Società e politica

Consiglio UGEIConsiglio UGEI4 maggio 2017
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Abu Mazen è andato a chiacchierare con Donald Trump, che si è detto disposto a fare da mediatore di pace. A parte l’ossimoro del signore della guerra mediatore di pace. Abu Mazen si è detto favorevole alla risoluzione del conflitto, sì, ma con i confini del  ’67. Interessante… ma secondo voi se Mattarella si alzasse domani mattina potrebbe dire guardate cara Europa e annessi io voglio la pace purché concediate all’Italia i confini dell’Impero Romano?

Matteo Israel, infermiere laureato a Verona e residente a Trento. E’ consigliere Ugei.

Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 aprile 2017
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votoL’anno che si è da alcuni mesi concluso, dal punto di vista politico, ha avuto dei risvolti negativi storici. Ci riferiamo, su tutti, al risultato del referendum sulla Brexit a giugno, che, sovvertendo i sondaggi, ha sancito il divorzio tra il Regno Unito (o Londra, come dicono i media) e l’Unione Europea, e alle elezioni negli Stati Uniti d’America, che anch’esse hanno riservato una sorpresa, ossia la vittoria della controversa e ambigua figura del miliardario Donald Trump. Da ultimo, in Italia, possiamo annoverare anche il referendum costituzionale promosso da Matteo Renzi, che è naufragato nel no, sancendo anche la fine del governo dello stesso Renzi. Non si tratta però di tre eventi isolati: sono già alcuni anni che i partiti populisti, razzisti e xenofobi stanno ottenendo facilmente consensi nella maggioranza della popolazione, in nazioni come la Francia (quella più emblematica), ma anche in Ungheria, Polonia, Slovacchia, Austria. Ne sono la dimostrazione le elezioni europee del 2014 e le elezioni politiche e amministrative di questi stati.

Come si lega a tutto ciò la questione del suffragio universale? Con un concetto molto semplice: se qualcuno sale al potere, significa che c’è chi l’ha liberamente eletto (ci si riferisce a paesi che sulla carta sono democratici e lasciano a ciascuno la libertà di scegliere, tra cui i paesi europei o Israele). E chi è che è andato a votare? Tutti i cittadini maggiorenni, senza alcuna distinzione! Per guidare un’automobile è necessaria una patente, per esercitare un certo tipo di professione è necessario un determinato titolo di studio, ma per recarsi all’urna non è necessario nulla, se non aver compiuto diciotto anni. Il diritto di voto quindi non viene negato a nessuno, e a noi che viviamo nel XXI secolo sembra normale e logico, ma pensiamo a quanti decenni e secoli sono stati necessari per arrivare a una simile conquista. Prima le classi nobiliari, poi via via fino a estendere tale diritto a tutti i cittadini di sesso maschile, e infine, nel 1946, anche alle donne. Davvero una grande conquista.

voto1Dove sta il però? Il però arriva nel momento in cui abusiamo o non facciamo un buon utilizzo di un dono che ci viene dato. E se non sappiamo come si può godere del dono ricevuto, questo dono si trasforma in un boomerang, in un’arma contro di noi. Spieghiamo meglio che cosa significa tutto ciò: nel mondo dei social network in cui tutti si espongono indistintamente a un pubblico vastissimo e sconfinato, non è difficile capire quale sia il livello delle conoscenze anche di base che molte persone hanno. Capita spesso su Facebook di imbattersi in pagine come ad esempio “Adotta anche tu un analfabeta funzionale”, che raccoglie commenti che denotano un’ignoranza fuori dall’immaginabile appunto dei cosiddetti analfabeti funzionali, o nell’ancor più eloquente “Abolizione del suffragio universale”, che raccoglie commenti, video, fotografie, screenshot che testimoniano lacune storiche, geografiche, politiche, linguistiche davvero imbarazzanti. Esempio emblematico fu una puntata del telequiz di Rai1 “L’eredità” resa celebre dal web, in cui ben tre concorrenti riuscirono nell’impresa di collocare figure come Hitler e Mussolini nel 1948, addirittura spingendosi al 1979 (le opzioni di risposta erano quattro e solo una, il 1933, era compatibile con il periodo storico dei due dittatori). La domanda che sorge è: ma queste persone dove hanno studiato la storia? Chi l’ha insegnata? Su quali libri hanno letto per dare risposte del genere? Ma certamente non sono gli unici esempi di colossale ignoranza di cui il nostro paese è ricolmo.

voto2Di fronte a tali scempi, il commento ormai ricorrente è: queste persone hanno diritto di voto come noi, queste persone vanno a votare. Dove sta il rovescio della medaglia del suffragio universale? Nel fatto che i partiti populisti e xenofobi fanno leva proprio sull’ignoranza delle persone, formulando frasi e slogan molto facilmente comprensibili, con parole semplici, trascinanti e coinvolgenti, che inducono l’elettore che non sa e che non conosce a sposare immediatamente la loro causa, e a fare la propria scelta non più di testa, ma di pancia, seguendo la moda del momento.

