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Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 settembre 2018
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Ricordo come fosse ieri il mio primo congresso Ugei. Non erano moltissimi anni fa ed era a Firenze. Non era per me il primo evento Ugei, perché qualche mese prima avevo partecipato a una Giornata Europea della Cultura Ebraica a Parma e a Soragna. Durante quella prima esperienza avevo conosciuto i primi tipi da Ugei: chi da una non vicina e mal collegata piccola comunità non aveva esitato a prendere un treno alle 3 di notte per unirsi al gruppo, chi era positivamente ossessionato da salami e prosciutti rigorosamente kasher, chi già pensava al non lontano Juve-Roma (“tanto vinciamo noi”), chi smaniava per andare a visitare a Soragna il museo del parmigiano (o forse questo ero io?).

Ma il congresso, naturalmente, è stato una sorpresa, una sorpresa bella. E’ stato anche una valanga, d’accordo, ma di panna montata: per uscirne, devi mangiarne a sazietà. I tanti volti nuovi e i diversi accenti – perché si sa, se tra gli italiani le differenze sono molte non minori sono quelle tra gli ebrei italiani – tanti gli articoli del leggendario Statuto, almeno per un neofita come me, tanto grande e bello il tempio di Firenze, tanta l’ospitalità, la voglia di discutere, la sonnolenza il sabato pomeriggio dopo un pranzo non esattamente light. E anche tanti i problemi, perché da quel congresso non uscì un nuovo consiglio e si dovette organizzare di lì a pochi mesi un nuovo congresso, questa volta straordinario. E tanta festa il sabato sera, e tanto Shabbat prima. La domenica sera avrei potuto giurare di essere stato a Firenze almeno una settimana, e invece erano due giorni appena.

A Firenze con l’Ugei ci sono poi tornato più volte: felice destino delle città centrali e raggiungibili in treno più o meno da tutta Italia. A ottobre, però, il viaggio venendo da nord si allunga di un’ora e mezza. Destinazione: Roma.

Giorgio Berruto

[Per maggiori informazioni e per iscriversi al Congresso a Roma visitate il gruppo Facebook Ugei, scrivete a info@ugei.it, oppure accedete all’area riservata su Ugei.it]


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 marzo 2018
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È Purim e l’entrata alla festa è un divagare tra statue e antichi salici, e la vecchia fontana congelata sembra promettere una notte da scolpire sulle pareti dei ricordi. Lanciarsi tra volti e persone conosciute da una vita è come scoprire che ognuno ha gettato le sue maschere per indossarne finalmente una sola. All’ingresso tre anime gentili si scambiano giochi di sguardi, mentre la camera fa il suo lavoro e rende eterno un istante che ha in sé il sapore del passato e il gioco dell’amore. Uno swing elettrico accompagna l’ondeggiare di frange e piume di abiti impreziositi; luce, sfarzo e colore hanno scacciato per sempre la monotonia. La festa al Four Seasons è un successo al primo sguardo.

L’eleganza di tanti ebrei insieme nei loro abiti da festa, la gioia distratta nei loro volti, riporta un’impressione che è a metà tra un quadro di Renoir al Cafè de Paris e Wall Street all’apertura dei titoli. Firenze culla del Rinascimento ci regala un luogo unico, ex convento di pietra divenuto tempio della musica dalle sue pareti, e gli angeli affrescati non sembrano cogliere l’ironia di un coro festoso di Purim, là dove una volta si intonavano lodi a Maria. Nessuno si salva, tutti ballano, tutti balleranno, rabbini compresi, stasera allievi e maestri sono sulla stessa dance floor. Gatsby è libero di fumare una sigaretta nel cortile mentre il suo rivale in amore resta coi piedi e il cuore nella sala da ballo (suonano Bruno Mars in questo momento), e dalla stanza accanto arrivano echi della Meghillà di Esther: è una serata, quella voluta, concepita e sviluppata con estro privo di imperfezioni dalla Comunità ebraica di Firenze, dove la magia ha una casa, così come ogni ebreo.

