futuro

Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 ottobre 2017
sacks-500x333.jpg

1min1130

È un momento storico piano di conseguenze. Abbiamo visto elezioni laceranti, società lacerate e la crescita dell’estremismo, anzi: di molti estremismi – il tutto alimentato da ansie e incertezze diffuse. “C’è qualcosa che ognuno di noi puoi fare per affrontare il futuro senza paura?” si chiede rav Jonathan Sacks. In questo entusiasmante talk, rav Sacks ci offre alcune possibili strategie per passare dalla politica del “me” alla politica del “tutti noi insieme.”

Ecco il video con sottotitoli in italiano:

Grazie a www.ted.com


Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 dicembre 2012
multi1.jpg

6min1250

1. Conoscenza. Abbiamo insegnato ai nostri genitori ed ai nostri nonni come usare strumenti che oggi sono indispensabili, dagli SMS a Facebook: siamo la prima generazione che sa più delle generazioni che la precedono. Per questo ci sentiamo confidenti di mettere in discussioni istituzioni e tradizioni.

2. Autorità. Abbiamo molto meno bisogno del permesso delle autorità delle generazioni precedenti. I nostri genitori e nonni davano del voi ai loro insegnanti, noi facciamo fatica a dargli del lei. Nell’ultima settimana ho organizzato un panel di politici israeliani candidati alle prossime elezioni. Non è servito a nulla mandare mail formali e parlare con i loro segretari, ma quando li ho aggiunti su Facebook e gli ho mandato un messaggio privato, mi hanno risposto con smiley e col numero di telefono privato. La nostra generazione si è scrollata di dosso set di maniere ingombranti e dà la precedenza agli obiettivi pratici.

3. Futuro. Non abbiamo alcuna idea di come il mondo apparirà tra cinquanta, trenti o addirittura venti anni, e ne siamo contenti. La generazione precedente alla nostra sapeva esattamente cosa sarebbe stato di loro: gli bastava guardare ai loro genitori o ai loro nonni. Se noi facessimo lo stesso, ignoreremmo il fatto che negli ultimi decenni sono state create nuove discipline, nuove professioni e nuove culture. Come ha scritto il giornalista israeliano Yair Lapid, i bambini di oggi studiano per lavorare in professioni che ancora non sono state inventate.

4. Diversità. Le opportunità che abbiamo di conoscere ed incontrare realtà diverse dalle nostre sono infinite e a portata di mano. Quando a diciotto anni ho partecipato per la prima volta ad un seminario europeo, sono tornato a Roma con la sensazione di aver scoperto un nuovo mondo di possibilità e che avevo sprecato diciotto anni nella provincialità italiana; oggi l’adolescente medio può già scegliere tra un’infinità di incontri organizzati da organizzazioni comunitarie e dai movimenti giovanili per conoscere persone della stessa età che vivono dall’altra parte del mondo. Il diciottenne israeliano conosce nella prima settimana nell’esercito ultraortodossi, etiopi, russi, drusi – senza neanche doverli andare a cercare, dormono in stanza insieme a lui.

5. Immediatezza. Se non sappiamo, cerchiamo su internet e troviamo – non perdiamo tempo in biblioteca. Se vogliamo parlare con qualcuno, lo chiamiamo. Se vogliamo condividere un pensiero, scriviamo un sms o un post. Alcune ricerche confermano che da quando gli sms sono diventati un mezzo comune, abbiamo imparato a comunicare in maniera breve e precisa, anche quando parliamo. Durante l’ultima operazione dell’esercito israeliano, l’app per Iphone “Zeva Adom”, che avverte ogni volta che un missile viene sparato, precisando in che direzione va, è stata scaricata da decine di migliaia di persone, ed in alcuni casi ha sostituito la sirena. L’idea dell’applicazione è di un ragazzo di quattordici anni del Sud di Israele.

6. Positività. Pochi giorni fa ho visto un dibattito tra Naftali Bennet, capolista del partito religioso sionista, ed Eldad Yaniv, capolista di un nuovo partito socialista che cercherà di entrare nella prossima Knesset. Mentre il giornalista provava a stimolare una discussione accesa, i due candidati si sono ad un certo punto rivolti a lui chiedendo insieme “Perchè continui a chiederci quali sono le differenze tra di noi? è molto più interessante parlare di quello che abbiamo in comune. Delle differenze ce ne occuperemo quando dovremo trovare una soluzione pratica…”. La nostra è una generazione pratica, stanca di discutere e vogliosa di progredire. Non ci piace il tipo di dialogo testardo e litigioso generato dalle generazioni precedenti, abbiamo capito che è uno spreco di energie. Cerchiamo dei leader positivi, disposti al dialogo e non a politiche vuote.

7. Profondità. Le generazioni precedenti a noi hanno costruito un mondo assurdo, basato sugli opposti. Sei di destra o di sinistra? Sei religioso o laico? Democratico o fascista? Ragionare per opposti è il nemico più grande del guardare in profondità. La nostra è la generazione delle playlist: abbiamo superato la superficialità dei CD che ci davano un solo tipo di musica, ci piace vivere al suono di valori presi da mondi diversi e da culture diverse. Nella versione israeliana del programma “The Voice”, simile all’X-Factor italiano, la vincitrice della prima edizione è stata una ragazza canadese che ha fatto l’Aliyah, che è stata seguita ed accompagnata da Sarit Haddad, la cantante orientale più apprezzata di Israele; le canzoni che l’hanno portata alla vittoria sono tanto dell’inglese Adele quanto dell’israeliano Idan Raichel, famoso per fare musica con influenze melodiche etiopi, arabe e tribali.