Allora torniamo alla Brexit: il 23 giugno 2016 i cittadini britannici erano chiamati a decidere se uscire dall’Unione Europea o rimanerci dentro. Sono stati documentati da numerose fonti (il “Financial Times”, “Internazionale”, il “Sole 24 Ore”) molteplici casi di persone che dopo l’esito del referendum sono andate a vedere che cosa fosse l’Unione Europea. Ebbene sì, stiamo parlando di persone che hanno votato senza neanche sapere per cosa. Tuttavia votare era un loro imprescindibile diritto. In fin dei conti anche in Italia quante persone si lasciano travolgere dallo slogan che Berlusconi è stato l’ultimo Presidente del Consiglio eletto dal popolo, senza nemmeno sapere che non è il popolo a nominare il Primo Ministro, bensì il Presidente della Repubblica? Non è questa la sede per fare una lista di scandali e scempi che si leggono sul web, qui riportiamo solo gli esempi più significativi che tutti conosciamo.

voto3E allora, possiamo dire che lo status quo non può funzionare. Ci sono tre elementi che, diversamente declinati, lo compongono: le scelte dei politici, la preparazione culturale dei singoli cittadini e il suffragio universale. Se non si vuole toccare il suffragio universale (e se ciò mai dovesse avvenire sarebbe la peggiore sconfitta per qualunque sistema politico), bisogna necessariamente intervenire sugli altri due fattori. È strettamente necessario far decidere a una massa impreparata di persone il destino europeo dell’intera nazione del Regno Unito? Non è obbligatorio, anzi, in Italia è pure proibito (la Costituzione vieta esplicitamente i referendum sui trattati internazionali). Si può fare promozione e “marketing” di come funziona una determinata tornata elettorale (elezioni politiche, amministrative, referendum) sui canali di massa accessibili “culturalmente” a tutti (es. TV e riviste)? Sì, si può. Già ogni volta che si vota abbiamo lo spot pubblicitario del governo che spiega le “istruzioni per l’uso”. Ma è possibile approfondire e spiegare a tutti in modo elementare le leggi e le norme specifiche in materia? Forse sì, e può servire come aiuto a tutti per capire meglio dal punto di vista sostanziale cosa si sta andando a fare. Ma la soluzione più efficace e allo stesso tempo utopistica sarebbe rivedere il suffragio universale: non abolirlo, rivederlo. Potrebbe essere ad esempio l’istituzione di una “patente elettorale”, e con questa scusa, mandare adulti e meno adulti a scuola di educazione civica, per imparare come funziona il sistema di governo del nostro paese e con esso le relazioni con gli altri paesi, e perché no, stimolarne l’interesse per approfondire poi in futuro. Ma guai a dirlo, è pura utopia, e solo pensare una cosa del genere ci farebbe passare dalla parte dei dittatori.

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Simone Bedarida

Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 aprile 2017
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25 aprile. Una grande festa, ma non una festa di tutti. Perché tutti significa nessuno, e allora è come cancellare con un colpo di spazzola la festa, questa festa.

Ci sono quelli che affermano che i morti sono tutti uguali, dimenticando però che i vivi non lo sono, quando fanno scelte diverse. Chi crede che il passato sia finito, chiuso: oggetto di storia, se va bene, non di memoria viva qui e ora. Alcuni danno per assodato che la memoria del passato autorizzi all’indifferenza nel presente e tengono a rimarcare le sofferenze proprie, ma spesso ignorano quelle altrui. Chi dice che i caduti per un ideale sono tutti da ricordare, da onorare in pari grado, dimenticando però di sottoporre a giudizio quell’ideale. Chi, per tutto questo, persegue la riabilitazione di coloro che combatterono, nella Repubblica Sociale, con la Germania nazista e vorrebbe annullare il significato del 25 aprile facendone una ricorrenza cimiteriale, svuotata, un omaggio ai morti anziché un’occasione di riflessione sulle ragioni per cui combatterono e morirono alcuni vivi. Questa festa, io credo, non può essere vostra.

