giorgio berruto

Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 settembre 2016
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htidee“Un giornale aperto al libero confronto delle idee”. E’ la frase stampata subito sotto la testata di Hatikwà. Chi mi conosce sa quanto valore do a questa frase. Per decenni Hatikwà – organo della Fgei prima, dell’Ugei poi – uno spazio di libero confronto lo è stato davvero, anche a costo di assumere in alcuni frangenti posizioni oggi impensabili, per esempio su Israele; ma anche oggi lo vuole essere e di fatto lo è. Hatikwà ha un sito indipendente e viene mensilmente ospitata sulla pagina del mensile dell’Ucei Pagine ebraiche che state leggendo, uno spazio angusto che vorremmo poter ampliare, ma che tuttavia ci offre la possibilità di entrare in decine di migliaia di case. Poiché il materiale prodotto ogni mese supera largamente quello che una sola pagina può ospitare, soltanto una piccola selezione del lavoro fatto viene stampata anche su carta. Non da ultimo, poiché la responsabilità finale del pubblicato sul cartaceo è in ogni caso anche del direttore di Pagine ebraiche, i contenuti da noi proposti possono in questa sede subire limitazioni e di fatto le hanno subite in più di una circostanza. Sul sito, invece, Hatikwà gode di piena autonomia.

htvecchioQuest’anno un gruppo di giovani, che è divenuto sempre più folto con il passare dei mesi, ha cercato di fare sì che “un giornale aperto al libero confronto delle idee” non fosse, in apice alla pagina, soltanto un elegante periodo, ma un cardine programmatico del nostro lavoro. Anzi, il cardine: l’unico principio formale stabile condiviso, insieme con il mutuo rispetto che ne è immediato e inevitabile corollario. Perché, se ci trasferiamo invece nel campo dei contenuti, su Hatikwà trovano spazio riflessioni di persone con idee differenti talvolta in contrasto reciproco, ma ben decise a non sottrarsi al confronto delle idee, nel pieno rispetto di quelle altrui ma senza rinunciare alle proprie. Quello che cerchiamo di fare è continuare ad allargare il cerchio di chi è disposto a dare un contributo, di chi non teme di esprimersi, di chi ha voglia di partecipare al lavoro di un laboratorio in continuo divenire.

Hatikwà non riprende articoli già pubblicati altrove: non ci interessa riempire un numero sempre più grande di pagine. Non è questo l’obiettivo di un laboratorio, ma una naturale conseguenza del suo avvicinamento. L’obiettivo è stare insieme, fare insieme, conoscere, riflettere, discutere insieme.

htrecenteCredo che questa sia anche una risposta a due opinioni abbastanza tipiche che circondano talvolta l’attività dell’Ugei. Sbaglia di grosso, a mio modo di vedere, chi ritiene che l’Ugei sia un’agenzia matrimoniale. Non perché le agenzie di questo genere abbiano qualcosa di sbagliato per principio, ma perché si tratta di una semplificazione fuorviante. L’Ugei è uno spazio aperto ai giovani ebrei di tutta Italia, tutti idealmente qui raccolti. Aperto a che cosa? Alla condivisione di esperienze, attività, progetti organizzati e gestiti dai giovani per i giovani. Se ci saranno persone che, dopo essersi conosciute e frequentate, decideranno di vivere insieme si tratterà di una eventualità di cui saremo tutti felici, non un preambolo e men che meno un obiettivo, una possibilità ovvia quando si entra in contatto e in amicizia con nuove persone.

La seconda vulgata da sfatare è che l’Ugei si preoccupi essenzialmente di “coca-cola e patatine”. Spesso in realtà questa obiezione viene, in modo solo apparentemente paradossale, proprio da coloro che vorrebbero che ci si occupasse soltanto di coca-cola e patatine. A me la coca-cola non piace, le patatine sì, ma il punto è che la realtà, anche in questo caso, è più complessa e non serve certamente che ripeta perché. E ben vengano le patatine, insieme a uno shabbat in compagnia, una conferenza sui diritti civili o un pomeriggio con giovani musulmani e cristiani. Oppure con Hatikwà, da scrittori o da lettori.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 luglio 2016
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sarnadesEra un sabato d’autunno, al tempo della grande immigrazione dalla Russia, nel Negev settentrionale. La Fiat Uno dove viaggiava Vladislav Petrov, sua moglie Ludmilla e un cugino fece un testa-coda e si ribaltò cinque volte. I tre passeggeri, incredibilmente incolumi, uscirono dal rottame dell’automobile. Petrov rimase immobile un istante, poi corse verso il deserto. Nessuno ne sentì più parlare.

