ddl cirinnà

Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 maggio 2016
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convegno2La conferenza tenutasi giovedì 28 gennaio presso il Senato dal titolo “Le ragioni del silenzio”, e replicata presso il centro ebraico Il Pitigliani di Roma il 14 aprile, si apre con un inevitabile sguardo sulla contingente situazione politica italiana e il ddl Cirinnà.

A prendere parola per primo è Luigi Manconi, presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, che ricorda come lo stato debba garantire la tutela completa di ogni individuo, sul piano morale e sociale, prima ancora che su quello economico-materiale. Sottolinea come il disprezzo possa insidiarsi dietro il velo ipocrita della tolleranza, intesa come concessione di parte dei propri diritti a chi è diverso, senza arrivare però a porre l’altro davvero sullo stesso piano. Dello stesso parere sono i due oratori successivi, il senatore Lo Giudice e Patrizio Gonnella (presidente Cild).

A prendere parola sono poi Marco Fiammelli e Raffaele Sabbadini, esponenti di Magen David Keshet – Italia, prima associazione Lgbt ebraica italiana; emerge da subito il loro vissuto di membri di una doppia minoranza, e tengono a ricordare come nella storia, antisemitismo e omofobia siano spesso andati di pari passo. Citano con orgoglio il tiqqun olam, il correggere le ingiustizie del mondo, e portare luce sulle persecuzioni naziste è sentito da loro come un dovere fondamentale sia come ebrei sia come omosessuali. convegno

Interviene poi Anna Segre, psicoterapeuta, che sposta l’attenzione sulla tragedia della Shoah nei suoi più crudeli dettagli. Cita il paragrafo 175, la legge tedesca che vieta i rapporti omosessuali, mettendoli sullo stesso piano dei rapporti fra uomini e animali, tenendo a specificare che abbia origini antecedenti al nazismo: emanato nel 1879, rimarrà in vigore in Germania fino al 1994. Questo paragrafo è emblematico di tutta la storia degli omosessuali, che fino ai tempi più recenti continueranno a essere additati come criminali. Nel 1935 il paragrafo 175 viene ampliato, rendendo possibile la condanna senza processo. Nel solo 1940 sono 10.000 gli arresti. Ma più forti delle parole di Anna Segre, sono le testimonianze dirette dei superstiti. Solo cinque persone, in tutta la Germania, si sono rese disponibili a rilasciare un’intervista, ma sotto falso nome, per rimanere nell’anonimato. Assistiamo alle loro agghiaccianti storie, proiettate nella sala. Storie raccontate a metà, rievocate con molto dolore, ma soprattutto vergogna, una vergogna che non li hai mai abbandonati da 60 anni a questa parte. Hanno taciuto persino con i famigliari, non trovando nessuno con cui metabolizzare il trauma, perché gli stessi genitori non riuscivano ad accettare l’omosessualità dei figli. Così come la legge dello stato fino ai tempi più recenti: come se non bastasse, alcuni di loro sono stati arrestati altre decine di volte, dopo esser usciti dai campi di concentramento, sempre per la stessa “colpa”. pink-triangle-armband

Ultimo a prendere la parola è Franco Goretti, laureato in storia contemporanea con una tesi sul confino degli omosessuali. Ci racconta la sua storia personale di omosessuale, che insieme ad altri ha cercato di compiere l’immenso sforzo di portare alla luce quello che è stato il triangolo rosa della Shoah. Sfata il mito degli “italiani brava gente”, racconta di come in Italia, la mancanza di norme contro l’omosessualità non derivasse da un sentimento di tolleranza, ma dalla volontà di rimanere nel silenzio, non creare scandalo, fare finta di niente, come se l’esistenza di omosessuali fosse una favola. Il confino è stato l’arma usata dal potere. Allontanare, esiliare il diverso, il problema. E anche in Italia, con la fine della guerra non sono finiti i problemi. Racconta Goretti di come, quand’era ragazzo, gli stessi omosessuali seguissero la linea della discrezione, non si rivelassero al mondo, per non turbare la quiete pubblica. “Ma io mi rifiuto di assumere il punto di vista del persecutore”, sentenzia, reclamando il proprio diritto ad avere pari dignità fra gli uomini, e ricordando il nostro dovere di cittadini di portare avanti la memoria. La conferenza si chiude con un appello alla nostra coscienza civile per rompere questo silenzio, che in parte è ancora rimasto.

Giulio Piperno
Giulio Piperno, di Roma, studia psicologia alla Sapienza

Consiglio UGEIConsiglio UGEI24 gennaio 2016
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svegliaitaliaIeri pomeriggio in numerose località italiane e in alcune grandi città estere si sono svolte manifestazioni a favore del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Un testo, a detta di molti, ancora insufficiente eppure, se superasse indenne le forche caudine dell’iter parlamentare, in grado di ridurre il gap legislativo che separa l’Italia da tutti i Paesi dell’Europa occidentale e da Israele.
Ho partecipato alla manifestazione organizzata dalle sigle Lgbt a Torino: una piazza Carignano traboccante di volti giovani che si sono stancati di essere il futuro e vorrebbero cominciare a essere il presente.

sentinelleA poche centinaia di metri si è svolta un’altra manifestazione, di segno opposto, quella delle “Sentinelle in piedi”. Ho approfittato della vicinanza per andare a dare un’occhiata, districandomi a stento tra i 10000 di piazza Carignano. Le ho viste, le “Sentinelle”: qualche decina di spettri grigi, gli occhi acquosi, stiliti senza colonna, servitori di una presunta giustizia che non ha più un mondo su cui venire calata.
Non lo ha più perché il mondo è cambiato ma loro no, giannizzeri tardivi di un’idea difesa con fanatico coraggio di fronte ai cori di scherno di alcuni manifestanti giunti dall’altra piazza, quella confusa, forse troppo, eppure colorata.

Non ho la pretesa di parlare a nome dell’ebraismo – non potrei farlo e non ne sarei in grado – ma mi piace pensare che la centralità che questo dà alla persona, al soggetto morale consapevole e capace di scegliere responsabilmente, vada di pari passo con la difesa dei diritti di coloro che ne sono privati. Come ha sostenuto recentemente Gadi Luzzatto Voghera su Moked, quello che il ddl Cirinnà dovrebbe sancire, non senza timidezza, è una realtà ormai solida. Una realtà di fronte a cui troppo a lungo abbiamo voltato la testa, e che oggi si presenta con sempre maggiore urgenza. Non oso avventurarmi per i difficili sentieri della halachà, rimando però con piacere all’importante intervista di Anna Segre a rav Haim Fabrizio Cipriani pubblicata alcuni mesi or sono da “Ha Kehillah”, una esplicita apertura alle unioni omosessuali che assume la Torah stessa come base, e alle riflessioni di rav Amedeo Spagnoletto in occasione di un evento organizzato dall’Ugei nel giugno 2014.

E’ tempo di decidere verso quale piazza dirigerci.

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Giorgio Berruto ha studiato filosofia a Pavia. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto ha studiato filosofia a Pavia. Vive e lavora a Torino


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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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