Italia e Israele: largo ai giovani?

Governo Renzi

Lo scorso 22 febbraio il governo Renzi si è insediato a Palazzo Chigi.

Il nuovo esecutivo si presenta come un governo asciutto, giovane, di rappresentanza. E’ composto solo da 16 ministri, un numero piuttosto basso rispetto alla media dei precedenti consigli. E’ un governo di giovani con un’età media di 47 anni. Inoltre rappresenta la parità dei sessi: per la prima volta in assoluto metà del governo è formato da donne.

Renzi stesso, 39 anni, è il premier più giovane della storia repubblicana. La presenza dei giovani all’interno del suo governo non deve stupire visto che il leader del PD si è sempre espresso in favore del ricambio generazionale.

L’attuale Presidente del Consiglio, inoltre, non è solo giovane da un punto di vista anagrafico ma anche il suo modo di fare politica è “da giovane”: si è stancato di parlare in modo ambiguo e vuole creare un dialogo aperto e pulito con gli italiani.

Egli ha condotto numerose battaglie per ridurre i costi della politica: si pensi a quella per l’eliminazione delle due camere, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, l’elezione diretta dei politici da parte dei cittadini.

Nonostante ciò, le sue posizioni politiche sono state spesso criticare da alcuni membri del suo partito perché considerate non “di sinistra” e influenzate dalla politica berlusconiana. Per esempio, la sua proposta di sostituire l’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum” con l’“Italicum”, un sistema a collegi plurinominali con eventuale doppio turno e premio di maggioranza, è stata oggetto di forti polemiche.

A poche settimane dal suo insediamento, il nuovo governo è già fortemente criticato.  In un’Italia dove i giovani sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro, in questo paese di vecchi, dove ci si sente giovani fino a 50 anni e vecchi solo dopo aver passato gli 85, è stato varato un governo di giovani. Questa è una scelta che può sembrare azzardata ma che permette anche un margine di speranza, cambiamento e svecchiamento di cui l’Italia ha bisogno più che mai in questo momento.

Spostandoci in un altro continente, anche in Israele stanno emergendo alcuni giovani leader. In particolare ci si chiede chi potrà sostituire l’attuale premier Benjamin Netanyahu alla guida del governo israeliano.

Chi sono quindi i giovani leader politici in Israele?

Danny Danon, 42 anni, membro del Likud. Nell’introduzione del suo libro, “Israel, the Will to Prevail”, scrive: “Rappresento una nuova generazione di leader che vedono Israele intraprendere un nuovo e differente percorso rispetto agli ultimi decenni.” Nelle varie interviste che ha rilasciato ha dichiarato più volte: “Vi presento un nuovo approccio di una giovane generazione di israeliani che non hanno paura di dire quello che pensano e di parlare dei diritti derivanti dalla Bibbia.” Le sue affermazioni riflettono il pensiero di Netanyahu. Danon è un leader della giovane generazione del Likud, il partito che è attualmente al potere in Israele e lavora nel Ministero della Difesa.

Gideon Saar, 47 anni, altro membro del Likud, attualmente ricopre l’incarico di Ministro della Pubblica Istruzione. Ha ricevuto il maggior numero dei voti alle primarie del Likud del 2012. E’ considerato uno degli alleati più vicini al Primo Ministro.

Il milionario Naftali Bennett, 41 anni, promotore delle Start Up. Dopo aver fondato e diretto a New York una società di software che cerca di prevenire le frodi, è tornato in Israele per occuparsi di politica ed è entrato a far parte del partito politico di destra Abait Ayehudì. Egli ricopre attualmente la carica di Ministro dell’Economia, dei Servizi Religiosi, degli Affari interni a Gerusalemme e di quelli Internazionali.

Gilad Erdan, 43 anni, Ministro dell’Ambiente e presidente del movimento giovanile del Likud. Membro del Parlamento da 10 anni, è stato consigliere di Sharon e successivamente di Netanyahu.

Il governo Renzi e quello Netanyahu si differenziano per gli schieramenti politici, ma hanno in comune la presenza di giovani all’interno dei loro ministeri.

Proprio perché giovani, la speranza è che i ministri italiani e israeliani possano prestare maggiore attenzione ai problemi della gioventù di oggi: primo tra tutti quello dell’occupazione.

 Michela Di Nola


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