Attività UGEI

Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 marzo 2017
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voulezvousSi è da poco concluso il fantastico weekend organizzato dalla nuova associazione giovanile JEvents insieme all’UEJF che ha visto la partecipazione di 42 ragazzi al quarto appuntamento della cena “ShabbaTogether” di venerdì 3 marzo al Tempio dei Giovani, per la prima volta organizzato grazie al contributo dell’UGEI che visti i successi dei precedenti eventi ha creduto negli organizzatori e ha voluto aiutarli a rendere memorabile questo week end. Guest star, un gruppo di ebrei francesi che ha aderito volentieri a questa iniziativa e non ha voluto mancare al “Drink&Dance” party di sabato 4 marzo nel locale Antigallery a Monti. Più di 65 i ragazzi intervenuti, italiani e francesi ormai integrati tra loro, pronti a trascorrere il sabato sera con gli amici tra fantastici drink e l’immancabile musica del DJ Daniel Meghnagi: insomma una bella occasione per divertirsi e conoscere persone nuove.

jeventsIl gruppo JEvents nasce solo qualche mese fa: i suoi fondatori Benedetto Sacerdoti, Giulio Sestieri e Daniel Meghnagi sentivano l’esigenza di dare il proprio contributo alla vita sociale comunitaria e organizzare qualcosa che potesse essere non un singolo evento ma una serie di incontri per permettere ai ragazzi dai 18 ai 35 anni di fare nuove amicizie e che mensilmente si potesse ripetere aggiungendo di volta in volta tanti piccoli dettagli… il tutto in maniera assolutamente volontaria.

Nasce quindi JEvents che parte con l’idea di trascorrere uno shabbat insieme: “ShabbaTogether”, un evento che cerca di coinvolgere più persone possibile passando per i diversi templi di Roma e invitando ogni volta un rav che nel corso della serata possa dare il suo contributo culturale facendo una derashà sulla parashà della settimana e insegnando un canto, il cosiddetto “momento musicale”.

tempiogLe cene di Shabbat sono iniziate proprio al Tempio dei Giovani con rav Amedeo Spagnoletto e con 30 partecipanti, per poi raggiungere il top con la cena insieme ai ragazzi del progetto Hans Jonas al Pitigliani con rav Colombo, portando l’affluenza a oltre 60 ragazzi. Non sono mancati gli apericena, come quello da Su’ghetto subito dopo le vacanze invernali, o serate “Drink&Dance”; insomma con un minimo compenso si può godere di una serata completa all’insegna della musica e del divertimento, senza dimenticare lo straordinario lavoro degli uomini della sicurezza e delle signore della mensa scolastica che forniscono sempre ottimo cibo e ottimi dolci per le cene dello Shabbat.

Il gruppo non ha intenzione di fermarsi qui: i ragazzi lavorano senza sosta per proporre nuove idee, nuovi progetti, nuovi incontri che permetteranno ai giovani ragazzi romani di conoscersi e costituire nuovi gruppi di amici all’insegna del divertimento. Non ci resta che aspettare di sapere quale sarà la prossima serata JEvents.

Giorgia Calò vive a Roma, si sta laureando in Lettere classiche alla Sapienza, scrive su Shalom e su altre testate. Le piacerebbe diventare giornalista
Giorgia Calò vive a Roma, si sta laureando in Lettere classiche alla Sapienza, scrive su Shalom e su altre testate. Le piacerebbe diventare giornalista

Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 marzo 2017
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Un momento dello Shabbaton Ugei a Napoli: minian a Rosh Chodesh (capomese) dopo molti anni
Un momento dello Shabbaton Ugei a Napoli: minian a Rosh Chodesh (capomese) dopo molti anni

Come ebreo e argentino non potevo stare fermo, sono arrivato in Italia a settembre per finire la laurea magistrale in Ingegneria Civile all’università di Salerno.

In Argentina ogni anno si fa un incontro di ebrei dove ci conosciamo, facciamo amicizia, scambiamo idee su concetti della Torà, parliamo di che cosa vogliamo fare nel nostro futuro o semplicemente della nostra vita in comunità.

Per venire in Italia a studiare purtroppo ho dovuto lasciare persone importanti per me, i miei genitori, zii e cugini, amici, ecc. ma non volevo lasciare la vita comunitaria, interagire con altri ebrei e passare uno shabbat al tempio.

