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Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 gennaio 2018
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L’invito era uno di quelli importanti, la responsabilità di quello che si andava a fare pure. Le giornate dei colloqui ebraico-cristiani, giunte ormai alla trentottesima edizione, sono un evento che raccoglie nello speciale scenario del monastero di Camaldoli (AR) i più importanti studiosi delle religioni, esperti biblisti, rabbini, pastori, membri del clero di Roma e un pubblico attento e preparato. E poi i giovani, con un momento esclusivamente dedicato a noi ragazzi di UGEI, FUCI (Federazione universitaria cattolica italiana) e FGEI (Federazione giovanile evangelica italiana). Il tema di quest’anno dei colloqui era “la preghiera”. Ad alternarsi come relatori, solo per citarne alcuni, i biblisti Alexander Rofé (Università di Gerusalemme) e Daniele Garrone (Facoltà teologica valdese di Roma), il rabbino capo di Firenze Amedeo Spagnoletto e il teologo Piero Stefani. Vari i punti di vista sotto i quali è stato affrontato il tema generale: le radici bibliche della preghiera, come questa sia mutata fino ai nostri giorni, la struttura della preghiera ebraica e poi l’analisi di due preghiere “problematiche” come la Birkat ahMinim e la Preghiera del Venerdì Santo.

A noi giovani il compito di dare un punto di vista più pratico, forse meno teologico, ma sicuramente altrettanto interessante: portare la nostra testimonianza quotidiana nell’approccio con la preghiera. Come mantenere la propria identità in una società giovanile sempre meno religiosa? Quanto l’esperienza di gruppo può essere utile per rafforzare la pratica della preghiera? E la società che ci circonda? Le nuove esperienze delle sale del silenzio e il loro auspicabile approdo nelle Università. L’amore. Il bisogno di sentirsi sempre in relazione con una entità superiore. Questi i temi emersi nel corso della nostra tavola rotonda anche alla luce del confronto e delle domande col pubblico.

Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei 2017

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI9 maggio 2017
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Nello Rosselli

“Io sono un ebreo che non va al tempio di sabato, che non conosce l’ebraico, che non osserva alcuna pratica di culto […] eppure io tengo al mio ebraismo e voglio tutelarlo […] Non sono sionista: non sono dunque un ebreo integrale. Per i sionisti, per gli ebrei integrali, non c’è che un solo problema, quello ebraico”. Così parlava Nello Rosselli nel novembre 1924, durante il IV Convegno giovanile ebraico di Livorno. “Mi dico ebreo”, proseguiva Rosselli, “perché è indistruttibile in me la coscienza monoteistica”, perché ebraismo significa “vivissimo senso della responsabilità personale”, “ingiudicabilità da altri che dalla mia coscienza, da Dio”, ripugnanza per “ogni pur larvata forma di idolatria”, “senso religioso della famiglia”, amore “per tutti gli uomini”.

Secondo Maurizio Molinari – “Ebrei in Italia: un problema di identità (1870-1938)”, Giuntina 1991, pp. 38-42 – con questo discorso Rosselli si fa portavoce di un “ebraismo non più nascosto fra le pareti domestiche ma rilanciato come germe della libertà collettiva”. L’ebraismo, secondo lo storico antifascista che con il fratello Carlo cadrà vittima dei sicari di Mussolini in Francia, non pone un problema particolare, ma è orizzonte di vita complessivo e complesso in cui orientarsi. Negli stessi anni in cui il sionismo italiano, allora diversamente da oggi ampiamente minoritario in seno alle comunità ebraiche, decideva di non schierarsi a fronte della situazione politica italiana, Rosselli coerentemente sceglie la lotta per la libertà. Lo fa da ebreo e da italiano, ma da ebreo niente affatto disposto a “assimilarsi”, a estinguere la propria diversità.

Oggi come allora, gli “ebrei integrali” – chi va al tempio di sabato, chi osserva minuziosamente le pratiche del culto – sono una minoranza tra gli ebrei italiani. Sarebbe evidentemente arbitrario supporre che la maggioranza silenziosa “non integrale”, sulla scorta delle parole di Rosselli, compattamente abbia scelto e oggi scelga la militanza civile. Più verosimile è pensare a uno spettro di scelte e atteggiamenti, ricco di colori e sfumature. Forse è inevitabile che sia così, quando si coniuga il proprio ebraismo variabilmente, con compromessi e scelte di confine, eppure mantenendolo vivo.

Giorgio Berruto

Da Moked.it 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 aprile 2017
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Negli anni Cinquanta alcune personalità di rilievo dell’Unione delle comunità israelitiche italiane (Ucii) criticavano senza mezze misure la linea della federazione giovanile (Fgei), che prevedeva l’organizzazione di numerose attività di mera aggregazione a fianco di una minoranza di momenti di approfondimento e studio. Ne ha scritto Guri Schwarz in un volume pubblicato alcuni anni fa da Laterza con il titolo “Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell’Italia postfascista”, una dettagliata analisi della situazione dell’ebraismo italiano negli anni dalla Liberazione al governo Tambroni (1960) e di quella ristrutturazione identitaria inevitabile dopo sette anni di discriminazione e persecuzione (1938-1945). Lo stesso si potrebbe dire dell’Ugei di oggi, che della Fgei è erede, perché è indubbio che siano molte più le risorse, in termini economici e di impegno, investite per l’organizzazione di eventi conviviali e ludici, di quelle dedicate ad altro genere di iniziative, che un po’ genericamente siamo soliti definire “culturali”.