Poi ci sono quelli che fanno della lotta di Liberazione un termine di comparazione universale, applicato con disinvoltura in ogni situazione. Il comparativismo da strumento di ricerca si tramuta in fine, esasperato conduce a un’attualizzazione della festa, ma anche a una perdita del suo significato: uno schiaffo dato da una maestra a un bambino non può essere catalogato come “fascismo” o la difesa di privilegi corporativi come “Resistenza”. E c’è infine chi completa il rovesciamento, e allora magari ritiene che il fascismo oggi sia Israele, epitome dell’ebreo, e Resistenza l’opera di quella porzione di arabi palestinesi che combatte, con le parole e con le armi, per l’abbattimento dell’ “entità sionista” tramite l’annientamento dei suoi abitanti. Anche in questo caso, la festa non è vostra.

Giorgio Berruto

Da Moked.it


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 aprile 2017
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Le recenti notizie di concentramento e tortura di omosessuali in Cecenia, Repubblica della Federazione russa, non possono lasciarci indifferenti né come cittadini italiani né come ebrei. Per questo ci uniamo alla protesta del movimento LGBT e di larghi strati della società civile contro quello che in Cecenia è quotidianità, e contro la diffusione della propaganda omofobica ovunque: anche in Italia, dove pure è ben lontana dalle conseguenze estreme che vediamo realizzarsi in altre regioni del mondo.

Di seguito il comunicato di Magen David Keshet Italia, il primo gruppo ebraico LGBT nel nostro Paese (di cui Hatikwà ha già scritto qui).


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 marzo 2017
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Nella notte tra sabato 14 e domenica 15 gennaio,  una parte dei muri esterni dell’istituto “Ferraris Pancaldo” di Savona è stata sporcata con simboli razzisti. L’episodio si è ripetuto anche il 17 gennaio. La dirigenza ha tempestivamente presentato un esposto alle autorità competenti che sono intervenute sul luogo. Gli studenti, fortemente turbati dall’accaduto, hanno colto l’occasione per raccogliersi in un momento di riflessione con i loro docenti.

“Il ‘Ferraris Pancaldo’, scuola di forte tradizione democratica e antifascista, inorridisce di fronte al gesto di coloro che nelle due notti scorse hanno imbrattato alcuni muri esterni della scuola con simboli e scritte altamente lesivi della dignità e intelligenza umana. Tutte le componenti dell’istituto, studenti, docenti, personale ATA e dirigenza scolastica, condannano fermamente i responsabili di questo gesto vile che ha colpito anche una chiesa vicina all’istituto, quella di San Paolo in corso Tardy e Benech. State lontani dalla nostra casa, luogo della cultura e dell’accoglienza”.

In particolare si devono ringraziare i rappresentanti d’istituto, Joshua Bonfante, Pietro Grasso, Andrea Airaghi e Lorenzo Sciotto, gli studenti, Pietro Giacchello, Jacopo Bolla, Loris Giusto, Gabriele Lilli, docente e Francesco Esposito, tecnico di laboratorio, per l’impegno mostrato e per la ferma volontà di eliminare elementi totalmente estranei alla cultura della comunità scolastica che è fatta di accoglienza e inclusione.

Non sono molti gli ebrei che vivono nella provincia ligure. I due che scrivono queste righe vivono o hanno vissuto a lungo nella Riviera di Ponente, a Savona e a Bordighera. Non è facile coltivare il proprio ebraismo quando si dimora tanto lontani da una comunità: talvolta il rapporto di intensifica in occasione della preparazione al bar mitzvà, può fortificarsi grazie a incontri fortunati, legami identitari sentiti prima ancora che praticati in comune con altri, frequentazione di gruppi giovanili e dell’Ugei; ma la regola è una vita ebraica in cui la dimensione famigliare è prevalente, talvolta quasi esclusiva. Tanto più importante, dunque, è l’impegno nella nostra società, per esempio quello di chi, da rappresentante d’istituto, collabora alla gestione della vita scolastica. Non occorre essere ebrei per decidere di ripulire i muri di una scuola imbrattati da simboli di odio antisemita e razzista come la svastica, chiaro richiamo a una volontà di genocidio che nessuno, oggi, può ritenere oggetto di una storia che si è chiusa settant’anni fa. E’ un compito che spetta a tutti noi come cittadini di una democrazia come l’Italia. Come italiani e come ebrei dobbiamo reagire con fermezza di fronte a episodi come questo. Anche nella lontana provincia ligure.

Joshua e Giorgio 



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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