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Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 luglio 2013

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Illustre Ministro Carrozza,

 

Come Unione dei Giovani Ebrei d’Italia, abbiamo maturato la volontà di indirizzarLe questa lettera a seguito dei fatti accaduti presso il Liceo Scientifico “E. Curiel” di Padova in occasione degli esami di maturità, dopo i quali non abbiamo potuto fare a meno di porci alcuni interrogativi riguardo ai principi su cui si fonda l`istruzione in Italia.

 

Siamo a chiederci come sia possibile che, mentre in diversi paesi dell`Unione Europea è ormai da tempo stato introdotto il reato di negazionismo, in Italia, a coloro che negano l’olocausto, sia permesso insegnare liberamente nei licei e prendere parte alle commissioni degli Esami di Stato.

 

Come possiamo aspettarci che le future generazioni imparino dagli orrori del passato e siano in grado di costruire un futuro migliore basato sulla convivenza e sul rispetto del prossimo, se i loro insegnanti, che avrebbero il dovere di mostrar loro la via, istigano all`odio razziale e divulgano teorie negazioniste?

 

Come possiamo aspettarci che i giovani italiani siano veramente maturi e pronti a fare la differenza nel nostro paese e nel mondo, se viene loro insegnato che a volte è meglio chiudere gli occhi di fronte agli orrori, al razzismo e alle discriminazioni, piuttosto che riconoscerli ed affrontarli così da evitare di ripeterli in futuro?

 

Gli studenti di due classi del Liceo Scientifico “E. Curiel” di Padova, assieme ai loro insegnanti, hanno dato a tutti noi un grande esempio. Hanno dimostrato che l`odio e la menzogna non sono sempre accolti con indifferenza e sono intervenuti con coraggio lì dove, fino a quel momento, chi di competenza non era intervenuto.

 

Episodi simili, così come quelli legati a fenomeni di razzismo, omofobia, antisemitismo e discriminazione in generale non dovrebbero essere accettati dalla nostra società, specialmente poi in quei luoghi dove vengono formate le nuove generazioni.

 

Vorremmo che i giovani che, senza adagiarsi, si battono affinché i valori della Costituzione italiana vengano tramandati di generazione in generazione,  in un continuo sforzo di rinnovamentoe progresso, non siano lasciati soli e che le loro segnalazioni vengano prese seriamente in considerazione dagli organi istituzionali che hanno la facoltà di agire concretamente.

 

Il privilegio di insegnare, mestiere nobile e prezioso che moltissimi validi professori praticano quotidianamente con passione ed entusiasmo, è una responsabilità che non può essere lasciata nelle mani di coloro che insegnano una visione distorta della realtà e della Storia.

 

Auspichiamo, quindi, che il Sig. Franco Damiani venga sollevato dall’incarico e non gli sia più permesso insegnare nelle scuole italiane, e che simili provvedimenti vengano presi nei casi in cui tesi negazioniste o incitanti all’odio e alla discriminazione siano promosse all’interno di scuole e università.

 

Siamo profondamente convinti, inoltre, che l’educazione e l’istruzione delle nuove generazioni, in un momento cruciale per il Paese come quello attuale, ove talvolta la crisi non è solo economica ma di valori, assumano un ruolo chiave, e debbano ricevere l’attenzione che meritano.

 

Per questo, siamo a chiederLe un incontro, per discutere, anche con le altre realtà interessate che hanno deciso di sottoscrivere questa lettera, delle possibili misure da attuare perché episodi di antisemitismo, omofobia, razzismo e discriminazione non si verifichino più.

 

In attesa di un Suo gentile riscontro, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti e l’augurio di un buon lavoro.

 

In fede,

 

Alessandra Ortona

Presidente Unione Giovani Ebrei d’Italia

 

 

 

Hanno sottoscritto la presente lettera: 

 

Francesca Busdraghi – AzioneTrans

 

Graziano Halilovic – Romà Onlus

 

Aurelio Mancuso – Equality Italia

 

Sandro Mangano – Gay Lib

 

Fabrizio Marrazzo – Gay Center

 

Martino Pillitteri – Yalla Italia

 