E dove la malinconia sta per farsi spazio perché la festa è finita, è tempo di salutarsi, arriva la neve a consolarci, cadendo precipitosa sui nostri occhi e sui nostri pensieri, tornati per un lungo istante quelli dei bambini al loro primo ascolto dello shofar, al primo amore.

Lorenzo Bianchi e Noemi Coen


Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 aprile 2016
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purimCorre veloce sulla Ferrovia Leopolda il treno che mi porta a Firenze, dove per il fine settimana è previsto l’oramai storico shabbaton di Purim targato UGEI. Sembrano passati secoli dal congresso nefasto di fine 2014, svoltosi proprio nel capoluogo toscano, quando sembrava che L’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia fosse arrivata alla fine dei suoi giorni; la settantina di partecipanti all’evento mostra al contrario un’UGEI nuova e in grande spolvero.

Dopo le celebrazioni dello Shabbat e l’ottima cena presso i locali della comunità (solo i disgraziati mangiano male a Firenze) il piatto forte dello shabbaton è rappresentato dalla giornata di sabato. Infatti il giorno seguente, dopo la tefillà della mattina e il pranzo, sono previste due particolari attività preparate dai consiglieri. Si comincia con il “Caffè dilemma”, una sorta di dibattito culturale sui temi di attualità che ci circondano: le unioni civili e i diritti delle coppie omosessuali, l’aliyah, l’assimilazione ebraica, l’informazione su Israele (hasbarà); a seguire un gioco a quiz goliardico, organizzato a squadre. Ma forse l’evento apicale dello shabbaton è rappresentato dalla festa a tema del sabato sera, vera e propria liturgia imprescindibile del Purim ugeino. Quest’anno il tema è incentrato sull’esposizione internazionale fieristica conclusasi a Milano qualche mese fa: in un noto locale serale del centro cittadino si possono così ammirare zampognari scozzesi, geishe, berberi e tante altre maschere dalle più classiche alle più boccacesche.

Il giorno seguente per i superstiti giunge il momento del commiato, non prima però di un giro turistico breve ma peculiare che parte dai simulacri della Firenze più nota fino a toccare i luoghi più particolari, come le antiche vestigia della prima sinagoga della città.

Un ringraziamento speciale va alla Comunità ebraica di Firenze per la calorosa accoglienza, senza però dimenticare l’encomiabile lavoro del Consiglio UGEI che si è prodigato per offrirci un fine settimana diverso dalla solita minestra.

Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l'hockey su ghiaccio; il resto e' noia
Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito a una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l’hockey su ghiaccio; il resto è noia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 novembre 2012
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Il diciottesimo Congresso ordinario dell’Ugei, nell’eterna bellezza di Firenze, si è concluso. I diciott’anni sono sempre stati importanti, anche nella vita di chi in maniera masochista non festeggia i compleanni. Come da tradizione i diciotto si celebrano in bilico tra divertimento e riflessione, abiti da indossare e discussioni. Si cresce, ma non per questo si rinuncia a un po’ di sano divertimento e di gioia ridanciana.

Questa atmosfera ha raccolto 150 giovani italiani accorsi dalle varie comunità, chi spensierato, chi traumatizzato da ansia da campeggio (ogni riferimento alla sottoscritta è puramente casuale). Chi si aspettava lo ‘sfascio’ adolescenziale e chi non vedeva l’ora di alzare la mano per votare mozioni e sentirsi almeno per un week-end la classe dirigente del futuro. Ad aprire i lavori il sindaco Renzi, il quale ha sicuramente racimolato un cospicuo gruppo di renziane tra le ragazze, un po’ per la presenza (“Dal vivo è più carino, mica ha i nei!”), un po’ per il fascino da homo novus, lasciando però qualche perplessità nei tassisti fiorentini che ci hanno scarrozzati.

