Haviu et Hayom e Ugei: Il confronto attraverso il cinema

“E’ vivo, è qui nella villa, l’ho visto! E’ malato, è molto vecchio ma si riesce a portarlo via, non ha guardie del corpo, c’è solo un’infermiera. Portiamolo via, portiamolo in Israele, in tribunale, non è difficile, ce la facciamo benissimo anche noi due da soli. Noi possiamo fare giustizia!”

Queste le parole di Eyal, un agente del Mossad israeliano che, dopo aver a lungo dato la caccia a un vecchio generale nazista, una volta trovato si accorge di aver di fronte una situazione più grande di lui. Crimini troppo grandi per poter essere puniti dagli uomini. Cos’è la giustizia? Chi ha il diritto di stabilire i suoi confini?

Ma facciamo un passo indietro. Eyal (Lior Ashkenazi) è il protagonista di “Walk on Water”, film di Eytan Fox del 2004. Una sessantina di giovani della comunità ebraica romana hanno partecipato, Mercoledì 11 Maggio, a un aperitivo con cineforum, nato dalla collaborazione tra il movimento giovanile Haviu et Hayom e l’Ugei, che proponeva la suddetta pellicola.L’Unione dei Giovani Ebrei Italianiha così presentato  un’ iniziativa al pubblico romano, la prima del ciclo“ Roming”. Per Haviu et  hayom è stata invece la prima occasione per uscire davanti un pubblico giovane e proporre, in linea con i suoi valori, un aspetto culturale della società israeliana, come il cinema. Haviu et hayom, nato a Roma pochi mesi fa, è un gruppo di giovani ebrei, laici e sionisti, vicini ad Israele, “ma non senza riserve qualora le scelte governative non risultino in linea con un processo che porti all’affermazione del diritto all’esistenza di uno Stato palestinese democratico e autonomo, e ad una pacifica coesistenza tra i due popoli.”

Il movimento si impegna nel proporre all’esterno momenti di confronto, occasioni per mettere in dubbio, ma anche per comporre insieme, idee e punti di vista.

Il film proposto affronta molteplici tematiche: dall’omosessualità alla complessa questione della giustizia.

E’ stato proprio quest’ultimo tema ad aprire il dibattito. L’agente del Mossad che deve “far giustizia” uccidendo il nazista, fa nascere una domanda spontanea, ma dalla risposta meno immediata. Si tratta in questo caso di giustizia o di vendetta? Chi disegna i confini universalmente riconosciuti di questi valori?

Queste le domande che hanno stimolato un dibattito, positivo soprattutto grazie alla pluralità di opinioni emerse.

Qualcuno ha sostenuto che giustizia e vendetta sono due concetti morali, stabiliti dalla legge con criterio razionale, così da sottrarli a una dimensione arbitraria e soggettiva.

Qualche attento osservatore ha affermato invece che, nel momento in cui si uccide, portando così avanti una vendetta, si annienta qualsiasi genere di umanità.  Eyal, l’agente del Mossad, alla fine del film afferma infatti di non essere più in grado di uccidere. Ogni cosa che si avvicina a lui –dice- finisce per morire.

Il dibattito ha poi percorso strade più vicine ai nostri giorni e facendo riferimento ad avvenimenti attuali ci si è domandati se sia giusto gioire della morte di un nemico.

Le reazioni dei giovani presenti sono state concordi nel condannare manifestazioni di gioia nel caso di morte di nemici, sostenendo che il vero obiettivo da combattere sia l’idea e non l’uomo che la incarna. Ci si è poi domandati quando un nemico diviene tale. Prima di voler eliminare il nemico infatti lo si potrebbe voler in vita, tutelare la sua diversità.

Queste sono state solo alcune delle riflessioni che hanno dato luogo a un’iniziativa culturale in un’atmosfera di novità ed esordio. L’esordio si può immaginare come il primo passo che si compie e per questo lo si ricopre di importanza, esordio è nascita, un modo per diventare artefici di qualcosa.

Probabilmente questo deve essere il ruolo dei giovani: rendersi iniziatori, talvolta anticipatori, creare nuovi spazi e trasformarli in terreni di confronto. Insomma, divenire protagonisti di ciò che  intorno.

Dana Portaleone

Gaia Litrico


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