Flavio Romani – Arcigay


Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 giugno 2013

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L’ Unione dei Giovani Ebrei d’ Italia – esprime la propria amicizia alle organizzazioni LGBT e aderisce simbolicamente al Palermo Pride 2013 –  dichiara il presidente Alessandra Ortona, che continua – La nostra adesione nasce dalla profonda vicinanza dell’UGEI a quei giovani che si vedono discriminati in Italia sulla base del proprio credo religioso, orientamento sessuale o provenienza geografica.
Fenomeni come l’antisemitismo, l’omofobia, la xenofobia ed episodi di violenza sulle donne, così come di razzismo di nature diverse – continua Ortona – sono purtroppo recentemente divenuti sempre più frequenti. Il nostro Paese sta infatti attraversando una profonda crisi, e preoccupa l’odio che sempre più spesso si riversa sulle minoranze di vario genere presenti nel tessuto sociale italiano.
Il Pride vuole essere l’affermazione e la rivendicazione della propria differenza. Riteniamo che proprio dalla tutela e dalla valorizzazione dell’individualità di ciascuna persona – così conclude Ortona – la nostra società possa crescere e si possa superare questo momento di grande difficoltà.
La Segreteria UGEI

Consiglio UGEIConsiglio UGEI4 giugno 2013

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“L’Unione Giovani Ebrei d’Italia – condanna con forza la brutale repressione nei confronti dei cittadini turchi che manifestano pacificamente per rivendicare il loro diritto di vivere in un paese più libero – dichiara Alessandra Ortona, presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, che continua – Vogliamo esprimere la nostra solidarietà e vicinanza alla popolazione turca laica e dell’Islam moderato, proprio coloro che si battono per far emergere nel paese quei diritti civili che favorirebbero l’equilibrio globale scongiurando nuovi assi ideologici o maggiore violenza.
Questa rivoluzione – continua Ortona – nata da una protesta contro l’abbattimento di alcuni alberi nel Parco Gezy si è trasformata in una protesta contro le restrizioni delle autorità governative e il popolo ebraico sa bene che è nel piantare gli alberi che si fa la differenza.
Per dimostrare la nostra solidarietà ai giovani di Istanbul e delle altre città turche – conclude Ortona – abbiamo deciso di condividere sui nostri profili dei maggiori social networks un banner e un piccolo distintivo vicino alle nostre foto come piccolo ma significativo gesto simbolico di vicinanza e sostegno. Nella speranza di una stabilità pacifica Her yer Taksim, ogni luogo è Taksim.”

Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 novembre 2012
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Il testo della lettera che segue rappresenta la prospettiva dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia in merito al conflitto in Medio Oriente in seguito al riesplodere della violenza tra le parti nella settimana fra il 14 ed il 21 novembre scorsi.

L’intervento è stato pubblicato in anteprima dall’Huffington Post Italia (puoi trovarlo cliccando qui).

Per ogni commento, reazione o ulteriore informazione, come sempre, è possibile contattare il Consiglio Esecutivo 2012 all’indirizzo info@ugei.it.

Roma, 23 novembre 2012

Caro direttore,

quando la violenza e la guerra bussano alle porte delle nostre case, nessuno di noi è mai sufficientemente allenato per non essere sconvolto dalle emozioni, dal furore e dall’indignazione. Ogni cittadino cosciente e sensibile è sempre e necessariamente turbato nel più profondo, specialmente in un continente come l’Europa che della guerra ha un ricordo ancora ben fresco e drammatico. Specialmente, a maggior ragione, se tali notizie giungono ancora una volta dal Medio Oriente, terra martoriata e senza pace, per gli europei, dolorosamente, “vicinato” eternamente turbolento.

Ciononostante, crediamo che anche nel mezzo dello spavento e dell’angoscia fisiologici determinati dal conflitto sia indispensabile mantenere la lucidità e riflettere adeguatamente sulle forze che hanno determinato quest’esplosione di violenza contrapposta. Nel conflitto mediorientale fino a pochi giorni fa sotterraneo ed ora di nuovo esplicito – è bene ribadirlo una volta per tutte – non si affrontano una ragione ed un torto, e neppure, come andava di moda affermare alcuni anni fa, due ragioni contrapposte. Più esattamente, in questo momento si affrontano due ragioni e un torto. Da una parte, il diritto inconfutabile d’Israele a difendere ad ogni costo la propria gente da minacce gravi e incessanti alla sopravvivenza stessa dello Stato, concretizzatesi in particolare negli ultimi mesi (nel colpevole silenzio della stampa internazionale) in un assedio micidiale di razzi lanciati quotidianamente sulle sue città meridionali. Dall’altra, il diritto altrettanto sacrosanto del popolo palestinese a vedere la sua ambizione nazionale finalmente realizzata, ad auto-governarsi ed a vivere in pace, benessere e sicurezza con i propri vicini. In terzo luogo, tuttavia, un torto drammatico, quello di Hamas, organizzazione teocratica e terroristica, che si prefigge nella sua stessa carta fondante l’obiettivo prioritario della distruzione dello Stato d’Israele, la cui esistenza neppure riconosce. Su queste basi, il negoziato è di fatto impossibile, a tutto danno tanto degli israeliani quanto dei palestinesi entrambi colpiti al cuore dei propri diritti sopra menzionati.