La nostra generazione ha imparato a pensare che è più facile considerare le differenze come la parte più interessante di una realtà complessa e profonda, che considerarle un ostacolo.

Avy Leghziel

(su Twitter: @avyleg)


Consiglio UGEIConsiglio UGEI30 novembre 2012
476px-Yair_lapid_2010_pic.jpg

6min1140

Con le elezioni sempre più vicine (gli israeliani andranno alle urne il 22 Gennaio prossimo), in Israele si inasprisce la corsa elettorale. Mentre gli ultimi sondaggi dichiarano ‘irrilevante’ Kadima, guadagna posizioni il nuovo partito Yesh Atid (C’é futuro), fondato e guidato dall’ex giornalista Yair Lapid (ci si aspetta che ottenga 15 seggi).

Nato a Tel Aviv nel 1963, sposato e padre di tre figli, Yair Lapid è un personaggio molto conosciuto in Israele, sia in quanto figlio del famoso scrittore, politico e giornalista Yosef “Tommy” Lapid, sia per essere stato il volto dei principali programmi televisivi di attualità israeliani. Oltre alla carriera di giornalista, Lapid ha scritto sette libri e recitato in alcuni film. La sua discesa in campo non sorprende tanto vista la familiarità con la politica. Tommy Lapid è stato uno dei volti più conosciuti del partito Shinui (Cambiamento); un partito di centro-destra liberale, laico e anti-religioso, che ha svolto un ruolo attivo nella politica israeliana dagli Anni Settanta fino al 2006, quando si è frammentato. Nemico giurato degli ultra-ortodossi, attivista per la separazione tra religione e stato in Israele con tutte le conseguenze del caso (matrimoni civili, operatività di tutti i servizi e le imprese durante lo Shabat, rimozione delle leggi sull’importazione di prodotti non-casher, sospensione dei sussidi alle Yeshivot ecc.), Tommy Lapid era un reduce della Shoa ed è scomparso nel 2008.

Chi si aspettava che Yair avrebbe raccolto l’eredità politica del padre è rimasto deluso. Con non poca sorpresa, Lapid ha recentemente dichiarato che il numero due della sua lista elettorale sarà Rav Shai Piron, capo dell’associazione delle yeshivot di Petach Tikva, direttore generale di Hakol Hinuch, il Movimento per l’Avanzamento dell’Educazione in Israele e fondatore dell’organizzazione sionista-religiosa Tzohar. Una mossa di marketing? Forse. Lapid deve togliersi di dosso lo stigma di suo padre per massimizzare i consensi e cosí facendo trasmette inoltre un’immagine di unione tra i gruppi sociali dopo anni di turbolenti scontri. O forse no, visto che il primo punto programmatico di Yesh Atid è far arrivare Israele tra i primi dieci paesi al mondo in materia di istruzione. Nonostante ciò, come suo padre, Lapid è ben determinato a fare in modo che anche gli ultra-ortodossi servano nell’esercito e che lo Stato smetta di elargire sussidi alle yeshivot.

Quello che sembra piacere agli israeliani di Lapid è proprio questo giocare fuori dagli schemi, marginalizzando i temi caldi della sicurezza nazionale e concentrandosi sui veri problemi dello Stato Ebraico, quelli per cui lo scorso anno centinaia di migliaia di manifestanti si sono battuti nelle strade del Paese: riduzione dei divari sociali, educazione, alloggi popolari ecc. Oltre sessanta anni di politica israeliana insegnano però che le reali chances di successo per la carica di Primo Ministro dipendono fondamentalmente da due promesse di cui il popolo israeliano ha bisogno: speranza sí, ma anche sicurezza. Per quanto riguarda la politica estera, anche Yesh Atid, come Kadima e Avodah, punta a rilanciare il negoziato con i Palestinesi, per raggiungere una soluzione con due Stati per due popoli, ma mantenendo israeliani i principali insediamenti ebraici in Cisgiordania. “Israele non deve perdere la sua maggioranza ebraica […] Senza un accordo di pace l’identità ebraica e sionista dello Stato di Israele sono in pericolo” – ha dichiarato Lapid, aggiungendo che il suo partito non si unirà a nessuna coalizione di governo se questa non garantirà la ripresa dei negoziati. Per quanto riguarda l’Iran, secondo l’ex-giornalista, l’opzione militare è ancora sul tavolo, ma deve essere considerata come l’ultima risorsa.

Intanto la rielezione di Obama in America ha ridato speranza al centro-sinistra israeliano, per il quale, nel formare una coalizione, l’apporto di Lapid potrebbe essere fondamentale e fattibile proprio in virtù di una comune visione in politica estera, sia per quanto riguarda la preferenza di una soluzione “Obamiana” del problema iraniano, sia per il rilancio dei negoziati con l’Autorità Palestinese.

Con il tramonto di Kadima e un impegno nella sicurezza e nei problemi socio-economici della società israeliana, Yesh Atid potrebbe essere il nuovo punto di riferimento per i centristi israeliani e un’alternativa ai principali partiti. Appuntamento al 22 Gennaio.

 

Alessia Di Consiglio

 



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci