gerusalemme

Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 agosto 2018
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Ultima sera. Pub: divertirsi non è mai stato un problema per il gruppo Taglit 2018.
Fra balli, risate e canzoni cantate a squarciagola, anche questa notte è passata…

Abbiamo parlato a lungo delle famose Start-Up israeliane, con l’ambasciatore italiano per esempio, e oggi abbiamo avuto la fortuna di incontrare un ragazzo che, insieme al suo migliore amico, ha fondato un nuovo tipo di social network, che non si basa sulle connessioni wireless ma sulle relazione vere e personali. La loro Start-Up è BKind, il suo funzionamento è semplice, bisogna registrare la loro carta, normale carta plastificata grande come una di credito. Il passaggio avviene quando una qualunque persona compie una buona azione nei tuoi confronti per il solo piacere di aiutare, senza secondi fini, a quel punto riceve la carta per donarla a sua volta quando vorrà. (Vi invitiamo a controllare il loro sito e a informarmi su questa bella iniziativa, BKind.com)

È giunto il momento nel quale i pensieri razionali e le conoscenze da noi apprese lasciano spazio ai sentimenti che sempre sopraggiungo alla fine di un’esperienza così intensa. Può sembrare banale, possono sembrare parole senza significato, ma credetemi, il gruppo che si è venuto a formare è davvero una grande famiglia. Sono passati 10 giorni ed è difficile racchiudere tutti i pensieri in un breve articolo, figurarsi in una sola parola, ma una cosa è certa: certi legami non si possono spezzare una volta tornati da questo viaggio. È un filo che unisce tutti quanti.

Saliamo nuovamente sul pullman, è proprio questo il luogo cardine del viaggio,  un posto fisso in cui ci sentiamo liberi, ma che allo stesso tempo ci porta in giro per Israele. Fra una canzone e l’altra si iniziano a vedere le prime facce tristi, i primi pianti e anche i primi abbracci che promettono di essere solo un arrivederci. Magari non ci vedremo per lunghi periodi, ma sicuramente ci sarà un momento in cui ci riuniremo per ricordare e gioire insieme una volta di più.

Non esiste una chiusura degna per concludere a parole questa esperienza, ma quello che si può fare è invitare tutte le persone che leggeranno questo articolo a partecipare al Taglit e se non possono, di proporre questo viaggio ai propri figli, nipoti e conoscenti che hanno un minimo legame con Israele e l’ebraismo.

Un ultimo ma doveroso pensiero va ai nostri super madrichim, Alessia e Yehonatan, e alla fantastica Naama che ci ha presi per mano e guidati dentro le storie e i racconti di questo meraviglioso paese. Grazie davvero di cuore!

L’anno prossimo a Gerusalemme!

Simone Israel


Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 agosto 2018
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Questa mattina, ultimo giorno con Taglit, abbiamo iniziato con la visita a uno dei musei storici più importanti d’Israele: Yad Vashem, il museo della memoria. Nonostante il museo al suo esterno si presenti come una struttura grigia e fredda, al suo interno rivela un doloroso intreccio di storie, di vite, di anime che non hanno avuto la possibilità di far ritorno dalle proprie famiglie. Uomini, donne e bambini senza colpa e patria trovano finalmente “casa”, in questo museo dedicato al loro ricordo, e stanziato nella capitale religiosa, che un tempo era stato solo un utopico desiderio. Il tour del museo è iniziato affrontando in generale la questione storica legata al periodo delle persecuzioni in seguito alla promulgazione delle legge razziste. Si è poi sviluppato con l’esplorazione della storia dei ghetti più conosciuti d’Europa colpiti dal nazismo. Infine, abbiamo intrapreso un percorso in un ambiente dedicato alla memoria dei bambini vittime della Shoà: al buio, guidati da una sola voce di sottofondo e accompagnati da un gioco di luci, abbiamo ascoltato ad uno ad uno i loro nomi.

Dopo la visita al museo il programma della giornata prevedeva che andassimo al mercato di Ben Yehuda, ovvero il mercato più caratteristico di Gerusalemme. I suoi colori, la sua gente e i suoi ritmi emergono immediatamente e ognuno di noi si è subito sentito catapultato in questa magia. I richiami dei proprietari di ogni banco rappresentano senza dubbio il fascino esotico di questo posto.

Dopo pranzo ci siamo diretti alla sinagoga italiana, piccola gemma al centro di Gerusalemme dove abbiamo avuto la possibilità di confrontare la realtà religiosa e artistica israeliana con quella italiana. In questo piccolo museo è in mostra il parochet, il più antico drappo della Torah esistente che risale al 1572 insieme ad altri oggetti storici come hannukkiot, ketubot, corone della Torah. Questa sinagoga rappresenta la necessità degli ebrei italiani di ritornare alla terra d’origine, integrandosi al popolo di Israele senza abbandonare totalmente le proprie tradizioni.

Per concludere questa giornata e questo splendido viaggio alla scoperta di Israele e di noi stessi, ci siamo riuniti per svolgere l’ultima attività organizzata dai nostri madrichim, un barbecue intorno al fuoco con la nostra nuova famiglia.

Alexandra Halfon, Larissa Giordano, Simone Attias


Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 agosto 2018
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Ore 11: la melodia di Yerushalaim shel zaav ci accompagna all’interno di Gerusalemme. La prima tappa è sul monte haTzofim, il caldo batteva sui nostri cuori scalpitanti di conoscere Yerushalaim: dopo la vista panoramica della città accompagnata da un kiddush in onore delle cose nuove, il pullman ci accompagna all’entrata della città vecchia per visitare la Torre di David, nonostante il caldo torrido. Dopo un tratto sulle mura battute dal sole arriviamo finalmente alla piazza principale del quartiere ebraico, dove abbiamo tempo per una breve pausa pranzo e un po’ di shopping.

Dopo mangiato ci dirigiamo verso la meta principale: il Muro occidentale, dove fra fotografie e preghiere ci rendiamo conto di essere in uno dei luoghi più importanti per la nostra religione. Dopo la visita al Kotel, l’autobus ci accompagna al cimitero sul monte Herzl, dove sono seppelliti gli uomini più importanti della storia ebraica e israeliana, come lo stesso Herzl, Golda Meir e Itzchak Rabin, oltre ai soldati, che hanno tra l’altro la stessa tipologia di tomba indifferentemente dal grado, che ogni giorno si battono per la libertà dello stato di Israele. A nostra opinione sono stati molto toccanti i momenti in cui abbiamo cantato l’inno israeliano davanti alla tomba del primo vero visionario dello stato ebraico e il momento in cui abbiamo cantato una canzone israeliana che parla della guerra e dei soldati che ogni giorno lasciano la famiglia per proteggere le nostre case senza esser sicuri di fare ritorno.

Amos Di Segni, Gavriel Sonnino, Sarah Tayeb


Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 giugno 2018
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Dal 10 al 13 giugno si è svolto a Gerusalemme l’incontro annuale dell’American Jewish Committee (AJC), una delle organizzazioni ebraiche di advocacy più grande degli Stati Uniti.

AJC Global Forum, così il nome di quattro giorni intensi, spesi in un contesto internazionale, ovviamente con grande focus su Israele e sugli ebrei nel mondo.

Che cosa significa avere uno Stato Ebraico? Antisemitismo e antisionismo sono sinonimi l’uno dell’altro? A venticinque anni da Oslo, dove siamo con gli accordi di pace? Questi e moltissimi altri i temi trattati durante il seminario, per la prima volta a Gerusalemme, in occasione dei 70 anni di Israele. Tra i 2400 partecipanti, quest’anno AJC ha visto oltre 400 studenti da varie associazioni giovanili ebraiche da tutto il mondo, con una rappresentanza di oltre 23 paesi. Carlotta ed io dall’Italia. Ancora una volta, diverse Union ebraiche mondiali (presenti anche grazie all’aiuto di European Union of Jewish Students) hanno avuto modo di conoscersi l’un l’altra e di apprendere così il lavoro svolto nei vari paesi nella lotta all’antisemitismo e nella promozione degli interessi degli studenti ebrei nei vari atenei. L’Unione Sudafricana, ad esempio, deve battersi giornalmente con chi utilizza la parola “apartheid” per descrivere le politiche d´Israele. Chi meglio di loro può spiegare fino in fondo al mondo intero perché Israele non è un paese che sposa quella politica discriminatoria? Così come l’Union tedesca, che seppur appena nata (nemmeno due anni fa, nella forma che ha ora) è già stata protagonista di molti eventi di cronaca locale come portavoce di valori fondamentali; o l’Union austriaca, fortemente impegnata nella vita politica del proprio paese. Questi incontri, con i nostri coetanei correligionari, hanno davvero un grande valore: ci insegnano come unire le forze e lavorare insieme.

