alfie mimun

Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 settembre 2017
taglit.logo_.png

4min810

Sono già state scritte molte cose positive sul Taglit totalmente condivisibili. Nonostante ciò vogliamo comunque esprimere il nostro parere nella speranza che la nostra esperienza sia da stimolo per chi ancora non conosce tale opportunità. È un progetto che ci ha cambiato la vita, ci ha rafforzati nella nostra identità e nella consapevolezza del nostro futuro, grazie anche all’ottima organizzazione e alle stimolanti personalità dei nostri madrichim, Debora e Yehonatan e, soprattutto, all’eccellente preparazione e capacità comunicativa della nostra guida Naama.

Taglit ha rappresentato l’opportunità di scoprire Israele nella sua totalità e nelle sue mille sfaccettature; una terra piena di storia e spiritualità. Le sensazioni che abbiamo provato sono quasi indescrivibili, un contorno perfetto per momenti davvero unici.

Emozionante è stato camminare per le strade di Tzfat e respirarne l’atmosfera trascendente, immergendosi allo stesso tempo nella vitalità diffusa nelle strade di Tel Aviv.

Esaltante è stato trascorrere una notte nel deserto del Negev, guardare il cielo e rimanere stupiti dallo spettacolo unico, quasi proibito nelle città ormai troppo illuminate, parlare e ridere con i compagni di viaggio tutta la notte in attesa di iniziare la salita verso Masada, riuscire ad arrivare in cima alla rupe giusto in tempo per veder spuntare il sole, pensare alle ultime ore di vita degli ebrei che abitavano il luogo prima di commettere l’atto estremo, giurare poi in cuor nostro “mai più Masada cadrà”.

Commovente è stato entrare a Gerusalemme intonando tutti insieme “Yerushalaim shel zahav” e stupirci di quanto questa canzone cantata centinaia di volte nella nostra vita, assuma adesso un significato diverso.

Entusiasmante è stato trovarsi a mettere un bigliettino nel Kotel nella speranza che si avverino i desideri in esso scritti; immaginare di sentire il suono dello shofar all’interno del Tempio di Gerusalemme oramai inesistente, così come cantava Naomi Shemer “shofar korè behar habait bair haatika” (uno shofar risuona sul Monte del Tempio, nella Città Vecchia).

Toccante è stato giungere al monte Herzl e guardare gli occhi e l’orgoglio di una madre che si reca sulla tomba del figlio caduto per la difesa di Eretz Israel; ascoltare le storie di un popolo che vive alla giornata pronto in ogni momento a lottare per la propria terra; intonare uniti la canzone “Halicha leKesariya” sulla tomba della soldatessa e poetessa Hannah Szenes: “Eli Eli she’lo yigamer l’olam” (Dio mio, Dio mio fa che non abbiano mai fine…).

Sensazionale è stato riuscire a comprendere finalmente il miracolo che rende vivo il popolo ebraico in tutto il mondo nonostante la sua storia travagliata. È la consapevolezza di una possibile alternativa per il nostro futuro, la certezza che ovunque ci troviamo ci sarà sempre un luogo dove ci sentiremo a casa.

Taglit è molto altro ancora, ma il modo migliore per capire realmente cosa sia è viverlo nella sua interezza, senza barriere, accogliendo tutte le emozioni che può suscitare. È un viaggio che ti cambia profondamente, che ti permette di trovare un “posto” e una “famiglia”, dove poter essere ebrei a qualsiasi livello senza la paura del giudizio altrui, e, soprattutto, dove poter restare se stessi senza alcuna vergogna.

Keren Perugia e Alfie Mimun


Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 luglio 2017
taglit4-500x375.jpg

4min700

Quarto giorno di Taglit: dopo giorni di attesa, arrivano finalmente i nuovi elementi del gruppo: studenti e soldati israeliani, con lo scopo di mostrarci il modo di vivere dei nostri coetanei in questo paese. Ci siamo presentati l’un l’altro nei pressi di Piazza Rabin, così denominata in onore dell’omonimo primo ministro ivi ucciso da un oppositore israeliano, contrario al suo spirito pacifista e alla sua idea di convivenza duratura tra palestinesi e israeliani. La nostra guida, Nama, ci ha fatto riflettere molto su come questo evento abbia rappresentato una grande ferita per la popolazione israeliana, a prescindere dall’opinione o dall’orientamento politico.

