Oltre il confine

Sulle testate italiane ormai non fa nemmeno più notizia. Stiamo parlando della crisi siriana, o per meglio dire guerra civile. Una Guerra che si combatte proprio al di là del Golan. Un confine che sebbene conteso è stato finora considerato tranquillo per la sicurezza di Israele.

La stampa israeliana continua a riportare minuziosamente ogni notizia proveniente dalla Siria, dai bombardamenti ai movimenti di Assad, ma soprattutto su ciò che spaventa di piu: le armi chimiche e biologiche siriane che nel caso dovesse verificarsi un vuoto di potere potrebbero cadere in mano a Hezbollah, l’organizzazione terroristica libanese che sul confine israeliano ha già accumulato almeno 40,000 razzi. Netanyahu ha dichiarato che prevenire che queste armi cadano nelle mani sbagliate è fondamentale per la sicurezza di Israele, il cui esercito si prepara a intervenire in caso di necessità. Ma anche l’uso di tali armi da parte di Assad stesso spaventa non poco, non soltanto Israele, ma anche gli Stati Uniti, tanto che il Presidente Obama ne considererebbe anche solo il dispiegamento come il superamento definitivo della linea rossa.

Sebbene Assad abbia dichiarato che le suddette armi siano al sicuro e che verrebbero usate solo nel caso di un intervento esterno, la fragilità del suo governo non rincuora di certo gli israeliani. Ad aggravare ulteriormente lo scenario sono arrivate poi di recente le dichiarazioni del Pentagono riguardo alla creazione di una milizia iraniana proprio in Siria, allo scopo di difendere il regime di Assad. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno infatti dichiarato che non esiteranno a intervenire a fianco dei siriani nel caso di un attacco americano. D’altronde i due alleati vedono nelle rivoluzioni che hanno colpito recentemente i rispettivi Paesi la mano dell’Occidente e di Israele in particolare, che attraverso i ribelli starebbe combattendo una guerra per procura.

D’altra parte Israele vede l’indebolimento del regime siriano come un vantaggio nel caso di un eventuale attacco all’Iran. Un attacco del genere provocherebbe la reazione di Libano e Siria (l’Egitto rimane un’incognita) e l’eliminazione di uno dei fronti farebbe risparmiare a Tzahal notevoli risorse che potrebbero essere rivolte alla difesa del fronte interno, più vulnerabile.

Sia il vice-premier Mofaz che Netanyahu stesso puntano il dito contro Hezbollah e l’Iran come i veri responsabili del genocidio in corso, diminuendo le espressioni in cui si auspica una caduta di Assad. Di tutt’altro avviso è il Presidente Peres, che si augura una vittoria dei ribelli, ponendo la fine dello spargimento di sangue come priorità. Gli fa eco Netanyahu che prevede una caduta di Assad in futuro e spera in un cambiamento di regime piuttosto che in un crollo nell’anarchia. Sarebbe questa infatti l’evenienza per cui Israele sarebbe disposto a varcare il confine intervenendo per prevenire che le armi di distruzione di massa siriane possano passare in mano a Hezbollah o all’Iran.

Nel complesso, dunque, restano cauti i toni da parte del governo israeliano, preoccupato che la situazione in Siria possa distogliere l’attenzione internazionale dalla minaccia iraniana, la cui mano, grazie ai tumulti siriani, sembra estendersi fino alle porte di Israele.

 Alessia Di Consiglio


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