Iniziative

Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 maggio 2018
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Una grafica nuova per riuscire a raccontarci al meglio ai nostri membri e al pubblico tutto. È questo il leitmotiv che ha accompagnato il rifacimento del sito internet ugei.it, che si è arricchito non solo di colori e foto, ma anche di contenuti.

Tutto è iniziato a dicembre, quando in Congresso è emerso un messaggio abbastanza chiaro: il sito è obsoleto, va rivisto, ripensato, ma soprattutto, va inserita una sezione privata, perché le comunicazioni ai membri non si perdano, nel marasma del web.

E così abbiamo fatto: ci siamo rimboccati le maniche e dopo ricerche, chiamate, preventivi, un nome. Pakino.

Ci abbiamo messo diversi mesi, ma il risultato è più che soddisfacente: seguendo passo passo le mie innumerevoli indicazioni, email e telefonate, alcune chiare, altre assolutamente incomprensibili, ora siamo online.

Un layout semplice, ma allo stesso tempo credo molto intuitivo: l’idea che ha mosso l’intero progetto era creare una più netta distinzione tra cosa facciamo noi in Consiglio e invece cos’è il progetto HaTikwa. Perché si dice sempre che l’UGEI non è il Consiglio, che ogni membro è viva espressione dell’intera Unione. E speriamo che questo nuovo biglietto da visita risponda ai vecchi (e futuri) dubbi.

Non dare nulla per scontato: per questo, nel menu denominato “Chi siamo”, non solo i nomi e i volti del “Consiglio Esecutivo”, o lo “Statuto”, ma anche un elenco di “Cosa facciamo” e dei vari “Comunicati Stampa”. E ancora, l’area “Dicono di noi”, con elenchi (in divenire) della presenza dell’UGEI nei media italiani ed esteri (a questo proposito, ogni segnalazione è bene accetta!).

Il sito è pubblico, ma ogni giovane ebreo potrà richiedere le credenziali ed accedere quindi a servizi esclusivi, tra cui i verbali del Consiglio, offerte di lavoro, borse di studio, link utili e, ovviamente, l’elenco delle attività UGEI. Il sito è molto dinamico: sono tante le iniziative a cui stiamo lavorando e che, pian piano saranno più concrete, verranno pubblicate, in un’apposita area “Iniziative”, di cui ora grazie alle cronache di HaTikwa, c’è un piccolo assaggio in Home. Come non sono statiche le rubriche di HaTikwa stessa, che aspettano di essere riempite ogni mese da voi, con nuovi spunti, nuovi articoli e nuove discussioni.

Non mi resta quindi che augurare a tutti una buona navigazione.

Shavua tov
Carlotta Micaela Jarach
Presidente UGEI 2018

Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 maggio 2018
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Un sondaggio in numerosi paesi europei da parte dell’Agenzia FRA consentirà il monitoraggio dettagliato della situazione attuale, premessa indispensabile per ogni azione di contrasto al fenomeno dell’odio antiebraico, dell’antisemitismo e del pregiudizio

Il 9 maggio è partito un sondaggio on line sul tema dell’antisemitismo, al quale anche gli ebrei italiani sono invitati a partecipare. Si tratta di una iniziativa dell’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (FRA) con sede a Vienna. La FRA non è nuova a queste indagini. Già nel 2012 era stato condotto uno studio in Italia, Francia, Belgio, Germania, Regno Unito, Svezia, Ungheria, Romania e Lettonia.

FRA è interessata a sentire le opinioni e esperienze di persone che vivono in Italia, che si autodefiniscano Ebrei e che abbiano almeno 16 anni attraverso il sondaggio visibile su www.eurojews.eu.

Di seguito, il messaggio che FRA stessa ha inviato ai membri dell’UGEI.

 

“È probabile che di tanto in tanto Lei riceva inviti a partecipare a sondaggi, ma vorremmo caldeggiare la sua partecipazione a questo in particolare. FRA intende infatti usare i dati per consentire alla Comunità Europea di animare le proprie politiche future di fronte all’antisemitismo, e intende incoraggiare i governi dei diversi Paesi membri e le Comunità Ebraiche nazionali a fare altrettanto. Si tratta indubbiamente di un’iniziativa molto importante, ed è essenziale che il massimo numero possibile di Ebrei contribuiscano allo studio. È molto rara la possibilità di poter aiutare a contrastare genuinamente l’antisemitismo. Lei potrà avere un ruolo attivo in questo sforzo semplicemente contribuendo con la Sua esperienza alla nostra indagine.

 

 

Oltre a completare il questionario, la preghiamo di voler gentilmente inviare questa mail ad altri membri Ebrei della Sua famiglia, amici, e colleghi, idonei al sondaggio e incoraggiandoli a partecipare allo studio.