Alcuni dei partecipanti
Alcuni dei partecipanti

È per questo che prima di cominciare a studiare la prima cosa che ho fatto è stata entrare su facebook e cercare “Judios en Italia”, ma sono rimasto deluso perché ho trovato pochissima informazione e non sapevo come ottenere contatti, sapendo che nel sud è abbastanza difficile trovare ebrei e anche con la difficoltà della lingua.

Mi sento adesso fortunato per aver trovato l’Ugei, un insieme stupendo di giovani, che nella prima attività a cui ho partecipato già mi ha fatto sentire parte del gruppo.

Abbiamo condiviso un fine settimana a Napoli e con tefillà, lezioni e divertimento abbiamo costruito un rapporto molto stretto che fa bene all’anima.

David Goldman, di Tucuman (Argentina), studia Ingegneria Civile a Salerno
David Goldman, di Tucuman (Argentina), studia Ingegneria Civile a Salerno

Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 febbraio 2017
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3d white people with forbidden signImmaginate di essere venuti a Roma per assistere a un evento culturale ebraico. Immaginate di aver colto l’occasione per fermarvi anche a un aperitivo organizzato dall’UGEI per la sera stessa; vi siete prenotati, i posti erano disponibili, avete chiesto a un vostro amico di ospitarvi per la notte.

La mattina stessa dell’evento, tuttavia, vi viene riferito che non potrete partecipare all’apericena perché vostro padre è ebreo, ma vostra madre no. Chiamate il vostro amico, lo informate della situazione, il biglietto del treno ormai è acquistato per la mattina seguente. Cercate insieme di contattare, di capire cosa è successo.

Immaginate, per tutta la giornata, di essere appesi ad un filo: siete ebrei? Non siete ebrei? Potete partecipare a un’apericena – badate bene, non una funzione religiosa, ma una semplice cena con amici organizzata in un locale che non mi risulta impedisca l’accesso ai non ebrei – o dovrete rimanere da soli? E per il futuro come vi dovrete considerare?

Immaginate di sentirvi ebrei, ma di non potervi definire tali, di essere costretti a lottare ogni giorno contro l’antisemitismo da soli, senza potervi appoggiare alla comunità ebraica come facciamo tutti, senza poter contare sull’aiuto di nessuno. Immaginate di essere esclusi sia dai non ebrei sia dagli ebrei, perché vi trovate in un limbo, non siete ebrei del tutto ma non siete nemmeno del tutto goyim.

inclusioneImmaginate questa situazione, e chiedetevi quanto tempo ci mettereste voi a decidere che, dopotutto, il gioco non vale la candela, che non ha senso lottare così tanto per proseguire un percorso di conversione e cercare di rientrare in una comunità per la quale al momento siete solo un esponente di serie B.

Immaginiamo perché vorremmo non dover parlare di eventi realmente accaduti; perché se fosse davvero successa una cosa simile, se il 12 febbraio 2017 fosse stata esclusa per questi motivi una ragazza da un evento UGEI con un preavviso quasi nullo, se pur di impedire a questa ragazza di partecipare si fosse rinunciato alla presenza di altre due persone (ebree doc, naturalmente), a mio avviso si tratterebbe di un evento gravissimo che dovrebbe suscitare lo sdegno di tutti.

Io (madre ebrea, padre non ebreo) non trovo una grande differenza tra me e una persona come quella descritta sopra. Nel caso specifico una persona che si interessa di ebraismo e desidera partecipare attivamente alla vita giovanile ebraica, una persona che, se avesse potuto, avrebbe fatto il bar/bat mitzvah, una persona che spesso ha informato me di eventi culturali ebraici di cui neppure ero a conoscenza.

Ma se escludere è meglio di includere, se si preferisce limitare l’accesso e la cultura ebraica ai soli ebrei, se si rinuncia ad avvicinare chi si trova ai margini, forse perché faticoso, forse perché più difficile farlo senza ricevere critiche, non si rischia forse di porre queste persone in una posizione di isolamento dalla quale non potranno né vorranno più uscire? Non rischiamo, per continuare a conservare la “purezza ebraica”, di perdere risorse, valori e idee che potrebbero arricchire l’ebraismo senza alterarne in alcun modo le basi?

