La forza di Newton e la Memoria da preservare

Un paio di mesi fa ho avuto la possibilità di fare domanda per partecipare ad un viaggio della memoria e per farlo ho dovuto scrivere una lettera di presentazione in cui esporre i motivi che mi spingono a voler vivere un’esperienza simile.

Inizialmente mi sono trovata spaesata e confusa davanti allo schermo del mio computer; mi veniva chiesto cosa secondo me dovrebbe spingere una persona ad andare in visita ad Auschwitz ed in generale a ricordare e a “fare memoria”. Riflettendo sulle mie motivazioni, avrei certamente potuto raccontare esperienze personali, ma ho poi deciso di partire sì da qualcosa che mi riguardasse, ma che fosse molto semplice, ovvero il mio corso di studi. Frequento il dipartimento di Fisica di Torino da due anni; in questo lasso di tempo mi sono stati presentati diversi lati della fisica, ma nella mia lettera ho deciso di partire da una relazione che bene o male tutti conosciamo e di servirmene per raccontare il mio pensiero a proposito della necessità di ricordare e “fare memoria”.

Mi preme avvisare eventuali lettori fisici o aspiranti fisici che da questo punto in poi sarò assolutamente poco rigorosa e che la mia interpretazione sarà più visiva che formale. La relazione cui ho accennato è l’espressione della forza gravitazionale di Newton, che rappresenta l’interazione tra due corpi; tale interazione dipende dal valore delle masse m e  dei due oggetti e dalla costante di gravitazione universale g ed è inversamente proporzionale al quadrato della distanza tra i due corpi R.

Vorrei concentrarmi proprio sulla distanza tra i due corpi e per farlo immagino di avere una “linea del tempo”, una retta, su cui fissare un punto iniziale, che in questo caso è rappresentato dal periodo che va dal 1935 al 1945, dalla promulgazione delle leggi di Norimberga alla fine della seconda guerra mondiale:  la distanza che unisce questo “punto zero” all’anno corrente è il raggio R, la distanza che ci separa da quegli avvenimenti.


L’interazione che esiste tra due punti di questa immaginaria linea del tempo non è costante, anzi dalla sua espressione osservo che se R aumenta F diminuisce velocemente: spostandomi dalla fisica alla storia, potrei dire analogamente che la forza di ciò che è accaduto in quegli anni, l’impatto che questa porzione di Storia ha avuto e avrà su di noi, dipendono da quanto siamo distanti, volenti o nolenti, da essa.

Basti pensare che la narrazione diretta dei sopravvissuti tra poco non sarà più possibile e sembrerebbe dunque che più ci allontaniamo da ciò che deve essere ricordato, meno siamo in grado di ricordarlo.  Per fortuna non deve essere per forza così ed un’espressione come quella di Newton non regola la nostra capacità di ricordare: se non possiamo accorciare la distanza che ci separa da quegli eventi per sentirne tutto il loro impatto, possiamo aumentare la volontà di ricordare nelle persone, far crescere ciò che nell’espressione sopracitata sta al numeratore della frazione, la massa, che molto simbolicamente siamo tutti noi. Per questo ogni iniziativa verso la Memoria sarà sempre da incoraggiare e l’interessamento di ogni singola persona, nel proprio piccolo, sarà di anno in anno più prezioso.

Isabella Sofia


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