Ori Gersht, esplosioni d’autore

Esplosioni. Non si parla di fuoco e di armi, ma di frutta e vasi di fiori. Sono le opere di Ori Gersht, geniale fotografo israeliano, ma inglese d’adozione. Ha studiato fotografia nelle più prestigiose università di Londra, oggi la insegna alla University for the Creative Arts a Rochester, nel Kent, e in questo periodo è in corso una sua mostra al Museum of Fine Arts di Boston, intitolata Ori Gersht: History Repeating, che ripercorre la storia del secolo scorso attraverso evocativi paesaggi. Ma le sue opere più suggestive, anch’esse presenti, sono decisamente le esplosioni.

La sua Big Bang, un ricco vaso pieno di fiori su uno sfondo nero, a prima vista potrebbe essere facilmente scambiata per un vecchio quadro d’autore. Gersht ha infatti disposto la sua composizione, che nella mostra appare in video su un monitor ingannevolmente incorniciato come un quadro, imitando le nature morte di Jan Van Huysum, pittore olandese del XVIII secolo. Avvicinandosi, si sente il suono acuto di una sirena e poi…bum! Il perfetto vaso di fiori scoppia improvvisamente, pezzi di vetro, acqua e petali variopinti invadono lentamente insieme al fumo lo sfondo scuro. Stesso principio in Pomgranate: stavolta il video mostra un proiettile al rallentatore che disintegra un melograno sospeso con un filo, sempre nel nero, sempre parte di una natura morta. Una spaccatura netta, i chicchi e il succo che schizzano spiccano con il loro colore acceso.

È evidente, dietro tutto questo c’è la concezione di un artista. La contrapposizione fra la calma perfetta della pace e la brutalità distruttiva della violenza e l’inaspettata corrispondenza di quest’ultima con un’immagine di vivida bellezza. Entrambe rivelate allo spettatore dal medesimo brevissimo e improvviso istante dello scoppio. L’evocazione romantica del sublime, ispirata ai dipinti di Turner e Friedrich. Il ricordo personale dell’infanzia in Israele segnata dalla Guerra del Kippur. Il fatto non casuale che “rimon” in ebraico significa sia melograno sia granata e che il rosso vivo dei suoi frammenti richiami la crudissima immagine di uno spargimento di sangue. “Sono interessato a quelle opposizioni di attrazione e repulsione, e a come il momento della distruzione nei fiori che esplodono diventi per me il momento della creazione”, ha inoltre spiegato Gersht al New York Times.

Insomma, di fronte a queste opere c’è ampio spazio per filosofeggiare. Però, spogliandole da tutti questi profondi significati e rimandi intellettuali, le immagini di Gersht rimangono ancora davvero speciali. Anche guardate sul piccolo schermo di un computer (dal sito http://www.mfa.org/exhibitions/ori-gersht) o in una fotografia che immortala un singolo istante del processo. Con l’immaginazione si possono sentire il profumo dei fiori, il bagnato delle gocce d’acqua, le schegge di vetro appuntite, il fumo denso che avvolge e il succo di melograno che cola. E il ritratto di ogni istantanea, che congela un singolo frammento di quell’incredibile e in realtà velocissimo movimento, è diversissimo dall’altro ma altrettanto stupefacente, sono figure astratte dalla bellezza che incanta. Un’esperienza da provare.

 Francesca Matalon

 


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