Tra canti, balli da baccanti e convivialità, lo Shabbath ha lasciato posto al Galà, preceduto, come ogni festa di diciott’anni che si rispetti, da momenti di panico sublime: “I miei capelli mi fanno sembrare un cocker”, “Basta ci vado in pigiama”, “Le scarpe di ricambio le metto nella busta della spesa”, “Il pullman parte e indosso ancora le pantofole con il pelo”. Così anche i più militanti si sono imbellettati per momenti di socialità dal medio tasso alcolico. Attimi di aggregazione sono fioccati, con l’apice massimo durante l’omaggio reso a Pupo. Su di noi: salutiamo quel briciolo di dignità rimasta almeno per stasera. Gli antropologi se la riderebbero a fare una ricerca etnografica SU DI NOI.

Ma… rullo di tamburi: i tempi sono maturi, la votazione per il consiglio deve essere fatta. Allora pur assonnati e con i piedi doloranti ci si prepara a una domenica di passioni. La sala si riempie, aggeggi elettronici alla mano, molti in prima linea e tensione da votazione. Obama o Romney? Primarie? Qui i giovani ebrei italiani si danno da fare e devo ammettere che, lungi da facili ironie, un gran numero di persone perora le proprie cause con un furor antico e lodevole. Tra spogli, ballottaggi, treni che partono, il Presidente del Congresso Shemuel Lampronti coaudiuvato da Debora Sadun e Marta Olifson controlla in maniera certosina i procedimenti. Si arriva ai nove nomi. Una scheda annullata, il ‘Billy ti amo’ di qualcuno è stato severamente punito dalla professionale Francesca Matalon a capo degli scrutinatori.

Ora non serve che passare in rassegna il Consiglio del 2013. Tra le vecchie leve: Alessandra Ortona, studentessa di Milano, anima di un incontro con il ministro Fornero con una trafila di sostenitori che si sono fatti sentire durante il week-end. Raffaele Naim, classe ’92 di Roma, che ha portato a casa molti successi con iniziative nella capitale. Gady Piazza, studente in crisi di Milano, provocatore divertito e madrich di successo (anche amico insostituibile, wow ho amici nei piani alti!). Sara Astrologo studentessa di giurisprudenza, animo infaticabile ed effervescenza naturale. Moshe Polacco, il grande vincitore incoronato con 52 voti, dallo spiccato spirito organizzativo e loquela ammirevole. Torna a gran voce Benedetto Sacerdoti, studente e lavoratore attivo, ugeino DOC ed economo nuovo di zecca. Susanna Calimani, veneziana cosmopolita che fin dalle mozioni delle commissioni dimostra spirito critico e idee lucide e chiare viene votata senza alcuna titubanza. Per finire, due nuove voci sono pronte a levarsi: coetanee rispettivamente di Milano e Roma, Fiammetta Rimini, giovane studentessa di biotecnologie e di chiara fama (“Fiamma riesce ad essere amica di tutti” dice una insider) e Giorgia Campagnano, da sempre attiva nel gruppo giovanile Bené Akiva, canterina e poliglotta.

Il Congresso finisce con un nuovo inizio. Il Presidente uscente Daniele Regard saluta con una lacrima di commozione i suoi numerosi supporters, come l’immagine della consegna della fascia da parte della vecchia Miss Italia. Buon compleanno Ugei e ricordati della canzone del buon vecchio Jovanotti: “Sei maggiorenne oggi eh e che cosa è cambiato? Che puoi firmare le giustificazioni quando avrai bigiato /ma nella scuola quella senza i libri non ti serve a niente/ perché da oggi devi stare attenta a tutta questa gente/ che ti riempie la testa di cose/ di facce e di miti/ che non potrai veramente sapere a che cosa sono serviti “.

Rachel Silvera


Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 marzo 2010

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di Aviva Bruckmayer

La festa di Purim Ugei è la festa di Purim Ugei. A prescindere dalle casistiche del calendario, che sia pochi giorni prima, dopo o in concomitanza con la data ufficiale di Purim, la festa organizzata dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia è uno dei weekend più divertenti di tutto l’anno.

E anche nel 2010 è stato così, dopo i grandi successi di Milano e Torino delle edizioni precedenti.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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