Santoro su Hitler in tv tra interventi disarmanti e tragicommedia, ma si ferma al 4% – Claudio Vercelli: “Pop-Shoah e compiacimento morboso”

Tragicommedia della comunicazione, la definizione con cui lo storico Claudio Vercelli riassume il programma di Michele Santoro, M, andato in onda ieri sera su Rai 2 e dedicato alla figura di Adolf Hilter. Un misto tra un teatro in diretta – con un attore (Andrea Tidona) a impersonare Hitler -, docu-fiction e talk show il cui risultato è stato “un minestrone rancido molto pericoloso”, sottolinea a Pagine Ebraiche Vercelli. Pericoloso su diversi fronti: dalle ripetute cadute nella banalizzazione della Storia e della Memoria, alla scelta di dare voce a chi non dovrebbe averne in uno spazio pubblico come un nostalgico negazionista, fino all’ennesima riproposizione – per bocca di un ospite che si è definito “50% marocchino, 50% italiano”- della tesi antisemita per cui le vittime sono divenute carnefici e Israele si starebbe macchiando di un genocidio nei confronti dei palestinesi. “Coglionate”, le ha definite in modo colorito ed efficace in diretta il direttore de La 7 Enrico Mentana, anche lui ospite del programma di Santoro assieme alla storica Simona Colarizi e allo scrittore Giuseppe Genna. I tre hanno cercato di contenere alcuni degli interventi più disarmanti espressi da quella che doveva essere la voce dei giovani all’interno del programma. E tra i giovani, uno dei pochi interventi sensati, è stato quello di Simone Santoro (nell’immagine), chiamato in studio assieme a Giorgio Berruto per rappresentare il mondo giovanile ebraico italiano. Il primo ha ricordato ai presenti (soprattutto agli altri ragazzi) l’obbligo di non distorcere la storia e di tenere presente l’unicità della Shoah come fabbrica di morte ideata dal nazismo. Al secondo non è stata invece data la parola.

Schermata 2017-06-23 alle 14.48.04A fare da epicentro del programma, alcune domande: “Adolf Hitler, si tratta di una mostruosità irripetibile? La parabola straordinaria di un folle? Oppure di un fenomeno che con determinati fattori potrebbe ripresentarsi?”. Domande legittime ma che si sono perse in una rappresentazione scenica confusa e zoppicante. “Più di altro e altri, c’erano tre elementi che mi colpivano – l’analisi di Vercelli – l’ossessiva presenza scenica di Santoro, che conduceva una trasmissione al medesimo tempo incongrua, verbosa e farraginosa, dove sembrava volesse fare dire qualcosa (senza che si capisse di quale cosa si trattasse, se non che ‘il passato è destinato a ripetersi’); il minestrone impudico tra quel passato e le questioni del presente, tutto gettato in un calderone dove alla fine ciò che emerge è una sorta di stato confusionale collettivo; un implicito compiacimento morboso, che è tipico di certe persone che si accostano al tema mainstream ‘nazismo’, verso l’oggetto del loro ‘riflettere’. I tentativi, non privi di qualche incongruità, dei tre “ospiti” di riequilibrare la grande messe di affermazioni/dichiarazioni/sollecitazioni/provocazioni si perdevano nel frastuono cacofonico”. “Ecco un esempio di ‘pop-Shoah’. – rileva lo storico – Dove tutto precipita in un vuoto alternarsi di voci”.

“Abbiamo trovato il programma disonesto intellettualmente – spiega Berruto – Avevamo chiesto rassicurazioni sul fatto che non ci fossero rappresentanti di CasaPound o Forza Nuova ed è effettivamente stato così perché il nostalgico, più che altro un nazista negazionista, parlava a titolo personale ma non vuol dire fosse meno pericoloso. E lo spazio enorme che gli è stato dato è preoccupante. Quello che dispiace poi – prosegue Berruto – è che ai giovani, visto il livello degli interventi, è stato affibbiato il ruolo di chi deve dire le cose più insensate ed estremiste, probabilmente per fare più ascolti”. E a quanto sembra non è andata bene su questo fronte, con il 4 per cento di share raccolto dalla trasmissione, che il prossimo giovedì proporrà la seconda puntata, sempre su Hitler.

Daniel Reichel

Da Moked.it


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