Inoltre, se Lei è attivo/a in una organizzazione ebraica, La pregheremmo di attivarsi per promuovere l’inchiesta. Basta mandare avanti questa mail ad altri indirizzi. Tenga presente solamente che per partecipare, le persone contattate devono essere Ebrei, avere compiuto i 16 anni di età, ed essere residenti in uno dei tredici paesi dell’Unione Europea che partecipano all’indagine – Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Olanda, Polonia, Spagna, Svezia, Regno Unito, e Ungheria.

Con molti ringraziamenti anticipati.

Può leggere altri dettagli su questo progetto facendo click qui


Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 aprile 2018
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L’Ugei organizza un magnifico weekend nella campagna vicino a Firenze da giovedì 3 a domenica 6 maggio. Sarà un’opportunità per incontrare ospiti internazionali e discutere direttamente di questioni di attualità e di interesse comune, ma anche per prendere parte a giochi, attività sportive e tornei e sorseggiare beatamente un bicchiere di Chianti di fronte al panorama delle colline toscane.

Tra gli eventi previsti, anche tavole rotonde sui temi di leadership e public speaking. Una delle sessioni sarà condotta da Inbar Amir, nota in tutto il mondo. Alina Bricman, dell’European Union of Jewish Students, parteciperà all’evento con Samantha Levinson di Junction.

E, non da ultimo, il weekend terminerà con una grigliata di Lag BaOmer e un tour di Firenze!

Se sei iscritto a una comunità ebraica e hai tra 18 e 35 anni iscriviti subito cliccando qui >>> https://goo.gl/eycKJz
Per maggiori informazioni scrivi a Simone Israel (eventi@ugei.it)


Consiglio UGEIConsiglio UGEI18 aprile 2018
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Settant’anni sono passati dal giorno in cui David Ben Gurion proclamò, con quella sua voce un po’ gracchiante e i capelli candidi come zucchero filato, la fondazione dello Stato di Israele. Settanta lunghi anni dal giorno in cui lo Stato di Israele mosse i suoi primi passi nel medio oriente e nel mondo con il coraggio e l’incoscienza tipica di un bambino ancora ignaro di quelli che sono i grandi pericoli della vita. Settant’anni di invenzioni straordinarie, certo, ma anche di guerre drammatiche e, come tutte le guerre, brutali e sanguinarie. Settant’anni assolutamente lontani da ogni definizione di ordinario, emozionanti in ogni loro singolo aspetto, che hanno sconvolto la cartina geopolitica e riscritto i libri di storia. Israele è cambiata, è maturata. Da mucchio di sabbia è diventata una macchia di verde.

Proprio così, una macchia di verde nel deserto. Un miraggio, forse, un’oasi per i più romantici. Dalle rovine perfettamente conservate a Gerusalemme, ai grattacieli simili a quelli americani che caratterizzano il panorama di Tel Aviv, Israele è diventata negli anni un esempio di libertà e democrazia, un simbolo di tecnologia e sviluppo sicché abitarci è diventato un prestigio, un privilegio, una garanzia di benessere e prosperità. Ed ecco la falla. Una falla travestita da domanda lecita che sorge quasi spontanea sulla lingua dei benpensanti: esiste ancora il sionismo nel 2018? Si può considerare sionismo il moto a luogo verso un luogo tanto idilliaco? Certo, migrare in Terra Santa ai tempi della fondazione prevedeva sfide che oggi ci paiono inimmaginabili, ma possiamo ancora parlare di pionierismo?

Beh, procediamo con ordine. Il sionismo è cambiato, per certi aspetti è maturato proprio come è maturato lo stesso Stato di Israele, per altri invece è retrocesso al punto di sembrare un ricordo lontano, di quelli in bianco e nero. Se un tempo in Israele ci si arrivava sulle navi, ora ci si arriva con un volo low cost. Se un tempo le case erano fatte di legno e di latta, ora sono fatte di ferro e di cemento. Se un tempo le guerre si facevano con le armi più elementari e primitive, ora a difendere i cittadini vi è l’Iron Dome e gli F-35. In sostanza, se un tempo abitare nello Stato di Israele era un rischio ed un sacrificio, oggi abitarci è un lusso pari ad abitare a Manhattan, Berlino o Hong Kong.

