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Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 dicembre 2017
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Nel weekend dal 15 al 17 dicembre, la città di Torino ha ospitato il XXIII Congresso dell’Ugei, con una moltitudine di ragazzi provenienti dalle Comunità ebraiche italiane, tra cui Roma, Milano, Firenze e persino Casale Monferrato, per trascorrere un fine settimana di dibattito e confronto, ma anche di festa e divertimento, circondati dall’atmosfera delle luci di Chanukkà e della neve nel capoluogo piemontese.

Le attività hanno avuto inizio nella sede della Comunità Ebraica di Torino, con l’accensione della Chanukkià, insieme a Rav Ariel Di Porto, e la Tefillà nella suggestiva Sinagoga sotterranea, per passare poi all’apertura del Congresso, con i saluti del Presidente della Comunità Ebraica di Torino, e con le relazioni conclusive del Presidente Ugei uscente, Ariel Nacamulli e del Tesoriere Elena Gai.

Infine lo Shabbaton.

I lavori sono ripresi sabato dopo la Tefillà e la lezione di Rav Alberto Somekh, e un piccolo break per visitare la sinagoga maggiore, con la guida di Baruch Lampronti.

Non poteva mancare la festa conclusiva di sabato sera in un locale cool, il Rendez-Vous, con DJ Dani C., a cui hanno partecipato circa cento persone; drink, ballo, musica e divertimento, quale modo migliore per finire il weekend in bellezza?

Seppur provati dalla lunga nottata, i lavori non si sono fermati; il Congresso si è concluso domenica con le candidature e l’elezione del nuovo Consiglio Ugei 2018, composto da:

Ruben Spizzichino
Alissa Pavia
Alessandro Lovisolo
Simone Israel
Carlotta Jarach
Luca Spizzichino
Giulio Piperno

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 dicembre 2016
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Si è da poco concluso il Viaggio della Memoria dell’Ugei, un percorso di sei giorni che ha compreso visite ad Auschwitz, Cracovia e Varsavia. Ci ha accompagnato il Prof. Andrea Bienati, che ringraziamo di cuore. Queste sono le impressioni di alcuni dei partecipanti.

viaggiomembirkenauGabriele Ajò Viaggio della memoria: non solo un viaggio alla scoperta di un Paese apparentemente lontano, ma un percorso di riflessione e conoscenza che mi ha stupito ed emozionato. Un’esperienza forte, coinvolgente, per non dimenticare un passato doloroso, ma soprattutto per raccogliere il testimone e trasmettere, raccontare alle generazioni future. Tra noi, gruppo Ugei, si è creata un’alchimia, una complicità nei momenti di commemorazione e in quelli di celebrazione secondo uno spirito di forte coesione. Siamo pronti a ricordare, a fare Memoria.

Ariel Nacamulli Il viaggio appena concluso, e lo dico al di fuori di ogni ruolo istituzionale, è un tipo di viaggio che tutti dovrebbero fare una volta nella vita. La nostra nello specifico è stata un’esperienza unica: un gruppo di correligionari che è diventato un gruppo di amici, un gruppo eterogeneo di ragazzi di diversa sensibilità e dai diversi interessi. Ed è proprio il gruppo di amici con cui avrei voluto condividere un viaggio di questo tipo.

Carola Disegni Tutto il viaggio è stato pervaso da un’emozione forte, perché nel caso della Shoah è difficile disgiungere la storia dai sentimenti. La visione del campo di Birkenau e i blocchi di Auschwitz mi hanno messa in condizione di pensare al male e alla tragedia in modo concreto senza muri o recinti. Forse la presenza di un testimone diretto della Shoah avrebbe permesso di comprendere ancor più le sofferenze e le atrocità subite da chi è passato in quell’inferno.

auschGiulia Mastroeni Quello organizzato dall’Ugei è stato un viaggio estremamente intenso, che mi ha permesso di ricordare, di riportare letteralmente nel cuore ciò che dentro di me, in quanto ebrea e in quanto parente di deportati ad Auschwitz, già c’era: la consapevolezza che chi reggeva le redini della storia in un momento che non si colloca poi così lontano nel tempo avrebbe voluto un mondo diverso, un mondo in cui io non sarei dovuta esistere. Ho potuto rendermi conto per la prima volta davvero di tutto l’orrore di un mondo in cui un inimmaginabile dispiego di forze e mezzi è stato messo al servizio dell’annientamento dell’empatia, ciò che più fa sì che l’uomo sia uomo. Ho visto luoghi dove ogni mattone, ogni sasso trasuda ancora morte, ho visto non-luoghi, che nulla avevano di umano, dove, comunque, si sono consumate vite, storie, sentimenti. Credo che non avrei potuto ricevere strumenti migliori per portare alla luce la storia, la nostra storia; per questo ringrazio il nostro Socrate, il prof. Andrea Bienati, gli organizzatori, che tanto si sono prodigati per rendere possibile questo viaggio, e anche tutti gli altri compagni, che, ciascuno a suo modo, mi hanno regalato una parte di sé che terrò sempre nel cuore.