Giulia Simonetti, 22 anni, studia lettere classiche a Roma, ama scrivere e leggere e trova difficile sintetizzare il resto in poche righe.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 febbraio 2017
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ujwhite2016Anche quest’anno, di buon rito, ho rinunciato al ballo liscio e al brindisi analcolico della bocciofila di Migliarino Pisano, per unirmi all’armata ugeina, diretta sulle piste olimpiche di Torino 2006. Un alberguccio della ridente Cesana Torinese ha accolto una cinquantina di partecipanti, sciatori e non, sotto l’egida UJWhite, l’attuale brand che indentifica l’intramontabile campeggio invernale dell’Unione giovanile ebraica del Bel Paese.

Siamo ai piedi di uno tra i comprensori sciistici più estesi d’Italia, con oltre quattrocento chilometri di piste a disposizione; inutile dire che chi non scia ha sbagliato vacanza, o quasi. Ma non tutti gli sciatori sono uguali: c’è chi alle nove del mattino è già sulla cima del Monte Fraiteve, sci Atomic, modello super G Vancouver 2010 e calzamaglia in kevlar, disegnata da AnsaldoBreda, in rampa di lancio per una discesa di quindici chilometri; altri invece preferiscono cinque selfie all’arrivo del primo skilift e una giornata passata al rifugio, tra tris di polente e bombardini, come se piovesse.

ujw16Con l’arrivo del buio i vancanzieri tornano in albergo: c’è il tè delle cinque e la partita a Junglespeed, un singolare gioco di carte che provoca la schizofrenia e l’artrosi agli arti superiori, nella migliore delle ipotesi. Della cena non ci si può lamentare, anche se c’è chi rimpiange la cucina agordina degli anni passati. Finalmente arriva il momento della festa serale: va sottolineata in particolare la notte di San Silvestro, dove Spotti Fai, un blasonato disc jockey filippino, chiuso dentro uno smarthphone, ci ha fatto ballare per tutta la notte.

Chiudo qui le battutacce alla Enrico Montesano e mi accingo ai ringraziamenti, rivolti a tutto lo staff UJ-White certo o presunto, che si è prodigato per offrirmi il mio settimo campeggio invernale targato UGEI. Potrei anche tirare fuori qualche critica, sottolineando la bassa partecipazione (vi ricordate le duecento teste del 2011?) e l’organizzazione delle attività un po’ grossolana, rispetto ai campeggi passati. Tuttavia scelgo di rimanere tiepido, perché non vorrei che il direttore del periodico che state leggendo, d’accordo col consiglio esecutivo UGEI, mi riservi il trattamento suggerito dal più famoso ragioniere d’Italia, facendomi a pezzi e spedendomi con la posta prioritaria a Voghera!

Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l'hockey su ghiaccio; il resto e' noia
Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l’hockey su ghiaccio; il resto e’ noia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI9 febbraio 2017
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ujjwHo partecipato al mio primo evento Ugei nell’estate del 2000, più di sedici anni fa e sono tornato al campeggio invernale UJWhite quest’anno, al limite del pensionamento da “giovane”, dopo una pausa di parecchi anni da eventi ebraici di questo tipo.

Generalmente i “vecchi” tendono a denigrare il presente rimpiangendo i bei tempi andati; quando c’erano tante persone e ci si divertiva di più, quando “si stava meglio quando si stava peggio”. Questo era il timore principale prima della partenza in aggiunta al fatto che nell’ultima vacanza lunga che avevo frequentato (Wing2009) non mi ero trovato molto bene in quanto l’avevo trovata parecchio dispersiva. Aggiungiamo anche il fatto che in questi anni tutte le persone della mia età non frequentavano più, quasi mi pentivo di aver optato per il ritorno all’Ugei non trovando di meglio da fare a Capodanno.

