Rottamazione: questione giovanile o mobilitazione colletiva?

La rottamazione proposta da Renzi sembra essere l’unica via d’uscita dalla stasi della politica italiana.

Il cambiamento di rotta deve avvenire partendo dai militanti delle retrovie, dai più stazionari ed agitati,  ma soprattutto dai giovani  ai quali gli over del parlamento hanno promesso attenzioni e potere futuro. E’ chiaro che il ristagno economico e
parlamentare sia deludente. Proprio per arginare questo fenomeno i nuovi imprenditori e professionisti si fanno portavoce di una svolta decisiva da loro preannunciata come necessaria.

Da banali spettatori i giovani vogliono diventare protagonisti della rinascita del paese.

Anche all’interno della nostra comunità si promette spesso spazio ai giovani, e con il passare del tempo la nostra voce è sempre più incisiva e determinata nell’affermare ideali frutto di accurate riflessioni e ricerche e sicuramente non febbrili impulsi dovuti ad agitazioni post adolescenziali.

L’Ugei ne è l’esempio più lampante. Significativa è stata anche in questo senso la presenza di Matteo Renzi al diciottesimo congresso ugei.

Un cambio generazionale è forse l’unica proposta plausibile per cambiare rotta a partire dallo stravolgimento dei piloti delle istituzioni.

Accanto alla questione giovanile, deve  però  essere sottolineato che il concetto di rottamazione non deve essere appiatito solo su una questione anagrafica. Si tratta invece di un auspicio di mobilità politica, da non confondere con rigurgiti di politica del trasformismo o clientelismo, capace di garantire idee innovative e significativi e positivi cambiamenti.

Nella ristretta cerchia di dirigenti politici sono ammessi tutti gli intraprendenti indipendentemente dalla loro età purchè armati di buona volontà ed idee decisive, pragmatiche e realizzabili.

L’intento è quello di porre un freno alle ideologie utopiche creando un connubio tra giovani e veterani capace di giovare in maniera concreta alla società.

Carlotta Livoli


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