Spring BaOmer in Toscana, un successo. Ecco perché

Uno shabbaton Ugei in una comunità ebraica italiana è di solito un’occasione per avvicinarsi a una realtà ebraica, usi e bellezze locali che la maggior parte dei partecipanti non conoscono. Molto diverso è un evento di più giorni fuori da una comunità ebraica, come quello che si è svolto due settimane fa in Toscana, non lontano da Pontassieve, in un paesaggio da cartolina tra dolci pendii collinari chiazzati qua e là di papaveri rossi, cipressi e uliveti.

Sono convinto che l’estensione dell’evento da giovedì a domenica e la location isolata abbiano favorito lo sviluppo di legami di conoscenza e amicizia più di quanto facciano i più frequenti eventi Ugei di tre giorni, da venerdì sera a domenica. Un secondo aspetto significativo apprezzato dai circa 80 partecipanti da tutta Italia è stato l’ottima organizzazione, frutto non casuale di un notevole lavoro. E’ inutile dire che le variabili da tenere sotto controllo in un evento di quattro giorni sono molto numerose: tanto più va apprezzata la gestione da parte dei consiglieri Ugei. Altro motivo che ha caratterizzato la quattro giorni toscana è stata la bellezza del luogo, apprezzata anche grazie a un tempo atmosferico inaspettatamente clemente. Inoltre il programma ha incluso attività numerose e varie: giochi di socializzazione, discussioni informali su argomenti di attualità ebraica (quelli che da anni chiamiamo “caffè dilemma”), partite di calcetto e preparazione delle challot, sessioni dinamiche sulle sfide dell’ebraismo contemporaneo (per esempio quella di Junction sul pluralismo), l’usuale festa del sabato sera e la piscina a disposizione. Per non dir nulla della grigliata domenicale.

Molto significativa la presenza del presidente EUJS (l’unione europea degli studenti ebrei, che comprende la stessa Ugei) Alina Bricman, che ha tenuto una sessione sul tema “PanEuropean Judaism”, ma i momenti di approfondimento interattivo che ho preferito sono stati quelli gestiti dall’israeliana Inbar Amir “The whole world’s a stage” e soprattutto “Why tell tales”. Già, perché tutte le sessioni si sono tenute in inglese, una scelta per me vincente che ha consentito tra l’altro di coinvolgere ragazzi provenienti da Austria, Germania, Francia, Svizzera e Israele. Le esperienze raccontate da alcuni di loro hanno portato una salutare ventata di pluralismo in un ambiente, quello ebraico italiano, che anche a livello giovanile spesso rischia di chiudersi su se stesso. Conoscere gli ebraismi, con la “i” finale, diffusi altrove in Europa, insieme alle storie di successo, crescita e anche traumatiche di nostri coetanei, è invece, a mio avviso, un momento indispensabile per confrontarci non solo con idee e realtà che non conosciamo, e che magari rifiutiamo in base a informazioni per sentito dire, ma anche per trarre dal confronto stimoli capaci di mettere in discussione o eventualmente rinforzare le nostre convinzioni.

Giorgio Berruto

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UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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