E’ l’esordio di uno dei tredici racconti di Igal Sarna raccolti da Giuntina nel volume “Fino alla morte”. Non si tratta di una novità fresca di stampa, ma di un libro pubblicato a Tel Aviv nel 1996 e l’anno successivo in Italia e il cui autore è stato tra i fondatori del movimento “Shalom Achshav” – “Pace adesso”. Credo, però, che non solo abbia conservato tutta la propria attualità, ma che ne abbia anzi acquistata di nuova.

sarnacopUna storia è dedicata alla figura affascinante e tragica di Fania Musman Klausner, madre di Amos Oz morta suicida e personaggio centrale di uno dei capolavori della letteratura israeliana, “Una storia di amore e di tenebra”. Un altro racconto è incentrato sull’eredità di Auschwitz, un quarto sul dramma dei soldati israeliani presso il canale di Suez durante le prime fasi drammatiche della guerra del Kippur, un quinto su un parricidio e le sue conseguenze nel claustrofobico mondo beduino. E così via. Leggendo il libro mi è sembrato di riconoscere qualcosa di comune con i racconti di Raymond Carver (“Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”), ma Sarna indaga maggiormente le dinamiche sociali e ha una prosa più descrittiva e giornalistica.

Petrov e gli altri protagonisti delle storie di Sarna sono sconfitti, spesso vittime involontarie degli stessi indubbi successi dello stato di Israele. Non significa che Israele sia responsabile dei loro drammi – non sempre e non direttamente, almeno – ma che la vittoria ha sempre un costo. Sono personaggi minori, interstiziali, deboli forse; ma tutti insieme levano un coro che dice: c’è un prezzo ai raggiungimenti di cui Israele è stata capace, noi siamo quel prezzo.

Igal Sarna
Igal Sarna

Israele non è un Paese forte. Le va riconosciuta la capacità, nell’arco di pochi decenni, di gestire il pericolo costante alle frontiere, un pericolo in alcuni frangenti esistenziale, di provare a integrare milioni di persone provenienti da regioni, culture e tradizioni lontane le une dalle altre, di aver imboccato la via dello sviluppo economico e di aver dato vita a una società vibrante e a una democrazia esemplare nel contesto mediorientale. Ma i successi non ci facciano dimenticare che si tratta di un paese grande come una regione italiana e circondato da centinaia di milioni di nemici che non ne riconoscono il diritto di esistere, che la società è divisa in gruppi molto chiusi ripiegati sempre più al proprio interno e le tensioni sociali via via più manifeste, che le sacche di povertà sono enormi e la disparità dei salari ha creato un baratro tra ricchi e poveri.

Le zone d’ombra sono molte e lo stupido orgoglio di chi ritiene che “Masada mai più cadrà” sempre più pericoloso. Questo dobbiamo tenere bene a mente, per questo l’opera di Igal Sarna è ancora oggi preziosa.

An Israeli soldier smokes a cigarette as he stands guard near the West Bank city of Hebron June 30, 2014. Israeli forces found the bodies of three missing teenagers in the occupied West Bank on Monday after a nearly three-week-long search and a sweep against the Islamist Hamas group that Israel says abducted them. REUTERS/Mussa Qawasma (WEST BANK - Tags: POLITICS CIVIL UNREST MILITARY) - RTR3WI0S

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI9 giugno 2016
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A destra, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti
A destra, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti

Dopodomani “Mein Kampf” sarà in tutte le edicole italiane in omaggio con Il Giornale. Per la prima volta dopo il rovesciamento del nazifascismo in Europa il testo programmatico di Hitler sarà disponibile a tutti. E in regalo, per giunta. Il volumetto è presentato nella prima edizione italiana (Bompiani 1934), preceduta dalla prefazione critica di Francesco Perfetti: davvero troppo poco per nascondere un’operazione che come minimo definirei discutibile, come massimo ignobile. E infatti dal mondo ebraico si sono già levate alcune voci a contestare l’uscita, mentre schiere di nostalgici dei bei tempi in cui c’era ordine, pulizia e treni in orario sono in trepida attesa.

Particolarmente educativo è sondare l’umore del Paese, o di una parte non minuscola di esso, sorvolando le vie di quella che viene sempre più spesso definita “demenza digitale”, e che trova sui social network un terreno d’elezione. Direttamente dalla pagina Facebook dedicata all’uscita dal Giornale: “Oggi ci vorrebbe un Hitler”, “Ci vorrebbe pulizia”, “Magari tornasse”, “Grande libro grande verità”, “L’ultimo grande conquistatore dell’era moderna”, “Opera geniale e sempre attuale”, “Aveva previsto tutto un grande politico un genio”. E via continuando, tra fasci littori, svastiche e inviti a fare la doccia con lo Zyklon B.

giornmkE poi ci sono quelli che lo vorrebbero introdurre nelle scuole; quelli che si vantano di possedere svariate edizioni del “più grande libro della storia”; gli invocatori di soluzioni che ripuliscano il pianeta dalla “lobby ebraica”, responsabile a occhio e croce di ogni male e cataclisma degli ultimi cinquecentomila anni; quelli secondo cui qualche errore Hitler forse lo ha commesso, ma gli ebrei che “relegano i palestinesi in una prigione a cielo aperto, uccidono e stuprano le donne del posto” fanno indubbiamente molto peggio; e persino coloro che diffidano dell’edizione in uscita perché sarebbe frutto di un addomesticamento demoplutogiudaicomassonico, o giù di lì, e quindi occorre procurarsi l’originale.

Rimane ben poco da commentare, o forse troppo, su chi ha deciso di regalare il testo di Hitler e su coloro a cui il dono è rivolto. Speriamo che la legge sul negazionismo, approvata ieri in via definitiva alla Camera, trovi rapidamente applicazione.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 giugno 2016
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Roberto Della Rocca - Con lo sguardo alla luna - Giuntina 2015
Roberto Della Rocca – Con lo sguardo alla luna – Giuntina 2015

Un crocevia di percorsi che si stendono verso molteplici direzioni: questo è “Con lo sguardo alla luna”, il recente libro di rav Roberto della Rocca pubblicato da Giuntina. Quella ebraica è una civiltà lunare, lontana dagli splendori solari di molte altre esperienze che oggi, tramontate ormai da secoli e millenni, trovano spazio nei musei. Perché la civiltà ebraica si sviluppa nel deserto, dalla mancanza, dall’incompletezza, dal negativo che la relazione con l’altro, l’infinito, irriducibile Altro apre.

Quella ebraica prenderà allora le forme di una pratica viva, quotidiana, lontana dall’archeologia, dal monumentalismo museale, dall’immobilità e completezza dell’idolo. Per questo, scrive rav della Rocca, Mosè che rompe le tavole ai piedi del monte Sinai è simbolo di lotta all’idolatria: quelle stesse tavole che, se trasformate in immobile oggetto di adorazione, avrebbero costituito un idolo più forte di un vitello d’oro fuso, una nuova discesa verso le tenebre dell’Egitto.

Disegnodi Stefano Levi Della Torre
Disegno di Stefano Levi Della Torre

Rifuggire la fissità significa anche vivere nel tempo, in quel santuario invisibile perfezionato dalla tradizione rabbinica dopo la distruzione del tempio fisico di Gerusalemme e al cui interno si struttura la pratica quotidiana. Anche in questo caso l’astro notturno ha una parte decisiva nella scansione dei mesi e, insieme al ciclo settimanale, imprime un moto ricorsivo e ascendente in cui trova sviluppo l’intera vita ebraica.

Si scindono in queste e in molte altre direzioni le riflessioni di rav della Rocca, significativamente organizzate in tre sezioni sul significato del tempo, il valore della parola e l’universo dell’etica. Una pluralità di vie che si intrecciano sotto la luce bianca e soffusa della luna.

Su “Con lo sguardo alla luna” anche Michael Sierra ha scritto una breve recensione.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 maggio 2016
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mdk2L’esistenza dell’omosessualità e di coppie omosessuali non è un’ipotesi in attesa di dimostrazione. E’ un fatto, una realtà ormai solida che come tale meriterebbe non solo una maggiore tutela legislativa, ma anche crescente attenzione da parte di un ebraismo italiano che solo di recente e non senza difficoltà e timori ha cominciato a discuterne. Eppure siamo abituati a pensare che la centralità che l’ebraismo dà alla persona, al soggetto morale consapevole e capace di scegliere responsabilmente, vada di pari passo con la difesa dei diritti di coloro che ne sono privati.