Quanto chiarito fin qui, naturalmente, deve andare di pari passo con il rigetto di ogni violenza, da qualsiasi parte essa provenga. I giovani ebrei italiani che ho l’onore di rappresentare costituiscono un universo variegato ed estremamente vivace, per quanto limitato numericamente, ed al nostro interno si confrontano costantemente anime ed opinioni differenti. Su una cosa tuttavia tutti conveniamo, ed è il valore supremo e universale della vita umana, del creato che la stessa cultura ebraica c’insegna essere sacro e inviolabile. Per questo ogni vita perduta in un conflitto rappresenta una tragedia, un dolore incolmabile – specialmente quando si tratta di civili incolpevoli. Per questo, in ultima analisi, accogliamo con sollievo la notizia del cessate il fuoco tra Israele e Hamas ottenuto grazie alla mediazione di Egitto e Stati Uniti. Dal momento stesso dell’entrata in vigore della tregua, tuttavia, diventa ora fondamentale che tutti gli attori in grado di influire sugli eventi – a cominciare dal neoeletto Presidente Obama – s’impegnino pienamente per depotenziare alla radice i problemi che stanno al fondo di questo conflitto, a cominciare dal rifornimento incessante di missili che Hamas è pronta a lanciare sui civili israeliani da parte dell’Iran, vero mandante di questa provocazione. Uno Stato il cui governo autoritario proclama un giorno la negazione della Shoà come una favola inventata per avvelenare il mondo e il giorno dopo la determinazione ad annientare Israele ed estirpare il “cancro sionista”, mentre indisturbato continua a portare avanti nelle proprie centrali il processo d’arricchimento dell’uranio, processo che ancora pochi giorni fa gli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica hanno confermato essere in piena crescita ed ammesso di non poter garantire essere sviluppato “unicamente a scopi civili”.

E tuttavia, caro direttore, proprio in questi giorni siamo al contempo perfettamente consapevoli che, pur a partire dalle nostre differenze, pesa precisamente sulle nostre spalle – giovani ebrei, musulmani, cattolici, laici ed appartenenti ad ogni altro credo – la responsabilità morale in questo momento storico di non arrenderci alla logica della contrapposizione ad ogni costo, ma di avere il coraggio e la sfrontatezza di riportare nell’agenda mediorientale l’obiettivo ultimo della pace e della convivenza fra popoli. Proprio dall’Europa in cui viviamo – pure martoriata dalla crisi – crediamo arrivi un messaggio universale e potentissimo a questo proposito: la pace, come il riavvicinamento franco-tedesco degli ultimi sessant’anni ha ampiamente dimostrato, si costruisce necessariamente fra popoli che fino ad un minuto prima si erano combattuti ferocemente, e proprio per questo, per definizione, non è mai impossibile.

Soltanto poche settimane fa Israele ed il mondo ebraico tutto hanno commemorato solennemente come ogni anno l’anniversario della scomparsa di un grande uomo del Novecento, Yitzhak Rabin, militare israeliano che, giunto ai massimi vertici dello Stato, mobilitò tutta la sua energia umana e politica per condurre finalmente la nazione alla stabilità e alla pace con i suoi vicini, raccogliendo attorno a sé uno straordinario movimento di supporto tanto interno quanto internazionale. Giunse a un passo dal realizzare tale sogno, e per questo fu eliminato dall’odio cieco di un estremista. Onorare la memoria di Rabin, oggi, significa credere, anzi pretendere, che al di là del fuoco una prospettiva di pace esista.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 giugno 2012
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“Il sito Stormfront deve essere chiuso”

“Non possiamo più permettere che siano tollerati comportamenti come quelli di chi, nelle ultime ore sul sito Stormfront, a proposito di Mario Balotelli, giocatore della Nazionale Italiana e della visita di quest’ultima ad Auschwitz, pronuncia affermazioni razziste ed antisemite di estrema gravità”.

Così in una nota il presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, Daniele Regard.

“E’ vergognoso – continua Regard – che dichiarazioni di questo tipo, che istigano senza alcun dubbio all’odio razziale, possano essere diffuse in totale libertà. Per questo come ebrei, ma soprattutto come giovani, portatori dei valori dell’uguaglianza, della tolleranza e della nonviolenza, ci uniamo all’appello della Comunità Ebraica di Milano affinchè il sito venga chiuso e i responsabili rispondano delle loro azioni”.

Daniele



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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