Marta Spizzichino Se dico Auschwitz dico freddo, neve e alberi spogli. Potrei dire incapacità di comunicare, di capire e farsi capire. E ancora fame, burocrazia e pazzia. Dare nomi aiuta a comprendere e tradurre in parole a semplificare. Un nuovo linguaggio sarebbe dovuto nascere: accanto a una Lagersprache parlata nei campi ne sarebbe necessario uno che parli di questi.

Yael Di Consiglio Questo viaggio non è stato come tutti gli altri viaggi, ero preparata, l’ho studiato a scuola e fin da bambina i miei familiari me ne hanno parlato, ma quando lo si vede con i propri occhi sembra un’altra storia. È stata un’esperienza toccante che mi ha trasmesso emozioni e brividi fortissimi che nessun testo riuscirebbe a suscitare. Avevo le lacrime agli occhi quando ho letto il nome del mio bisnonno nel Libro dei nomi ma dovevo stare vicina ad altre persone. Sono contenta di aver partecipato a questo viaggio Ugei perché avere un gruppo di amici che ti sostiene è fondamentale. È stata un’esperienza che non dimenticherò facilmente.

ausch2Benedetto Sacerdoti Ripercorrere i luoghi che hanno visto lo sterminio milioni di ebrei, fra cui membri della mia famiglia, deve essere un imperativo per tutti. Non si può comprendere senza vedere in prima persona la folle razionalità con cui è stato  deciso di distruggere il nostro popolo. Il ghetto, la valigia da 10 kg, la bugia di essere avviati a campi di lavoro recitata fino all’ultimo istante. E il racconto della moglie di Rudolf Höss, comandante del campo di Auschwitz, che si lamentava della lenzuola sporcate dalla cenere nell’aria.

Alexandra Halfon In questo viaggio ho visto di cosa sia capace l’indifferenza umana. Un silenzio, che ha tuonato più forte degli spari, le bombe e le violenze fisiche. Ho visto quegli occhi stanchi, impauriti, e disperati i semplici uomini che desideravano vivere ancora, immortalati in foto, appesi su vecchi muri. Ho visto trecce di capelli di donna private della loro femminilità, della loro dignità. Ho visto tanto e ne ho fatto parte di me, per contribuire anch’io a fare memoria.

Ruben Veneziani Durante questo viaggio ho appreso che molti dei problemi e delle difficoltà che ognuno di noi incontra nell’arco della giornata sono solo piccole problematiche in confronto a quelle dei deportati ad Aushwitz o Birkenau. Penso che un viaggio del genere cambi in ognuno di noi il modo di vivere in quanto ciò che abbiamo visto con i nostri occhi è qualcosa di molto più terribile di ciò che ci si aspettava.

Alice Fossati Polonia anni della guerra, ebrei nei ghetti e furore nazista in ascesa. Gli atti di resistenza in un periodo dove le persone sparivano nella notte o venivano giustiziate pubblicamente per il solo fatto di essere ebree, non erano solo le lotte violente per contrastare tutto questo. Aiutare chi era nel ghetto portando medicine e approvvigionamenti, aprendo farmacie e facendo sorgere fattorie dove coltivare vicino ai quartieri chiusi erano atti di resistenza. Gli stessi ebrei che all’interno del ghetto seppur in condizioni terribili scrivevano e pubblicavano quotidiani o addirittura approfondimenti su teatro e cinema e scrivevano per far conoscere al di fuori ciò che era la vita dentro alle mura è stata resistenza. Ciò che possiamo ricordare sono le mille sfaccettature della forza con cui si può contrastare un’ingiustizia.

Elena Gai Un viaggio che ci ha portato nei luoghi dell’esistenza e della vita ebraica in Polonia e che ci ha mostrato come essa sia stata travolta dalla Shoah. Un’esperienza che ci ha reso consapevoli e che ci rende responsabili dell’eredità e del peso della memoria attraverso la riflessione, la profondità delle emozioni  provate e l’analisi sulla storia.

Filippo Tedeschi È doppia la mia soddisfazione personale rispetto a questo viaggio: da un lato mi rimangono i toccanti momenti vissuti e gli insegnamenti ricevuti, dall’altro tutti i “grazie” ricevuti per aver organizzato il tutto. Spero che il progetto possa continuare, partendo dalla base che questo Consiglio ha costruito, per poterlo migliorare ancora e permettere a più persone di poter vivere questa esperienza.

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Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 dicembre 2016
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bollUn capoluogo emiliano freddo e insolitamente avvolto dalla nebbia, fa da cornice al XXII Congresso dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia; una ruspante sessantina di ragazzi e ragazze (tra cui molti bimbini novizi, come si direbbe a Livorno) è accolta dalla splendida comunità bolognese per uno shabbaton targato UGEI dove analizzare, discutere ma soprattutto litigare (come soltanto tra ebrei si fa) circa la situazione dell’Unione di tutti i giovani ebrei del Bel Paese, al tramonto del 2016.

giamboPer fortuna siamo in Emilia e ne consegue che le pietanze servite durante i pasti sono appetibili, anche se kosher; resiste tuttavia la malsana idea “made in UGEI”, di cenare il sabato sera in un ristorante sushi low cost, dove filippini travestiti da giapponesi servono manicaretti a base di ricercate forme di vita acquatiche, allevate in una cava di elettroliti. Ma del resto, come sottolineava Cicerone, l’importanza di un banchetto è stigmatizzata dalla compagnia, sempre ottima all’UGEI.

Ma Bologna è anche sinonimo di arte e cultura: non manca il tempo per un tour tra le vie della città dove poter contare gli scalini della torre degli Asinelli oppure ammirare l’effetto ottico della fontana del Nettuno superdotato: famoso sgarbo del Giambologna allo Stato della Chiesa. Inutile poi citare la strepitosa festa del sabato sera, dove si beve e si balla sulle note dell’immancabile DJ ugeino Daniel Meghnagi.

consiglio2017Infine, nel primo pomeriggio della domenica, il congresso conosce i nomi dei giargiana che porteranno avanti la baracca UGEI a partire dal primo giorno del 2017; il presidente uscente Ariel Nacamulli fa il bis, risultando il più votato. A seguire abbiamo il direttore del periodico che state coraggiosamente leggendo, Giorgio Berruto. Benedetto Sacerdoti e Filippo Tedeschi sono invece due vecchie conoscenze e garanzie dell’associazione che a quanto pare non sono ancora stanche. Abbiamo infine tre new entry: Elena Gai e Ruben Spizzichino, capitolini, e Matteo Israel, scaligero doc.

Concludo con i ringraziamenti: un sentito plauso a tutta la comunità di Bologna per l’ospitalità. Un doveroso ringraziamento ai consiglieri uscenti che si sono prodigati per organizzare un evento davvero unico. Grazie anche al Presidente del consiglio comunale di Bologna Luisa Guidone, al Presidente UCEI Noemi Di Segni e al Presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, per il caloroso saluto e le parole di fiducia e gratitudine mostrate al Congresso. Infine un mio personale augurio di buon lavoro al Consiglio UGEI 2017.

Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l'hockey su ghiaccio; il resto e' noia
Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l’hockey su ghiaccio; il resto è noia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 novembre 2016
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Riprendiamo da Moked la cronaca del Congresso Ugei che si è tenuto a Bologna dal 25 al 27 novembre.

Il Consiglio Ugei 2017, in carica dal 1° gennaio prossimo
Il Consiglio Ugei 2017, in carica dal 1° gennaio prossimo

Ariel Nacamulli, Giorgio Berruto, Filippo Tedeschi, Ruben Spizzichino, Matteo Israel, Elena Gai, Benedetto Sacerdoti. Questa la composizione del nuovo Consiglio dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, riunitasi nelle scorse ore a Bologna per il tradizionale Congresso annuale. Tre intense giornate di confronto sul futuro dell’organizzazione, la sua rappresentatività, le linee guida della sua operatività cui hanno preso parte, tra gli altri, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, l’Assessore a Scuola, Formazione e Giovani Livia Ottolenghi e il Consigliere Saul Meghnagi.

