Dieci città, una Sukkà

Sukkot è una festa ricca di tradizioni e significati: dal lulav alla sukkà, ogni particolare sta a simboleggiare il nostro rapporto con D. Come am Israel per tutti i 40 anni nel deserto ha abitato nelle capanne, così anche noi per 7 giorni lasciamo la sicurezza e la stabilità delle nostre case; mangiare, dormire e trascorrere del tempo nella sukkà è un’esperienza unica, siamo completamente circondati dalla mitzvà stessa. Questo Sukkot ha avuto per me una magia insolita, l’ho vissuto un po’ qui e un po’ lì, prendendo parte agli eventi UGEI organizzati nell’ambito dell’iniziativa, che si ripete con successo ormai da alcuni anni, “Italia unita per Sukkot”. Firenze, Trieste e Padova mi hanno ospitata con calore, accolta in un’atmosfera gioiosa e familiare, ma altre attività si sono svolte nel corso della settimana a Roma, Milano, Torino, Venezia, Parma, Bologna e Genova. E’ questo uno straordinario successo che ha visto la partecipazione di più di 500 giovani in tutta la penisola, riunitisi per festeggiare nelle loro Comunità ma allo stesso tempo inseriti in una dimensione nazionale. Abbiamo accorciato le distanze, senza prendere macchine, aerei o treni ci siamo virtualmente seduti tutti insieme all’interno della sukkà, come se ogni ugeino fosse legato da un filo invisibile a tutti gli altri.

Credo che proprio in questo stia il fondamentale compito dell’UGEI: superare i confini, riunire, nonostante gli ostacoli e le barriere, le varie anime dell’ebraismo giovanile italiano, ricomporre le sfaccettature delle numerose, grandi e piccole, Comunità. Come nel lulav teniamo insieme le quattro specie – palma, cedro, salice e mirto – che il midrash ci dice rappresentare ciascuna un diverso tipo di ebreo, così noi cerchiamo di far convivere e legare strettamente tutte le tipologie di ebraismo, perché solo così potremo davvero dire di aver vissuto pienamente il significato di Sukkot.

Sara Astrologo


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