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Consiglio UGEIConsiglio UGEI20 settembre 2015
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Il tema scelto quest’anno per la Giornata della Cultura Ebraica, che domenica 6 settembre aprirà ai visitatori le porte di comunità e sinagoghe di tutta Europa, è quello dei “ponti”. Al di là dell’immagine un po’ facile che li vuole contrapposti ai “muri”, i ponti uniscono ma segnano la divisione tra opposti argini, sono occasione di incontro ma anche di scontro. Hanno un significato spesso ambiguo e sempre problematico.
In questo senso la metropolitana leggera di Gerusalemme è un ponte. Inaugurata nell’agosto 2011 dopo nove anni di lavori, ritardi, deviazioni dovute a ritrovamenti archeologici, accese discussioni sul percorso e problemi di budget, ha dato infine significativo sollievo ai cronici problemi di viabilità della città, che sono tuttavia ancora ben lontani da una soluzione. Oltre a favorire gli spostamenti degli abitanti, offre ai turisti la possibilità di muoversi in modo più agevole e, al contempo, di osservare un nuovo contrasto tra modernità – quella dei luccicanti vagoni – e antichità.

Il percorso è stato studiato per unire concretamente la città. Parte da Monte Herzl, passa attraverso il ponte di Calatrava e Kyriat Moshe, segue poi Jaffa Road, il cuore commerciale della capitale, fino a lambire la Città Vecchia; correndo sempre in superficie, dalla Porta di Damasco procede verso Gerusalemme est con un tracciato scandito sulla linea armistiziale del 1949 (la “linea verde”), si addentra in direzione nord in quartieri ebraici e arabi, per giungere infine a Heil Ha’Avir, in West Bank, a pochi chilometri da Ramallah.

La metropolitana leggera è un ponte perché è stata progettata e realizzata per unire una città divisa. La divisione di Gerusalemme non è semplicemente quella lungo la “linea verde” (al netto dei numerosi insediamenti ebraici post-1967 nella zona est, sud e nord), ma si addentra in ogni quartiere, si plasma sulle “quattro tribù” di cui il Presidente dello Stato Reuven Rivlin ha parlato recentemente in un importante discorso: “ebrei laici, nazional-religiosi, arabi e charedim”. La metropolitana leggera è punto di incontro di queste quattro tribù, emblema della possibilità di reciproca tolleranza – non senza eccezioni – in uno spazio condiviso che non ha nulla a che vedere con una benefica integrazione.

Per questo motivo è falso affermare che il tracciato sia simbolo dell’oppressione e della discriminazione di cui una certa vulgata vorrebbe responsabile Israele nei confronti dei propri cittadini arabi e degli arabi palestinesi. Secondo questa lettura viziosa, la metropolitana rientrerebbe in un piano per consolidare il controllo, da parte di Israele, dell’intera città, e sarebbero in qualche misura giustificate la ripetute azioni di vandalismo da parte di gruppi di arabi palestinesi contro binari e stazioni.

Il sindaco Nir Barkat, grande sostenitore del progetto e di altre due linee attualmente in costruzione, sostiene che la metropolitana leggera unifichi la città, senza riguardo per le differenze etniche e religiose dei suoi abitanti. Ha certamente ragione, eppure vero è che la costruzione di questo ponte corrobora lo status quo di Gerusalemme, una città unita politicamente ma divisa sotto ogni altro punto di vista. Ed è un ostacolo in più alla nascita di uno stato arabo palestinese, peraltro più volte proposto dai governi israeliani e finora sempre rifiutato proprio dalla leadership palestinese, con capitale Gerusalemme est. La metropolitana leggera è perciò ponte, ma anche muro a difesa di una situazione che, se oggi sembra l’unica possibile, sul lungo termine non offre prospettive di pace.