Accolti dai vertici della Comunità ebraica bolognese, nelle figure tra gli altri del presidente Daniele De Paz, del rabbino capo Alberto Sermoneta e del Consigliere UCEI David Menasci, gli oltre 60 partecipanti giunti da tutta Italia hanno portato un contributo plurale alla discussione. “Un confronto prezioso e stimolante, segnato dalla necessità di dare ai nostri ragazzi un ruolo sempre più da protagonisti, nel pieno rispetto della loro indipendenza e propositività” sottolinea la Presidente Di Segni.

Nella sua relazione conclusiva il presidente uscente Ariel Nacamulli ha osservato: “Quello che sta per concludersi, e questa è una considerazione tanto da ebreo quando da cittadino, è stato sicuramente un anno che lascerà il segno nella storia. È stato l’anno della Brexit, di Donald Trump, della vittoria nella nostra capitale di un partito nato su internet. Questo è stato anche un anno che ci ha privato di alcune figure di riferimento come Elie Wiesel, Shimon Peres e Carlo Azeglio Ciampi, da sempre vicino alla Comunità ebraica. Nel nostro piccolo è stato l’anno in cui, dopo 10 anni di presidenza di Renzo Gattegna, al quale, indipendentemente dai colori politici, devono andare i nostri più sinceri ringraziamenti per il lavoro svolto, il Consiglio UCEI si è quasi completamente rinnovato, con una nuova presidente e nuovi assessori. Nel nostro piccolissimo, come UGEI, questo è forse l’anno che più di altri segna un cambio generazionale netto, che deve essere sempre incoraggiato e guidato in modo che sia il meno possibile una spaccatura”.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 marzo 2016
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logoyeudYeud – Future Leader Training è un corso organizzato dall’Ucei a partire dal 2009 per formare quei giovani ebrei italiani che in futuro si occuperanno della gestione delle comunità di cui fanno parte. L’edizione di quest’anno è la seconda che si svolge a Gerusalemme, sotto la direzione scientifica di rav Roberto della Rocca e Dan Wiesenfeld, e con l’indispensabile impegno di Claudia Jonas con il gruppo e di Genny Di Consiglio a Roma. Il programma, molto denso, si è svolto dal 6 al 13 marzo e ha previsto laboratori di team building e leadership, incontri con rabbini e esperti di ebraismo e Israele, visite mirate a luoghi di importanza focale per lo stato di Israele e occasioni di approfondimento su attualità e politica. Il filo rosso che ha unito il programma è stato quello del dialogo e del dibattito: innescato dagli stimoli che sono stati proposti, ha presto superato i muri dell’aula di Kyriat Moriah per trasformarsi in una rete di libero confronto che per tutta la settimana non ha smesso di venire tessuta.
Quelle che seguono sono le riflessioni dei partecipanti.

yeudgruppoElena Gai Ye’ud mi ha dato la possibilità di confrontarmi, di creare un dibattito sano e costruttivo che mi ha permesso non solo di conoscere le opinioni e i punti di vista altrui, ma anche di conoscere meglio i miei punti di forza e i miei limiti. Bisogna sapersi mettere sempre in gioco, saper mostrare ciò in cui si crede e contemporaneamente saper rivalutare le proprie certezze, sapersi confrontare e saper imparare dagli altri. Questo è alla base delle relazioni umane, e comprenderne l’importanza è essenziale per chi si vuole definire “leader”.

Charlotte Eman Quest’esperienza è stata unica e molto formativa. Abbiamo imparato a condividere idee, obiettivi, scopi e strategie, per creare qualcosa di molto importante: un gruppo di amici molto legati, ma, cosa più importante, un team indissolubile in grado di risolvere situazioni.

Ruben Spizzichino Evitare di definire opinioni non affini alle mie “diverse”, ma semplicemente “altrui”. Il diverso presuppone l’autoreferenzialità, comporta l’impossibilità di comunicare e relega la discussione in uno stato stagnante di idee. “Diverso” indica il dislivello di concetti e posizioni. “Altro”, implica il rispetto per il prossimo, pone la parità di idee, condizioni fondamentali per la loro evoluzione. Insomma, solo uno stupido resta cristallizzato sulla propria idea e irrispettoso verso quelle “diverse”.

yeudlezioneSabra Salvadori Yeud per me è stato un modo per conoscere da vicino la realtà israeliana grazie ai numerosi temi affrontati, ma soprattutto un momento di confronto con altri ragazzi che, come me, vivono e partecipano alla vita delle comunità ebraiche italiane. Grazie a questo confronto ho potuto constatare le differenze culturali dei ragazzi a seconda che questi vivano nelle comunità di grandi dimensioni o nelle comunità più piccole.

