Primavera Araba: attese ed illusioni.

Domenica 30 Settembre si è tenuto ad Ankara il congresso del partito AKP guidato dal leader Receyp Erdogan.
Il premier turco ha invitato ad assistere al congresso il presidente dell’Egitto Morsi, in qualità di osservatore.

La scelta di Erdogan non è stata casuale; in effetti, la presenza di Morsi non è passata inosservata.

La partecipazione del presidente egiziano attira la nostra attenzione su una serie di elementi:

1)  Turchia sta cercando nuovi alleati all’interno della regione, il suo obiettivo e quello di contrastare le spinte espansionistiche dell’Iran Sciita che controlla il Libano, l’Iraq, la Siria.
2) Erdogan ha cercato più volte di richiamare l’attenzione della comunità internazionale invocandone l’ intervento per porre fine al massacro sistematico della popolazione civile perpetrato da Assad con il sostegno dell’Iran , Cina, Russia.
3) In seguito dei bombardamenti effettuati dall’artiglieria di Assad sul territorio Turco provocando la morte di civile, la risposta dei militari di Ankara non si è fatta attendere. I massacri in Siria si verificano ogni giorno grazie all’impunità che il regime riesce ad ottenere mediante l’appoggio di Cina e Russia che minacciano di utilizzare il loro veto al consiglio di sicurezza per impedire che quest’ultimo possa adottare una azione contro Assad.

Putin ha più volte ammonito gli europei ad adottare una soluzione in Siria simile a quella della Libia, ricordando loro che lo scenario è completamente diverso.

Per quanto concerne il fenomeno della cosiddetta primavera araba è da notare che le rivoluzioni che si sono verificate tanto nel Magreb quanto nel Medioriente hanno messo a nudo l’intero assetto di quelle zone assieme agli interessi degli occidentali.

Tanto gli Europei quanto gli Americani hanno osservato con grande attenzione e preoccupazione ai sommovimenti popolari che hanno destituito i vecchi dittatori a loro fedeli.

La domanda di democrazia proveniente dalle masse di giovani è stata sostituita dall’affermazione dei partiti d’ispirazione religiosa i quali sembrano consolidarsi nelle due regioni.

Gli americani che da sempre sono stati favorevoli ad esportare la democrazia, hanno valutato con favore questi avvenimenti, essi non hanno esitato a sostenere la popolazione civile che chiedeva ai dittatori di lasciare il potere, cosi facendo speravano di ottenere l’appoggio del futuro governo.

L’11 Settembre del 2012 l’ambasciata americana a Benghasi è stata attaccata dai terroristi provocandone così la morte dell’ambasciatore assieme ad altri quattro funzionari.

Lo sgomento in Occidente ed in particolar modo Negli Usa non si è fatto attendere, ancora oggi è possibile ricordare il discorso del Presidente Obama atto a segnalare il dolore ed allo stesso tempo la sorpresa per quanto accaduto.

Gli occidentali hanno commesso un duplice errore: di valutazione il termine primavera araba è tipicamente europeo e non tiene assolutamente conto della nascita e del consolidamento dei partiti d’ispirazione religiosa che sono gli unici vincitori in questo scenario. Questi movimenti hanno saputo sfruttare sapientemente la rabbia e il malcontento provenienti dalle masse verso i confronti dei dittatori e dei loro alleati.

Queste fazioni sono riuscite ad ottenere il consenso tra la popolazione occupando il vuoto lasciato dalle dittature e servendosi anche di istituzioni caritatevoli pronte in ogni modo ad aiutare la gente bisognosa: (Enhada in Tunisia, ne è un esempio.)

L’Europa guarda con preoccupazione all’evolversi della situazione; oramai siamo in presenza di un vero e proprio risveglio del popolo arabo: i sommovimenti si sono verificati nel Nord’africa, passando per il Medioriente ed arrivando fino ai paesi del Golfo.

Nessuno è in grado di capire dove stiamo andando in questo momento: troppe incognite rendono questo scenario nebuloso: la crisi economica finanziaria occidentale,la guerra civile in Siria, la mancata stabilizzazione della Libia, il problema del nucleare iraniano, il cattivo funzionamento dell’Onu derivante dalle logiche della guerra fredda.

Una cosa è certa si sono verificati cambiamenti tanto nel nord’africa quanto nel Medioriente; l’inazione degli occidentali e della comunità internazionale di trovare una soluzione contribuiscono a rendere ed a consolidare il clima di instabilità e di oscurità che domina lo scenario delle relazioni internazionali.

Joel Terracina


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