Se con il Messia torna la poligamia – succede in Israele

donneQualche settimana fa, a Tel Aviv, una giovane donna si presenta di fronte a una corte rabbinica, in cerca di aiuto. Vuole ottenere il divorzio, ma il marito si rifiuta di concederle il ghet. Fin qui, niente di nuovo sotto il sole, ma quando la ventenne ha rivelato di essere stata avvicinata da una corrente clandestina, chiamata Habayit Hayehudi Hashalem, e indotta a un matrimonio poligamico, presso la corte e le autorità israeliane è subentrato lo stupore.

Seppur il matrimonio poligamico sia ormai vietato dall’ortodossia contemporanea e dalla legge israeliana, l’unione in questione era halakhicamente valida (al contrario di una donna in sposa a più uomini, in cui il secondo matrimonio – se avvenisse – non avrebbe alcun valore halakhico) e richiedeva l’intervento della corte perché la donna potesse essere libera di risposarsi. Ormai abituati ad associarla solo all’islam o a correnti radicali del mormonismo, non è immediato realizzare che in effetti la poligamia sia stata, in passato, tranquillamente praticata anche nell’ebraismo.

Adamo ed Eva secondo Albrecht Dürer

Adamo ed Eva secondo Albrecht Dürer

In realtà, la stessa Torah non ha mai guardato alla poligamia come a una condizione ideale. Il modello di unione sono Adamo ed Eva, rappresentati come due parti complementari, e anche se Abramo e Giacobbe avevano più mogli, la decisione non appare mai una vera e propria scelta: in un caso viene giustificata dalla sterilità di Sara, e nell’altro da un inganno costruito ad arte da Labano. Per i sovrani d’Israele, invece, costituiva un prezioso strumento per sancire alleanze politiche con diverse tribù e fazioni.

Già a partire dall’epoca del Talmud la tendenza si era notevolmente attenuata: in tutta l’epoca talmudica nessun rabbino è noto per aver avuto più di una moglie, anche se durante il Medioevo i sefarditi, influenzati dall’ambiente e dalla cultura islamica, continuavano a praticarla. Finché, attorno all’anno 1000, rav Gershom ben Judah pronuncia il verdetto con cui sostanzialmente viene proibita la poligamia (ad eccezione di un caso molto particolare, in cui la moglie diventa mentalmente incapace e non può quindi ricevere il ghet, a seguito di un’autorizzazione speciale da parte di 100 rabbini). Il verdetto, in linea teorica, è vincolante solo per gli ebrei ashkenaziti. Nel mondo sefardita, invece, si è affermata la prassi della ketubah matrimoniale anche come strumento per vincolare il marito alla monogamia.

Un caso particolare sono gli ebrei yemeniti, che, essendo rimasti isolati per molti secoli e non essendo né sefarditi né ashkenaziti, hanno mantenuto seppur in modo abbastanza marginale questa pratica fino a tempi recenti. Con l’immigrazione in Israele, però, i sefarditi sono arrivati a un’autonoma takkanah, verdetto, contro la poligamia e anche gli yemeniti si sono adeguati alle leggi dello stato. Rav Yehezkel Sopher, però, il leader di Habayit Hayehudi Hashalem, non è d’accordo. Sostiene che la takkanah di Gershom non sia più valida a partire dal 1260, come riportato da alcune fonti, e tutto ciò che è menzionato nella Torah deve poter essere riportato in vita. Ammesso che il divieto sia effettivamente ‘scaduto’, non tutto ciò che non è vietato è auspicabile: che senso può avere la reintroduzione di una pratica abbandonata da secoli, oggi proibita da larga parte degli stati, guardata con sfavore dalla stessa Torah? Per rav Sopher, però, uno scopo c’è: la poligamia potrebbe rivelarsi uno strumento efficace per contrastare l’aumento demografico della popolazione araba in Israele e i frequenti matrimoni misti, oltre che una soluzione per le tante donne nubili e per scongiurare l’infedeltà (!) da parte dei mariti. La fertilità ebraica, secondo i suoi calcoli, aumenterebbe almeno del 10%.

Rav Dov Stein

Rav Dov Stein

Le posizioni del gruppo, duramente contrastate dall’ufficio del rabbino capo sefardita Shlomo Amar, hanno trovato il sostegno di rav Dov Stein di Gerusalemme, già noto alle autorità per il suo attivismo in altri movimenti radicali, tra cui il movimento per la ricostituzione del Sinedrio, e per sostenere pubblicamente la necessità di riportare in uso i sacrifici animali in terra d’Israele. Questi movimenti, seppur marginali, si fanno portavoce di un forte proselitismo e rischiano di fare vittime soprattutto tra soggetti fragili, proprio come la ventenne andata di fronte alla corte rabbinica. La ragazza era andata a vivere in una famiglia ebraica osservante perché, cresciuta in un contesto non ortodosso, aveva deciso di seguire un percorso di avvicinamento alle mitzvot, ma – alla fine – è stata intrappolata in un matrimonio bigamo con il padre della famiglia.

Habayit Hayehudi Hashalem, di fatto, sfida apertamente l’ortodossia contemporanea, e soprattutto dichiara guerra alla rabbanut israeliana che attualmente mantiene il monopolio sulla supervisione dei matrimoni religiosi. Per rav Sopher, però, il ritorno della poligamia non è fine a se stesso: fa parte del disegno di redenzione già in atto e che porterà, un giorno molto prossimo, alla venuta del Messia.

Sacrifici animali sulla Spianata, il ritorno della poligamia… Più che un sogno messianico, a me pare l’inizio di un incubo.

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Fonti

http://www.jpost.com/Jewish-World/Jewish-News/New-Jewish-group-wants-to-restore-polygamy

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4100434,00.html

http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/221373

http://www.jewishencyclopedia.com/articles/12260-polygamy

Si ringrazia Paolo Sciunnach per la consulenza.

Maria Savigni, 22 anni, vive nelle campagne lucchesi, dove, quando non è intenta a leggere o sfornare challot (o entrambe le cose), studia giurisprudenza

Maria Savigni, 22 anni, vive nelle campagne lucchesi, dove, quando non è intenta a leggere o sfornare challot (o entrambe le cose), studia giurisprudenza


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