Nathan Bendaud Come formare un team? Chiedete a Claudia Jonas, Dan Wiesenfeld e rav Roberto della Rocca e vi spiegheranno di prendere 15 ragazzi dai 18 ai 30 anni provenienti da varie comunità italiane con il sogno un giorno di diventarne leader.

Michael Sierra Al di la delle ottime conferenze del programma, penso che Yeud abbia costruito un ottimo team formato da futuri leader di tutte le comunità ebraiche italiane, compresa quella in Israele. L’investimento nella formazione di leadership giovanile per rinforzare i contatti fra le comunità, a mio avviso, è fra i compiti più importanti. Sono sicuro che la scelta di svolgere il seminario in Israele non sia stata casuale. Le comunità in Italia hanno tanto da imparare da Israele e la comunità italiana in Israele ha tanto da imparare dalle comunità italiane. A nome di “Giovane kehilà”- il gruppo giovanile degli italiani in Israele che ha come scopo rinforzare i contatti con le comunità italiane e contribuire allo sviluppo della società israeliana, ringrazio molto l’UCEI, e Rav della Rocca in particolare, per questa occasione. Sono sicuro che presto vedremo i frutti di questo programma.

Simone Somekh Mi sono confrontato con docenti e ospiti dalle più svariate idee politiche e religiose, ma anche con gli altri partecipanti. Per sette giorni, ho respirato un’atmosfera di apertura al confronto e voglia di collaborare che ho raramente visto in altri eventi e programmi. Un ebraismo in decadenza come quello italiano necessita urgentemente di leader più lungimiranti e più spazio per i giovani. Valori di base della vita ebraica come l’osservanza dello shabbat e lo studio dei testi si stanno perdendo per dare spazio a faziosità e politica. Il seminario di Yeud è stato un’esperienza per crescere; credo che tutti i ragazzi partecipanti siano di grande esempio per molte figure di spicco dell’ebraismo italiano, che ancora stentano ad adottare vedute più larghe e strumenti di management anglosassoni.

yeudlezDaniel Foà Una settimana dedicata alla scoperta. Abbiamo scoperto luoghi e persone, ma principalmente idee. La conoscenza dell’altro è occasione di crescita. La discussione è ricchezza.

Arièl Nacamulli Yeud è stata un’esperienza fantastica, un’occasione in cui incontrare ragazzi molto diversi tra loro ma con il desiderio comune di mettersi al servizio dell’ebraismo italiano. È quello di cui abbiamo bisogno.

Yael Di Consiglio Yeud è stata un’esperienza fantastica che difficilmente dimenticherò. Pur essendo la più piccola mi sono integrata da subito nel team. Nonostante i ritmi frenetici delle lezioni la curiosità di conoscerci e confrontarci su diverse visioni ci ha spinto a interagire tutto il giorno, discutendo delle nostre opinioni, sempre diverse le une dalle altre. Eppure nessuno voleva prevaricare: siamo stati pronti ad ascoltare le opinioni degli altri e da esse apprendere. E’ stata una settimana con un giusto mix di leadership, Torah, pizza, shawarma e waffles.

Saleyha Leah Hossain Partendo dalla comune convinzione che un leader sia il capobranco di un gruppo meno importante, siamo giunti, grazie al sostegno continuo di Dan Wiesenfeld e di altri rilevanti professori e rabbini, non solo a demolire quest’errata interpretazione ma a creare ed essere un team coeso, arricchito dalle peculiarità di ciascuno di noi e forte grazie alla profonda amicizia che si è creata.

David Giuili E’ stata un’esperienza bella e costruttiva. Durante i giorni di Yeud mi sono sentito proprio a casa. Mi ha emozionato molto la riconoscenza verso Herzl e come viene mantenuto il suo ricordo: in Israele è sentito molto il patriottismo e la fratellanza, in Italia non interessa minimamente…

Giorgio Berruto Se condividere uno spazio è sempre una sfida, tanto più lo è lavorare insieme. Ci insegna Dan Wiesenfeld che anche un team ha una vita. C’è la formazione, un innamoramento in cui l’entusiasmo primeggia. Poi vengono i contrasti: il negativo, la percezione dell’altro, il confrontarsi talvolta sordo. C’è l’assestamento e la fase normativa: la capacità decisiva di codificare regole – regole non scritte – e di stringere il mirino sull’obiettivo e sul metodo. E c’è lo stadio performativo, in cui l’altro è ormai Altro, uno spazio che si dischiude, interlocutore con cui confrontarsi non più per necessità, ma per scelta.

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UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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