Ma torniamo al GloFo: le sessioni plenarie sono state il vero punto focale dell’intero evento. Una volta al giorno tutti i partecipanti si radunavano nella sala principale per assistere agli interventi di leader politici da tutto il mondo confrontarsi con il pubblico. E che interventi! Abbiamo avuto l’onore di ascoltare al discorso del Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu spiegare quali, secondo lui, sono i punti fondamentali su cui basare le politiche future israeliane affinché lo Stato Ebraico possa vivere serenamente all´interno dei propri confini. All’opposizione, Tzipi Livni ha ancora una volta promosso la sua idea di pace basata sulla politica di due stati e due popoli: nata in una delle famiglie fondatrici dello Stato ebraico, Tzipi le ha viste proprio tutte ed è considerata oggi giorno la più influente politicante donna in Israele (e fra le top 100 al mondo). Fra gli altri personaggi di spicco abbiamo assistito al discorso di Sebastian Kurz che, nonostante le politiche del suo partito, a Gerusalemme ha invece esplicitamente dato il suo appoggio ad Israele a agli ebrei nel mondo. Questo fatto ha rappresentato un momento storico molto importante, a dimostrazione del potere del fare advocacy in modo molto efficace: infatti David Harris, Executive Director di AJC, dopo 25 anni ha reso possibile che il Primo Cancelliere austriaco difendesse davanti a tutto il mondo il diritto di Israele ad esistere e quello degli ebrei a vivere pacificamente nel mondo.

Grandi applausi ad AJC anche per aver ospitato vari esponenti del mondo arabo e musulmano: tra questi Yahya Cholil Staquf, il Segretario Generale del Consiglio Supremo dell’associazione musulmana più grande al mondo Nahdlatul Ulama (NU), il quale ha sottolineato la necessità di continuare con i trattati di pace; e Ahlam Alsana, la preside della scuola Desert Stars School Branco Weiss, che ha condiviso la sua esperienza in quanto donna mussulmana in Israele.

Tra gli ultimi interventi, la famiglia Goldin: sentirli parlare del proprio figlio Hadar ucciso da Hamas, e di cui il corpo è ancora nelle fila dell’organizzazione terroristica, ha rappresentato un momento estremamente commovente.

Se ti ho invogliato a partecipare al prossimo AJC Global Forum, le iscrizioni sono già aperte! È sicuramente un’occasione unica. Visita il loro sito: https://bit.ly/2KdfTPp

Alissa Pavia


Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 marzo 2018
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Quella che segue è la parte I dell’articolo di Simone Bedarida da Berlino. Clicca qui per leggere la parte II [HT redazione].

Nel cuore del quartiere di Kreuzberg, ex settore americano, a pochi minuti a piedi dalla fermata della metropolitana Hallesches Tor, sorge imponente il celeberrimo museo ebraico di Berlino, realizzato nella sua versione attuale dal famoso architetto americano di origine polacca Daniel Liebeskind e inaugurato nel 2001.

È improprio tuttavia parlare del museo esclusivamente come un edificio in architettura contemporanea, dato che l’accesso allo stesso avviene dall’edificio in stile barocco (sede del vecchio museo e prima ancora del Kollegienhaus) sito proprio accanto a quello moderno, e apparentemente non collegato a esso. Ma il collegamento c’è, ed è sotterraneo, e questa non è una scelta casuale, secondo le parole di Liebeskind. L’architetto voleva evidenziare la forte connessione tra la società tedesca e il mondo ebraico.

Adesso però è tempo di entrare. Una scalinata conduce ai sotterranei, i famosi tre assi: l’asse della continuità, l’asse dell’esilio, e l’asse della Shoah. Anche il posizionamento di questi tre assi è studiato ad arte per stimolare nel visitatore una riflessione profonda. L’asse della continuità è rettilineo e regolare, e conduce ai piani superiori all’esibizione della storia ebraica in Germania. L’asse dell’esilio è una leggera deviazione da quella continuità di cui parlavamo poc’anzi, e ci racconta tramite oggetti e immagini le storie di ebrei tedeschi che a partire dagli anni ’30 decisero di fuggire dalla Germania, nella speranza di trovare un futuro migliore probabilmente negli Stati Uniti, o in Sud America. C’è chi si è ricongiunto ai propri cari e chi no. E per dare questa idea di dubbio, straniamento e tensione, l’asse dell’esilio si conclude nel giardino dell’esilio: un labirinto quadrato, generato da quarantanove alte colonne (sette per sette), tutte sovrastate da erba e cespugli; quella centrale ha la particolarità di avere terra che proviene da Israele. In questo labirinto il visitatore deve camminare e perdersi, immedesimandosi in chi a un certo punto intravede il proprio caro, ma quando pensa di averlo raggiunto, egli è sfuggito nuovamente. Lasciata l’asse dell’esilio, ci incamminiamo sull’asse della Shoah, il più simbolico, il più celebre. Il soffitto rimane sempre rettilineo, mentre il pavimento sale sempre di più, quasi a voler opprimere il visitatore. Lungo l’asse, vengono mostrate fotografie e cimeli appartenuti a coloro che sono stati deportati e purtroppo non sono mai più tornati a casa. Una volta ben preparati, è il momento dell’esperienza forse più inquietante e agghiacciante, la torre della Shoah. Una porta pesante conduce in una stanza buia, non climatizzata, altissima con la luce fioca che penetra tramite una stretta feritoia, ma arriva insufficiente, e chi sta dentro questa stanza non capisce più dov’è, non ha più il senso di cosa ci sia intorno, né dentro né fuori. Si crea angoscia. A un certo punto si intravede una scaletta attaccata alla parete, troppo alta per poter essere raggiunta. È la metafora di un mezzo di salvataggio, che per gli ebrei deportati sarebbe esistito, solo che per molti di essi è stato irraggiungibile, perché non sono riusciti ad arrivarci vivi.

Usciti da questa forte esperienza, ritornati nella luce, ci dirigiamo verso l’asse della continuità, che conduce a una scala molto lunga e che è progettata in modo che apparentemente non finisca mai, a simboleggiare il futuro degli ebrei ancora ignoto. Come detto all’inizio, l’asse della continuità dovrebbe portarci a vedere l’esibizione permanente sulla storia ebraica tedesca. Tuttavia, tale sezione è in riallestimento, e come “consolazione” il museo offre una mostra su Gerusalemme: posso dire che questa mostra vale il museo. Immagini, oggetti, filmati, plastici, ricostruzioni e sculture ci raccontano nel dettaglio la storia di Gerusalemme e la vita attuale, sotto tutti i punti di vista e senza tralasciare nessuno, dagli ebrei che pregano al Muro occidentale, ai pellegrini cristiani che vanno a visitare il Santo sepolcro, fino ai cittadini di etnia araba e religione musulmana presenti in Israele. Una sala è dedicata a Gerusalemme nel periodo romano, un’altra racconta la storia della città durante l’Impero Ottomano (spesso tralasciata dai vari programmi scolastici), per arrivare a un’interessante galleria fotografica degli hotel di lusso costruiti a Gerusalemme, e a un filmato riassuntivo di tutte le guerre dal 1948 a oggi. Un percorso lungo circa un’ora e mezzo, che fa proprio sentire a Gerusalemme e farebbe venire voglia di prendere un volo e andarci subito. Ma aprendo la porta di uscita del museo, la razionale architettura di Berlino ci ricorda che siamo in Germania e non in Israele. [continua]

Simone Bedarida



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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