Italiani di Israele: è nato il gruppo “Giovani della Hevrà”

La sinagoga italiana a Gerusalemme

La sinagoga italiana a Gerusalemme

“L’aiuto che la comunità ha promesso alle organizzazioni giovanili deve essere effettivo ed efficace […] Pertanto è mia intenzione organizzare una sala cinematografica e di ricreazione affinché noi possiamo tenere in un sano ambiente questi ragazzi per dar loro insieme allo svago, anche opportune nozioni di educazione e di cultura”. Era il 1952, e così rav Elio Toaff z’l, una delle più grandi figure dell’ebraismo italiano, affrontava un tema cruciale, quello del coinvolgimento delle nuove generazioni nella vita comunitaria a un anno dal suo insediamento a rabbino capo di Roma. Certo, la situazione a cui faceva riferimento il rav, quella di una comunità ebraica della diaspora, era ben diversa dalla realtà israeliana.

Nasce quindi spontanea la domanda di che bisogno ci sia di una sinagoga italiana e in generale di una comunità italiana in Israele. Domanda a cui immagino i suoi fondatori, e con loro ovviamente Umberto Nahon, avrebbero risposto che la sinagoga serve, serve per mantenere l’ebraismo italiano in Israele e preservare il rito italiano antico di millenni. Negli anni la Hevrat Yehudè Italia si è sviluppata e il tempio e il museo italiano sono diventati un vero centro culturale, fondamentale per mantenere i legami con l’Italia. La Hevrà oggi attira olim hadashim insieme a persone di terza e perfino quarta generazione, ed è frequentata da chi, pur avendo mantenuto le tradizioni del paese d’origine, non sa l’italiano, e da chi non rinuncerebbe per nulla al mondo al giudaico romanesco e promette di mantenere le proprie usanze sui “santi sefarimme”. C’è chi è più osservante e chi meno, e persone che vengono da tutte le comunità d’Italia. Questa varietà è, secondo me, una delle cose più belle e particolari della Hevrà.

Eppure partecipando quest’anno come l’anno scorso all’assemblea della Hevrà, mi sono guardato intorno, e non ho visto nessuno dei miei coetanei. Così mi sono chiesto: perché? Non penso che l’ebraismo italiano non interessi più ai giovani italoisraeliani e neanche che non ci siano giovani nella Hevrà, anche considerando il grande numero di aliyot degli ultimi due anni e il fatto che in Israele le famiglie hanno in media più figli che in Italia. Il vero motivo della bassa partecipazione dei giovani a mio parere è semplicemente che la Hevrà al momento non suscita il loro interesse.

Le sue attività ed eventi sono infatti per lo più rivolti a un pubblico di anziani o di bambini. Da piccolo, ricordo bene quanto amassi decorare la sukkà, partecipare al coro di Chanukah, andare a fare i mishlochè manot di Purim… Oggi invece trovo meno occasioni che siano adatte a ragazzi ventenni. Non è assolutamente mia intenzione lamentarmi, anzi. Vorrei che questo commento da un lato richiamasse noi giovani a tornare a partecipare e creare nuove iniziative, dall’altro facesse riflettere tutti noi, giovani e meno giovani, sulla situazione attuale e sul futuro, non un futuro remoto, ma piuttosto su come vogliamo vedere la Hevrà fra qualche anno.  L’età tra i 18 e i 35 anni è l’età in cui si esce di casa fisicamente e spiritualmente. Per questo ritengo sia importante che su questa fascia vengano investite le energie della Hevrà, e che pensando a essa vengano compiute le scelte strategiche del Consiglio.

Negli ultimi due anni le aliyot dall’Italia hanno raggiunto numeri più alti di ogni altro periodo. Non è più un segreto che mentre le piccole comunità in Italia spariscono (e non soltanto per la aliyà), la presenza degli ebrei italiani in Israele aumenta. Per questo è importante ricordare che il futuro della Hevrà è il futuro di tutto l’ebraismo italiano.

shabbatonIn questa prospettiva, sono contento di poter affermare che il primo passo è già stato fatto. A seguito dell’ultima assemblea della Hevrà, è stato deciso di creare una sottocommissione giovani: il gruppo “Giovane Kehillà”. Per i giovani esistono già attività nella nostra Hevrà, per esempio la cerimonia di Yom haShoah, la spaghettata di Sukkot, gli incontri con ragazzi in viaggio dall’Italia… Tutte queste iniziative sono però state organizzate durante gli anni da singoli componenti della Hevrà e non da un gruppo formale. Anche fuori da Gerusalemme ne esistono: le cene di shabbat e i limmud degli italiani di origine tripolina a Tel Aviv, per esempio. Il ruolo del gruppo sarà proprio quello di formalizzare questi eventi, di informare i giovani con notizie che li riguardano e di rappresentarli. Un gruppo che non lavorerà, ci tengo a sottolinearlo, in modo separato, ma a stretto contatto con il Consiglio, in un dialogo continuo. Le iniziative in cantiere sono tante, da un evento per Purim, film, feste, conferenze, gite, il programma annuale sarà presto stabilito. Perché è tempo di darci da fare!

Perché una formalizzazione delle attività giovanili farà bene ai giovani, ma anche alla Hevrà stessa. Potrà aiutare ad avvicinare coloro che dall’organizzazione sono lontani. E può renderla forse più attraente e piacevole da frequentare.

Colgo l’occasione per augurare al nuovo Consiglio buon lavoro e fare a quello uscente i miei più cordiali complimenti.

Colgo inoltre l’occasione anche per invitare tutti i giovani italiani in Israele a partecipare allo shabbaton del 26-27 febbraio. Lo shabbaton sarà un’occasione per condividere due giorni insieme con ragazzi italiani da tutta Israele e si terrà presso la Havat hanoar, il mitico ostello degli italiani in Israele, e nella comunità italiana. L’invito ufficiale per lo shabbaton è stato diramato in modo ufficiale attraverso la Hevrà, il Comites e i vari social network.

Già con la festa di Tu-Bishvat, la partecipazione dei giovani ha portato una nuova radice giovanile di ebraismo italiano alla Hevrà e nuovi frutti per tutti gli italiani in Israele. Ringrazio tutti quelli che hanno aiutato e auguro a tutti

Buon lavoro!

Michael Sierra vive a Gerusalemme. Sta svolgendo il servizio militare

Michael Sierra vive a Gerusalemme. Sta svolgendo il servizio militare


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