Giorgio Berruto


Consiglio UGEIConsiglio UGEI1 luglio 2014
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Non avevano più di 16 anni, Gilad Shaar e Naftalì Frenkel, giovani studenti di una yeshivà nei pressi di Gush Etzion, 19 ne aveva il loro compagno Eyal Yifrach. Il mondo ha vissuto con trepidazione i diciotto giorni passati dalla notizia del loro rapimento, lo scorso 12 giugno, nel’attesa febbrile di notizie finalmente certe sulla loro sorte e di una loro rapida liberazione, fra appelli di ogni genere. Nulla di tutto questo aveva un senso – scopriamo con terribile dolore ora: finiti nelle mani di uomini di Hamas, Eyal, Gilad e Naftalì non erano neppure mai stati presi davvero in ostaggio, ma immediatamente uccisi, i loro corpi gettati in un campo fra qualche cespuglio nei pressi del villaggio di Halhul.
La loro perdita è come quella di tre fratelli, il dolore per quelle vite spezzate semplicemente indescrivibile, la rabbia per il vile agguato difficile da reprimere. In queste ore di profonda commozione, non possiamo che stringerci moralmente attorno alle famiglie dei tre ragazzi ed auspicare che i responsabili di questo barbaro attentato siano al più presto individuati e paghino per la loro colpa. Che il ricordo di Eyal, Gilad e Naftalì, come vuole la tradizione ebraica, sia di benedizione, e che l’immagine del loro sorriso pieno di fiducia e di speranza per il futuro possa dare la forza a ciascuno di noi e a tutte le democrazie di riaffermare sempre l’amore per la vita e battersi contro ogni cultura o ideologia di morte.
Unione Giovani Ebrei d’Italia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI25 maggio 2014
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All’attenzione del sig. Maurice Sosnowski, presidente del Comtato di Coordinamento delle Organizzazioni Ebraiche del Belgio (CCOJB).
CC UEJB – Unione des Etudiants Juifs de Belgique
Gentile sig. Sosnowski,
è con orrore e sgomento che abbiamo appreso, ieri sera dopo la fine di Shabbat, del terribile attacco che ha colpito la comunità ebraica belga nel luogo simbolico del Museo Ebraico di Bruxelles.
Se i contorni dell’attentato restano ancora da chiarire, così come l’identità dei suoi responsabili, la matrice odiosamente antisemita è fin d’ora fuori discussione. Dopo la strage di Tolosa, sono di nuovo gli ebrei in quanto tali ad essere le vittime di un attacco violento e privo di senso.
Non ci si alcun dubbio a tal riguardo: è il popolo ebraico tutto che è oggi sotto attacco e che deve rispondere unito a tale sfida. E’ per questo che tengo a farle giungere, come rappresentante dell’UGEI – Unione Giovani Ebrei d’Italia, la nostra più grande vicinanza in questo momento di dolore e di shock. I nemici del popolo ebraico – siamo profondamente certi – non riusciranno mai a portarci a rinunciare ai nostri valori, ai nostri principi e alla nostra identità.
Con il cuore interamente rivolto verso di voi, La prego di accettare le nostre più sincere condoglianze – sia il ricordo delle vittime di benedizione – ed il nostro più completo sostegno.
Cordialmente,

Simone Disegni

Presidente UGEI – Unione Giovani Ebrei d’Italia

 

 

Versione originale (francese)

Cher Monsieur,

c’est avec horreur et désarroi que nous avons appris, tard hier soir après la fin de Shabbat, du terrible attaque qui a frappé la communauté juive belge dans le lieu symbolique du Musée Juif de Bruxelles.
Si les contours de l’attentat restent encore à definir, ainsi que l’identité de ses reponsables, la matrice odieusement antisemite est d’ores et déjà bien claire. Après la sanglante meurtre de Toulouse, c’est à nouveau les juifs qui sont victimes d’une attaque violente et sans explications.
Ne nous trompons pas: c’est le peuple juif tout entier qui est sous attaque et qui doit relever le défi. C’est pourqoui je tiens à vous faire joindre, en tant que représentant de l’UGEI – l’Union des Jeunes Juifs d’Italie, notre plus grande proximité dans ce moment de doleur et choc. Les ennemis du peuple d’Israel, soyez-en surs, n’arriveront jamais à nous faire renoncer à nos valeurs, nos principes et notre identité.
Avec le coeur entiérement tourné vers vous, Monsieur, je vous prie d’agréer nos sincéres condoléances – soit le souvenir des victimes de benediction – et notre soutien total.