L’Ugei, d’altra parte, è un’unione: non un gruppo raccolto intorno a un programma ma il cappello rappresentativo del multiforme mondo giovanile ebraico in Italia. Questo, a mio modo di vedere, autorizza a pensare l’aggregazione come elemento centrale. Ben vengano dunque cene e pranzi di Shabbat in compagnia, feste e aperitivi: è quello che aspetta chi parteciperà allo shabbaton di Lag BaOmer organizzato a Roma dal 12 al 14 maggio per giovani tra 18 e 35 anni. Un’occasione per stare insieme e divertirsi, anche se non mancheranno alcuni momenti di approfondimento e discussione. Cos’altro dire? Vi aspettiamo a Roma! (per iscriversi visitate la nostra pagina Facebook e non esitate a contattare i ragazzi Ugei scrivendo a info@ugei.it).

Giorgio Berruto

Da Moked.it

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 maggio 2016
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fgeiPremessa E’ giunto il momento, come tutti gli anni di tirare le somme, tirare le somme non solo dell’attività fatta, ma anche della situazione attuale della FGEI [ndr. Federazione Giovani Ebrei d’Italia]. Non ci si può nascondere, e sarebbe pericoloso farlo, in che stato versi oggi la base dei CGE [ndr. Centri Giovanili Ebraici]: essi sono, con poche lodevoli eccezioni, quasi tutti chiusi per mancanza di persone e di idee. La FGEI è ormai federazione solo di nome, si è ridotta in pratica ad un vertice, il consiglio Esecutivo, che organizza l’attività comune, nazionale, ma che non può evidentemente supplire alla mancanza di un’attività locale nei vari centri […] E’ quindi probabile che si debba giungere in un futuro ormai vicino ad una evoluzione che consenta la continuità dell’attività nazionale; evoluzione che potrebbe consistere sul piano formale nel passaggio da federazione di centri ad associazione di singoli, e sul piano sostanziale, più importante, nell’assunzione di una persona (fieldworker) che, dietro compenso, si faccia carico di quel lavoro organizzativo, che attualmente ruba ai consiglieri il tempo per dedicarsi maggiormente all’impegno politico-culturale. Ed è su questi temi, a nostro parere fondamentali per il futuro della FGEI, che invitiamo il presente Consiglio a pronunciarsi.

Politica L’anno appena trascorso è stato forse uno dei più drammatici nella recente storia del popolo ebraico, sia sotto il profilo dell’antisemitismo che in riferimento alla situazione mediorientale. Per quanto riguarda il primo punto, ricordiamo i numerosi attentati antisemiti di Parigi e Bruxelles, tutti duramente condannati dalla FGEI […] Questi episodi si inseriscono in una attività in costante crescendo già da alcuni anni, e non solo all’estero: da noi, accanto alle periodiche deturpazioni di sinagoghe e cimiteri, vanno ricordati con crescente timore atti razziali discriminatori ai danni dei singoli ebrei, nonché, per la loro gravità, la gazzarra antisemita avvenuta davanti alla sinagoga di Roma, durante una manifestazione e l’ultimo recente attentato dinamitardo contro la Comunità di Milano […]

Cultura È giunto adesso il momento di parlare un po’ del riflusso, della difficoltà di fare discorsi seri in un ambiente che non è preparato, della scomparsa di vecchi modelli culturali a vantaggio di nuovi importati ma di minor valore, e via di questo passo. Ma ve lo risparmiamo. Sono discorsi già fatti altre volte, e la cui validità è ancora da verificare. Con questo non si vuole certo negare che sotto questo profilo attualmente alla FGEI si vivacchi ad un livello notevolmente inferiore a quello esistente in tempi ormai lontani, ma questo potrebbe essere molto più semplicemente dovuto al calo demografico dell’ebraismo italiano (con contemporanea paurosa diminuzione della base giovanile) e all’emigrazione, specialmente verso Israele, di buona parte delle menti migliori […]

fil1HaTikwà Quest’anno sono usciti solo tre numeri del giornale, rispetto ai cinque o sei abituali. Le ragioni vanno ricercate nel trasferimento della redazione da Roma a Firenze. Il nuovo gruppo infatti, sia pur animato da buona volontà, difettava di esperienza e soprattutto di coesione al suo interno, e si è peraltro sciolto dopo aver realizzato due soli numeri […] Urge soprattutto un rilancio del giornale in termini di diffusione e contenuto […] Ci appelliamo pertanto a questo Congresso affinché il problema di H.T. venga affrontato e discusso con la dovuta serietà, in modo da pervenire ad una soluzione che assicuri la continuità all’organo ufficiale della FGEI.

Rapporti con l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane Al momento attuale l’UCII, nonostante i ripetuti solleciti non ha ancora fornito alla FGEI, se non in minima parte il contributo previsto dal suo bilancio, che costituisce per la FGEI un indispensabile sostegno finanziario [ndr. Meno male che almeno qui le cose sono cambiate!] […]

Proposte del Consiglio uscente al XXXV congresso FGEI Sulla base dell’esperienza maturata in questi ultimi anni ed in particolare durante il proprio mandato, il Consiglio raccomanda al Congresso di preannunciarsi favorevolmente sulla proposta di assumere (eventualmente per un prefissato periodo di tempo) una persona (fieldworker)  che attenda al lavoro organizzativo necessario all’attività della FGEI […]

CORREVA L’ANNO 1982… ma a pensarci bene non è cambiato molto.

Cosa possiamo imparare da tutto questo? Che forse questo, per noi, è solo un momento passeggero, un ricambio generazionale fisiologico che va comunque guidato nel modo meno traumatico possibile.

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Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei
Filippo Tedeschi, torinese, è vicepresidente Ugei


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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