Roma per Shalit – 24 Giugno 2010

 

IL PESCIOLINO SI MANGIERA’ LO SQUALO.

Roma. Colosseo. Una folla di circa 5000 persone sventola le bandiere di Israele al vento, per combattere l’indifferenza, per onorare la vita, per ricordare il valore dei diritti internazionali, per rompere il muro del silenzio, per far tornare Gilad Shalit, finalmente, libero. Il ventenne cittadino onorario di Roma, è rinchiuso da1460 giorni, tra quattro mura di una cantina di Hamas, è isolato dal mondo, senza aver fatto niente e quattro anni sono davvero troppi, lo sono per lui e per i genitori, che ricordano il giovane figlio, come un soldato di leva, visto per l’ultima volta, in un giorno di visita alla base militare in cui tra abbracci, sorrisi e risate, erano anche riusciti a scattare qualche foto ricordo. Quel ragazzo aveva un futuro davanti, finchè non gli è stata strappata la libertà. Ora invece, c’è Noam Shalit a parlare per lui, un uomo che dal 2006 non ha fatto altro che avere incubi e soffrire per la scomparsa del figlio. E come un padre soffre per un figlio, un popolo soffre per un fratello, e una nazione soffre per un soldato. A soli nove anni, Gilad, scriveva la fiaba di uno squalo e un pesciolino, che abattono le diversità e imparano a giocare insieme, senza sapere che una volta trovatosi nei panni del piccolo e indifeso pesciolino, gli squali non avrebbero avuto la minima intenzione di giocare con lui. Bisogna perciò reagire a tanta crudeltà, Israele non resta inerme, è pronta a lasciare mille terroristi per un soldato che non ha fatto niente, perchè questo è il modo in cui questa nazione intende la vita. Dunque, la gente si raccoglie attorno allo spegnimento dell’emblema della capitale, in ricordo di un innocente, per invocare il suo ritorno, mentre il padre è davanti alla folla ed è retto, fiero e presente nonostante il dolore. Lo sono anche il sindaco di Roma Alemanno, il presidente della regione Lazio Polverini, il presidente della provincia di Roma Zingaretti, il ministro delle politiche comunitarie Ronchi, il presidente della comunità ebraica Pacifici, il rabbino capo Di Segni, il giornalista Giuliano Ferrara; ma sopratutto i giovani della comunità ebraica, raccolti dalle associazioni Unione Giovani Ebrei d’Italia e Bene Berit giovani, che hanno organizzato la manifestazione. Tutti loro insieme, le loro forze sommate, fanno molto più dei numerosi “pacifinti”, come Amnesty International o Emergency, i quali hanno rifiutato di contribuire con aiuti umanitari e hanno negato ad un padre la possibilità di far arrivare una lettera di rassicurazione al figlio. Eppure Israele non sarà mai sola, Gilad non lo sarà mai, perché se anche quelle pareti che lo rinchiudono rendono il suo urlo muto, esso rieccheggia fino a noi, ed è grido che dice: “Ridatemi la libertà”, è un appello che prende forma grazie a queste iniziative, grazie alla foto del ragazzo in campidoglio che tiene lontano gli ipocriti e i pacifisti a senso unico. Ma se non si ama la verità e la giustizia, se non si ha il rispetto degli altri popoli, non si ha il diritto di parlare di pace, mentre essa dovrebbe assillare costantemente le nostre coscenze, smuovere gli animi, perché se Israele è minacciata, lo è tutto l’occidente e allo stesso modo, il mondo intero.

Micol Debash

24 giugno ore 21.30, Colosseo, Roma. Il monumento più importante della Capitale ha spento le sue luci in segno di protesta per chiedere la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit. L’evento è stato promosso dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia e dal Benè Berith Giovani che non possono dimenticare la sorte del loro fratello, ormai da quattro anni nelle mani dei terroristi di hamas

Altre città hanno sposato l’iniziativa promossa dall’Ugei: Milano ha spento il Castello Sforzesco, Torino la propria Mole Antonelliana, Gerusalemme la Cinta Muraria, Varese, e alcune Cattedrali Svizzere.

Discorso Giuseppe Massimo Piperno, Presidente UGEI

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