Da lì ci siamo poi spostati al Tel Aviv Stock Exchange per affrontare il tema delle “start-up”, settore in cui Israele rappresenta uno dei leader mondiali, e poter quindi sperimentare un percorso immersi nei vari settori tecnologici che questo paese ha sviluppato e continua a sviluppare, tra cui ad esempio: scienza, sicurezza, clima e medicina.
L’ultima tappa a Tel Aviv è stata una perlustrazione del quartiere Florentine, caratteristico per via della ricchezza di street art e graffiti. Ciò che ci ha colpito di più è il fatto che nessuno di noi si aspettava di poter osservare e discutere di graffiti esattamente come si fa in genere con le opere d’arte nei musei. Molto particolare è stata la storia del writer Kislev, che tratta temi sociali usando semplici immagini, simboli famosi della società. La mostra si è conclusa con suggestivi graffiti su cui era inoltre sovrascritta la relativa traduzione in  linguaggio Brail, e la guida ha fatto quindi riflettere su quanto spesso ognuno di noi sia  “cieco” rispetto ad alcuni aspetti della vita o nei confronti della propria comunità. Da ciò è scaturito un dibattito sull’ambiente in cui questi artisti si trovano: quartieri poveri che sono destinati a sparire travolti dal progresso urbanistico.

Si parte dunque da Tel Aviv per andare nel deserto e passare la notte tutti insieme in tenda in un villaggio beduino. Raggiunto il luogo, abbiamo fatto un giro nel deserto sui cammelli condotti da alcuni beduini. Nonostante le idee che si potrebbero avere su un gruppo di persone che decide di vivere in un contesto isolato, la popolazione locale si è rivelata molto simpatica e cordiale, qualità che ha reso ancora più piacevole il soggiorno. In seguito abbiamo conversato e bevuto con un beduino, che ci ha introdotto alla sua cultura. La preparazione del caffè tipico è stata particolarmente coinvolgente, in quanto, essendo italiani, è stato ancora più interessante conoscere un metodo differente per la produzione di questa bevanda ottenendo un sapore molto simile al nostro. La parte più bella della serata è giunta durante la cena, dove ci è stata offerto il tipico pasto beduino servito solitamente agli ospiti che giungono nel villaggio e che è stato particolarmente apprezzato nonostante le nostre differenti abitudini.
L’esperienza nel villaggio è stata forse una delle più emozionanti finora in quanto al di là del nuovo contesto, ha permesso di unificare ancora di più il gruppo, permettendo anche ai più riservati di aprirsi maggiormente, offrendo nuovi spunti di dialogo.

Alfie Mimun, Samuele Lombardi, Gresia Bernardini e Inna Likhovyd

Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 luglio 2017
20170724_120334-500x281.jpg

3min760
Primo giorno ufficiale del Taglit: partenza la mattina presto dal kibbutz Tirat Tzvi per raggiungere la prima meta, la riserva naturale che si trova nell’area chiamata Banias. Questo nome deriva dalla pronuncia araba di “Panias”, ovvero i templi dedicati al dio Pan, dio degli animali, del vino e dell’amore. Nella zona sono rimaste poche nicchie di questi templi oltre alle rovine romane risalenti a un periodo successivo. La presenza di tali civiltà era giustificata dalla gran presenza d’acqua, generalmente rara da trovare in quei luoghi e per questo motivo usata molto anche oggi.

Spaventati dal caldo, abbiamo cominciato la camminata sostenuti dalla speranza di trovare un angolo d’ombra e dalla possibilità di alleviare lo sforzo condividendolo con gli altri partecipanti tra risate e foto, circondati da un paesaggio pervaso da un’atmosfera spirituale. Dopo un’oretta di camminata  abbiamo finalmente raggiunto la meta tanto aspettata: la suggestiva cascata del luogo. L’atmosfera pacifica che si avvertiva, il fascino della forza rigeneratrice dell’acqua, in grado di plasmare il paesaggio tendenzialmente arido, ha impressionato tutti noi, nonostante i bellissimi scenari che spesso vediamo in Italia.

Da lì ci siamo avviati verso la seconda tappa: il fiume Snir, su cui abbiamo fatto rafting, un’attività che si potrebbe dire d’obbligo per ogni israeliano. Divisi in gruppi misti, abbiamo cominciato a remare, rinfrescati dall’acqua, andando inevitabilmente a scontrarci l’uno contro l’altro. Ancora una volta le difficoltà del percorso ci hanno portati a collaborare e conoscerci. Possiamo quindi dire che il leitmotif dello scroscio dell’acqua ci ha accompagnati nel corso di tutta la giornata, sottolineando la sua importanza come fonte di vita.

Dopo essere tornati al kibbutz e aver cenato, abbiamo riflettuto insieme sui diversi valori che caratterizzano la cultura ebraica e sulla loro influenza nelle nostre vite. Molto interessante è stato vedere il confronto tra persone con vissuti ed esperienze religiose e culturali molto differenti, in quanto ci ha insegnato a trovare la forza di tali valori nel dialogo e nell’accettazione dell’opinione altrui. Ringraziamo Keren Hayesod per averci dato l’opportunità di conoscerci conoscendo Israele.

Diletta Sacerdoti, Tamar Levi e Alfie Mimun


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci