Giovani turchi contro integralismo e austerity

In questi giorni,in Turchia, si è scatenata una protesta contro Erdogan, primo ministro Turco, iniziata a causa della minaccia dell’abbattimento di un parco: Gezi park, nel centro di Istanbul.
Ad una occupazione in difesa del parco da parte di tutti gli abitanti della zona, che preferivano avere un po’ di verde piuttosto che l’ennesimo “shopping centre”, centro commerciale, la polizia ha risposto con la violenza dei lacrimogeni idranti e mezzi blindati provocando la morte di due persone e molti feriti.
La protesta turca si è così allargata e rafforzata, uscendo anche dai confini di Istanbul; infatti siamo a conoscenza in questi giorni di veri episodi di guerriglia urbana nei pressi di Smirne e anche della capitale Ankara.
Cerchiamo però di analizzare le ragioni più profonde di questa rivolta, poichè nonostante l’importanza del verde e degli alberi nella nostra società, non si spiega una rivolta così partecipata e sentita solo per questo motivo.
La rivolta infatti non ha una vera leadership politica o sociale: qualcuno parla di socialisti, alcuni di ultra nazionalisti e qualcuno annovera tra i ribelli anche i Curdi. Quella che però ci pare ancora ignota è la vera e propria motivazione di questa primavera turca, diversa dalle primavere arabe degli anni scorsi. Le ragioni possono essere di natura politica o religiosa.
La Turchia infatti, negli ultimi tempi, sotto il governo di Erdogan, ha avuto un periodo di grande crescita soprattutto grazie ai rapporti commerciali e la stretta vicinanza alle nazioni europee piuttosto che alle popolazioni arabe circostanti. Proprio in ragione di questo fatto, la Turchia si presta adesso ad adottare nei confronti della sua popolazione quelle misure di forti tassazioni e tagli alla spesa pubblica che l’Europa richiede ai suoi Stati membri e affiliati. La politica di austerità promossa dalla Germania si sarebbe quindi fatta sentire anche in Turchia, provocando come nella vicina Grecia un malcontento diffuso.
Altri pensieri e altre opinioni vedono nel significato di questa rivolta una battaglia laica contro alcune recenti politiche d’integralismo religioso introdotte da Erdogan. Infatti, in questi ultimi anni, misure come quella del divieto di vendere alcolici o a favore dell’uso del velo per le donne, si sono intensificate  proprio in  Turchia, paese  che a livello di separazione tra “Stato e Chiesa”, quindi tra legge dell’uomo e legge di Dio, era forse il più all’avanguardia tra le popolazioni di religione islamica della zona. I giovani, ma non solo, avrebbero  infatti protestato contro questo integralismo religioso opprimente e limitante; la domanda che quindi sorge spontanea riguarda il come la religione vada, forse, reinterpretata in modo da non poter lasciare la libertà di scegliere all’individuo come comportarsi, senza però dover per questo trasgredire leggi fondamentali di uno Stato. Proprio i giovani, infatti, connessi tramite la rete agli altri giovani del mondo, manifestano questo senso di forte restrizione imposta non dalla religione in sè, ma dalla testarda e poco lungimirante applicazione di essa.

Joel Hazan

Invitiamo inoltre a portare avanti la campagna del logo verde “Her yer Taksim, everywhere is Taksim”  lanciata dal consiglio Ugei per la difesa dei diritti umani e fondamentali dei giovani Turchi, calpestati in questi giorni in modo autoritario e antidemocratico dalle politiche restrittive del governo di Erdogan. Riteniamo infatti che, come giovani, dobbiamo sempre denunciare gli atti di violenza e di limitazione a qualsiasi tipo di libertà e diritto. Per questo vi invitiamo a condividere, attraverso i social network, sulle vostre foto del profilo, il piccolo logo in solidarietà ai giovani turchi.

Questo il link per aggiungere il logo alle vostre foto : http://www.picbadges.com/her-yer-taksimeverywhereis-taksim/3237058/


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