Bien à vous,

Simone Disegni
Presidente UGEI – Unione Giovani Ebrei d’Italia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI24 aprile 2014
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Altro che stereotipi potenti  tipo stagioni e celebrazioni, i weekend Ugei segnano implacabilmente e inesorabilmente lo scorrere del tempo e della svolazzante giovinezza. Che si partecipi o non si partecipi non importa, tanto nel secondo caso basta sguinzagliare insiders per farsi raccontare tutti i dettagli più scabrosi. E in effetti pensandoci bene ho un sacco di testimonianze da lasciare ai posteri.

Ho camminato fra distese di trolley formato bagaglio a mano pieni dei vestiti e sentimenti migliori.

Ho indossato braccialetti di plastica di colori pochissimo abbinabili tipo l’arancione fluo e dall’adorabile  tendenza ad appiccicarsi al mio polso sudaticcio.

Ho degustato cene a base esclusivamente di challah perché non avevo nessuna voglia di alzarmi e sgomitare per ottenere tre polpette. E comunque la challah è una delle cose più buone del mondo.

Ho bevuto bicchieri di vino dopo il Kiddush o dopo cori da stadio che mi incitavano a finirli.

Ho colto in flagrante nei corridoi coppiette di innamorati e di cospiratori.

Ho visto brillanti oratori arringare nel tentativo di farsi valere e arrancare nel tentativo di ottenere attenzione.

Sono stata spettatrice di scontri fra titani e battibecchi sul colore dei bicchieri di plastica.

Ho osservato distrattamente chi andava alla ricerca di voti e aiutato chi andava alla ricerca di orecchini perduti.

Sono stata sopraffatta da dichiarazioni forti e metafore decisamente coraggiose.

Ho sentito negare l’evidenza e l’appartenenza, due cose a quanto pare impossibili solo all’apparenza.

Ho rinunciato una volta a travestirmi da Cleopatra con una corona a forma di cobra d’oro per evitare di perdere la mia già scarsa credibilità, e troppe volte a dire la mia per evitare di sprecare fiato con chi non aveva nessuna intenzione di starmi a sentire con il minimo indispensabile di benevolentia.

Mi hanno affibbiato soprannomi carini ed etichette evergreen.

Ho avuto gli occhi col trucco sbavato la mattina a colazione dopo festeggiamenti folleggianti e sbarrati di fronte alla quantità di tempo che a volte viene perso per l’eternità.

Dopo anni di fuga a gambe levate ci ho un po’ ripensato sulla gioventù ebraica (quest’inverno ho persino avuto una vita sociale sulla Tayelet di Tel Aviv dopo un’adolescenza sprecata), però ogni tanto mi spaventa ancora un po’ la sua intemperanza.

Mi è balenato per un attimo il pensiero di scappare di nuovo per questioni di principio, ma poi l’ho abbandonato un po’ per altre questioni di principio e un po’ perche prima o poi mi ci voglio davvero travestire da Cleopatra.

Ho provato un vago spiazzamento per il coinvolgimento incredibile e totalizzante di alcuni in questioni che tutto sommato riguardano semplicemente uno sparuto gruppo di giovani felici di essere giovani e associati (come li definì una volta un’amica autoironica), ma poi guardando un po’ in giro per l’Europa e scoprendo che tanti paesi non hanno niente di tutto ciò mi sono sentita fortunata.

Ecco, più o meno questo mi aspetto che succeda anche al prossimo weekend di delicatezza e ardore, con quel tocco grazioso che solo la cornice di Mitteleuropa può dare. In realtà mi avevano chiesto uno spunto di discussione, ma mi sa che non sono abbastanza intellettuale engagé. Che qualcosa cambi in questo pittoresco quadretto però un pochettino lo spero, l’importante è che ci sia abbastanza challah.

 

Francesca Matalon

Nella foto (dell’autrice): piazza dell’Unità, Trieste



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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