Anche per partecipare al dibattito dall’interno, il primo luglio scorso si è costituito a Roma Magen David Keshet Italia (MDKI), una organizzazione indipendente che unisce ebrei Lgbt, per lo più iscritti alla comunità ebraica della capitale. Il gruppo vuole promuovere e sostenere le rivendicazioni della comunità Lgbt sia in generale sia in ambito precipuamente ebraico; si propone, al contempo, di organizzare attività sociali e conviviali legate alla cultura e alla tradizione ebraica e di offrire un supporto agli ebrei italiani Lgbt, in piena coerenza con il principio di tikkun haolam.

mdkiLa nascita ufficiale del gruppo è stata preceduta da una serie di attività, tra cui la partecipazione al Gay Pride di Roma il 13 giugno. Complice il successo riscosso in quella occasione, nell’arco di poche settimane è stato creato ufficialmente il gruppo, che ha già ricevuto l’affiliazione come associazione con diritto di voto al World Congress of Lgbt Jews (Keshet Ga’avah), il network che collega le più importanti realtà Lgbt attive in Europa, Nord e Sud America e Israele, e che si traduce in una piattaforma globale per informazioni, scambi e mutuo sostegno all’interno del mondo ebraico Lgbt. MDKI è la prima associazione italiana che entra a far parte di questa rete. “Come obiettivo principale – afferma Marco Fiammelli, tra i fondatori del gruppo e fresco di nomina a coordinatore responsabile delle associazioni Lgbt europee e israeliane al Keshet Ga’avah che si è tenuto il mese scorso a Washington – ci prefiggiamo quello di promuovere nella società ebraica, e non solo, la piena uguaglianza delle persone Lgbt e delle famiglie formate da persone dello stesso sesso, di aggregare gli ebrei e le ebree omosessuali che si sentono discriminati dalle loro comunità di appartenenza perché vogliono vivere in piena libertà la loro vita, senza dover rinunciare a nessuna delle due componenti della propria personalità”.

Negli Stati Uniti le associazioni sorelle di MDKI, alcune nate oltre trent’anni or sono, vengono spesso sostenute dalle comunità ebraiche riformate. In Italia, invece, il gruppo non ha finora legami né con la comunità ortodossa né con le piccole realtà riformate presenti in alcuni dei centri principali, e organizza dunque in piena autonomia le proprie attività. “Vogliamo recuperare in fretta questo ritardo – spiega ancora Fiammelli – aiutando i giovani nel processo di emancipazione personale e facendo capire loro che si può essere buoni ebrei e continuare a vivere con gioia la propria omosessualità”.

mdkiiObiettivo di MDKI, in ogni caso, non è soltanto la rivendicazione dell’identità ebraica di persone Lgbt e la costruzione di una rete di scambio e solidarietà interna; è anche la possibilità di vivere, cioè praticare, una vita ebraica. Per questo il gruppo ha organizzato un seder di Rosh HaShana, a Roma, che ha visto la partecipazione di 40 persone, e uno di Pesach, feste per Sukkot, Hanukka, Purim e un importante convegno in Senato in occasione della Giornata della Memoria, “Le ragioni del silenzio: il triangolo rosa e la Shoah”, replicato al centro ebraico “Il Pitigliani” il 14 aprile (ne rende conto nel dettaglio l’articolo sottostante di Giulio Piperno). Un successo, considerando che l’associazione sta muovendo i primi passi e che finora non ha goduto di visibilità alcuna sui mezzi di informazione ebraici italiani. Sono numeri che testimoniano un’esigenza che c’è e tenderà verosimilmente a crescere, e a cui MDKI cerca di dare risposta, tra le altre cose, anche con una pagina facebook, Magen David Keshet Italia – LGBT Jews Group, continuamente aggiornata con attività e discussioni su ebraismo e omosessualità. “E – assicura Fiammelli – non siamo che all’inizio”.

Per essere aggiornati sulle attività del gruppo è possibile consultare la pagina facebook, oppure scrivere a magen.david.keshet@gmail.com

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino


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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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