Il marchese Cahen e il segreto del bosco del sasseto

Il Bosco Monumentale del Sasseto è la meta da raggiungere per coloro che amano storia e natura. Natura perché ospita rocce ricoperte da licheni che lo rendono un luogo incantato tanto da esser scelto come una delle ambientazioni per il film “Il racconto dei racconti”; storia perché a esso è legata la vicenda del marchese Cahen.

Siamo a Torre Alfina, frazione di Acquapendente, tappa della Via Francigena, che ospita 345 anime. Un grande castello si erge sulla piccola chiesa di paese e sul bosco. Mi dicono che il castello sia appartenuto a un certo marchese Cahen, un cognome che ha tutta l’aria di essere ebraico. Chiedo di più. Un signore alle prese con il suo albero d’albicocche nota il mio interesse e mi introduce alla storia. Mi dice che dal processo di unificazione alla speculazione edilizia di Roma capitale, dal fenomeno del brigantaggio all’avvento del fascismo e alla seconda guerra mondiale la famiglia Cahen, nelle persone di Joseph Meyer, Edoardo, Teofilo, Rodolfo e Ugo, ben rappresenta le tappe verso una progressiva acquisizione di un’identità italiana.

Della famiglia si hanno diverse notizie: aveva origini belghe, apparteneva a un’élite internazionale legata al mondo della finanza e la sua fortuna aveva avuto inizio con le attività di Joseph Meyer (1804-1881). Gli interessi economici portarono alla creazione di un ramo italiano della famiglia i cui membri investirono nel collezionismo e nella cultura. Uno di questi investimenti fu il castello Monadelschi di Torre Alfina, polo principale della tenuta che Edoardo aveva acquistato nel 1880 dai Bourbon del Monte e restaurato dall’architetto Partini che, attento al gusto neo-medievale, aveva aggiunto una tomba mausoleo in stile neo-gotico nel bosco adiacente. Una storia che ricorda vagamente quella della famiglia Finzi-Contini raccontata da Bassani, con Moisé che decise di costruire una tomba monumentale per la propria famiglia.

La curiosità è grande e il racconto si fa sempre più interessante, voglio raggiungere la tomba del marchese.
Non contenta cerco più informazioni: il marchese Edoardo acquistò anche una villa in Umbria, nel comune di Allerona, nota per i suoi giardini curati da un famoso designer dell’epoca, Achille Duchêne. La vita della famiglia Cahen, il ramo italiano quanto quello francese, si fonde pienamente con i grandi nomi dell’arte del tempo. Una certa Cahen d’Anvers fu menzionata da D’Annunzio nel romanzo “Il piacere” come massimo esempio di eleganza mondana. Per non parlare delle nipoti francesi del marchese dipinte da Renoir, i cui ritratti andranno a confluire nella collezione di Hermann Göring, frutto della spoliazione di opere d’arte avvenuta durante il nazismo.
Il ramo italiano della famiglia terminò con il figlio di Teofilo. Tuttavia sappiamo per certo che nel 1943 il castello di Torre Alfina venne requisito dai tedeschi che ne fecero una sede di comando per poi tornare del vecchio proprietario, il figlio di Teofilo, che lo vendette nel 1959 ad Alfredo Baroli passando poi nelle mani di Luciano Gaucci.
Di storie che legano famiglie ebraiche al paesaggio della bassa Toscana e dell’orvietano ce ne sono molte ma quasi sempre sconosciute. Sarebbe cosa bella tuttavia che l’interesse per un passato ormai sbiadito rinascesse così da dargli nuova linfa: lontano dal non poter regalare più avventure il passato  ha ancora molto da dire, un po’ come i tigli all’entrata del bosco che hanno tutta l’aria di esser lì da molto tempo.

Da Shalom.it

Marta Spizzichino, di Roma, studia filosofia alla Sapienza


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