Al termine della settimana devo dire che mi sono dovuto ricredere e considerare pienamente soddisfatto della decisione presa, la vacanza è stata forse la migliore esperienza Ugei della mia vita, sicuramente non peggiore dei miei primi anni e (almeno per me) migliore rispetto all’epoca Wing e ho conosciuto molte persone nuove che fanno ben sperare sul futuro giovanile ebraico.

ujjw2Innanzitutto ho apprezzato il ritorno alla gestione “in house” dell’evento ovvero senza grandi partner internazionali. La cooperazione con organizzazioni estere che, devo ammettere, avevamo iniziato noi all’epoca del mio ultimo anno da consigliere, un po’ per motivi di comodo organizzativo e un po’ per un presunto appeal sull’utenza, fa perdere identità all’organizzazione a cui apparteniamo e costringe a scendere a patti disattendendo spesso il Congresso. Inoltre trasferisce la responsabilità ricettiva e organizzativa dal Consiglio Esecutivo a uno staff indipendente diminuendo l’importanza degli eletti e creando alcuni problemi logistici (che ruolo hanno i consiglieri Ugei che non sono parte dello staff in un evento internazionale?).

L’elemento però che più ho apprezzato di questo campeggio è stato l’effetto gruppo che si è creato, dovuto anche al numero ridotto di partecipanti. Il fatto di sentirsi tutti parte di un gruppo in un evento si nota da un particolare molto semplice: ci si saluta sempre quando ci si incrocia nei corridoi dell’hotel. Anche se non ci conosciamo bene, anche se non appartieni al mio gruppo di amici, anche se non ci siamo mai parlati: ci salutiamo perché sappiamo che facciamo parte dello stesso gruppo-vacanza. Alla Wing invece (che copiava il sistema Summer-U) la cosa che non sopportavo era incrociare qualcuno nel corridoio e considerarsi come perfetti sconosciuti.

Anni fa un collega-consigliere con più esperienza, durante non so più quale evento Ugei mi aveva detto: “Vedi qui siamo tanti, magari guadagniamo pure, ma la gente non ha voglia di stare insieme”. Quest’anno invece ho rivisto la voglia di stare tutti insieme proprio perché siamo tutti parte di questa organizzazione e non la utilizziamo come piattaforma per farci la vacanza ebraica con il nostro gruppo di amici.

uujQuindi il fatto di sentirsi tutti un unico gruppo è stato, secondo me, il fattore vincente di questa vacanza che mi ha dato sicurezza e fatto esprimere al meglio, nonostante gli innegabili problemi organizzativi che ci sono stati, la riduzione ai minimi termini delle attività culturali e delle escursioni per non sciatori, le serate troppo spesso improvvisate e l’assenza di alcuni consiglieri.

Di questa vacanza non ricorderò l’assenza delle decorazioni a tema della discoteca, la mancanza del proiettore per il karaoke e il bar improvvisato di Capodanno, ma ricorderò il fatto che ci siamo seduti tutti in cerchio a giocare la prima sera, che abbiamo cantato e ballato abbracciati tutti insieme e che in ogni momento che passavo dalla hall potevo entrare in un gruppo-gioco di Trivial, di Uno o di Jungle Speed.

Qualche anno fa avrei pensato che queste considerazioni fossero da classico “sfigato”, di quelli che spesso vengono identificati nei Congressi come quelli che vogliono rimanere chiusi tra pochi amici e non aprirsi al mondo. Poi però in questi anni di assenza dall’Ugei mi sono guardato intorno e ho frequentato altre organizzazioni non ebraiche. E su che cosa investono queste che hanno tanto successo in Italia e che la gente continua a frequentare? Non sulla perfezione, non sulla grandezza (generalmente  30-50 persone), non sulle strutture, ma sulla coesione del gruppo che ogni volta si crea. Se tanta gente apprezza questo punto di forza di tali tour operator, pagando alti prezzi per un week-end o per una settimana di vacanza con un gruppo piccolo-medio ma unito, allora forse non sono io l’unico “sfigato” a cercare una vacanza di questo genere.

Non so che cosa farò l’anno prossimo dato che oltre i 35 anni per l’ambiente ebraico si passa direttamente allo status di “famiglia”. Forse farò una vacanza (non ebraica) con altri single o forse con amici. Rimane comunque un buon ricordo di questa UJWhite, qualche amico in più e un po’ di rimpianto per non aver vissuto esperienze ebraiche come questa negli scorsi anni.

Daniele Segre, 35, anni, nato a Torino, architetto e insegnante a Torino, ha partecipato ad attività ugei da quando aveva 18 anni ed è stato consigliere per due anni
Daniele Segre, 35 anni, nato a Torino, architetto e insegnante, ha partecipato ad attività Ugei da quando aveva 18 anni ed è stato consigliere per due anni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grazie a Federico Disegni per le fotografie



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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