il dietrofront (ma il bello delle democrazie è proprio che il voto dell’umile contadino vale esattamente come quello del primo ministro). Insomma, da vero europeista il rav con rammarico rammenta l’importanza di conoscere il nostro passato, per aiutarci a comprendere il presente e per non commettere di nuovo gli stessi errori. Discorso valido per gli ebrei, ma non di meno per tutti gli europei, con una storia comune che il dietrofront britannico sembra aver voluto negare.

Giulio Piperno
Giulio Piperno, romano, studia Psicologia alla Sapienza

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 maggio 2016
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convegno2La conferenza tenutasi giovedì 28 gennaio presso il Senato dal titolo “Le ragioni del silenzio”, e replicata presso il centro ebraico Il Pitigliani di Roma il 14 aprile, si apre con un inevitabile sguardo sulla contingente situazione politica italiana e il ddl Cirinnà.

A prendere parola per primo è Luigi Manconi, presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, che ricorda come lo stato debba garantire la tutela completa di ogni individuo, sul piano morale e sociale, prima ancora che su quello economico-materiale. Sottolinea come il disprezzo possa insidiarsi dietro il velo ipocrita della tolleranza, intesa come concessione di parte dei propri diritti a chi è diverso, senza arrivare però a porre l’altro davvero sullo stesso piano. Dello stesso parere sono i due oratori successivi, il senatore Lo Giudice e Patrizio Gonnella (presidente Cild).

A prendere parola sono poi Marco Fiammelli e Raffaele Sabbadini, esponenti di Magen David Keshet – Italia, prima associazione Lgbt ebraica italiana; emerge da subito il loro vissuto di membri di una doppia minoranza, e tengono a ricordare come nella storia, antisemitismo e omofobia siano spesso andati di pari passo. Citano con orgoglio il tiqqun olam, il correggere le ingiustizie del mondo, e portare luce sulle persecuzioni naziste è sentito da loro come un dovere fondamentale sia come ebrei sia come omosessuali. convegno

Interviene poi Anna Segre, psicoterapeuta, che sposta l’attenzione sulla tragedia della Shoah nei suoi più crudeli dettagli. Cita il paragrafo 175, la legge tedesca che vieta i rapporti omosessuali, mettendoli sullo stesso piano dei rapporti fra uomini e animali, tenendo a specificare che abbia origini antecedenti al nazismo: emanato nel 1879, rimarrà in vigore in Germania fino al 1994. Questo paragrafo è emblematico di tutta la storia degli omosessuali, che fino ai tempi più recenti continueranno a essere additati come criminali. Nel 1935 il paragrafo 175 viene ampliato, rendendo possibile la condanna senza processo. Nel solo 1940 sono 10.000 gli arresti. Ma più forti delle parole di Anna Segre, sono le testimonianze dirette dei superstiti. Solo cinque persone, in tutta la Germania, si sono rese disponibili a rilasciare un’intervista, ma sotto falso nome, per rimanere nell’anonimato. Assistiamo alle loro agghiaccianti storie, proiettate nella sala. Storie raccontate a metà, rievocate con molto dolore, ma soprattutto vergogna, una vergogna che non li hai mai abbandonati da 60 anni a questa parte. Hanno taciuto persino con i famigliari, non trovando nessuno con cui metabolizzare il trauma, perché gli stessi genitori non riuscivano ad accettare l’omosessualità dei figli. Così come la legge dello stato fino ai tempi più recenti: come se non bastasse, alcuni di loro sono stati arrestati altre decine di volte, dopo esser usciti dai campi di concentramento, sempre per la stessa “colpa”. pink-triangle-armband

Ultimo a prendere la parola è Franco Goretti, laureato in storia contemporanea con una tesi sul confino degli omosessuali. Ci racconta la sua storia personale di omosessuale, che insieme ad altri ha cercato di compiere l’immenso sforzo di portare alla luce quello che è stato il triangolo rosa della Shoah. Sfata il mito degli “italiani brava gente”, racconta di come in Italia, la mancanza di norme contro l’omosessualità non derivasse da un sentimento di tolleranza, ma dalla volontà di rimanere nel silenzio, non creare scandalo, fare finta di niente, come se l’esistenza di omosessuali fosse una favola. Il confino è stato l’arma usata dal potere. Allontanare, esiliare il diverso, il problema. E anche in Italia, con la fine della guerra non sono finiti i problemi. Racconta Goretti di come, quand’era ragazzo, gli stessi omosessuali seguissero la linea della discrezione, non si rivelassero al mondo, per non turbare la quiete pubblica. “Ma io mi rifiuto di assumere il punto di vista del persecutore”, sentenzia, reclamando il proprio diritto ad avere pari dignità fra gli uomini, e ricordando il nostro dovere di cittadini di portare avanti la memoria. La conferenza si chiude con un appello alla nostra coscienza civile per rompere questo silenzio, che in parte è ancora rimasto.

Giulio Piperno
Giulio Piperno, di Roma, studia psicologia alla Sapienza

Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 gennaio 2016
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ujwhiteAncora una volta l’UGEI, in partnership con l’organizzazione JWhite, fra il 28 dicembre e il 3 gennaio, ha organizzato lo storico campeggio invernale sulle Dolomiti, ma quest’anno si è presentato con una formula tutta nuova. La località scelta è Falcade, paese veneto della Val di Fassa, dove si sono ritrovati più di 60 giovani ebrei da tutta Europa e non solo, ma a differenza dei campeggi precedenti è stata adottata la formula “peer to peer”! Uno staff ridotto ha organizzato la logistica, mentre le attività sono state gestite dagli stessi partecipanti, che hanno potuto mettere in gioco le proprie abilità. Chi ha organizzato lo stretching per il dopo sci, chi un’attività sull’aliyah, chi un dibattito sul rapporto fra ebrei e shabbat, oggi. Questo nuovo format ha creato un’atmosfera coinvolgente e ha reso i partecipanti membri attivi del campeggio.

A pochi giorni dalla chiusura dell’UJWhite si possono fare le prime considerazioni in merito alla riuscita dell’evento.

I partecipanti si sono mostrati soddisfatti dell’evento, così come attestato anche dai social; il numero dei partecipanti è più che una volta e mezza rispetto allo scorso anno, con un’ottima partecipazione soprattutto di italiani; lo stesso staff (pagante) si è potuto godere la vacanza grazie al format “peer to peer”.

falcadeL’evento certamente, dati i numeri, non è ancora perfetto, ma ha tutte le potenzialità per raggiungere i numeri delle vecchie Wing, può vantare un bilancio con segno eccezionalmente positivo e ha richiesto, da parte dello staff, un impegno non eccessivo una volta iniziato il campeggio, due fattori che, insieme al trend nel numero di partecipanti e la loro soddisfazione, incoraggiano a portare avanti questo progetto anche per i prossimi anni.

Arièl Nacamulli
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano
Giulio Piperno
Giulio Piperno, romano, studia psicologia alla Sapienza

 


 



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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