La logica e il buonsenso dunque ci spingono a credere che essere sionisti nel 2018 sia ben più semplice di quanto lo sia stato nel 1948, eppure non è così. Il sionismo è un ideale, una visione, un valore e come tale va alimentato, fomentato, stimolato. Se nel 1948 essere sionista provocava una certa dose di adrenalina ed un inebriante senso di trasgressione, nel 2018 l’adrenalina è diventata burocrazia e la trasgressione pura convenienza. Essere sionisti oggi richiede impegno e dedizione, prevede la capacità di pensare fuori dalla scatola, di seguire il cuore e non la testa. Essere sionisti oggi è una sfida, è la capacità di vedere l’oasi nell’oasi e non più nel deserto, di vedere la macchia di verde nel mucchio di sabbia per quel che è: un miracolo, un sogno realizzato, un ritorno a casa. Essere sionisti oggi significa amare Israele di un amore incondizionato, con lo stesso trasporto di chi il paese l’ha costruito con le proprie mani. Significa non condannare le sue politiche e non scappare di fronte ai prezzi vertiginosamente alti del latte e delle case. Essere sionisti nel 2018 è un’ardua prova, la più importante a cui il popolo ebraico è sottoposto nell’era del 2.0, nell’epoca dell’odio educato e dell’antisemitismo innocente. Per  esserlo, ma esserlo per davvero, bisogna nuotare controcorrente con tutte le proprie forze. Nuotare contro i vicini di casa allusivi e i social network schierati, contro le notizie false e le critiche distruttive travestite da costruttive. Bisogna nuotare senza tregua, affrontare con cocciutaggine e un pizzico di coraggio le intemperie del fiume in piena. Perché d’altronde si sa, solo i pesci morti seguono la corrente. E Israele vive, oggi più che mai.

David Zebuloni

Articolo tratto da “1948-2018: Sionismo ieri e oggi”, a cura di Ugei, Delet, Giovane Kehillà


Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 aprile 2018
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Quattro giornate con seminari gratuiti di formazione e orientamento, con esperti e professionisti che aiuteranno i giovani a valorizzare le loro competenze e a renderle maggiormente compatibili con le reali offerte del mondo del lavoro. Prenderà il via domenica 22 aprile a Roma, con un incontro dedicato alla comunicazione – dal “public speaking” al colloquio di assunzione – la parte operativa di Chance 2 Work. Il progetto rivolto a ragazze e ragazzi dai 18 ai 35 anni, organizzato da Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Unione Giovani Ebrei d’Italia, inizia dalla Capitale con l’obiettivo di offrire sin da subito un supporto concreto nel percorso di crescita e inserimento professionale dei partecipanti.

Le attività programmate, al centro oggi di una riunione nei locali della Comunità ebraica fiorentina insieme a una valutazione dei profili che hanno fatto richiesta di partecipazione al progetto, saranno rese operative attraverso le seguenti strutture e attività. Una equipe tecnica, con il compito di coordinare tutte le fasi di lavoro. Una banca dati, in cui raccogliere normativa, indirizzari, informazioni relative ai social network, indicazioni sui giovani appartenenti alle Comunità ebraiche, in ragione delle qualifiche professionali. Una Commissione nazionale di sostegno e accompagnamento, con il compito di sostenere il progetto, valutarne le attività, proporne i possibili sviluppi. Sessioni formative dedicate alla preparazione di giovani alle modalità idonee per la ricerca del primo inserimento nel mondo del lavoro. Comitati locali nelle quattro città di sperimentazione.

Il secondo appuntamento di Chance 2 Work si svolgerà il 3 giugno a Milano, con tema la “Digital reputation”: come si costruisce e si salvaguarda la propria reputazione sul web; seguirà quindi una sessione dedicata al curriculum vitae: come si costruisce in forma efficace, quali sono le priorità da evidenziare ​in ragione dei ​destinatari, il 16 settembre a Ferrara; ultimo appuntamento, il 18 novembre a Firenze, focalizzato sulle competenze. E cioè di cosa parliamo, in che modo si autovalutano, come si presentano agli altri.

“Per la Comunità ebraica italiana – scrivono Meghnagi e Di Castro nello studio di fattibilità del progetto, presentato una prima volta a Firenze a metà febbraio – è importante agire, estendendo il proprio ambito di intervento socio educativo a favore dei giovani: la loro condizione riflette il desiderio di comprendere ciò che sta mutando, percepito come incerto e preoccupante, ma soprattutto, di trovare delle soluzioni concrete alle difficoltà di entrata nella vita attiva. Le istituzioni ebraiche non possono non tenerne conto”.
Nell’ebraismo stesso, nel Talmud, viene inoltre ricordato, grande dignità è attribuita al lavoro e l’identità non è mai qualcosa di astratto o scontato che semplicemente si eredita, “ma connesso alle condizioni sociali e storiche concrete, sempre da ricostruire contestualmente, in modo individuale e collettivo”.

Da Moked.it



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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